Risulta complesso e delicato illustrare, attraverso poche immagini e brevi parole, e descrivere la straordinaria bellezza e le suggestioni che suscita uno dei luoghi di culto più importanti al mondo: il Santo Sepolcro in Gerusalemme. Raggiungerlo, soprattutto dopo tre giorni di cammino, resta comunque una incredibile esperienza da fare – se possibile – almeno una volta nella vita! La Basilica del SANTO SEPOLCRO, situata nel Quartiere Cristiano della Città Vecchia, è uno dei luoghi più frequentati di Gerusalemme dalle principali fedi religiose. Il quartiere, coi suoi numerosi vicoli che salgono e scendono in continuazione, è naturalmente molto affollato da turisti, curiosi, fedeli, viandanti e pellegrini che giungono da ogni dove; anime erranti che sostano nelle piazzette e nei bar adiacenti; laddove i tavolini si alternano ai negozietti che espongono varie mercanzie, mentre dalle finestre e i terrazzini delle case più antiche pendono panni appesi stesi ad asciugare. Volgendo lo sguardo all’insù, al di sopra dei tetti, si comincia a intravedere una delle due cupole grigie del Sepolcro, sormontata da una croce. Per i cristiani è il luogo Santo per eccellenza; ogni anno qui, infatti, giungono in pellegrinaggio milioni di fedeli da tutto il mondo. Per raggiungere la Chiesa il percorso pedonale che serpeggia attraverso i vicoli, le rampe, le strettoie e i gradoni della città vecchia, se si è buoni osservatori (con buona base di orientamento) e si scruta ogni piccolo dettaglio guardandosi intorno, ai lati e, soprattutto, facendo molta attenzione agli incroci, viene facilitato da appositi cartelli indicatori ove la traccia da seguire è: HOLY SEPULCHRE. Da un lato, la singolare porta della Moschea di Omar, con rampe e gradoni che scendono al centro dello slargo della Basilica; dall’altro una fontana in marmo rosato, circondata da una cancellata di ferro, giace al centro di una piazzetta; varcati una porticina, eccoci finalmente alla meta più ambita e sospirata di questo cammino/pellegrinaggio: il Santo Sepolcro. Due porte d’accesso immettono nella piazzetta antistante l’entrata principale ove un paio di gradoni e i resti di basamenti di colonne inducono ad avvicinarsi al grande portale d’ingresso; la pietra che accomuna tutte questi edifici è il bianco calcare. Prima di entrare però sveliamo una curiosa situazione che persiste dalla metà dell’800. Alzando lo sguardo in alto sopra l’ingresso, a destra compare una vecchia scala in legno poggiata alla base di una delle finestre della facciata della basilica che nessun monaco ha mai spostato per timore di rappresaglie da parte dei dirimpettai.
La scala esiste in quella posizione dal 1852 ed è il simbolo dell’equilibrio tra le varie comunità. La scala di legno appoggiata sulla facciata della Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, nota come la scala immobile (Immovable Ladder), è il simbolo vivente dello Status Quo. Si trova lì dal XVIII secolo perché le sei comunità cristiane della basilica non possono spostarla: qualsiasi modifica richiede un accordo unanime – fra tutte e sei – che non c’è. La scala, quindi, è diventata un famoso punto di riferimento per motivi storici e pratici. La scala appare già in un’incisione del 1728 e in documenti del 1757. In origine fu probabilmente portata da un muratore, o da un religioso, per effettuare lavori di manutenzione o per pulire le finestre superiori; da allora nessuno ha più potuto rimuoverla. Nel 1757 un editto ottomano fissò la divisione esatta degli spazi, bloccando così ogni spostamento non autorizzato da tutte le confessioni. Il significato simbolico della scala mostra le divisioni storiche tra le Chiese cristiane (Greca Ortodossa, Armena, Cattolica, Copta, Siriaca ed Etiope). Nel 1964 un monito di Papa Paolo VI definì la scala il simbolo della divisione tra cristiani, chiedendo di lasciarla lì finché non si arriverà a una piena unità e a un accordo comune tra le parti. A tutt’oggi la scala rappresenta il delicato equilibrio politico e religioso che vige a Gerusalemme, dove ogni minimo gesto può scatenare tensioni. Ma è giunto ora il momento di accedere in un luogo carico di emozioni. Varcata la soglia, si accede in un mondo fatto di profumi intensi ed essenze, di sensazioni ed emozioni che si provano in ogni angolo, di voci e imprecazioni che si ripetono, di suoni e litanie che rimbalzano da un angolo all’altro, di colori e cromatismi che racchiudono la semplicità espressiva di chi ha contribuito – nei millenni – a rendere questo luogo accogliente per tutti. Quando si entra dentro è come rimanere avvolti da tanti pensieri ed emozioni che si accumulano gli uni sugli altri. Si rimane completamente estasiati da tutto ciò di cui si è circondati.
La “Chiesa della Resurrezione” di Gerusalemme è di tale grandezza, sia architettonica che emotiva, che chi giunge da lontano per contemplare questo luogo santo, non solo per i cristiani, resta incredibilmente estasiato dall’aurea di misticismo che aleggia intorno. Il Santo Sepolcro è un luogo di grande suggestione, dove innumerevoli stili architettonici, pittorici, scultorei e decorativi si mescolano in modo spesso discordante, a testimoniare ed a raccontare una storia fatta di dissidi e armonie, di sofferenza e di riscatto, ma, soprattutto, una storia intrisa di fede che ha attraversato il tempo. Lasciamo, per qualche istante, la grande confusione che si aggroviglia intorno ad una lastra in pietra rosea, ove tutti si ammassano genuflettendosi e spostiamoci a destra dell’ingresso, ove una rampa di scale porta alla Collina del Calvario. La ripida scala in pietra conduce ad una stanza rialzata, la sala più decorata dell’intera chiesa, che rappresenta il “Monte Golgota” e dove, secondo il Nuovo Testamento, Gesù fu crocifisso. L’ambiente è suddiviso in due cappelle: in quella di sinistra c’è la roccia dove venne innalzata la Croce; un pò più avanti c’è la rotonda con al centro l’edicola del santo sepolcro. La grande roccia ove tutto avvenne è protetta da un cristallo ed è molto venerata dai cristiani. Qui giaceva una cava di pietra che fungeva da luogo delle esecuzioni: questa è la parte più riccamente decorata della chiesa. Risulta incomprensibile a tanti (e anche un po’ triste) notare che il Golgota sia stato spartito tra le diverse confessioni cristiane. La metà a sinistra con l’altare della Crocefissione sotto cui si trova la roccia del Golgota “appartiene” agli ortodossi greci, mentre la metà a destra con a fianco il piccolo altare dedicato all’Addolorata ai latini, anche se il diritto a svolgere alcuni riti è aperto a tutte le comunità della Basilica. Scendendo, siamo nuovamente nei pressi dell’entrata. Qui giace la “Pietra dell’Unzione”: la famosa pietra dove, secondo i Vangeli, Gesù – deposto dalla Croce – fu unto prima di essere sepolto. Secondo la tradizione cristiana, dopo che il corpo di Gesù fu rimosso dalla croce, fu posto sulla Pietra dell’Unzione per prepararlo alla sepoltura; è consuetudine per i pellegrini baciare la lastra di pietra o ungerla con dell’olio.
Qui ogni giorno centinaia di fedeli da tutto il mondo si affollano intorno a questa pietra aspettando il proprio turno per inginocchiarsi, baciare questa reliquia, balbettare una preghiera o strofinare qualcosa di personale come pettini o fazzoletti sulla sua superficie. La pietra è sormontata da otto lampade che pendono su di essa; esse vengono accese con l’avvicinarsi del buio, tramite una luminosa fiammella che si alimenta con l’unguento che emana un gradevole profumo. Sulla vicina parete prospetta, in tutta la sua luminosa bellezza, un gigantesco mosaico che raffigura le ultime tre principali fasi della vita terrena del Cristo: crocifissione, deposizione e sepoltura. Spostandoci alla sinistra della pietra, e prima di raggiungere il fulcro della Basilica, accanto a sinistra si erge un’urna su quattro colonnine che accoglie un vaso dorato che alimenta una fiammella perpetua; essa è posta davanti ad un grande mosaico che raffigura il Cristo in croce con la Madonna e S. Giovanni. Subito a destra, eccoci nel cuore pulsante della Basilica ove si erge l’Edicola: la “Tomba di Gesù”. Il grande mausoleo in marmo che corona la navata circolare della basilica è il principale luogo del Santo Sepolcro: la Rotonda, inglobata tra sei pilastri, dodici grosse colonne e quattro colonnette doppie che sorreggono l’imponente cupola di venti metri di diametro. L’edicola del Santo Sepolcro è anche conosciuta come “Anastasis” (Resurrezione), cuore del viaggio di ogni cristiano che viene in pellegrinaggio a Gerusalemme. Ogni giorno qui si formano lunghe code per entrare in questa piccola cappella è l’attesa per accedervi sembra infinita. Sapendo ciò consigliamo di arrivare di prima mattina e compiere questa visita le cui emozioni varcano i confini dell’immaginazione. La capienza al venerato letto di morte è di sole 4 o 5 persone; ci viene concesso di entrare come coppia e di non sostare oltre i 30/40 secondi. Prima di accedere all’Anastasis vera e propria si entra nella Cappella dell’Angelo in cui è contenuto un frammento della pietra (catino marmoreo di forma squadrata) che l’angelo fece rotolare via dal Sepolcro. Una stretta apertura, alta solamente 1,33 metri, dà accesso al Santo Sepolcro dove, sotto l’altare che si trova sulla destra, è custodita la pietra su cui riposarono le spoglie di Gesù dalla sera del Venerdì Santo al primo mattino di Pasqua; il fondamento della fede cristiana è racchiuso tutto qui: una tomba, vuota, simbolo di speranza certa per chi crede. All’uscita ci sono tantissime candele accese.
Qui le Chiese ortodossa, cattolica e armena hanno diritto di accesso all’interno della tomba, e tutte e tre le comunità vi celebrano quotidianamente la Santa Messa. Immersi in un’atmosfera unica tra odore d’incenso, suoni di campane, cori, voci in lingue sconosciute, processioni religiose di fedi diverse e con gli abiti distintivi dei vari culti, non manchiamo di visitare gli altri spazi all’interno della Basilica. Appena fuori dal Sepolcro ci si sofferma sulle varie vicissitudini della Basilica, sulla realizzazione delle tante cappelle che ne fanno parte, sulla molteplicità delle fedi ivi presenti, sulla suddivisione delle varie zone e dei compiti nell’ambito della gestione ordinaria della Basilica (che si divide o si alterna tra i Francescani, gli Armeni, gli Ebrei ed i Musulmani). Una gestione che da tempo viene affidata a due famiglie musulmane (Judeh e Nuseibeh) che da secoli detengono le chiavi della porta principale della Chiesa e che tutte le mattine e le sere aprono e chiudono uno dei posti più importanti della cristianità mondiale. Qui ogni notte, diversi membri di ciascuna comunità cristiana si rinchiudono nella Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme e vi dormono, con un duplice obiettivo: proteggere il santuario e salvaguardare le loro zone dall’invidia del resto dei monaci. Suggeriamo di porre attenzione a scrutare le particolari incisioni sulle pareti che circondano il Sepolcro; croci piccole e grandi di varia fattura e disegno testimoniano la presenza di pellegrini e pellegrinaggi che da millenni si sono avvicendati ad inseguire quel sogno chiamato “Regno dei Cieli” che per tradizione è qui in terra, proprio a Gerusalemme, all’interno della Basilica del Santo Sepolcro. Stupore e magnificenza sono le sensazioni che conducono fin quaggiù, in questo estremo lembo di terra palestinese del Medio Oriente, tra Mediterraneo e Mar Morto. Tutto quello che si vede e si vive è talmente così grande che non si riuscirebbero mai a trovare le parole adatte per descrivere gli stati d’animo all’interno della Basilica. Al suo interno si vive, anche se solo per qualche ora, un’alternanza e un rincorrersi di molteplici avvenimenti che si sono succeduti durante lo scorrere degli ultimi 2000 anni; momenti ed eventi a cui ogni mente umana non potrà mai riuscire a dare un senso, ma di cui ne rimarrà sempre avvolto in un rapido susseguirsi di sensazioni, fascino, emozioni… mistero. E tutto ciò – credeteci – rimarrà nel cuore, per sempre! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato) ARTICOLI COMPLETI di ESPERIENZE ZAINO in SPALLA CONTINUANO SUL BLOG: