lago di BOHINJ (Bohijnsky, Triglavski Narodni Park SLOVENIA); la leggenda dell’auricorno e del fiore miracoloso…

Siamo in SLOVENIA, nel Parco Nazionale del Triglav, laddove il “Regno dei Sette Laghi” è un “…paesaggio che non sa sorridere, così profonde e serie erano le forze della natura quando plasmavano il suo volto e quando sceglievano i suoi colori!” Queste sono le parole del dott. Julius Kugy che descrivono la Valle dei laghi del TRIGLAV (dolina Triglavskih jezer), dove sorse il parco nazionale che più tardi crebbe fino a raggiungere i confini odierni. Case e masserie sparse su densi e copiosi tappeti di prati verdi, conservano ancora quella tipica e caratteristica edilizia rurale fatta esclusivamente con materiali presenti in loco come la pietra e il legno. Entrando in contatto con la gente del posto essa si mostra spesso aperta e gentile col forestiero di passaggio; tutt’intorno, un circondario che per 360° di natura intatta offre tutti i colori della natura tra cielo, terra, boschi e acque laddove è possibile rilassarsi e ritrovare se stessi.

Occorrono cinque minuti a piedi dal centro informazioni per raggiungere le sponde del lago: prendendo la riva settentrionale questa è – sicuramente – la parte più bella di tutto il percorso ad anello, zona molto tranquilla, panoramica e paesaggisticamente più bella: il sentiero è agevole, distribuito su uno sterrato facilmente percorribile, immersi nella vegetazione con belle vedute sul lago e le cime montuose che lo circondano. Il Sentiero del Lago di BOHINJ (conosciuto anche come Bohinj Lake Trail) è il perfetto itinerario escursionistico ad anello che consente di esplorare interamente le sponde del più grande lago glaciale permanente della Slovenia. Questo tracciato, immerso nella natura incontaminata del Parco Nazionale del Triglav, offre un’esperienza rigenerante con viste spettacolari sulle Alpi Giulie che si riflettono nelle acque cristalline e si stende fino a 4100 m in lunghezza, per 1200 m in larghezza.

La leggenda narra di una fiaba in cui l’auricorno, mitico animale (tra uno stambecco e un cervo) del Parco Nazionale di Triglav, fu ucciso da un cacciatore innamorato e cieco dall’avidità. La sua ferita riuscì a guarire grazie all’aiuto del miracoloso fiore dei monti del Triglav. La vendetta dell’auricorno fu quella di lasciare per sempre questo meraviglioso posto e portare via con sé tutte le ricchezze e le bellezze di questi luoghi. Osservando attentamente coi nostri occhi gli ambienti e la natura circostante… sembra che l’auricorno – nella leggendaria fuga – non abbia poi portato via con sé tutte le ricchezze di questi luoghi! Il lago è un vero paradiso per gli escursionisti e si trova a poca distanza dalla rinomata località di Bled. Quello di Bohinj è il lago più grande di tutta la Slovenia, incastonato tra i paesaggi meravigliosi del Parco Nazionale del Triglav e circondato dalle vette delle Alpi Giulie.

Qui è davvero possibile abbandonarsi all’armonia della coesistenza tra uomo e natura, toccare con mano la genuinità della campagna slovena. Lungo l’itinerario che circonda il lago è possibile ammirare le creste rocciose delle Alpi Giulie che superano di poco i 2800 metri e che – improvvisamente – si rispecchiano nel più bello e intenso spettacolo della natura carsica del Parco Nazionale del Triglav: BOHINJ. Il lago, con le sue acque che riflettono le creste montuose – che spesso assumono un’aurea di etereo misticismo – è il luogo ideale per tutti coloro che vengono qui in cerca di pace e di rilassamento, a stretto contatto con una natura così bella riscontrabile, forse, solo in altri rari posti al mondo. Dalla tarda primavera e fino alla metà d’autunno, la rete dei suoi sentieri diventano luoghi privilegiati dei numerosi escursionisti e trekker che sono alla ricerca di orizzonti dalle emozioni possibili.

Tutt’intorno si avverte solo silenzio mentre i profumi aromatici delle essenze del sottobosco, si alternano al flebile fruscio del vento che, soffiando, scivola dai rocciosi pendii per disegnare singolari correnti di superficie sullo specchio lacustre. Qui, in inverno, quando le montagne si rivestono di neve e il lago si copre con uno spesso strato di ghiaccio, numerosa è la presenza di appassionati delle attività sciistiche alpine e di fondo, vivendo da protagonisti questi paesaggi davvero unici. Giunti in prossimità delle sue sponde meridionali improvvisamente ci accoglie, adagiata sulla destra ai margini orientali del lago, la pittoresca Chiesa di San Giovanni Battista. La chiesa che, insieme al ponte in pietra, offre una tra le più belle vedute sul lago; essa, che rappresenta il simbolo di Bohinj, fu costruita prima del 1300 e, successivamente, fu ricostruita e arredata con altari in stile barocco. Questa chiesa risulta essere tra i più belli esempi di edilizia e pittura sacra di stampo medievale presenti in tutta la Slovenia. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato) ARTICOLI COMPLETI di ESPERIENZE ZAINO in SPALLA CONTINUANO SUL BLOG:

VISEGRÁD (Hungary), camminando tra cappelle reali, maestosi castelli e le incredibili anse del Danubio…

VISEGRÁD è uno dei gioielli naturalistici e paesaggistici più affascinanti che sorgono lungo una tra le più famose anse del Danubio (Dunakanyar). Camminare lungo le sue sponde o inerpicarsi sui suoi rilievi offre un mix perfetto di natura selvaggia, panorami fluviali mozzafiato e il fascino di una storia medievale che si prede nella notte dei tempi. Visegrád è, in effetti, una storica cittadina che sorge a circa 40 km da Budapest (facilmente raggiungibile coi mezzi di trasporto pubblico), ed è famosa per la sua incredibile ansa a “forma d’uncino” determinata dalle acque del Danubio e dai suoi numerosi monumenti medievali.

Volendo conoscere e scoprire più da vicino questi posti meravigliosi è possibile compiere una camminata rilassante a stretto contatto con il fiume, muovendosi proprio lungo la riva destra del Danubio. Questa passeggiata sulla sponda del Danubio è conosciuta come Duna-parti sétány. E’ possibile raggiungere il punto di partenza proprio nei pressi dell’approdo dei traghetti che attraversano il fiume da una sponda all’altra (Visegrádi révkikötő). Da qui si snoda un sentiero (buono anche come pista ciclabile) pianeggiante che costeggia – per tutta la sua interezza – l’acqua. Camminando lungo questo sembra quasi possibile sfiorare le acque del Danubio; sulla sponda opposta c’è il pittoresco villaggio di Nagymaros.

Appena il Danubio torna ad allargarsi dopo la sua “stretta”, lungo quello che un tempo era il “limes” romano, sorge la storica città di Visegrad, dominata dal monte da cui si scorge la Cittadella Medievale, e dalla quale s’apre uno dei panorami sull’ansa del fiume tra i più bel-li, suggestivi e fotografati del fiume. Qui i profumi intrisi dell’erba bagnata aleggiano nell’aria, i colori autunnali esaltano gli orizzonti, ma è l’acqua del Danubio che caratterizza questa parte di territorio con le sue anse che serpeggiano tra i villaggi di Domos e Visegrád. Lasciando per pochi metri la sponda in direzione della collina, s’incontra l’imponente Torre “esagonale” detta di Salomone (o Salamontorony) del XIII secolo, che fu parte del sistema difensivo inferiore del castello.

Ai piedi del monte, invece, giace il famoso Palazzo Reale costruito da re Carlo Roberto d’Angiò nel XIV secolo in puro stile rinascimentale con la sua famosa fontana scolpita in marmo rosso e dalla quale – secondo un’antica leggenda – sgorgava vino; nei dintorni sono ancora ben visibili le Torri di guardia d’epoca romana che seguono il corso del Danubio. Presso Visegrad ci sono le sorgenti di acque termali di Lepence, che sgorgano a una temperatura di 39 gradi centigradi; qui, nelle strutture ricettive della zona ci si può immergere nelle piscine soprattutto per scopi terapeutici. In estate, nel giardino del palazzo, si organizzano eventi, feste e tornei rinascimentali in costumi tradizionali.

Si continua piacevolmente a camminare lungo la dx orografica del Danubio, tra sponde sabbiose che si alternano ad alberi che affondano le proprie radici direttamente nelle acque danubiane. Ma è la cittadina di Visegrád che attira l’attenzione, se non altro per essere al centro della più bella ansa in territorio magiaro. La città di chiare origini medioevali sembra davvero essere un “ponte” che ha raccolto – durante lo scorrere del tempo – popoli e culture diverse che qui incrociavano le proprie direttrici tra commerci e spedizioni militari. Ciò che risalta invece, è la sua splendida cornice paesaggistica in cui è incastrata, tra bellezze naturali di incomparabile bellezza e i ricordi di storia che già dai romani hanno lasciato indelebili tracce visibili ancora oggi lungo il Danubio.

Capoluogo dell’antica contea di Visegrád fu conquistata dai turchi durante la loro l’avanzata verso Vienna; sede dell’impero d’Ungheria ha dato i natali al sovrano Luigi I d’Ungheria.  L’attenzione al glorioso passato storico, la cortesia degli abitanti, l’atmosfera che si respira tra i monti, i romantici paesaggi che si possono godere e l’incredibile ambientazione naturale tra il verde dei boschi e l’azzurro dell’acqua rendono piacevole e accogliente la scoperta di questi luoghi. Alzando gli occhi sulla collina in alto a destra, qui sorge uno tra i castelli reali più rappresentativi in Europa: il Visegrádi fellegvár, trasformato nel ‘300 da Roberto Carlo d’Angiò, raggiungibile con un buon sentiero che parte direttamente dalla sponda fluviale.

Muovendosi, invece, dal pontile da cui si traghetta (non vi sono ponti sul Danubio per chilometri) verso la sponda opposta, al margine dalla strada, scorre un piacevole camminamento che ci fa conoscere scorci e visioni bucoliche davvero belle. Camminando lungo questo si incontra – a ridosso di una terrazza paesaggistica – l’Eletfa szobor (Millennium Monument of Visegrád Tamás); una singolare composizione dell’albero della vita, un’opera d’arte contemporanea, moderna ma con richiami antichi; simboleggia, appunto, le successive vite di generazioni ed esprime la sua storia attraverso le generazioni.

Continuando seguendo lo scorrere della corrente, sempre sulla destra orografica del fiume, si giunge alla collinetta da cui si erge la bianca chiesetta di Mariahilf Kapelle incastrata in una bellissima cornice arborea ove i colori autunnali regnano sovrani; poco distante alle sue spalle si scorge la vecchia Cappella Reale, proprio ai piedi della boscosa cima del Castrum di Visegrád, le cui mura scorrono lungo le pendici fino alla Alsóvár Salamontorony (Torre, o trono, di Salomone), avamposto di difesa del castello. La nostra escursione a Visegrad termina presso l’arco – sotto cui passa la via principale – ai piedi della statua di Bela IV cavaliere spagnolo che conquistò Visegrád.

Il fiume continua a scorrere lento ma è la terra dei Magiari che continua ancora a meravigliarci ad ogni metro di cammino compiuto, ad ogni ansa superata, ad ogni villaggio attraversato fin giù, verso sud… a Budapest! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato) ARTICOLI COMPLETI di ESPERIENZE ZAINO in SPALLA CONTINUANO SUL BLOG:

Capo PASSERO (Portopalo, SR), l’infinita bellezza di un luogo estremo nell’intenso abbraccio tra due mari: Ionio e Mediterraneo…

Breve ma suggestivo itinerario lungo la fascia costiera nel punto geografico più estremo a sud della Sicilia. Siamo nel luogo ove praticamente s’incontrano – in un eterno abbraccio che si ripete nel tempo – i due bracci di mare che bagnano l’isola: lo Ionio e il Mediterraneo. Capo PASSERO di PORTOPALO è il piccolo centro abitato in provincia di Siracusa che ci accoglie tra le sue bianche (e basse) case che scorrono verso la costa; una immensa distesa di azzurro che si profila già sull’orizzonte, lascia già scoprire quale (e quanta) straordinaria bellezza paesaggistica ci riserva questo particolare luogo.

Si scende verso il lungomare di Portopalo di Capo Passero fino a raggiungere l’imbocco del sentiero partendo dalla zona di Scalo Mandrie; nelle vicinanze si trovano anche i resti di vasche d’epoca greco-romana usate – fin dall’antichità – per la salatura del pesce. Sulla terraferma si trovano i resti della secolare Tonnara di Portopalo, simbolo della storica tradizione legata alla pesca del tonno, mentre davanti si estende la spiaggia di Scalo Mandrie, caratterizzata da un’atmosfera autentica e pittoresca. Eccoci dunque finalmente sul viottolo (via Scalo Mandria) che costeggia il litorale. Camminando attraverso un paesaggio unico, siamo letteralmente circondati dalla bellezza cromatica di tutte le tonalità d’azzurro che, insieme al verde delle agavi e del fico d’india, fanno da sfondo ad un panorama che lascia estasiati per bellezza e meraviglia.

Proprio di fronte, sull’orizzonte alla nostra destra, si staglia la striscia di terraferma determinata dall’incantevole isolotto di Capo PASSERO. Si cammina lungo un litorale sabbioso che si alterna a brevi tratti ciottolosi e rocciosi che caratterizzano la Spiaggia dei Due Mari; da questo punto la vista che va dall’isola alla fortezza cinquecentesca è totale. In poche decine di minuti, poiché qui ogni angolo, ogni visuale, ogni scorcio paesaggistico no va perso in alcun modo; catturarlo con gli occhi e con la mente e, successivamente, depositarlo – con un click – nella memoria di uno scatto impresso su un chip, è il regalo (o ricordo) più bello che si possa portare con sé. Capo Passero è un vero e proprio avamposto meridionale dell’isola, un luogo magico sospeso al di sotto del parallelo di Tunisi laddove s’incontrano le correnti di mari che hanno visto veleggiare eserciti e commerci lungo le rotte più importati e frequentate del Mediterraneo.

