SKOPJE, capitale della Macedonia, viene attraversata dal fiume Vardar che ne divide il cen-tro abitato in due parti ben distinte: quella col patrimonio urbanistico impostato secondo cri-teri occidentali e quella – oltre l’altra sponda – di matrice prettamente islamica. Due sono gli elementi architettonici e urbanistici che ne caratterizzano questa distinzione: l’enorme catino di Piazza Macedonia (Macedonia square) e l’antico Ponte in Pietra (Kamen Most) che supe-ra il corso del fiume e collega la parte occidentale con quella islamica. La proposta di oggi si concentra nella sua parte occidentale, quella coi monumentali edifici in puro stile neoclassi-co, con ampi viali alberati, parchi cittadini e giardini ben curati. È una città balcanica unica, dove convivono eredità jugoslava, architettura modernista, monumenti e una vivace vita urbana. La parte occidentale della città che oggi conosciamo è quella che fu ricostruita dopo il terremoto del 1963 e trasformata – negli ultimi anni – dal controverso progetto “Skopje 2014”.
Il risultato è un mix sorprendente in cui vanno ad incastrarsi, come tasselli di un mosaico, elementi di architettura contemporanea, monumenti in puro stile imperiale, le monumentali facciate di edifici in stile neoclassico, enormi centri commerciali, singolari e caratteristici caffè alla moda e i vivaci quartieri decentrati in cui emergono elementi architettonici e sistemi complessi urbanistici che si rifanno alla vecchia cultura della ex Yugoslavia. Church of Saints Constantine and Helena (Црковен храм Св. Константин и Елена). La chiesa si trova lungo la principale zona pedonale di Skopje, quindi è impossibile non vederla. La nuova chiesa ortodossa dei Santi Costantino ed Elena. Offre – al suo interno – una ricchezza di decorazioni, dorature (in oro zecchino) ed enormi e luminosi lampadari. All’esterno, si erge il particolare Campanile che si distingue per la sua forma e le particolari dimensioni.
L’esterno della cattedrale segue uno stile architettonico ortodosso relativamente moderno, mentre l’interno è sobrio, con icone e oggetti sacri, creando un’atmosfera adatta alla preghiera e alla riflessione. Piuttosto che esaltarne la magnificenza, l’interno è più vicino alla profondità della fede e allo spazio per mostrare la cultura religiosa delle comunità locali. La grande chiesa ortodossa moderna, è rivestita in pietra chiara, dedicata all’imperatore San Costantino) che ufficializzò il cristianesimo e a sua madre (Elena), che scoprì le reliquie della croce. La sua splendida architettura doveva far parte del complesso edilizio dell’intera piazza, ma a causa di controversie con la comunità islamica la costruzione ha subito – nel corso del tempo – diverse fasi. Proprio accanto alla chiesa compare la Casa-Museo di Madre Teresa (Спомен-куќа на Мајка Тереза), una insolita struttura avveniristica con una scala a chiocciola che ne consente l’accesso.
Siamo nella nuova costruzione dedicata alla vita della famosa suora posta proprio nel viale principale; qui in effetti giaceva la casa natale della suora, completamente rasa al suolo dal distruttivo terremoto del 1963. Costruita su due livelli, ci sono tanti ricordi, oggetti e vestiari della suora come il letto in cui giaceva e le tante foto, le lettere con il premio Nobel ricevuto nel 1979. L’area espositiva della Casa è stata concepita in modo da sembrare una casa urbana degli inizi del XX secolo. L’obiettivo della mostra è quello di “seguire” la vita di Madre Teresa dall’infanzia trascorsa nella sua natia Skopje, attraverso gli anni trascorsi come Missionaria della Carità, fino alla sua morte e beatificazione. Gli oggetti più importanti di questo museo sono il caratteristico sari bianco a strisce blu (reliquia di seconda classe), l’abito ufficiale delle Missionarie della Carità, una copia del certificato di battesimo della Chiesa cattolica Sacro Cuore di Gesù, copie autorizzate di documenti con la sua calligrafia e i suoi premi.
Al piano superiore, sopra la galleria, è stata allestita una piccola cappella dalle vetrate molto luminose, tale da sembrare un cubo di cristallo, laddove i sacerdoti della Chiesa cattolica celebrano le loro funzioni religiose, e dove – nel 2019 – Papa Francesco è venuto a pregare. La visita è completamente gratis. Camminando ora verso il centro della città possiamo notare come si è espansa la moderna urbanistica della capitale, un contenitore di volumetrie in cui si rispecchia l’architettura modernista del dopoguerra. Il 26 luglio del 1963 Skopje fu colpita da un tremendo terremoto che causò oltre un migliaio di vittime. La solidarietà del mondo intero fu unanime che si adoperò per offrire, al governo jugoslavo del tempo, tutti i fondi, i mezzi e gli aiuti necessari per alleviare le sofferenze della popolazione e per dare avvio alla ricostruzione. Ecco per cui oggi la capitale è un laboratorio urbanistico internazionale come: la Stazione Ferroviaria Vecchia (oggi Museo della Città); il Centro delle Telecomunicazioni; il complesso universitario; vari edifici brutalisti sparsi nel centro.
Molti viaggiatori oggi considerano questa architettura uno degli aspetti più interessanti della città moderna. Attraversando gli ampi e moderni viali si vivono i quartieri contemporanei. Secondo molti abitanti e visitatori, per capire la Skopje di oggi si deve uscire dal centro monumentale e passeggiare tra i quartieri più significativi quali: Debar Maalo, il quartiere dei ristoranti, dei bar e della vita serale; il Karpoš, la zona residenziale moderna e vivace; l’Aerodrom, il quartiere sviluppato in epoca jugoslava, molto rappresentativo della vita quotidiana cittadina. Già ben visibile da lontano compare il monumento ad Alessandro III di Macedonia (Александар Македонски Споменик), una colossale statua del guerriero a cavallo a Skopje, ancor meglio conosciuto come la Fontana di Alessandro Magno oppure come il “Guerriero a cavallo” (Воин на коњ), per evitare tensioni diplomatiche con la Grecia.Inaugurato nel giugno del 2011, nell’ambito del progetto di riqualificazione urbana Skopje 2014, esso è posizionato proprio al centro di Piazza Macedonia (Плоштад Македонија Ploshtad Makedonija), l’autentico cuore della Skopje contemporanea.
Questa enorme statua in piazza Macedonia è stata ovviamente eretta alla memoria di Alessandro Magno, ma la sensibilità con i greci impedisce alla Macedonia (del Nord) di essere troppo sfacciata al riguardo. La statua è la più ostentata di tutte le più alte statue di Skopje. L’imponente statua si trova su una colonna cilindrica coperta in avorio alta 11 m che si erge al centro di una fontana con otto soldati macedoni e otto grandi leoni. Impressionante sia di giorno che di notte, quando viene illuminata con luci che cambiano periodicamente colore. Osservandola più da vicino, per le sue impressionanti dimensioni, si nota che la statua risulta essere troppo grande per gli edifici neoclassici che ruotano intorno alla piazza coi grandi spazi pedonali, e l’uomo raffigurato è più alto del cavallo. La piazza che ruota intorno alla fontana, avendo la pavimentazione in bianco calcare, risulta essere troppo luminosa e abbagliante; durante le giornate ad elevate temperature, ove il caldo diviene asfissiante, la piazza diventa un catino incandescente perché non c’è copertura alberata e – sicuramente – non è un posto dove sostare per più di 5 minuti.
Finalmente si giunge così al Ponte di pietra di Skopje (in macedone Камен Мост, in turco Taşköprü) che è anche conosciuto con il nome di Ponte Dušan (in macedone e serbo: Душанов мост) dedicato all’imperatore serbo Stefano Dušan. Il ponte attraversa il fiume Vardar ed divide e unisce – simbolicamente – due dei punti nevralgici della città: Piazza Macedonia e l’area della città storica, quella del vecchio bazar (di matrice islamica). Presenta monumenti come Filippo II e Alessandro Magno lungo il suo percorso e se ne apprezza la sua struttura senza tempo, cioè l’importanza nel collegare diverse aree di Skopje e il peso della storia che porta. Nel corso della sua lunga storia il ponte ha dovuto affrontare numerose calamità naturali, come le piene del fiume Vardar o i vari terremoti che hanno funestato la regione. Da segnalare il sisma del 1555 che causò il crollo di quattro pilastri. Nel 1689 l’aiduco Petar Karpoš, promotore di una rivolta contro i Turchi, venne impalato sul ponte.
Nel 1909, su ordine del sultano Maometto V, i parapetti di pietra vennero demoliti e sostituiti da ringhiere di ferro al fine di allargare la carreggiata. Durante la seconda guerra mondiale il ponte venne minato dai nazisti, tuttavia con la liberazione di Skopje da parte dei partigiani jugoslavi, il monumento venne sminato e salvato. Il Ponte di Pietra è stato ristrutturato e ampliato nel tempo, ma è ancora solido oggi, con le sue pietre legate insieme da ganci di ferro, piombo fuso e malta. Costruito dagli Ottomani nel XV secolo è divenuto, nei secoli, un simbolo della capitale macedone, comparendo nello stemma cittadino, e rappresentato nella bandiera cittadina. L’attuale ponte venne costruito con il patrocinio del sultano Maometto II tra il 1451 ed il 1469 sulle fondamenta di quello romano. Oggi giorno il ponte viene utilizzato esclusivamente al traffico pedonale che, transitando, accedono (o escono) dalle due “dimensioni cittadine”: la matrice islamica e la moderna occidentale. Quando andremo dall’altra parte del ponte verso il Gran Bazar… continueremo a raccontare la Skopje di matrice islamica! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato) ARTICOLI COMPLETI di ESPERIENZE ZAINO in SPALLA CONTINUANO SUL BLOG:
