الصويرة ESSAUOIRA/MOGADOR la piccola “fortezza bianca” sull’Atlantico, insolita “Casablanca” di John Wick 3 “Parabellum”

Africa… lungo la costa atlantica del Marocco, a occidente di Marrakech c’è una città, ESSAOURIA, placidamente adagiata sull’oceano Atlantico ove la gentilezza è il comune denominatore della gente che vi abita. É una città come se fosse sospesa nel tempo. I suoi colori accesi, i suoi odori avvolgenti, le sue architetture sognanti e i sorrisi delle persone che s’incrociano. Circondata da un doppio perimetro di mura, al suo interno giace una spettacolare Medina (Patrimonio UNESCO) con le case tinte in bianco, la fortezza e i bastioni, la pacatezza della gente, le porte, la Kasbah, il souk, le decine di botteghe artigiane; un must di cultura arabo-musulmana che si è ben amalgamato con la forte influenza europea che qui ha mantenuto, per secoli, buoni rapporti di scambi e integrazione. La città era composta da tre quartieri separati tra loro: la Kasbah compreso il vecchio quartiere amministrativo; la Medina, attraversata da due principali assi stradali, una che va da Bab Doukalla al porto, l’altro da Bab Marrakech al mare; e la Mellah, il quartiere ebraico. I “bastioni” (splendido esempio di architettura militare europea – francese e portoghese – del XVI-XVIII secolo) sono sicuramente la parte urbana fronte mare più visitata della città anche perché è stata la location (indicata come Casablanca!) delle principali scene del thriller d’azione “John Wick III Parabellum”.

Una delle Medina più belle e incantevoli del Marocco e del nord Africa è proprio qui, nel cuore pulsante della città; esplorare da soli gli angoli più intensi, misteriosi e meno scontati della Medina è un’esperienza da provare. Ogni passo percorso all’interno della Medina è una conquista, una scoperta; gironzolando un po’ a caso, attraverso le sue stradine senza una precisa meta, diviene istintivo lasciarsi guidare dai colori e dai profumi, seguire con gli occhi i gatti che scorrazzano tra le bancarelle, imboccare quegli angoli apparentemente anonimi, e ammirare le case – tutte bianche – che regalano un’area mistica in un’atmosfera già di per sé fiabesca, da “mille e una notte”. Qui è come se fosse uno scrigno di tesori mai visti, abbastanza grande da perdersi e abbastanza compatta da poterla girare senza difficoltà a piedi. Due sono le vie importanti che tagliano diagonalmente la Medina e si intersecano nel centro della città vecchia di fronte alla Moschea Sidi Ahmed: la stretta Rue Mohamed el Qory e la più ampia Avenue Mohamed Zerktouni. La Medina è intensamente vissuta, piena di gente del posto che va e viene, che acquista, vende o scambia affari.

È un piacere camminare attraverso i suoi vicoli, ora lunghi oppure stretti; le alte case imbiancate dalla calce e coi loro magnifici portoni d’accesso in legno tutti colorati di un bellissimo e intenso blue; fermarsi a guardare le mercanzie esposte nei negozietti che vendono di tutto, dalle specialità alimentari locali agli splendidi prodotti di artigianato locale, dall’argento al cuoio, ad oggetti in ebano intarsiati con madreperla, dai tappeti ai coloratissimi piatti di terracotta, dalla gioielleria in splendido stile arabo alle spezie, dal tè ai sandali in pelle dalla classica punta allungata, dai cuscini finemente decorati alle ampie e raffinate tuniche con richiami florali. La magia della città è racchiusa tutta qui; i principali negozi si incontrano nei vicoli interni, ma vi sono numerosi vicoli, praticamente privi di esercizi commerciali, spesso silenziosi, che si diramano – come un labirinto – tra le mura antiche del centro storico. Il principale istinto del viaggiatore spinto dall’istinto di scoperta e conoscenza, è quello di abbandonare le arterie principali e non appena scruta un vicolo che lo incuriosisce, ci si butta a capofitto nell’andare ad esplorare: questo è il piacere più grande di quando si cammina in una città araba, laddove passaggi sotterranei, spesso bui ed un po’ inquietanti si aprono tra un vicolo, un riad, un arco e un portale.

Altro principale luogo da non perdere di Essaouria è il suo Porto, la vera anima della città. Qui è il posto tra i più vivaci e pittoreschi della città, con le caratteristiche barche azzurre dei pescatori ormeggiate al molo. Al porto regna il caos con l’odore forte e pungente del pesce fresco appena issato dalle reti, pozzanghere d’acqua e grovigli di reti indurite dalla salsedine, più di qualche pescatore che non vuole essere fotografato e gli spintoni dei locali che vanno di fretta mentre il forestiero, stordito da questa babilonia di stimoli, sta involontariamente intralciando il passo o le abituali operazioni di chi, in questo porto, è di casa. È sicuramente anche la zona più attiva e frenetica del fronte mare, con i pescatori che scaricano il pesce appena giunto dalle pesche notturne, Un brulichio di anime urlanti, sorridenti e chiassose ove tutti contribuiscono a far conoscere i prodotti appena giunti sul molo. Vi sono quelli che lo puliscono e lo vendono su bancarelle improvvisate; quelli che seduti all’ombra di uno scafo riparano o piegano le lunghe reti rosse; quelli che sistemano le nasse; quelli che attrezzano i banchetti per invitare a sedersi e gustare (fritti o alla griglia) il pesce al momento e – garantisco – qui, il pesce oltre che freschissimo è buonissimo.

C’è infine l’Oceano con la lunga (4 km) spiaggia di Sidi-Kaouki, molto bella bella, di finissima sabbia bianca, talmente così fine che ogni singolo granello viene sollevato dal vento che soffia sulla sua superficie. L’oceano che bagna la costa di Essaouira è ben diverso dal Mediterraneo; esso è un mare più da guardare che da nuotare, è sempre increspato dalle onde e l’acqua è fredda. Qui la spiaggia di Essaouira è un posto magnifico; poco consigliata per chi desidera farsi il bagno o stendersi a prendere il sole sulla sabbia; molto frequentata, invece, dai giovani surfisti che qui godono cavalcare con le loro tavole le spettacolari onde oceaniche; per i più romantici guardando l’oceano al tramonto col sole che scivola oltre l’orizzonte è un’esperienza da vivere, annusando l’aria salmastra, ascoltare la voce del vento oppure il gracchiare dei gabbiani. Di Essaouria si ricorderanno sempre i suoi vivaci colori; l’intensità, l’essenza e l’aroma dei suoi profumi; lo schiamazzo dei bambini che scorrazzano tra i vicoli; il vociare dei mercanti, le urla dei pescatori; gli ululati del vento che serpeggia tra i bastioni e la spiaggia; le sue mura tutte tinte in ocra e le porte delle abitazioni colorate in tutta la livrea cromatica del blù, che vanno dall’azzurro più intenso al colore del cielo e dei fondali marini. Essaouria… un’esperienza da vivere assolutamente! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)  

PERUGIA (Umbria): non solo cioccolata; tra luci ed ombre qui Escher… ha tratto le sue ispirazioni!

Giungere a Perugia è come essere proiettati in un limbo spazio/temporale che va dalla presenza degli Etruschi alle genialità visive di Escher che sfidano i confini della percezione. PERUGIA oltre ad esprimere le sue bellezze storiche, artistiche, architettoniche, culturali e religiose visibili “in superficie”, la città conserva – nel suo ventre – una “città del sotto” con un paesaggio distribuito tra pieni e vuoti che ne caratterizzano la sua anima più autenticamente viva, quella pulsante in cui gli avvenimenti storici si fondano (e si adattano) alle necessità orografiche del luogo, una storia che – sconosciuta ai più – si è rincorsa per secoli nei meandri del sottosuolo perugino.

Gli scavi archeologici della Perugia Sotterranea, collocati proprio nel cuore della struttura dell’Isola di San Lorenzo, offrono la sensazione di poter viaggiare attraverso i secoli. Spesso poco conosciuti anche dagli stessi residenti, questi luoghi nascosti consentono di poter entrare attraverso le viscere della collina che ospita (e da cui si erge) la città di Perugia. Osservando la complicata struttura sotterranea su cui poggia la città, è possibile comprendere di come dagli Etruschi, passando per i Romani e il successivo insediamento papale, il centro della città abbia assunto – nel corso del tempo – la sua conformazione attuale. La discesa dal chiostro della cattedrale fino agli scavi sotterranei è come fosse paragonabile all’utilizzo di una “time machine”, che riallinea le sue lancette con gli attuali nostri orologi man mano che, compiendo il percorso all’inverso, si risale attraverso i secoli verso la superficie.

Andando prima ad esplorare i diversi strati da cui si erge la Rocca Paolina si scende attraverso le viscere della terra nella cosiddetta “Perugia sotterranea”. La Rocca Paolina, o fortezza Paolina, si trova proprio nel centro storico di Perugia e si può entrare attraverso un accesso a Porta Marzia o utilizzare la scala mobile che collega Piazza Italia a Piazza Partigiani. Ogni metro superato nella discesa lascia sempre di più la fioca luce del giorno fino a scomparire del tutto divenendo buio ove le ombre generate dall’illuminazione crea cortine e velature ombrose che lasciano libertà di interpretare come dovevano essere distribuiti gli spazi quaggiù fin dall’origine. Que-sta discesa nel sottosuolo è sicuramente una esperienza molto particolare per immergersi nel tempo ma, soprattutto, anche nello spazio. Si scende a 15 metri sotto il livello della strada e si ricostruisce la storia che va dalla presenza etrusca fino ai Romani.

Perugia è una città talmente ricca di fascino e di storia. Ogni antica porta, ogni vicolo, ogni piazza o slargo, ogni palazzo o chiesa riesce sempre a catturare l’immaginazione del visita-tore; un luogo in cui ogni museo, ogni galleria riescono ad impressionare per i contenuti di storia, cultura e arte che in essi dimorano. Perugia non può essere ridotta solo ad un vetusto e soffocante contenitore dell’antico, ma offre – soprattutto – anche un’atmosfera molto giovanile, vibrante quanto basta ed energica al punto giusto. Perugia è sede di numerosi festival e concerti, i più importanti dei quali sono l’annuale festival autunnale del cioccolato e il festival estivo Umbria Jazz, che rendono la città di un’atmosfera unica che non ha pari in altre città italiane. Il suo centro storico è ricco di architetture interessanti, ma si fa apprezzare anche per le bellissime skyline sulla campagna circostante, la valle umbra e i suoi “caldi” tramonti.

Proprio come le superfici di un formaggio gruviera, i suoi spazi sono distribuiti tra stradine spesso in ombra e slarghi ove il sole giunge per pochi minuti al dì. L’abitato e la sua distribuzione urbanistica e topografica, si estende – in lungo e in largo – al di sopra della grande altura; mentre io circondario offre vedute panoramiche in cui si estendono antiche case, palazzi storici, dimore gentilizie, austeri campanili, archi rampanti, ballatoi sospesi; il tutto davvero molto avvincente e coinvolgente. Girovagare attraverso queste realtà urbane che oggi ammiriamo, non ci fa dimenticare l’importanza che sono stati questi luoghi nel corso dei secoli. La “Città del Grifone” va vissuta in silenzio, con molta attenzione, posando lo sguardo – laddove è possibile – su ogni minimo particolare, soprattutto architettonico. Tutto il centro di Perugia è davvero molto bello, così ricco di storia e tradizioni.

La vivace “città del cioccolato” offre tutta una serie di attrazioni e luoghi simbolo che ne caratterizzano l’essenza; dalle fortificazioni d’epoca etrusca e dalla Rocca Paolina (antica fortezza medievale e attuale centro culturale) agli eventi annuali del jazz e del cioccolato. Muovendo i primi passi partendo dalla principale Piazza lV Novembre qui, oltre alla bellissima Fontana Maggiore prospettano da un lato il Palazzo dei Priori, con la sua bellissima scalinata dove si accede alla Sala dei Notari; palazzo che a tutt’oggi è condiviso con la Galleria Nazionale dell’Umbria che al suo interno conserva una ricca collezione di opere del Rinascimento in cui primeggiano quelle del Perugino, nonché sede degli attuali uffici comunali. Dall’altro lato, invece, troneggia la bellissima (e ricca di affreschi) Cattedrale di San Lorenzo che, con la sua imponente facciata, domina tutta la piazza.

Da qui, poi, si diramano tutti gli antichi viottoli che si affacciano sia sulla Piazza e su via Vannucci, una tra le vie principali di Perugia laddove i vetusti selciati ove si affacciano le porte in legno di un tempo, e prospettano le facciate delle antiche palazzine edificate con materiali costruttivi che riportano indietro nel Medioevo; tutto questo alternarsi di forme e colori risulta essere assolutamente bello e affascinante. Il centro storico d’impianto medievale su cui è stata eretta la città di Perugia è di grande interesse. Il suo perimetro urbano è piuttosto piccolo e camminando attraverso i suoi meandri, risulta essere facilmente visitabile in appena poche ore. Tutto ciò che ruota intorno alla Piazza IV Novembre è di un interesse che va oltre l’interpretazione visiva; lo spazio in cui giace il catino della piazza è una perla di architettura medievale perfettamente tenuta originariamente nel suo impianto.

Le tante stradine e vicoletti che serpeggiano intorno alla piazza, oltre ad essere visitate per le bellezze che vi si trovano, sono rigorosamente riservate alla frequentazione di un traffico pedonale; da non perdere assolutamente la Via dell’Acquedotto oppure compiere una camminata al tramonto attraverso i giardini Carducci da cui si può godere di un magnifico panorama su tutte le circostanti colline dell’Umbria. Al di là delle raccolte d’arte, delle chiese, dei palazzi e dei musei sparsi un po’ dappertutto, risulta essere davvero bello e coinvolgente poter vagare senza meta, curiosando tra i vicoli, sotto gli archi, attraverso i porticati e stretti vicoli sparti un po’ dappertutto, oppure percorrere le numerose gradinate; dietro ad ogni angolo c’è la scoperta di una nuova inquadratura, autentica gioia non solo per gli occhi ma – soprattutto – per la fotocamera!

Piazza IV Novembre è il centro intorno a cui ruota tutta la parte antica di Perugia; essa rappresenta il vero cuore della città: è un luogo, oltre che simbolico, soprattutto culturale e da secoli ricopre il centro della vita politica e religiosa della città. La maestosa Cattedrale di San Lorenzo sorge sul sito di una preesistente chiesa romanica risalente al XII secolo, che a sua volta già occupava un’area dell’antica acropoli etrusca e romana, spazi e luoghi ben riscontrabili, oggi, nella Perugia sotterranea. Mentre in superficie, un altro splendido angolo da cui poter ammirare le bellezze offerte dalla città, è il suo Belvedere del Borgobello, uno dei punti panoramici più belli e incredibili di Perugia. Da qui si possono ammirare gli edifici, il centro storico e il tipico paesaggio umbro. Dopo il tramonto, a sera, il Belvedere si trasforma – non solo per la gente del posto – in un luogo di incontro per giovani e famiglie. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

TALLINN (Estonia): camminando per antichi ciottoli medioevali nella città della “Lega Anseatica”

TALLINN, capitale dell’Estonia, è una delle grandi città della storica “Lega Anseatica”, istituita nel XIII secolo come la rete delle più importanti città che controllavano il commercio – nel Medioevo – attraverso le terre del nord Europa. Camminando a piedi calpestando gli antichi ciottoli del suo centro storico è veramente una gran bella scoperta e la parte vecchia della città è un vero gioiellino, un incredibile contenitore di opere d’arte e d’architettura, molto ben curato e altrettanto ben conservato. Riuscire a scoprire le sue mille sfaccettature attraverso gli scorci più caratteristici, i suoi panorami lungo la skyline dei tetti, i vicoli che si alternano tra pieni e vuoti di luce e le sue case colorate… sembra davvero l’ambientazione di una fiaba.

Il centro antico di Tallinn supera ogni aspettativa, tra meraviglie dell’arte, riferimenti alla storia della cultura “norrena”, le pittoresche botteghe che vendono di tutto, e lo stupore di incontrare, ad ogni incrocio o spigolo di edifici, quei numerosi “pupazzi” in paglia che sembrano invitarci a scoprire e conoscere ciò che non si vede! Ad ogni curva che si gira, lo stupore aumenta la curiosità e la meraviglia non fa altro che incrementare la sete di conoscenza. Edifici colorati, affascinanti, tortuose strade piene di storia. Qui è difficile non restare indifferenti di fronte a così tanta bellezza; andare via senza goderne appieno la sua essenza porterebbe via tutta la magia.

Tallin conserva uno dei più bei centri storici di tutta Europa che – di diritto – per la sua integrità viene tutelato dall’Unesco come Patrimonio Mondiale dell’Umanità. La città vecchia s’impenna dall’alto della collina di Toompea, ove si ergono la Cattedrale (di San Nicola) ed il Castello che formano un insieme articolato, ma assolutamente coerente, di camminamenti, di vicoli, di rampe e di piazze, mentre le sue case scivolano gradualmente fino ad affacciarsi sul gelido mar Baltico.  In particolare la città vecchia accoglie edifici dall’impianto urbanistico che vanno dal XIII al XIV secolo, ancora perfettamente intatti, che determinano l’assetto urbanistico e viario delle principali strade, ma anche dei vicoli acciottolati, su cui prospettano case di mercanti e artigiani.

Qui, a Tallin, ancora si respira la vivacità della cultura internazionale che i commerci della Lega Anseatica, e i vari ordini monastici (nonchè il turismo degli ultimi anni) portarono in questa piccola ma straordinaria regione del Nord Europa. Esplorare la città vecchia di Tallinn è come compiere un viaggio affascinante nella storia, attraverso le atmosfere dal sapore Medievale e la grande bellezza espressa dai suoi monumenti architettonici. Camminando lungo le strade acciottolate, volgere lo sguardo all’insù per ammirare gli edifici medievali e scrutare la mole possente delle mura che circondano la città, sono tutte sensazioni – queste – che riescono a trasportare il viaggiatore in un’epoca passata. Passeggiare per la piazza del Municipio e ammirare le intricate facciate delle case dei mercanti è un piacere (non solo) per gli occhi.

Tallin è una città meravigliosa, con il suo impianto urbanistico dall’assetto medievale sapientemente conservato nel corso del tempo e più restaurato nel corso dei secoli, ma sempre rispettando lo spirito originario; cosa ben riuscita con gli inserti architettonici e urbanistici di matrice sovietica che ben si armonizzano pienamente con l’impianto preesistente. Di piazza in via, di androne o porticato, di torri in murature, camminare qui è un piacere per gli occhi, per la mente e per rigenerare l’umore. Una città con una storia che risale a 600 anni fa, ha un solo modo per lasciarsi ammirare e coglierne ogni spigolatura delle sue bellezze; il modo migliore per vedere tutte le sue principali attrazioni è solo attraverso il camminare. Le strade in ciottoli e i vecchi edifici della città medievale lasciano ipnotizzati.

Il municipio, incastrato nella sua bellissima piazza, con il suo stile architettonico marcatamente gotico, funge da fulcro di tutto ciò che ruota all’interno della città vecchia. L’esplorazione della collina di Toompea offre vedute panoramiche sull’intera città e di tutti i suoi monumenti iconici. Gli accoglienti caffè, le botteghe artigiane e le gallerie aumentano il fascino della Città Vecchia, offrendo l’opportunità di assaporare prelibatezze locali e poter acquistare souvenir. Camminare attraversando quel magico reticolo fatto di vicoli e passaggi (quasi) nascosti offre al viaggiatore preziosi spunti su cui approfondire la conoscenza sulla storia e sul suo patrimonio artistico e culturale. Scoprire – passo dopo passo – la città vecchia di Tallinn è una imperdibile occasione per gli appassionati di storia, per i fotografi e chiunque cerchi uno sguardo (o soddisfare curiosità nascoste) sul ricco passato dell’Estonia.

Non si va via da Tallinn senza aver ammirato il sole che cala – oltre l’orizzonte – dopo le 23,00 (ora locale) e dopo che il brulicare delle vivaci botteghe e bancarelle accendano le lucine per rendere ancor più magico il fascino che avvolge questa città. Camminare per i suoi saliscendi sembra poter essere la soluzione più semplice, più vivace e dinamica, ma – al tempo stesso – anche caratteristica; un viaggio nel tempo che riesce a legare le sue tradizioni con forti richiami al suo passato. Il centro storico medievale è davvero molto bello, accogliente e vivibile. Tra i principali luoghi e monumenti da vedere, consigliamo di non perdere l’immenso catino della Piazza del Municipio, le mura fortificate con le sue torri circolari, i vicoli e i cortili medievali, la chiesa (nonché) museo di San Nicola e la zona più elegante e tranquilla sulla collina di Toompea; tutto davvero molto bello, piacevole, interessante e coinvolgente. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

ALBEROBELLO (BA, Puglia): laggiù, verso Sud, c’è una casa bianca, con un tetto di pietre…!

Puglia, terra dei Messapi, non si può andar via senza aver fatto una puntatina in un luogo unico al mondo, riconosciuto (e protetto), fin dal 1996, cine Patrimonio Mondiale dell’UNESCO: ALBEROBELLO, con le sue singolari strutture abitative in pietra a secco dei “Trulli”, a base cilindrica o cubica, intonacati in bianco e per tetto di copertura, un cono realizzato da listelli di pietre scure su cui sono disegnati curiosi simboli (di salute, felicità, prosperità e credi religiosi) legati alle antichissime culture che hanno influenzato – fin dall’antichità – queste terre e le popolazioni che le abitavano, chiusi in cima da singolari pinnacoli bianchi.

Una zona unica al mondo, quella del “quartiere” dei Trulli, che sorge al centro di un declivio che s’apre fra due elevazioni collinari: l’Aia Piccola e il Rione Monti. Camminare attraverso i Trulli è una esperienza davvero unica; farlo sotto la pioggia, ancor più divertente! Perdersi tra queste viuzze lastricate dal roseo calcare delle pietre è un po’ come perdersi attraverso un labirinto fiabesco; laddove queste singolari strutture abitative sembrano come se fossero spuntate dal nulla, quasi come un tocco di magia ove il roccioso territorio della Murgia abbia spontaneamente creato questa singolare skyline lungo piani sfalsati.

La particolarità di questi edifici, rotta dal suono delle cicale nei meriggi estivi, e che essi si rifanno alla tipologia strutturale degli antichi “tholoi” (strutture a base circolare con coperture a cupola). Completamente realizzate in pietra locale, la loro tecnica costruttiva non presenta aggiunte di malta o altro tipo di legante; strutture che si rifanno ai primitivi insediamenti umani la cui staticità – a tutt’oggi – sembra reggere efficacemente allo scorrere del tempo; mentre il “pinnacolo” di copertura (elemento distintivo della famiglia occupante) è composto dalla sovrapposizione di tre pietre: una di forma cilindrica, l’altra appiattita e l’altra ancora quasi sferica.

Le singolari “pitture” esterne sul cono dei tetti offrono una serie di “misteriose” interpretazioni che spaziano dall’arcano retaggio intriso di magia (ove spesso fede e mistero si intrecciano) che da sempre influenza queste terre e la gente che le popola, al puro e semplice scopo ornamentale: quello di rendere identificabile l’abitazione da lontano. Avvicinandosi al paesello sembra di entrare ed attraversare un paesaggio fiabesco di tolkieniana memoria, quasi una tipica location della saga del Signore degli Anelli.

Immergendosi nel fitto reticolo che caratterizza la parte più elevata ed antica dell’abitato (il Rione Monti); ove si aggrovigliano strette stradine con gradoni colorati ed abbellite da numerosi vasi fioriti; qui si riconoscono alcuni tra i più vecchi e significativi trulli (qui eretti tra il XV e il XVIII secolo), come il trullo “Siamese”, un’unica base strutturale con due distinte coperture e legato alla leggenda dei due fratelli innamorati della stessa fanciulla, fidanzata promessa in sposa al più grande dei due, ma che era innamorata del più giovane; per evitare screzi tra i due, allora, fu deciso così di erigere una parete divisoria all’interno del trullo e creare due ingressi indipendenti.

Solitamente nella parte conica interna del tetto di copertura veniva creato un vano sospeso in cui erano collocati i giacigli per far dormire i bambini, mentre i pavimenti – tutti rigorosamente in pietra calcarea bianca levigata del Tavoliere – restituiscono luce e aria all’interno del trullo; un vano centrale funge da soggiorno e mette in collegamento gli altri ambienti che ruotano intorno ad esso. Il bianco profumo delle pietre del selciato lungo le principali arterie di questo labirinto da fiaba, anche sotto la pioggia riesce ancora a restituire quelle arcaiche sensazioni di un tempo in cui tutto ruotava intorno alle principali forme produttive della zona, autentiche strutture sociali legate – in modo indissolubile – al mondo dell’agricoltura e della pastorizia.

Camminare per questo Sud non termina mai di meravigliare; come una sorta di “terra del mezzo” tra aspre ondulazioni rocciose e tutte le varietà di “azzurro sospeso” che si dipanano tra cielo e mare in cui si intrecciano suoni, profumi, emozioni, ritmi, sensazioni, gioia, colori, magia… tradizioni! Un viaggio in Puglia, vale davvero la pena effettuarlo, e solo chi ha avuto la fortuna di nascervi riesce a comprendere fino in fondo di trovarsi al centro di un magico Sud in cui si intrecciano tutte le possibili emozioni offerte da una terra sospesa fuori dal tempo! (testo Andrea Perciato; foto Maria Rita Liliano & A. Perciato)

BAVIGNE (Luxemburg, L) un “circuito delle meraviglie” intorno al lago di Haute-Sûre

Sembra davvero incredibile che proprio nel cuore dell’Europa si estende un territorio così piccolo, come il Lussemburgo, che riesce a custodire, preservare e rendere fruibili per gli appassionati naturalisti ed escursionisti, particolari habitat naturali come i territori che ruotano intorno allo specchio d’acqua del bacino lacustre (originato dallo sbarramento di una diga) di HAUTE-SÛRE; un disarticolato (nel senso che si ramifica seguendo l’orografia) lago che, con le sue insenature, custodisce alcuni dei tesori naturalistici e ambientali – nonché paesaggistici – di questa parte d’Europa.

Per preservare la qualità delle sue acque, sono state adottate misure ingegnose, come la realizzazione delle dighe di Bavigne, alte 23 metri. Questa struttura funge da guardiano, impedendo a tronchi d’albero, residui di limus e particelle di sabbia di entrare tra la superficie e le profondità del lago. La diga di Bavigne, parte del lago dell’Alta Sûre, fu costruita negli anni ’50 del XX secolo; alta poco più di 20 metri, contribuisce a preservare la qualità dell’acqua raccolta dal lago. Oggi, spesso meta ambita per le immersioni, svela i resti sommersi come quelli di un ponte e un mulino, autentici testimoni di una ricca storia locale.

I resti sommersi dell’antico mulino di Loutschmillen, situati nella valle tra Liefrange e Bavigne, offrono molto più di un semplice sguardo al passato. Per gli appassionati delle immersioni, questo paesaggio sottomarino comprende elementi come due piccoli ponti, un’antica strada, il mulino stesso, il letto del torrente Béiwenerbaach, manufatti come anfore e biciclette, e persino reperti intriganti come una nave pirata e uno scheletro. Nell’interazione tra storia e progresso, la diga di Bavigne appare sia come una necessità funzionale che come l’inconsapevole custode di storie sommerse che attendono ancora di poter di essere esplorate.

Una serie di sentieri escursionistici circondano l’intero bacino nei pressi di Diekirch, tra le principali località sul posto. Sono tutti percorsi panoramici che attraversano cornici paesaggistiche davvero incantevoli; sembra di camminare attraverso un ambiente che richiama le fiabe o ambienti fantasy. Queste escursioni conducono nell’idilliaca valle del Sauer, camminando attraverso boschi fruscianti e lungo il pittoresco paesaggio, con tratti anche un po’ ripidi. Questi sentieri conducono anche alla scoperta di caratteristici unti salienti come il castello di Esch-sur-Sûre che si trova vicino al percorso, oltre ai numerosi punti panoramici.

Il bacino idrico dell’Alta Sûre si trova nel cuore dell’omonimo parco naturale ed è una delle mete escursionistiche più belle di tutto il Lussemburgo. Intorno al lago si estendono diverse radure prative, che – all’occorrenza – fungono anche da zone balneabili, nel senso c’è la possibilità di accedere all’acqua; alcune di queste radure sono raggiungibili solo dopo una passeggiata di poche decine di minuti. Il principale sentiero inizia all’estremità occidentale del lago Upper Sûre, a Pont Misère, sviluppandosi tra colline e valli, seguendo il corso tortuoso del lago con punti panoramici che offrono viste mozzafiato sull’acqua e le campagne intorno. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

“CONNEMARA” nel Gæltacht (IRELAND)… l’autentica wild dell’isola verde!

Essere nel Gæltacht, “vivere” il Gæltacht, significa essere in un’area che parla principalmente la lingua gaelico/irlandese invece che quella inglese. Naturalmente, quasi tutti qui parlano anche inglese, ma è il gaelico la principale lingua con cui gli abitanti dell’area si esprimono, conferendo all’intera zona un’atmosfera ancor più suggestiva, che si avvicina sicuramente a quel mondo rurale che qui persiste da secoli; atmosfere d’altri tempi difficilmente riscontrabili in altri luoghi, ove l’autenticità di tutte le forme viventi che qui persistono, assume un valore fuori dal tempo.

Il Connemara è una tra le principali mete, da non perdere – assolutamente – se si viene in Irlanda. Una tra le più belle aree d’Irlanda che offre panorami sull’Oceano Atlantico, viste sulle isole di Inishbofin, Inishturk e Inishshark oltre a viste sulle montagne che si estendono in tutte le direzioni. L’Irlanda non è un paese enorme, ma racchiude in sé molti posti davvero speciali in uno spazio relativamente piccolo. Il CONNEMARA è uno stato mentale, un paesaggio bucolico dalle incredibili emozioni, un luogo in cui ritrovar è stessi, un sicuro rifugio ove riuscire a caricarsi di energie.

Con una successione di incredibili panorami da favola il CONNEMARA è un condensato d’Irlanda. Il Parco Nazionale (istituito nel 1980) offre ai visitatori alcuni tra i paesaggi più belli, iconici e pittoreschi di tutta l’Irlanda; quelli che, per intenderci, sono nell’immaginario di tutti noi ogni volta che pensiamo a queste terre. Verdi pascoli frequentati da animali in libertà, torbiere, laghi; le 12 cime del Parco che fanno da sfondo, ruscelli alimentati da piccole cascate; e poi ancora i paesaggi lungo la costa che non fanno parte dell’area del parco ma che completano il suggestivo quadro delle straordinarie bellezze naturalistiche, paesaggistiche e ambientali che caratterizzano questa regione.

Camminare attraverso zone così intensamente ricche di torbiere e specchi lacustri, è questo il luogo dove gli irlandesi cercano le proprie radici gaeliche. Fotogrammi spazio/temporali che si riscontrano, soprattutto, negli ampi panorami, tra le pendici di monti punteggiati di laghetti, interamente cosparsi da massi in granito e ricche di torbiere che si estendono per chilometri; laddove il mare penetra per formare suggestive insenature, baie, promontori. Situato nella contea di Galway, tra immense vallate e una bassa vegetazione caratterizzata da copiosi manti di felcete e brughiere tendenti al giallo, l’interno di tutta la regione del Connemara è di una esaltante bellezza naturalistica.

Il termine gaelico “Conamara” significa proprio “insenature del mare”. Il Connemara altro non è che uno stato di luce, riflesso sotto un cielo fluente che si dipinge – a seconda dei venti dominanti – di grigio e d’azzurro; che si nutre dell’aspra roccia scorticata e della palude fiorita; che si alimenta di laghi ove aleggiano le leggende, che nasconde insenature ove l’eco di canti profondi si perde – come un ululato – trasportato dai venti selvaggi; dall’essenza dei muschi e dall’intenso profumo della terra. Qui la natura assume il suo aspetto “verace”, quello più autenticamente selvaggio. Il Connemara non è solo un luogo geografico, è per goderlo in tutta la sua intensità occorre solo camminare e lasciarsi tutto dietro di sé.

Qui, nel Connemara, è d’obbligo camminare con calma, senza aver fretta di raggiungere cime o posti isolati, ascoltando i suoni generati dalla natura, poiché si è completamente immersi nella wild ed ogni passo, alternato al fiatone, sono gli unici rumori che penetrano attraverso il silenzio. Il Connemara è la parte più iconica d’Irlanda, quella che ricorre più volte alla mente di chiunque pensi alla bella “isola di Smeraldo”, godendo dei suoi panorami che si distribuiscono tra laghi, verdi colline modellate dai venti, aspre rocce, torbiere color ocra e spazi infiniti ricoperti dalla torba.

4 sono i principali sentieri “attrezzati” per godere di questa meraviglia: “Ellis Wood Nature Trail”: un anello di 0,5 km che segue un sottobosco nei pressi di una piccola cascata; “Sruffaunboy Walk”: una facile passeggiata di 1,5 km; “Lower Diamond Hill Walk”: 3 km di splendide vedute sulla penisola di Renvyle e “Upper Diamond Hill Walk”: un sentiero di 7 km che porta in cima al Diamond Hill (445 m in salita), da cui si godono, con una limpida giornata, panorami su tutta l’isola. Qui nascono la maggior parte delle leggende legate al folklore irlandese (tra cui la più nota e conosciuta di tutte: “Whiskey in the Jar”), come quelle di fate e di folletti che si rincorrono tra boschi e montagne, nascosti tra gli ampi spazi incontaminati delle pianure e le dolci colline. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Golfo del GUARNERO/QUARNERO (HR), una natura croata da vivere in assoluta esaltazione dei sensi!

Croazia un mondo tutto da scoprire al lento ritmo dei passi… Siamo in HRVATSKA, cioè in CROAZIA, e ci ritroviamo al centro di un intreccio di più mondi, un crogiolo di culture in cui s’intrecciano le tradizioni balcaniche con l’Europa industrializzata, uno scambio di commerci, di civiltà, di lingue, di religioni e di costumi giunti fino a noi dalle spedizioni venete in oriente compiute da Marco Polo e i suoi fratelli. Quarnaro è il golfo di Fiume lungo la costa istriana. Il nome deriva dal latino mare quaternarium (Quarnero, Quarnaro, Carnaro), un mare composto da quattro parti, che s’apre su quattro importanti rotte marittime (a ovest verso Venezia e Ravenna, a sud verso Zara, a est verso Segna e nord verso Fiume).

Frutto di questa apoteosi fra la terra, il mare e la presenza umana viene esaltata da una simbiosi tra quel microcosmo di meravigliosi contrasti naturali che avvolgono, con la loro incantevole bellezza le aspre montagne a nord; le isole ora copiose di vegetazione, ora spoglie, aride e assolate che si parano a sud; coste rocciose, frastagliate e strapiombanti che si ergono ad est e l’imponete penisola istriana che si staglia sull’orizzonte di ponente. Qui la natura selvaggia domina – incontrastata – su tutto, mentre le spiagge sono rocciose e ciottolose, prive di infrastrutture e tutte da godere!

Il mare e le isole del Quarnero sono popolari tra i naviganti; ci sono tanti piccoli porti ben attrezzati, come i grandi porti dove attraccano traghetti e navi di linea che collegano tutte le isole del Quarnero. Le coste settentrionali delle isole Rab e Pag, così come le coste meridionali dell’isola Krk (l’isola più conosciuta e facilmente raggiungibile perché collegata alla terraferma da un ponte a pedaggio) sono spoglie e poco abitate, non ci sono coltivazioni e ancor meno vegetazione a causa della forte bora, mentre le sponde opposte hanno pinete e boschi che arrivano fino al mare, con baie ben protette, insenature e piccole isole.

Hrvatsko primorje o Litorale Croato è il nome dato alla Riviera di Opatija, a Crikvenica, Novi Vinodolski e all’area di Fiume/Rijeka, in passato mete di vacanze di re e imperatori per il clima mite e la vicinanza. Molti viali o passeggiate sono una delle caratteristiche distintive della costa ove s’affacciano ville e residenze estive con grandi parchi di piante, spesso esotiche, che richiamano gli anni dell’inizio del turismo contemporaneo. Opatija è il cuore del della Regione insieme agli altri paesi della sua Riviera come Volosko, Ika, Icici e Lovrna, così come anche Medveja e Moscenick.

Lungo il litorale – piuttosto frastagliato – con spiagge ciottolose, sabbiose ove precipitano bianche scogliere ricoperte dalla macchia, scorrono diversi percorsi possibili come il “Rijeka Hiking Transversal” (la traversata montana di Rijeka); il “Kapela Hiking Trai” (la via montana del monte Kapela); quello chiamato “Around the Torches of Rijeka” (intorno alle fiaccole di Fiume) e il “Gorski Kotar Mountain Trail” (il sentiero montano del Gorski Kotar). I primi due tracciati collegato diverse aree balcaniche alla costa, il secondo collega le isole principali e il quarto si concentra sui valichi del Gorski Kotar.

Dalle cime croate alle isole il Quarnaro viene circondato dalla catena montuosa dell’alto Carso, ed in gran parte è condizionato dai fattori continentali. Qui si scontrano i frequenti passaggi d’aria fredda (come la Bora da nord est, e la Tramontana da nord), particolarmente nel periodo invernale, Venti fortissimi che rendono difficile sia la navigazione che la pesca. Molte sono le isole deserte; tra esse la più importante è Galliola. Sulla estrema punta meridionale di questa, a causa della sua posizione centrale, è situato un importante faro, così come sugli scogli Porer e Albanese, a sud della Punta Promontore. La più grande città sul Quarnero è Fiume, il più grande porto croato, importante snodo di traffico (stradale, ferroviario e marittimo) e polo industriale, con le attività di servizio e un turismo sempre più in crescita.

Un bel percorso escursionistico ne costeggia, tra città, villaggi, radure, baie nascoste e pinete costiere, l’intero golfo lasciando scorgere – di volta in volta – tutte le sue spettacolari peculiarità come un mare trasparente e fondali blù cobalto, imbarcazioni tipiche che ne solcano le onde, vegetazione mediterranea che si ramifica fino alle rocciose scogliere che assumono forme d’animali come rinoceronti, tartarughe e orsi; mai visti contrasti naturali così belli e spettacolari che vengono esaltati, dalla naturale luminescenza solare, che genera – dall’alba al tramonto – cromatismi di inaudita spettacolarità. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

BRATISLAVA, antica “Pressburg” (SLOVENSKO): la più giovane e la più piccola d’Europa…

Occorre un giorno per girare a piedi, conoscere e scoprire alcuni tra gli angoli più significativi di questa giovane capitale europea bagnata dalle acque del Danubio e posta al confine con l’Ungheria e l’Austria; con un centro storico tale da sembrare un gioiellino urbano tutto da vivere coi suoi numerosissimi negozietti e locali (pub, locande, trattorie, vinerie, birrerie…) dalle appariscenti vetrine e dalle tipiche atmosfere “bohémien” che si rifanno al mondo artistico, intellettuale e letterario del IX secolo. BRATISLAVA non è molto grande, tutte le sue attrazioni ed i luoghi più importanti e significativi sono concentrati nel centro della città; l’anima pulsante ruota all’interno di un borgo storico e medievale che sembra essere diviso in due e attraversato da due larghe arterie stradali, fortunatamente chiuse al traffico veicolare. Tra i principali viali, attraversati dalla linea tramviaria, c’è il viale Obchodnà coi suoi numerosissimi negozi e locali ove gustare pietanze della tipica cucina locale, ai fast food più in voga, agli accoglienti ristoranti tra “modern style” e charme.

Proprio lungo questo viale compare il più antico pub della nazione: lo SLOVAKJ PUB, ricavato dalla struttura di una chiesa sconsacrata. L’ingresso ha una rampa di scale in legno che sale al piano di sopra. Tra antichi eroi slovacchi, spade nella roccia, saghe e leggende legate a santi, eremiti e guerrieri, nel pub (di fine ‘500) si cammina su travi calpestate, per secoli, dai tanti viaggiatori passati da qui; tipiche pietanze e birre locali che ti inebriano ma non fanno barcollare, e quel profumo d’antico che non guasta mai, rendono il luogo molto speciale. Appena superati lo sbilenco (perché a differenti quote) piazzale caratterizzato dal largo viale Hurbanovo nàmestie attraversato dalla tramvia, siamo alle porte della CITTÁ VECCHIA. “Staré Mesto” è, appunto, il fulcro della capitale slovacca. Questa parte della città è piccola, raccolta, accogliente e – attraversandola a piedi – si visita facilmente in poche ore. Il centro storico è attraversato da due principali vie (la Michalskà/Ventrùrska e la Panskà) con vicoli lastricati su cui s’affacciano palazzi colorati dai diversi stili e che raccontano molte vicende del passato.

Siamo sul ponte (most) che immette all’arco “bràna strednà” che attraversa l’antico perimetro settentrionale della città vecchia. Tra vicoli strettissimi, portali in pietra finemente decorati e le meravigliose vetrine del centro storico si incontrano i più importanti edifici e monumenti di Bratislava, le sue caratteristiche statue, nonché numerosi alberghi, ristoranti, chiese, musei e teatri; senza poi dimenticare – naturalmente – i caffè storici che riportano indietro nel tempo. La via che piega e scende a sx lascia apparire, in tutta la sua imponenza, la TORRE di San Michele. Questa è l’unica porta medievale conservata della città che risale al XIV secolo. Coi suoi 51 metri d’altezza era una delle quattro porte cittadine; la ristrutturazione del 1758 diede alla torre un aspetto più barocco. Uno dei monumenti piú significativi della città sia per la sua imponenza che per la storia che l’accompagna. É bello varcare l’arco sottostante e soprattutto percorrere la strada dell’incoronazione con le coroncine incastonate nel manto stradale in ricordo della passeggiata che qui svolgevano gli imperatori appena incoronati.

La via Michalskà/Ventrùrska scende verso sud fino ad incrociare la via Panskà; qui una fontana caratterizza l’unione tra le due vie. Volgendo a dx si giunge presso la parte esterna del centro antico; la bellissima facciata di un palazzo in tardo stile liberty che si sovrappone all’art-nouveau. Qui, sempre a dx, s’apre lo slargo alberato Anton Berdolàk (con fontana) dietro cui primeggia l’imponente torre campanaria della Katedràla Svätého Martina. Il suo campanile dai colori verde/oro termina a punta con la corona ungherese; era la “Chiesa delle Incoronazioni”. Di fronte, oltre la strada soprelevata a scorrimento veloce, s’erge – dall’alto di una verde collina (propaggini meridionali dei Piccoli Carpazi) – il Castello. La vecchia fortezza s’affaccia, in tutta la sua imponenza, sul Danubio con le 4 torri poste ai lati e le pareti bianche; esso è il simbolo indiscusso della città. Per raggiungerlo si prende il sottopasso Podchod pämati, si volge a dx per una prima rampa di scale e poi subito a sx per i gradoni acciottolati di Zàmocké schody, fino a raggiungere la singolare porta delle mura meridionali di Ẑigmundova bràna.

Superata la porta la pista basolata risale sfiorando i bastioni meridionali della cinta muraria fino a raggiungere – sulla dx – l’arco d’ingresso (Leopoldova bràna) che immette nel perimetro interno della fortificazione. Poco più avanti, parte sulla sx una serpentina di rampe dai listelli in cotto che sbuca presso il monumentale cancello sulla panoramica spianata; e qui, a dx, compare in tutta la sua poderosa e magnifica bellezza, il CASTELLO (Kràlovskў palàc na Bratislavskom hrade) di Bratislava, col suo ampio piazzale caratterizzato dalla statua equestre di Svâtopluk. L’imponente facciata del Castello è uno dei punti di riferimento più importanti della città; esso s’apre con una splendida vista sul quartiere medioevale e la parte più antica di Bratislava. Esso è una delle migliori attrazioni della capitale, in una splendida posizione su una collina ai margini occidentali del centro. La spianata s’apre su uno splendido paesaggio, con verde e fiori. Dal cortile del castello si gode di una splendida vista sui tetti città antica e sul fiume Danubio. Oltre a scorgere tutta la città, in lontananza i mulini a vento, che si trovano in Austria.

Il Castello di Bratislava domina l’intero centro storico sottostante, che risulta essere – indubbiamente – la parte più bella della capitale. Usciti nuovamente fuori le mura dalla porta di Ẑigmundova bràna, e rientrando nella vecchia città si attraversa un altro pittoresco angolo di Bratislava; un borghetto (dimora di antiche famiglie ebraiche) con alte e strette case ricco di storia, con slarghi fioriti e belle piazzette distribuite lungo impensabili pendenze, attraversate da strade lastricate e rampe acciottolate ai cui lati si ergono antichi palazzi dai colori pastello. Rientrati nel centro storico della città si cammina lungo la via Panskà fino ad incontrare, presso l’incrocio con Rybârska brâna, un’altra delle figure simbolo associate alla città di Bratislava. Praticamente da un tombino fuoriesce – con le braccia poggiate lungo il bordo della pavimentazione – un buffo personaggio in “bombetta” che sembra divertirsi osservando le persone che camminano su e giù per la via. La singolare figura si chiama Čumil (Man at work o Gaper), e raffigura un lavoratore della rete fognaria cittadina; esso è un’attrazione molto fotografata.

Proseguendo verso occidente lungo il viale Laurinskà si sbuca nell’enorme piazza di Kamennè nàmestie, in cui convergono – e si incrociano – cinque tra le principali arterie che comunicano tra la parte vecchia della città e quella nuova. Edifici di nuova concezione architettonica si alternano alle tipiche costruzioni edilizie e agli ampi spazi urbani determinati dal potere sovietico; un susseguirsi di tempi ed epoche storiche che hanno determinato la vita di questa città e della sua popolazione durante la “Guerra Fredda” e l’oblio della “Cortina di Ferro”. Imboccando via Dunajska prestare molta attenzione al suo lato dx: tra due strette palazzine compare un varco (Liga pasàz, specie di sottopasso quasi al buio), privo di illuminazione, che sbuca lungo il viale alberato di Grösslingovà; un centinaio di metri sulla sx e poi, subito immediatamente a destra per via Bezruĉova, ecco comparire – in lontananza sulla dx – lo splendido campanile della singolare Chiesa Blu dalle bizzarre forme architettoniche (quasi di matrice gaudiana), dedicata a Kostl svătej Alžbety, Santa Elisabetta.

La Chiesa Blu di Santa Elisabetta è una delle principali attrazioni di Bratislava, un monumento di art nouveau tra i più belli della città. Dedicata a Santa Elisabetta d’Ungheria. L’edificio sacro esprime uno forte stile di art nouveau ed è nota come la Chiesa Blu per via del colore della sua facciata. Anche le decorazioni interne, le panche e persino il campanile sono colorate di blu. Il Modrý kostol sembra essere uscito da una favola, sempre circondato da gente curiosa, per via del suo stile unico; architettura secessionista ungherese e anche un pò di arte bizantina, risaltano le sue tonalità dai colori azzurro e turchese, da qui il nome di Chiesa Blu. La giornata volge al tramonto e, purtroppo, siamo riusciti a vedere e conoscere solo alcuni tra i principali edifici, monumenti e luoghi di culto che caratterizzano questa giovane capitale. All’interno della città vecchia ci sono ancora altre “perle” architettoniche come le piazze, che hanno per sfondo i tipici edifici dall’architettura medioevale, rinascimentale e neoclassica che ha sempre caratterizzato queste terre ai margini tra oriente e occidente. Qui le invasioni turche tra la fine del XVI e i primi del XVII secolo furono fermate dagli eserciti europei e qui – noi, purtroppo – di fronte a questo insolito e curioso edificio di culto, chiudiamo il nostro bel giro a piedi per Bratislava. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

BOSA (Oristano, Sardinia) tra le case colorate che si rispecchiano lungo il fiume…

Conosciuta fin dall’antichità col leggendario nome di “Calmedia” la cittadina viene caratterizzata dalla presenza della “trachite rossa”, di cui il sottosuolo della Sardegna ne è ricco; la sua tipica pietra locale è presente in tutte le tipologie edilizie di BOSA, rendendo così il borgo uno tra i centri più belli e interessanti della costa occidentale dell’isola. Qui le strade acciottolate, i palazzi stretti, alti e imponenti coi loro caratteristici balconi, le piazze e i vicoli più stretti catturano l’attenzione del visitatore.

Come una bomboniera, il suo antico borgo, dove il tempo sembra essersi fermato, giace – con le sue antiche abitazioni tinte con colori pastello – ai piedi del Castello (dei Malaspina) che si erge sulla vicina collina. I colori delle case più vetuste e le sue ripide viuzze acciottolate, con incredibili passaggi attraverso porticati e scale rampanti (quasi a “chiocciola”) conducono fino al Castello, da cui si ammirano bellissime vedute panoramiche. Il paese fuori dal borgo, fino a qualche decennio, fu sede di antiche concerie allocate sulla sponda sx orografica dell’unico fiume navigabile in tutta la Sardegna.

Sorta sul fiume Temo, Bosa un tempo era un fiorente centro di attività economica; ed ancora oggi, lungo il fiume, sono ben visibili gli antichi corpi di fabbrica delle concerie che in passato venivano usate per la lavorazione di un cuoio di pregiato valore. Scavalcati l’antico ponte (Ponte Vecchio) su archi in pietra coi suoi basoli secolari che supera il fiume Temo, si viene subito proiettati attraverso quel dedalo di vicoli stretti dalle pendenze accentuate su cui prospettano antichi portali in pietra, chiesette in puro stile catalano, abitazioni ove la luce sembra essere un optional e le botteghe offrono prodotti tipici del luogo. Il cuore pulsante del borgo di Bosa è conosciuto come “Sa Costa”, un quartiere a sé stante.

Eretto tra il 1500 e il 1600 ai piedi del mastio di Serravalle (meglio conosciuto come i Malaspina) il suo principale asse viario (via Carmine) ripercorre le audaci pendenze del colle fino a due rampe di scale (“s’iscala ‘esa rosa” e “s’iscala ‘e s’ainu“, termini locali che indicano le due scalinate in trachite)  che, entrambe, conducono ai piedi del Castello lì dove le case si dispongono a “schiera” e dove i colori pastello – oltre alla verticalità degli edifici – determinano la tipica dimora di Bosa. Qui le pavimentazioni di stradine e i vicoli creano un miscuglio di pietra locale e ciottoli di provenienza marina: esse si accavallano e si intrecciano seguendo l’altimetria del colle, e determinando impensabili volumetrie con gli edifici costruiti dall’uomo.

Edifici che, come si può osservare nella maggior parte dei casi, risultano essere orientati con le facciate che prospettano a Nord e contengono, al loro interno, un vano per ogni piano. Altro singolare aspetto stilistico-decorativo che desta curiosità ed affascina per le sue semplici ed elementari forme espressive sono gli architravi in pietra poste agli ingressi di porte ed entrate di tutte le fattezze, risalenti tra il XIV-XV secolo, piccoli ma significativi elementi strutturali tutti decorati (o incisi) con bassorilievi. Il viaggio alla scoperta di Bosa si conclude verso il mare, presso la Marina di Bosa in corrispondenza della larga foce del Temo, in direzione di quel sottile promontorio (isola rossa) da cui si erge la possente Torre aragonese ed il bianco Faro. (testi ©Andrea Perciato; photo Maria Rita Liliano & A. Perciato)

Valle dell’Orco/Ceresole Reale (TO, Piemonte): lontani dal caos… avvolti dal Paradiso!

Occorrono 2 ore d’auto da Torino per raggiungere Ceresole Reale, borgata montana, distribuita lungo la rotabile che sale al Colle del Nivolet, e che giace allo sbocco della Valle dell’Orco, valle d’origine glaciale denominata anche “Valle di Locana” o “Valle di Ceresole”, modesta porzione di territorio situata nelle Alpi Graie. Abitazioni, strutture ricettive, case e baite che prospettano sulla strada principale lasciano scorgere numerosi scorci paesaggistici su alcune delle vette che fanno da contraltare al massiccio del Gran Paradiso. Siamo, appunto, all’interno dei territori protetti del Parco Nazionale del Gran Paradiso; ed è proprio questa caratteristica celestiale che valorizza l’intera vallata. Mai toponomastica è stata più che azzeccata per determinare un luogo geografico che davvero sembra somigliare – così incredibilmente – al Paradiso; qui è veramente il Paradiso, oppure un Olimpo (mitica dimora degli Dei) che raccoglie così tante e diversificate scenografie ambientali che offrono ricchezza d’acqua con laghi, cascate e torrenti, immensi e tersi cieli blu temperature accoglienti.

Proprio accanto a Ceresole, giace la monumentale diga – opera ingegneristica del ‘900 – che ha dato origine a un invaso (tutt’altro che artificiale) che, raccogliendo le acque del torrente Orco, ha creato uno specchio lacustre in cui si riflettono, cieli, cime montuose e copiosi boschi che si animano di una fauna molto speciale tra cui volpi, marmotte e stambecchi. La valle dell’Orco è una tra le vallate più selvagge di tutto il Piemonte: bellissima da scoprirla a piedi, soprattutto in autunno, camminando tra sentieri e panorami spettacolari, cascate e laghi. Siamo all’interno dei territori che compongono uno tra i più grandi (e storici) territori protetti in un Parco Nazionale: quello del Gran Paradiso; e l’unica rotabile che lo attraversa è quella che sale al Colle del Nivolet, laddove il Piemonte confina con la Valle d’Aosta. Lasciando l’auto a Ceresole è possibile compiere una piacevole escursione risalendo la valle dell’Orco e andando alla scoperta di scenari e scorci paesaggistici che offrono vedute naturalistiche e ambientali che si espandono dai prati e le radure di malghe e capanni, fino alle cime più elevate.

Risalendo lungo pendii prativi si attraversano luoghi e momenti in cui riesce davvero difficile poter immaginare di quanta bellezza questa valle riesce a circondarsi. Passo dopo passo durante la tortuosa e – spesso – ripida salita che porta al colle si resta incantati dal panorama che si espande tutt’intorno, talmente bello e ricco di natura da rimanere senza parole per l’incredibile, suggestivo, incantevole e meraviglioso spettacolo paesaggistico che la natura – tra acque, rocce e boschi – riesce ad offrire; un’autentica estasi di silenzio e meditazione! Addentrandosi sempre di più all’interno del Parco del Gran Paradiso ogni volta si riescono a scoprire un’alternanza di scorci paesaggistici che non sono mai uguali e mai banali; superando – di volta in volta – radure erbose, prati d’altura, pianori ricoperti da cespugli di torba e famiglie di licheni, cime ardite che sfiorano il cielo, paesaggi che attraggono per la variegata bellezza, laghetti distribuiti su più altezze che ogni volta incantano. L’incontro con le marmotte ricompensa della fatica fatta, mentre è difficile vedere gli stambecchi.

Quassù in valle volgendo lo sguardo tutt’intorno davvero sembra di toccare il cielo con un dito mentre l’animo, con un sorriso, alimenta lo spirito raccogliendo tutte le sue possibili energie che riceviamo dalla natura. È difficile saper raccontare e testimoniare ciò che si prova trovandosi al centro della valle dell’Orco, non esistono parole che riescano a descrivere – nella sua completezza – tutte le meraviglie naturalistiche e ambientali che offre questo posto. Quando il cielo è terso, col sole e libero da nubi, qui è davvero l’apoteosi della bellezza. Il sentiero risale lungo tornanti, laddove in alcuni punti risulta essere stretto, spesso non protetto e quasi sempre esposto verso la valle. Tra cielo e terra, cime esposte e baite dai tetti in pietra, qui il panorama è davvero sorprendente; camminando lungo i facili sentieri che si ramificano dalla valle fino a raggiungere i pendii, è facile poter avvistare le marmotte che – sbucando dai loro giacigli, o nascondendosi tra le pietre, giocano a rincorrersi o ascoltare il lontano ticchettio del picchio. Il fragoroso rumore dell’acqua scrosciante segnala la vicinanza delle diverse cascate che durante la salita sono possibili scorgere lungo il percorso.

I diversi alpeggi che si raggiungono offrono tutti lo spettacolo di una natura che si rinnova di stagione in stagione; i periodi più belli per goderla nella giusta dimensione emotiva e contemplativa – anche da un punto di vista della fotografia naturalistica e paesaggistica – vanno dalla tarda primavera all’autunno. I pendii da cui si stagliano le malghe e le baite degli alpeggi, sono cosparsi di azalee e dai cespugli delle varie infiorescenze che si perdono a vista d’occhio per centinaia di metri fino a raggiungere i primi boschi di larici e abetaie. Camminando tra prati, torrenti e balconate erbose, si passa attraverso vasti ambienti composti da radure prative con l’abbondante presenza di acqua e cascatelle che – molto spesso – riescono a dar voce, profumo, respiro e colore ad un ambiente che solo in apparenza si presenta arido e roccioso, attraversando – in successione – le numerose praterie che si alternano, in vicinanza dei pendii, con boschi di larice. Il paesaggio circostante varia dal bosco alle aspre cime, dalla valle circondata da alte montagne e dai torrenti e cascatelle: il Paradiso… esiste! (testi & photo ©Andrea Perciato)