nuraghe PALMAVERA (Alghero, SS); uno dei 7000… tra i più gandi di tutta l’isola!

È una terra lontana… dal fascino ancestrale, la cui indole è caratterizzata da mute pietre di un tempo remoto, attraverso luoghi plasmati dalla forza dei venti e dall’acqua!

La costa a nord di Alghero (SS) custodisce numerose e interessanti bellezze naturalistiche e paesaggistiche ma oltre a ciò, chi è anche appassionato di storia e – soprattutto – delle antichità legate all’archeologia qui, in terra Sarda, non ha che l’imbarazzo della scelta. A pochi chilometri da Alghero, muovendosi in direzione di Porto Conte e Capo Caccia, il litorale costiero che s’apre a sinistra comprende ampie spiagge di finissima sabbia bianca e tranquille calette con a ridosso rigogliose pinete che si spingono fino a lambire il mare. In fondo a un lungo rettilineo, sulla destra compare – protetto da una cancellata – l’area in cui sorgono i resti di un nuraghe, quello di PALMAVERA che, per la sua estensione, può considerarsi uno tra i più grandi (e meglio conservati) di tutta l’isola.

Varcato l’ingresso, si viene subito proiettati – come moderni Indiana Jones – in un salto nel tempo, che si rincorre tra fascino e mistero. L’architettura dell’intera costruzione testimonia le straordinarie abilità costruttive dei primi abitanti di queste terre nonchè dell’affascinante e misteriosa civiltà nuragica. Il complesso nuragico di Palmavera, uno dei circa 7000 presenti in tutta l’isola, sorge sull’omonimo promontorio a un chilometro e mezzo dal mare. Muovendosi attraverso il labirinto delle sue pietre si viene coinvolti come in una specie di caccia al tesoro ove l’ambito premio è mosso dalla curiosità e dalla passione di conoscere e scoprire come, in spazi così angusti ma collocati in posizioni ambientali e naturalistiche di pregiato valore paesaggistico, i popoli della civiltà nuragica abbiano potuto erigere costruzioni così interessanti, soprattutto dal punto di vista architettonico.

Va da dire subito che tali costruzioni venivano usate poco come soluzioni abitative e che, nella maggior parte dei casi, esse assolvevano più a scopi di utilizzo sociale per l’intera comunità che le frequentava. Si avverte subito la percezione di come tuti i resti della struttura ruotino intorno alla “torre” centrale, l’edificio probabilmente più importante dell’intera zona. Sporgendosi dal punto più elevato dell’area è possibile notare come la torre “principale, la più importante quella al centro, sia inserita nel contesto di una perimetrazione dalla forma geometrica pentagonale con un muro che la distingue dalle numerose basi di capanne esterne. Quando la fantasia lascia spazio alla curiosità allora – mossi dalla passione – si proiettano i ricordi delle reminiscenze accademiche fatte di studi e approfondimenti.

Ma, andiamo a conoscere più da vicino questa civiltà nuragica. Costruzioni come queste assolvevano a molteplici funzioni; se la società nuragica era basata su un sistema tribale, la dimora principale veniva occupata dal gruppo familiare dominante. La sua imponente torre centrale assolveva, sicuramente, al principale edificio le cui funzioni erano prettamente a carattere sociale (molto meno all’aspetto religioso); sul lato meridionale di questa fu eretta la grande capanna delle riunioni. Per accedere alla torre ci si deve abbassare visto l’ingresso stretto e angusto; una volta al suo interno addentrandosi poco alla volta nel labirintico percorso che collega gli ambienti della torre principale, risulta essere molto divertente girare fra di esse e immaginare la vita degli antichi abitanti.

Questo nuraghe risale all’età del Bronzo e la sua sala principale aveva il tetto a “Tholos” (chiusura a cupola ogivale) dove si radunavano intorno al fuoco. Per alcuni rocamboleschi passaggi, tra stretti cunicoli in pietra ed incredibili punti luce che illuminano dall’alto questi ambienti intrisi di fascino e mistero, si riesce a salire per angusti gradini in pietra fino a trovare il varco d’accesso che conduce alla balaustra panoramica posta sul punto più alto della sala grande ben conservata. Da lassù si avverte dell’imponenza della struttura e sono possibili osservare, in tutta la loro splendida bellezza, i resti che ruotano tra il pendio ulivato collinare a nord e la strada principale che scorre a sud. Spostandosi di qualche chilometro si giunge in vista dell’insenatura determinata dalla baia di Porto Conte. (testi ©Andrea Perciato; photo Maria Rita Liliano & A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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