Ancora pochi minuti e siamo proprio nel punto in cui le onde dello Ionio si abbracciano con quelle del Mediterraneo. Immergere i piedi e andando all’incontro dei mari nella zona di Capo Passero è una emozione davvero unica. Ciò avviene esattamente all’Isola delle Correnti, il punto più a sud della Sicilia e d’Italia. Qui le acque del Mar Ionio e del Mar Mediterraneo si scontrano, creando un affascinante gioco di correnti e mille sfumature di colore. Per comprendere meglio l’aspetto selvaggio di questa località e la magia dello scontro delle correnti come, appunto, Isola delle Correnti, basta poter scorrere con lo sguardo e lasciarsi trasportare dalla mente proprio nel punto in cui i due mari letteralmente si “baciano” dando vita a un moto ondoso tra lo sciabordio dell’acqua e gli spruzzi trasportati dal vento.

Giunti sul posto si ha la sensazione di potersi ritrovare trasportati come in un angolo di paradiso “vivente”, laddove l’opera del modellamento tra vento e acqua è riuscita a creare un capolavoro di “madre natura”. Una vasta spiaggia che affaccia sull’isola Delle Correnti, pulita e chiara, con un mare stupendo sia per limpidezza che per colore. La cosa che mi ha più colpito la varietà di colori dell’acqua, che una volta immerso dentro, non si vuole più uscire. Ci troviamo proprio in un luogo dal grande fascino che – tra stupore e meraviglia – esalta una natura selvaggia che va ad incontrarsi con una storia millenaria. La spiaggia di Scalo Mandrie è caratterizzata da un’atmosfera autentica, molto pittoresca; siamo proprio in uno dei luoghi più affascinanti e selvaggi della Sicilia sud-orientale.

L’isolotto di Capo Passero, copre una superficie che si stende per circa 35 ettari, e sorge a poca distanza costiera proprio di fronte al borgo di Portopalo. Esso è un’oasi naturalistica di rara bellezza, ricca di palme nane, grotte marine e calette rocciose bagnate da un mare turchese. L’isola è separata dalla terraferma da un tratto di mare di circa 300 metri e può essere collegato, alla stessa, da un sottile istmo di terra che spesso scompare con l’alta marea; il luogo è molto battuto dai venti. Qui il mare è sempre quello meraviglioso del lato sud est dell’isola, ma la particolarità è che è possibile farsi una bella nuotata proprio a cavallo tra i due mari; il contrasto cromatico tra le acque dei due mari rende il paesaggio davvero unico.

Continuando poi a camminare lungo la linea di costa verso nord-est sul sentiero pedonale, e dopo aver superato – in successione – un tratto di arenile attrezzato proprio sotto la “Terrazza dei due Mari” il tratto di sentiero passa proprio sotto le scogliere dominate prima dal maestoso ed elegante Castello Tafuri, una struttura in puro stile “liberty” risalente ai primi del Novecento che svetta direttamente sul mare, fino a raggiungere (e terminare) proprio a ridosso delle strutture della “Vecchia Tonnara” di Portopalo, un importantissimo sito di archeologia industriale medievale e settecentesca, dove sarà possibile osservare gli spazi della loggia, i magazzini e i resti dell’antica chiesetta. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato) ARTICOLI COMPLETI di ESPERIENZE ZAINO in SPALLA CONTINUANO SUL BLOG:

GEGHARD (Գեղարդ) Armenia Centrale; fascino, mistero, leggenda e antichi rituali al “monastero della lancia” scavato nella roccia…

Lasciamo la vecchia capitale coi suoi bei palazzi in pietra rossa ed ocra, risistemati dopo la dominazione sovietica, e la vivace popolazione che si da molto da fare per accogliere al meglio il viaggiatore che passa da qui, e si punta verso oriente compiendo una sorta di pellegrinaggio (non solo religioso) andando alla scoperta dei monasteri in Armenia. Attraverso una terra ove il camminare ha un suo fascino molto particolare, tra radure erbose, orizzonti che si perdono oltre i limiti del visibile, boschi di betulle, fiumi, torrenti e rapaci che solcano i cieli. Così come il gelido vento che spazza ogni cosa, quassù tra i 1000 e gli oltre i 2000 metri d’altezza, soffia così forte da sferzare il viso con le sue improvvise refole. Lungo una pietrosa radura, una sorta di campanile in pietra e vetro desta la nostra curiosità. Nell’avvicinarsi scopriamo di essere su un falsopiano roccioso ove s’impennano – come gigantesche statue al di sopra di cumuli in pietra – i “caratteri” dell’alfabeto armeno che consta di ben 53 lettere; simboli e figure, a prima vista, di difficile comprensione. Si continua sempre verso levante attraversando una vallata solcata dalle acque di un impetuoso torrente. Qui i villaggi e le città che si attraversano sembrano essere tutte uguali; dalle simili forme, metrature e cubature queste case basse sono tutte edificate con ruvidi mattoni, senza intonaco, coi servizi spesso fuori e vivacizzati da animali domestici o da cortile.

       Siamo a GEGHARD, luogo sacro incastonato nella roccia; qui le fredde pietre di lapidi, le abrase lastre di antiche sepolture e la suggestiva bellezza del monastero, continua a destare la nostra curiosità, lasciandoci godere delle piccole e grandi meraviglie (non solo estetico/decorative) di questi sacri luoghi, spogli di ogni superflua decorazione, ma immensi nella loro spirituale potenza tra natura e meditazione. Luoghi quasi sempre al buio, ove l’unica luce penetra dall’alto, che accolgono – in un’ascetica aurea di raccoglimento – folle di fedeli e pellegrini in silenziosa contemplazione. Persone devote che qui, da millenni, instaurano un dialogo con le “sacre” pietre; ascoltare in ossequioso silenzio ciò che essi comunicano è – credeteci – un’emozione che non ha paragoni. Lungo la salita che conduce all’ingresso del Monastero di Geghard si possono ammirare delle stele in terracotta raffiguranti i “khachkar” (croci armene finemente scolpite). Il nome originale con cui era conosciuto questo monastero era quello di Ayrivank, che – letteralmente – significa “il monastero della grotta”, al cui interno c’è una fonte d’acqua considerata sacra. Ciò che noi oggi andiamo a scoprire è conosciuto col nome di Geghard, che significa “il monastero della lancia”, con riferimento proprio alla lancia che ferì il Cristo durante la crocifissione; lancia che secondo la leggenda sarebbe stata portata in Armenia dall’apostolo Taddeo e conservata nel monastero insieme a molte altre reliquie, e fa riferimento alla sacra lancia (la Lancia di Longino) che trafisse il Cristo, custodita qui per secoli.

Il monastero di Geghard, nell’anno 2000 è entrato a far parte della lista dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO per il suo eccezionale valore architettonico e storico. Secondo la tradizione, il monastero qui venne fondato nel IV secolo da San Gregorio Illuminatore, nel luogo in cui si trova una sorgente all’interno di una grotta, sorgente che in tempi precedenti al Cristianesimo era ritenuta sacra. Il complesso comprende chiese scavate interamente nella pietra, cunicoli con una sorgente d’acqua sacra e sale con un’acustica stupefacente. Una volta entrati all’interno del monastero è difficile staccare gli occhi dalle decine di particolari architettonici e stilistico/decorativi, dalla preziosità dei suoi manufatti ricavati dalle rosse pietre e dalla maestosità di templi, di vestiboli, di altari delle chiese e monasteri, oltre agli antichi rituali di una cultura cristiana che si tramanda, per generazioni, da più di 2000 anni. Fuori da queste nude pietre, curiosando tra le decine di “khachkar” scolpiti in lastre di pietra rossa, osservando attentamente si scopre che qui – fin dall’antichità – hanno trovato rifugio i numerosi pellegrini, o semplici viandanti, che attraversavano l’altopiano armeno utilizzando le principali rotte della storia; laggiù sull’altopiano, tra gli estesi orizzonti, cade qualche fiocco di neve. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato) ARTICOLI COMPLETI di ESPERIENZE ZAINO in SPALLA CONTINUANO SUL BLOG:

Il “SENTIERO dell’AMORE” (Parco Nazionale delle Cinque Terre, SP), un’intensa tavolozza di colori sospesa tra cielo e mare…!

Il blu del mare che bagna la Liguria non è un blu normale; esso è uno dei mari più belli d’Italia ed assume particolari colorazioni lungo tutta la fascia costiera da levante a ponente, una lunga costa che si alterna tra spiagge ciottolose e strapiombanti rocce, una intensa e fitta macchia che accoglie i mille colori pastello dei tanti paesi e dei borghi distribuiti sapientemente su un territorio complesso ma estremamente orgoglioso delle proprie tradizioni contadine e marinare. Il “SENTIERO dell’AMORE” (o Via dell’Amore) è una stupenda passeggiata, molto spettacolare ed unica nel suo genere, quasi come un incredibile gioiello che si lascia ammirare in tutta la sua bellezza. La “Via (o Sentiero) dell’Amore” fu chiusa dal 2012 per una frana che ha fatto scivolare placche rocciose – è un suggestivo percorso ricco di scorci mozzafiato, lungo una stradina pedonale che si affaccia, per un’altezza di oltre 30 metri, a picco sul mare. Un sentiero con andamento quasi pianeggiate che si dilunga in leggero falsopiano, copre una lunghezza di 900 metri; esso è incastonato nella roccia della falesia a picco sul mare e collega due tra le principali perle del Parco Nazionale delle Cinque Terre: Riomaggiore e Manarola. Dopo oltre dieci anni dalla sua chiusura, il sentiero oggi è stato completamente messo in sicurezza e riaperto al pubblico.

L’accesso pedonale è a senso unico (da Riomaggiore verso Manarola). Per accedervi è obbligatoria la prenotazione e il possesso della Cinque Terre Card, con un supplemento dedicato per questo tratto. A causa delle norme di gestione dei flussi turistici, il sentiero per i non residenti è percorribile esclusivamente a senso unico da est verso ovest. L’itinerario ha inizio proprio accanto alla stazione ferroviaria di Riomaggiore. Uscendo dai binari (sulla sinistra) ci sono le scale e l’ascensore d’accesso che conducono direttamente all’inizio della falesia. Il tragitto è interamente pianeggiante, pavimentato e senza barriere; si camminerà potendo ammirare la splendida vegetazione mediterranea (agavi, fichi d’India) che circonda – da tutte le direzioni – il percorso. Simbolo di estrema bellezza paesaggistica che fa da sfondo ad atmosfere di autentico romanticismo e forte passionalità, la Via dell’Amore è tornata nuovamente ad essere accessibile e ad accogliere visitatori da tutto il mondo dopo un intervento di messa in sicurezza e riqualificazione complesso e spettacolare. Il sentiero è un percorso che – attraversandolo – genera emozioni sollecitando tutta la scala dei sensi. Esso è un angolo di Liguria unico, spettacolare e meraviglioso, tra i principali fiori all’occhiello del Patrimonio UNESCO; una sorta di gioiello naturalistico e ambientale che non ha eguali al mondo. Il percorso termina in circa 30 minuti di camminata rilassante proprio alle porte del borgo di Manarola, vicino alla sua caratteristica marina e ai famosi terrazzamenti di vigneti.

In tutta la sua interessa percorrere il sentiero e andando alla scoperta di questa meraviglia, occorre camminare per oltre 1 km, ed anche se la sua percorribilità può facilmente essere compiuta in circa mezz’ora, il tempo speso ad ammirare gli scorci che si rincorrono a vista d’occhio lungo la costa, o a scoprire alcuni degli angoli più suggestivi – soprattutto al tramonto – per poter scattare foto da “sogno”, tutto il tempo vissuto lungo questo può essere goduto vivendolo intensamente al “passo lento”, senza fretta, in assoluta tranquillità. Questo sentiero non presenta difficoltà escursionistiche: percorrerlo e facilissimo ed adatto proprio a tutti (anche passeggini o per persone con mobilità ridotta). Un’alternanza di profumi ed essenze aromatiche riconoscibili lungo i declivi collinari che ora precipitano a mare con zone brulle o assolate, o che riflettono gli argentei uliveti che risalgono verso i ripidi tornanti dell’Appennino. Splendidi scorci panoramici sulle aspre scogliere, soprattutto durante il tramonto, il sentiero fa parte del complesso sistema dei sentieri e tracciati che serpeggiano lungo le dorsali del Parco Nazionale delle Cinque Terre, attraverso cammini, caruggi, viottoli, piste e sentieri che si distribuiscono lungo percorsi so-spesi tra cielo e mare, fra terrazzamenti proiettati sul mare, riviere copiose di fiori, paesi ricchi di fascino, di storia, di colori, di tradizioni, di profumi e di spirituale accoglienza. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato) ARTICOLI COMPLETI di ESPERIENZE ZAINO in SPALLA CONTINUANO SUL BLOG:

PITIGLIANO (GR, Toscana)… tra i profumi e i silenzi della “piccola” Gerusalemme

I riconoscimenti che identificano la bellezza e le caratteristiche di un luogo davvero unico li possiede tutti: “Bandiera Arancione” del TCI, insignito del prestigioso marchio tra i “Borghi più belli d’Italia”, riconosciuto come “Città del Vino” e tra le principali “Città dell’Olio” dell’intera Toscana; questa è PITIGLIANO. Il suo caratteristico abitato si adagia sopra uno sperone in roccia tufacea che domina un paesaggio solo in apparenza aspro, ma dall’incredibile bellezza paesaggistica che ne identifica la salubrità locale, con profonde vallate ricche di vegetazione e la copiosità delle sue acque torrentizie. Le colture della vite e dell’ulivo caratterizzano – fin dai tempi degli Etruschi – le campagne circostanti. Le qualità del vino locale e le specialità dell’olio d’oliva sono i principali prodotti sulle tavole della zona; il “Bianco di Pitigliano” è stata una tra le prime D.O.C. riconosciute (dal 1966) in Italia. La morfologia del borgo, col suo impianto urbanistico, trae origini dalla sua particolare posizione strategica che, fin dalla preistoria, ha favorito la possibilità di stabilire insediamenti umani. Il reticolo dei suoi vicoli (che sono più di 60), l’intreccio di passaggi, supportici, slarghi, rampe, piazzole sono tutti elementi – questi – che caratterizzano un borgo di pura matrice medioevale. Fin dal passato, questi ambienti scavati nella viva roccia, sono sempre stati utilizzati come depositi e magazzini per la conservazione dei cereali, ai vani superiori; mentre i “butti” (cosiddetti vani sottani) vengono adibiti a cantine per la conservazione del vino.

La gran parte di questi ambienti, oggi, sono stati recuperati e riproposti come botteghe e negozietti che offrono prodotti di artigianato locale, oppure caratteristici localini (di sera illuminati da torce e lanterne) ove trascorrere qualche ora tra una buona lettura, oppure chiacchierando tra amici, o gustare pietanze della tradizione culinaria locale. Qui ogni vicolo, ogni rampa, ogni balconata termina o s’affaccia sul vuoto; le mura tufacee, dal giallo ocra al rosso ruggine, raccontano delle tracce di un passato vissuto intensamente, celano curiosità e stimolano le fantasie di luoghi solo in apparenza inospitali, ma che da sempre hanno accolto intere famiglie dedite alla raccolta, produzione e commercio dei principali prodotti del circondario: la vite e l’ulivo. Infatti in tutte le case – completamente realizzate/scavate nel tufo modellando e ricavando, secondo le proprie esigenze – sono stati ricavati vani rialzati (gli spazi abitativi) raggiungibili per scale dalle incredibili alzate e pendenze; oppure le profonde cantine, da sempre adibite a depositi per il vino, per l’olio e altro ancora. Queste due caratteristiche sull’utilizzo dei vani delle case o, nel complesso, dei corpi di fabbrica, sono facilmente intuibili a prima vista osservando attentamente le differenze degli accessi che prospettano lungo le due principali arterie del borgo antico: Via Roma (il Corso) e Via Zuccarelli (che attraversa il Ghetto ebraico): se la soglia d’ingresso è caratterizzata da uno o, al massimo, due gradini, allora… si sale. Mentre invece se la soglia è solo una piatta lastra in marmo (o calcare), allora… si scende!

Entrambe le arterie s’incontrano davanti alla facciata della chiesa patronale dedita al culto di San Rocco. Pitigliano è anche conosciuta con l’appellativo di “Piccola Gerusalemme”, non solo perché somiglia alla celebre “capitale” delle 3 più importanti religioni monoteiste, ma anche per la presenza di un quartiere (il ghetto) d’origini ebraiche che fin dal XVI secolo accolse intere famiglie di religione giudaica che si trasferirono in questa contea conosciuta come “Ursinea” per sottrarsi alle persecuzioni ed alle restrizioni imposte dai propri paesi d’origine.  Oggi, una Sinagoga e un museo di “Cultura Ebraica” ne ricordano questa presenza con il “Macello Kasher”, il “Forno delle Azzime”, la Cantina e il Miqvè (bagno rituale purificatorio) che guidano – e illustrano – il visitatore accompagnandolo in un percorso esperienziale attraverso la cultura e la religione ebraica. Non si va via da Pitigliano se non si compie una bellissima passeggiata lungo il viale alberato di San Michele che prospetta – per mezzo di una suggestiva e incredibile skyline – sulla promenade della rupe tufacea da cui s’impenna l’abitato che affaccia verso sud. Da qui, in condizioni meteo favorevoli e con la giusta luce riflessa al tramonto, una serie di potenti fari, alla loro accensione, generano una tra le più incredibili scenografie ambientali abbagliando, dal basso, la balconata tufacea e l’intero borgo rendendo il paesaggio e il circondario un luogo fuori dal tempo, sospeso tra mito e bellezza. Pitigliano, se ancora non la conoscete, non perdete occasione di andarla a visitare, ma… senza scappare via subito; a Pitigliano ci si lascia il cuore e non solo, ma qui sono soprattutto l’animo e il palato che ne traggono giovamento! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato) ARTICOLI COMPLETI di ESPERIENZE ZAINO in SPALLA CONTINUANO SUL BLOG:

MØNS KLINT island (DK), colori e profumi dei mari del Nord, tra faggete, bianche scogliere di gesso e mare turchese…

Vivere la Danimarca, la terra più a meridione dei paesi scandinavi, è un affascinante girovagare, attraverso orizzonti e paesaggi da fiaba, a piedi o in bicicletta, sospinti dai venti del nord; proprio come un volteggiare di farfalle che – danzando – si piroettano in un regno di isole – come quella di MØNS KLINT – che si alterna tra insediamenti vichinghi, flotte di navi pirata, possenti castelli, sirene in attesa, copiose faggete, bianche scogliere di gesso e un mare arcobaleno che va dal turchese, al giada, dall’azzurro al cobalto.

Ovunque si giri per la Danimarca, qualsiasi ambientazione che si possa incontrare, si vive tra incanto e magia ove l’escursionista fa sua l’essenza di ambienti, di città, di luoghi, di sentieri, come quella di vivere attraverso una infinita serie di fiabe e racconti che aleggiano tra misteri e leggende, tra natura e sogno!  La Danimarca è una terra che si divide a nord, dalla penisola dello Jutland e a sud tra la regione della Selandia, con le sue decine di affascinanti isole, area poco turistica, più economica della prima e caratterizzata dalle incredibili scogliere a picco sul mare.

I danesi non sono un popolo di escursionisti, pochissimi quelli che in giro camminano anche se sono presenti numerosi negozi di articoli tecnici per il trekking e il backpacking; ai danesi piace esplorare i luoghi più reconditi di questa terra con la bicicletta, le cui piste dedicate che attraverso campi, boschi ed alte scogliere, si distinguono per il simbolo della margherita con centinaia di km che serpeggiano tra la dolce natura e villaggi cullati dal tempo, lungo strade piccole e, fortunatamente, poco trafficate.

La parte meridionale della regione invece è dominata dalle scogliere più alte della Danimarca con incantevoli aree naturali, tra faggete e precipizi, tutte da esplorare; ovunque si giri, si aprono panorami mozzafiato. Passeggiando all’aperto tra copiosi boschi, estese brughiere, campi di colza, dune e paludi si avverte la stessa armonia di poter camminare sulle strade acciottolate di borghi, città e villaggi; questo è ciò rende la Danimarca un paese davvero unico e particolare nel contesto europeo.

Ed è così che ha inizio un’avventura nel tempo e nello spazio; una lunga storia che dura da oltre 80 milioni di anni. Un’isola, MØNS KLINT, la cui altezza supera appena i 152 metri (il punto più elevato dell’intera Danimarca) e che raccoglie in se tutta una serie di sorprese naturalistico-ambientali che si rincorrono lungo tutti i possibili orizzonti che riescono ad offrire le coste e le sue particolari scogliere. Raggiungere Mǿn Klint, un’isola che profuma di mare, è circondata da un mare che offre un pescato davvero di prim’ordine tra gamberi del Baltico e salmoni del Mare del Nord.

Al suo interno, invece, l’isola offre e racchiude autentiche oasi naturalistiche che si alternano dalle copiose macchie boschive (faggio, betulla, e altre), con radure erbose, tra specchi d’acqua dolce circondati dal canneto, alle immense distese di campi coltivati a foraggio, patate, barbabietole e zootecnia affiancata agli allevamenti e ai pascoli; su tutto primeggia l’intenso giallo dei fiori della conza (o colza) che qui, più che altrove, viene raccolta e prodotta in abbondanza.

Ma l’aspetto più caratteristico che presenta l’isola, sono le sue bianche scogliere di Mǿns Klint, formazioni in gesso, che sprofondano nell’azzurro del mar Baltico. La loro superficie è ricoperta di fossili risalenti all’ultima glaciazione, di quando queste ripide coste erano un tutt’uno con le scogliere di Rügen sulla sponda opposta, giù in Germania. Scendere ai piedi della scogliera è un’avventura superabile dopo aver percorso oltre 500 gradini di una lunga e ripida passerella in legno che porta a toccare il mare sconfinato attraverso un caleidoscopio di colori che vanno dal verde intenso al turchese, dal giada al cobalto.

Raggiungere la base della scogliera è una incredibile esperienza, mentre il paesaggio che offre questa pate dell’isola è meraviglioso scenario in cui perdersi è incredibilmente bello. Le isole che compongono il modesto arcipelago di Mǿns Klint sono anche conosciute come la “Meraviglia del Baltico”, uno strapiombo in gesso bianco che precipita in modo violento nelle acque dalle mutevoli tonalità cromatiche. Scavando lentamente con un dito sulla bianca scogliera sono possibili trovare, resti di microrganismi marini risalenti ad epoche preistoriche.

Dalle sue scogliere è possibile avvistare il falco pellegrino che volteggia sospinto dai venti; a pelo d’acqua si ha la fortuna di trovare fossili tra le pareti in gesso oppure l’ambra lungo la ciottolosa spiaggia. L’avventura alla scoperta delle meraviglie naturali offerte dall’isola di Mǿns non pone limiti di spazio e di tempo; qui il lento ritmo dei passi è una prerogativa, senza correre, lasciandosi trasportare intensamente dalle emozioni! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato) ARTICOLI COMPLETI di ESPERIENZE ZAINO in SPALLA CONTINUANO SUL BLOG:

ALTOMONTE (CS), viaggio nella Calabria normanna, dalle tradizioni greco-bizantine alle atmosfere medioevali.

Qui, in questi paesi (oggi, tristemente… spopolati!), il tempo ha lasciato indelebili tracce del suo passato; un passato ricco di arte, di fede, di tradizioni, di storia; enormi contenitori di momenti che si rincorrono dalla notte dei tempi esaltando il loro massimo splendore attra-verso il Medioevo.

Le curve che arrancano lungo le prime propaggini nordorientali della Sila ci portano ad ALTOMONTE un borgo collinare davvero molto bello; un agglomerato di case – tutte in pietra – costruito seguendo le pendici di incredibili pendenze che ruotano tutt’intorno al polo (chiesa, chiostro e museo) religioso della Chiesa della Consolazione ed a quello civico riferito al Castello. Considerato fra i borghi più belli d’Italia, il piccolo paese di Altomonte accompagna al visitatore a fare un tuffo nel passato, attraverso emozioni visive e sensoriali, ed attraversare una realtà a dimensione più umana. Seguire le rampe di scale e gradoni, potendo essere attratti dalle ombre di portali e androni che si perdono in profondi angoli chiusi dalle rocce che arrancano lungo impensabili saliscendi, sembra quasi di camminare attraverso un tortuoso sentiero di montagna, mentre i passi riecheggiano sul selciato di ruvide pietre e antichi basoli e strisce di cielo azzurro sembrano pennellare le gronde di antiche residenze. Dominata del Parco Nazionale del Pollino, affacciata sulla Piana di Sibari, a due passi dai paesi di matrice “arbëreshë” (albanese), Altomonte è entrata a far parte, di diritto, nel circuito dei borghi considerati tra i più belli d’Italia.

È un paese davvero incantevole, in cui aleggiano poetiche atmosfere che spaziano dalla narrazione al romanticismo più autentico; camminare senza meta attraverso i suoi angusti vicoli, è come lasciarsi avvolgere dalle ancestrali atmosfere di un remoto passato in cui, anche i più esperti viaggiatori non sembrano essere abituati; ogni rumore viene proiettato dall’eco che attraversa il silenzio come le ante di finestre che cigolano o i conci dei tetti che si toccano al saltellare di corvi e piccioni. Le viuzze sono talmente così strette che non è possibile immortalare, con l’occhio della fotocamera, gli scorci e le prospettive più belle del borgo. Se la struttura dell’impianto urbanistico medioevale del dentro ruota tutta intorno al Castello, il fulcro principale della vita civile e religiosa si concentra, invece, nello slargo panoramico della piazza centrale di Altomonte: Piazza Campanella. Oltre ad offrire splendide vedute panoramiche sulle prime propaggini del Pollino, in essa prospettano le monumentali facciate della Chiesa (madre) di Santa Maria della Consolazione a cui si accede con una bella gradinata e dell’adiacente edificio del Chiostro dei Domenicani che – al suo interno – ospita anche l’area del locale Museo Civico.

Ma andiamole a scoprire queste meraviglie che ci riportano indietro nel tempo, in quell’epoca ove il Medioevo ha lasciato indelebili tracce del suo passaggio. Dalla Torre del Castello una breve deviazione a destra scorre verso piazza Campanella; laggiù – sullo sfondo – attraverso uno stretto corridoio ove le facciate di antichi edifici sembrano toccarsi, è già ben visibile lo spettacolare “rosone” che caratterizza la facciata della chiesa madre di Santa Maria della Consolazione. Siamo giunti davanti alla magnificenza di questa chiesa dopo una interessante camminata tra i caratteristici vicoli e i portali di Altomonte. Preceduta da una bella scalinata al termine di questa, sulla facciata, oltre al rosone, composto da sedici raggi e una gigantesca Torre Campanaria che si ispira alle più famose “bastides” (chiese fortificate dove, in caso di pericolo, si riusciva a trovare riparo) francesi, il varco d’accesso s’apre con un bel portale a sesto acuto contenente e un gigantesco portone in legno intarsiato. L’accesso al suo interno avviene spostando una tendina, ed ecco comparire – in tutta la sua solenne magnificenza – un austero ambiente esaltato dalle luci e dai silenzi; sullo sfondo il coro ligneo, dove frati usavano eseguire i canti gregoriani, risalente al XVI secolo.

Nonostante risenta dello scorrere del tempo, esternamente è molto bella e ben tenuta. Entrati all’interno, sembra di fare un viaggio (attraverso e) indietro nel tempo grazie ai numerosi elementi artistici e religiosi di notevole valore qui presenti. La struttura, in tutta la sua austera, semplice e monumentale bellezza, rispecchia il più importante esempio del classico stile architettonico gotico/angioino molto influenzato dalle tendenze artistiche franco/senesi presenti qui in Calabria. Essa fu edificata nel 1342 circa da Filippo Sangineto, conte di Altomonte, su autorizzazione di Papa Clemente VI. L’interno a croce latina con unica navata viene esaltato dagli archi e dal soffitto a capriate, dal sarcofago (monumento marmoreo del XIV secolo) contenente le spoglie di un giovane e sconosciuto cavaliere, probabilmente appartenente alla famiglia dei Sangineto; una figura armata di tutto punto in ogni suo minimo particolare, che poggia i piedi su due cagnolini (a simboleggiare la fedeltà), con un volto espressivo e le mani giunte in atto di preghiera. Una porta istoriata della fine del XVI secolo mentre, sulla scarna parete in alto a destra, ciò che rimane di un affresco della Madonna della Consolazione.

Accanto alla Chiesa madre c’è il Chiostro dei Domenicani che accoglie – al suo interno – alcuni ambienti del Museo Civico. Un elegante complesso quadrato caratterizzato dalle arcate a tutto sesto che poggiano su colonne ottagonali, un luogo che, dal 1980, custodisce opere d’arte che vanno dal Medioevo all’età moderna, tra cui un’opera di Simone Martini, oltre ad ospitare la Biblioteca Civica e Storica. È stato per secoli un importante centro culturale, legato a figure come Tommaso Campanella, e oggi è un punto di riferimento per la cultura e la storia locale, con il chiostro che rimane uno degli angoli più suggestivi. Il monumentale Convento dei Frati Domenicani fu edificato nel XV secolo per opera, interessamento ed espressa volontà di Cobella Ruffo, moglie di Ruggiero Sanseverino, che divenne contessa di Altomonte nel 1402. Appena varcati l’androne d’accesso, caratterizzato dal pavimento acciottolato, subito si nota come la struttura non è soltanto un semplice chiostro, ma che per secoli è stata – senza ombra di dubbio – il cuore pulsante di un complesso storico, filosofico e artistico che racconta le vicende legate alla storia e alla cultura di Altomonte, riuscendo così, oggi, ad offrire un percorso che si distribuisce tra arte, spiritualità e conoscenza.

Fuori la chiesa la scoperta di Altomonte ci porta a conoscere altri spunti su cui focalizzare la nostra attenzione. Passeggiare lungo le strette viuzze con le antiche case in cui s’aprono gli splendidi portali in pietra, consente di raggiungere un nuovo belvedere che offre altre vedute panoramiche sulla fascia costiera e la piana di Sibari. All’altezza di un cortile sulla destra compare una figura lapidea zoomorfa, posta su un piedistallo composto da lastre in pietra e ciottoli; sul lato opposto, a sinistra, compare la rampa d’accesso dell’austera facciata di quella che un tempo era il Castello Normanno di Altomonte. La rocca è riuscita a mantenere intatto – nel corso dei secoli – il suo intrigante fascino. Tra le sue imponenti mura in pietra, passato e presente si rincorrono riuscendo ad incontrarsi e seguendo le tracce di quella storia che, attraverso lo scorrere del tempo, ha visto sovrapporsi i segni della modernità che hanno reso questo luogo incredibilmente così vivo e vitale. Risalente al XII secolo, nel tempo ha perso la sua originaria funzione divenendo residenza dei tanti feudatari che si sono avvicendati ad Altomonte e che appartenevano alle più importanti casate nobiliari. Articolata su una corte centrale, assunse titolo di castrum nel 1342 da Clemente VI.

La ristrutturazione del Castello ha rispettato l’identità e la natura dei luoghi del tempo e non ha in alcun modo alterato la sofisticata finezza stilistico/architettonica che ha sempre contraddistinto il maniero. Un’eleganza che si evince sulle parti superstiti delle capriate (a vista), affrescate da scene mitologiche, come anche negli splendidi arazzi raffiguranti il “Ratto d’Europa”, opera di Paolo Veronesi. La facciata del castello è caratterizzata da un bellissimo loggiato panoramico da cui si scorgono i monti del Pollino; una spettacolare terrazza che abbraccia la vallata sottostante e consente di allungare lo sguardo fino al mare. Continuando a camminare attraverso il borgo lungo incredibili saliscendi, le sensazioni di attraversare il tempo sembrano non aver mai fine. Sono ancora tante le chiese (piccole e grandi); i palazzi signorili dalle splendide facciate in pietra; le piazze e gli slarghi che appaiono all’improvviso ove s’intrecciano i saluti e gli scambi di battute in una incomprensibile forma dialettale tipica del luogo; elementi che esaltano – ancor più – quell’intricato dedalo di vicoli, androni cantine e sottani da cui, improvvisamente, aleggia l’intenso profumo del rinomato pane di Altomonte, chiudendo in bellezza la scoperta di un luogo che riesce ad accoglierti con stupore. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato) ARTICOLI COMPLETI di ESPERIENZE ZAINO in SPALLA CONTINUANO SUL BLOG:

Riflessi walden al TITISEE lach nella Foresta Nera (Schwarzwald, DE)…

Splendido e panoramico itinerario che si svolge intorno al lago di origini glaciali di TITISEE meglio conosciuto come la “perla” della Schwarzwald, la Foresta Nera. Qui a Titisee le prelibatezze locali (come crauti, salsicce, pancetta affumicata, speck) si lasciano gioiosamente accompagnare da fiumi di birra; oltre alla tradizionale produzione artigianale di orologi a cucù. Approdati in paese una piacevole passeggiata lungo le sponde del lago dai fondali cristallini ci introduce, in poche decine di minuti, nel cuore della foresta!

Titisee è un piccolo paese, molto tranquillo che si anima in poche ore trasformandosi in una brulicante metropoli affollata da gitanti provenienti da ogni dove della Germania e dalla vicina Svizzera; turisti e vacanzieri che scelgono quest’area come zona privilegiata per i loro soggiorni. Qui non è raro incontrare, durante alcune festività principali, gente del posto coi costumi tradizionali del luogo ove primeggiano, su tutte, le ciliegie. Dalla cittadina parte una piacevole passeggiata per le sponde del lago dai fondali cristallini e che ci introduce, in poche decine di minuti, nel cuore della circostante foresta!

Il tutto è intriso dalla freschezza di un’aria così sottile da penetrare in fondo ai polmoni; senza dimenticare l’elemento primordiale che – fin dalla notte dei tempi – caratterizza l’incanto di questa foresta: i suoi silenzi! Il percorso a piedi che circuisce il lago è ideale per esplorare i dintorni, tra lo specchio lacustre e la Foresta Nera; questo percorso è conosciuto come il Seerundweg (“Sentiero circolare del Titisee”). Si tratta di un anello classico e accessibile che permette di godere sia della vivace atmosfera cittadina sia della pace dei boschi di abeti.

Ed è subito cammino lungo percorsi ben segnalati che circondano le foreste intorno al lago. È consigliabile evitare, nella prima parte della mattinata, i sentieri dei crinali esposti a Sud, poichè il sole non ci batte prima del mezzogiorno. Comunque, la bellezza del posto si lascia già godere fin dai primi momenti tra i profumi del bosco, delle incredibili abetaie che con le loro chiome chiudono la volta celeste, e del mare di felci che ondeggia dal sottobosco.  

Questo percorso ad anello parte (Seestraße/Kurhaus) proprio dal centro della località di Titisee e – precisamente – nei press del Kurhaus am Titisee. Continuando lungo la sponda sudorientale e il bosco non è raro veder transitare, sulla vecchia linea ferroviaria, locomotive a vapore che trasportano viaggiatori attraverso la foresta. Costeggiando il lago in senso orario, si supera la zona del parco termale e dello stabilimento balneare (Strandbad). Da qui il sentiero attraversa il bosco del Bruggerwald, fino ad incontrare una stazione di idroterapia Kneipp (Wassertretstelle) dove rinfrescare i piedi nell’acqua palustre rigenerante.

Numerose sono le aree destinate ai campeggi, soprattutto lungo la sponda meridionale. Il sentiero ora prosegue camminando all’ombra degli alberi che si estendono lungo la sponda orientale fino a raggiungere l’estremità meridionale del lago, passando così vicino alle aree camping più conosciute e frequentate come Sandbank e Bankenhof. Questa che si attraversa è – sicuramente – la parte più naturale e tranquilla di tutto l’itinerario, con splendidi scorci fotografici sull’acqua cristallina.

Da qui comincia il tratto, tra vialetti, siepi, aiuole attrezzate e prati verdi che si estendono lungo la sponda occidentale e che permette il rientro in città. L’ultimo tratto devia leggermente verso l’interno rispetto alla riva e si snoda su una pista pavimentata condivisa ciclo-pedonale e che in più punti costeggia la strada principale. Superando la piccola cappella di Bruderhalde e lo storico stagno di Eisweiher (un antico laghetto per l’antica produzione artigianale del ghiaccio), si raggiungono le prime case della periferia di Titisee presso la locale stazione ferroviaria e il centro. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato) ARTICOLI COMPLETI di ESPERIENZE ZAINO in SPALLA CONTINUANO SUL BLOG:

SANTIAGO (España), camminando sul “tratto francese”: da PORTOMARIN a PALAIS de REI, tra storici villaggi e architetture religiose

Molta parte di questa tappa si svolge su “andaderos” (cioè sentieri in terra battuta e ghiaia che costeggiano la strada asfaltata). Sono comodi, ma spesso possono risultare monotoni. La Galizia è umida, e nei tratti esposti il sole può farsi sentire con insistenza; fortunatamente sono presenti numerose fontane e piccoli bar nei borghi che s’incontrano. Questa è una tappa che invita alla riflessione, caratterizzata dal tipico odore di terra bagnata e dagli allevamenti che caratterizzano la Galizia rurale. La tappa da Portomarín a Palas de Rei offre diversi punti di grande interesse storico, artistico e archeologico e numerosi villaggi.

A Gonzar c’è l’Iglesia de Santa María), una piccola chiesa legata ai Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, un esempio di romanico rurale molto semplice ma suggestivo. A Ventas de Narón è presente la Capilla de la Magdalena, una minuscola cappella che ricorda l’antico ospedale per pellegrini che sorgeva in questo luogo, teatro di battaglie tra cristiani e arabi nel Medioevo. Questa è una tappa che richiede gambe solide per la prima metà, ma che regala quel silenzio mistico tipico della campagna galiziana laddove ognuno riesce a trovare la propria dimensione. Lungo il tratto sono presenti diversi punti d’acqua, ma il tratto tra Gonzar e Ventas de Narón è quello più impegnativo se si cammina sotto il sole.

La prima parte della tappa è abbastanza coperta, mentre l’altopiano di Ligonde è più esposto ai venti e ai cambiamenti meteo. Si cammina su un terreno molto misto, con sentieri di terra battuta (qui conosciuti come i “corredoiras“), ma anche lungo diverse piste asfaltate che servono le piccole fattorie locali sparse nella Galizia. Mettendoci in cammino si esce dalla splendida cittadina di PORTOMARIN. Poco dopo Portomarín, a circa mezzo chilometro una breve deviazione conduce porta a uno dei siti archeologici (il “Castromaior”) più importanti della Galizia ove l’erba è cortissima perché brucata costantemente dalle pecore. Si tratta di un antico insediamento (castro) di matrice celtica risalente all’Età del Ferro, molto ben conservato, da cui si gode anche una splendida vista panoramica sull’intera vallata.

La tappa inizia decisamente con una salita verso il Monte del Cristo. Lungo questo tratto il sentiero è più largo, di color ruggine tale da sembrare una terra argillosa che diventa rossa sotto dopo le piogge. Si esce attraversando il ponte moderno e affrontando subito una salita nel bosco, che non risulta durissima, ma che – poco alla volta – diviene costante fino a giungere in vista dell’altopiano di Sierra de Ligonde. Superata la salita, il cammino si stabilizza sull’altopiano di Ligonde ove – per chilometri – si cammina lungo una cresta esposta e nel silenzio più assoluto. Da qui è possibile scrutare con lo sguardo, a destra e a manca, ampie distese di prati verdi che si perdono a perdita d’occhio.

I numerosi villaggi che s’incontrano sembrano sbucare fuori dai racconti degli antichi druidi e catapultati lungo questi orizzonti quasi a raccontare delle loro antiche vestigia. Camminando possiamo incontrare piccoli borghi rurali che sembrano sospesi nel tempo come: l’Hospital da Cruz, un piccolo nucleo dove spesso i pellegrini si fermano per una breve sosta prima di affrontare il tratto successivo; oppure il Ventas de Narón che risulta essere uno storico punto di sosta molto importante. Proprio qui, nell’820, avvenne una battaglia tra cristiani e saraceni. Nel punto più alto il percorso si snoda lungo la strada statale (ma sempre protetto dalle siepi) sopra un altipiano esposto; se c’è il vento o il sole, qui si sente davvero molto. Alle numerose quercete si alternano splendide boscaglie tra copiose pinete e folti boschi di castagno ove si incontrano gli “artigiani del sigillo”, punti ove il timbro con ceralacca solo un’icona del luogo.

Ancora altri minuscoli borghi come: Bricko e Gonzar, entrambi di matrice agricola. A Gonzar c’è una chiesa dedicata a Santa Maria oltre ad alcuni punti di ristoro. I villaggi attraversati sono composti da appena tre o quattro case di pietra scura (ardesia), mentre l’odore dominante che si avverte è quello del letame e dell’erba tagliata. A Eirexe non si disdegni di osservare il portale della chiesa: un piccolo e austero gioiello del romanico rurale. E siamo all’apice della discesa verso Ligonde, luogo un tempo importante come punto di sosta per la presenza di un ospedale per pellegrini e dove soggiornarono Carlo V e Filippo II; la Sierra de Ligonde è il punto più alto della tappa. Da qui ha inizio una piacevole discesa verso il fiume Ulloa. Se si ha tempo, a circa 2 km dal percorso principale (vicino a Palas de Rei), c’è un monumento nazionale: l’Iglesia de San Salvador de Vilar de Donas. Questa chiesa romanica è famosa per i suoi affreschi gotici e per essere stata il luogo di sepoltura dei Cavalieri dell’Ordine di Santiago.

Gli ultimi chilometri che ci dividono dalla meta si snodano lungo sentieri che corrono paralleli alla strada principale (N-547). Il paesaggio è un susseguirsi di prati verdi e piccoli corsi d’acqua. E così, dopo un ultimo tratto che alterna sentieri e brevi tratti di asfalto (spesso affiancati dalla strada principale), si entra a PALAIS de REI. L’ingresso a Palas de Rei, ove spicca un portale romanico del XII secolo, unico resto dell’antica struttura medievale, avviene attraverso il quartiere di San Tirso, che conduce direttamente al cuore di questa cittadina. Nei dintorni spicca il Castillo de Pambre, uno dei pochi castelli galiziani sopravvissuti alle rivolte “Irmandiñas” del XV secolo; un magnifico esempio di architettura militare medievale. Palas è una cittadina funzionale e moderna, ma ha un’anima profondamente legata al Cammino; il suo nome deriverebbe da un presunto palazzo del re visigoto Witiza. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato) ARTICOLI COMPLETI di ESPERIENZE ZAINO in SPALLA CONTINUANO SUL BLOG: