Negli ultimi tempi le nostre curiosità nell’andare alla scoperta di luoghi geografici che sulla carta non “compaiono” e la conoscenza di nuovi territori – molto spesso – inesplorati o lontani dalle più tradizionali rotte di viaggiatori e camminatori, ci induce ad intraprendere viaggi in terre sconosciute. Puntare il dito sul mappamondo e scoprire che ci sono luoghi (paesi o nazioni…?) che non sono rappresentati, né conosciuti (o riconosciuti), da nessun organo istituzionale al mondo (ONU in testa!) ma che si sono autoproclamati indipendenti dalla madrepatria e – in alcuni casi – hanno anche coniato moneta propria. È, questo, il caso della TRANSNISTRIA { Приднестро́вье (Pridnestróvie) in lingua locale }, una striscia di terra compresa tra la Moldavia e l’Ucraina. Ma in effetti dov’è la Transnistria… dove si trova? La Repubblica Moldava di Pridniestrov, è un territorio della Repubblica di Moldova. Alla fine dello smembramento del grande impero delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, questo territorio aveva avanzato formale richiesta di riconoscimento della propria indipendenza, ma – come comprensibile – le pretese non furono ascoltate. In effetti continua ad essere una Repubblica autoproclamatasi indipendente dalla Moldavia e a tutt’oggi viene sostenuta dalla Russia, nonostante neanche il Cremlino ne riconosca ufficialmente la legittimità; praticamente una complicata situazione ancora da chiarire! Avere la possibilità di visitarlo permette di poter fare un salto nel passato!
La Transnistria legalmente fa parte della Moldavia ma è di fatto una Repubblica “indipendente”; un “non stato” che non è riconosciuto dalla comunità internazionale.Questa striscia di terra è collocata nella parte est della Moldavia, tra il fiume Dnestr e l’Ucraina. Popolata da circa 480mila abitanti (di cui 135mila solo nella capitale Tiraspol), ha una sua Costituzione, istituzioni proprie, una lingua “ufficiale” e una propria moneta. La bandiera è a strisce orizzontali rosse e verdi, con falce e martello in alto a sinistra; praticamente una – se non l’unica – bandiera che al suo interno contiene ancora i simboli della rivoluzione russa. Dopo il 1991, due anni dopo la caduta del famoso “Muro di Berlino” e la fine della “Cortina di Ferro” la Transnistria rifiutò sia l’annessione alla Romania – che ne pretendeva la territorialità – sia il nazionalismo moldavo di cui, legalmente, appartiene. La ferma volontà degli abitanti sarebbe stata quella di rimanere territorio russo, entrando a far parte della nascente Federazione Russa. La popolazione della Transnistria è prevalentemente formata da russi, ucraini e moldavi; tutte queste tre lingue sono ufficialmente riconosciute dallo Stato e sono tutte scritte in cirillico. Esistono poi presenze minoritarie di bulgari, rom e gagauzi (gruppo etnico di matrice turca).
La Transnistria è un paese dalle mille sfaccettature, un territorio fatto di persone (la popolazione anziana prevale su quella giovanile), di etnie differenti (rom, gitani, polacchi, ucraini, russi), con – alle spalle – incredibili storie che sanno di un passato che si perde nel tempo. Un paese, questa Transistria, tra i più sconosciuti in Europa di quelli che prospettano (ma non si bagna) sul mar Nero; un luogo sospeso a metà tra la realtà e la fantasia. In molti pensano che non accettino stranieri e dove fanno capire che sia meglio non andare perché risulta pericoloso (cosa non vera…!) o, in molti dei casi, perché non c’è proprio nulla da vedere. Di solito la Transnistria viene descritta come “una terra fuori dal tempo. Gli abitanti di questo stato-non-stato nelle cronache giornalistiche non sono mai citati e spesso restano muti. La Transnistria viene definita una terra pericolosa per “noi occidentali”, praticamente una “terra di nessuno” abitata in maggioranza da delinquenti, cosa non affatto vera. Di solito degli abitanti non si parla mai, se non nei termini di nostalgici comunisti che vivono in una sorta di “buco nero dell’Europa”. Mentre invece qui abbiamo trovato gentilezza, ospitalità ma – soprattutto – tanta curiosita; la domanda che più spesso ci è stata rivolta (in senso di meraviglia) è stata: ma cosa ci fate voi italiani qui? Molti capiscono l’italiano (poiché lavorano in Italia), mentre qualche ragazzino, con nostra meraviglia, intona le rime note di “Bella Ciao”.
Avvicinandoci sulla linea di confine, dopo aver passato un check-point moldavo (presenza di polizia doganiera), si attraversa un km di terra di nessuno fino a raggiungere il casotto, con sbarre e militari, dell’ingresso in Transnistria. La domanda per noi occidentali, in uno strampalato inglese/russofono è: “quanto tempo vi fermate qui in Transistria?” Per un solo giorno ti rilasciano una sorta di biglietto/scontrino (permesso provvisorio) valido – come permanenza – fino alla mezzanotte dello stesso giorno d’entrata nel paese; al contrario se sono più giorni allora le pratiche per entrare si dilungano e si ha bisogno di un permesso speciale che rilasciano stesso al check-point d’entrata. Finalmente si raggiunge TIRASPOL, la sua capitale; questa città ama da sempre sognare di essere russa. L’amore per la Federazione, però, è a senso unico, visto che Mosca sembra non avere alcuna intenzione di annettersi la piccola repubblica, ma che continua a sostenere economicamente pur non riconosce come stato indipendente. Ma andiamo alla conoscenza di questa terra e della gente che la popola! Nella nostra indole di viaggiatori (esploratori di luoghi spesso insoliti), ci interessa molto sapere com’è si svolge qui la vita di tutti i giorni in Transnistria? Oltre a scoprire, naturalmente, perchè questa piccola isola nel cuore di una parte d’Europa orientale sia sempre di più contesa?
La Transnistria è un groviglio di popoli, di etnie e di nazionalità. Un luogo dove i simboli del Comunismo sono presenti ancora un po’ dappertutto, ma in cui – soprattutto i giovani – non tutti ancora credono davvero. In giro per le strade della capitale TIRASPOL, si possono ancora ammirare grandi statue di Lenin, monumenti raffiguranti la falce e il martello e nei ristoranti si gustano i tipici prodotti della lontana (ma non troppo) Russia. La Transnistria è reale, non è una sorta di luna-park per nostalgici o, meglio – per restare in tema – non è il classico villaggio della steppa costruito sul nulla; non è solo l’ultimo baluardo sovietico abitato da nostalgici e fanatici, ma un territorio molto ambiguo, dalle mille sfaccettature e, troppo spesso, dimenticato. Ma il principale scopo della nostra esplorazione è, soprattutto, capire e comprendere un angolo di Europa (quella orientale) troppo dimenticato. Dalla stazione ferroviaria di Tiraspol ha inizio il nostro viaggio a piedi per la capitale. A circa 10 minuti a piedi dalla stazione, proseguendo verso il centro città, si passa attraverso un’area simile a un parco pieno di alberi, e panchine; quasi dal nulla compare – sulla destra – l’abside della Chiesa completamente tinta in rosso e con le guglie (a forma di “cipolla”) tutte in oro zecchino dedica al culto di малыш Иисус (malysh Iisus, Gesù Bambino). Alle sue spalle la singolare struttura della Колокольня (Kolokol’nya, Torre delle Campane). Per vie laterali raggiungiamo finalmente il boulevard principale che attraversa tutta la città.
Procedendo a piedi si trova, sulla destra, si trova la bianca chiesa ortodossa dedicata al culto dei Двенадцать апостолов (Dvenadtsat’ apostolov, dodici apostoli); al suo interno tante scenografiche raffigurazioni della bella e interessante arte sacra orientale (di stampo bizantino/ortodosso). Finalmente si arriva alla piazza principale della capitale della Transnistria ove sventolano – un po’ dappertutto – le bandiere della Transnistria accostate a quella della Federazione russa. Vicino ci sono – che sventolano in successione – le otto bandiere delle rispettive città di riferimento della Transnistria tra cui, ovviamente, Bender e Tiraspol. Inoltre è possibile scorgere, ai suoi piedi, l’ultimo anno festeggiato dall’indipendenza della Transnistria. Dove il tempo si è fermato… Non è vero che a Tiraspol non ci sia nulla da vedere; la città capitale vale comunque una visita se non altro per l’atmosfera da Unione Sovietica che si respira nelle sue larghe vie e nelle sue immense piazze, enormi e vuote, con qualche statua di bronzo qua e là. Tiraspol è una città piacevole con una miscela di vecchio e nuovo. La gente è cordiale e disponibile. Non ci sono siti turistici ma comunque vale la pena conoscerla. Proprio sulla destra, in tutta la sua imponenza, compare una grande statua equestre che raffigura Aleksander Vasil’evic Suvorov considerato uno dei più grandi generali russi d’epoca napoleonica; egli vinse diverse battaglie sia contro i turchi che i polacchi. Egli è il simbolo nazionale di tutta la Transnistria e la sua immagine figura sulle banconote locali.
Sul lato opposto della piazza compare uno dei tanti simboli di Tiraspol: un carro armato (classificato come танк Т-34, tank T-34) posizionato su un terrapieno leggermente rialzato. Si dice che la terra sotto il tank, o almeno in parte, provenga dal campo di battaglia di Stalingrado, dove l’Armata Rossa sconfisse i nazisti durante la seconda guerra mondiale. Di per sé, seppur scenografico, esso e un piccolo vecchio carro armato sovietico con il cannone puntato al cielo e una scritta sul bordo: за. Родины (za. Rodiny). Subito dietro al carro armato c’è uno spiazzo dove i ragazzi si allenano sullo skateboard. Da lì, per un piccolo e stretto ponte, si gode di una bella vista sul fiume Dniestr. Vicino al carro armato compare una chiesetta dalla cupola dorata che abbaglia quando il sole ci picchia contro. Essa la часовня Сан-Джорджо (chasovnya San-Dzhordzho, cappella di San Giorgio) dedicata al culto del santo cavaliere. Fuori dalla cappella, a pochi metri, arde la fiamma perenne di un memoriale che ricorda le vittime di tutte le guerre di questo lembo di (ex) impero sovietico. Il monumento dedicato alle vittime della guerra civile, della Seconda Guerra Mondiale e della guerra della Transnistria (1992). Il Мемориал Славы (Memorial Slavy, Memoriale della Gloria) è un complesso commemorativo che celebra gli eroi delle guerre in Transnistria, in Afghanistan e della tragedia di Chernobyl. I transnistriani sono un popolo molto orgoglioso ed hanno un grande valore per i soldati caduti nella lotta per la loro libertà.
La fiamma perenne che arde nel Memoriale della Gloria è un ricordo costante nel tempo di coloro che hanno dato tutto per il loro paese. Questo monumento ai caduti è suddiviso in sezioni dedicate alle diverse guerre. Le fiamme eterne sono sempre fonte di riflessione e commozione, indipendentemente da dove ci si trovi nel mondo, o da come sia quel particolare paese o città. I monumenti, qui a Tiraspol, sono emozionanti quanto quelli occidentali, anche se possono rappresentare guerre e/o lotte con cui è difficile per noi occidentali relazionarsi. Il monumento marmoreo è dedicato a tutti coloro che sono morti (dentro e) lontano dalla patria, e luoghi come questo sono molto rispettati. Dal Memoriale lo sguardo viene subito catturato sull’opposto marciapiede dall’imponente mole del Soviet supremo, Здание парламента (Zdaniye parlamenta, il Palazzo del Parlamento), simbolo di Tiraspol, un simbolo e la grande statua di Lenin posta su un alto piedistallo di fronte all’ingresso, sono elementi a cui le persone locali tengono molto. Il Soviet supremo è un brutto palazzone d’epoca sovietica che non è stato abbattuto; da quando la Transnistria si è autoproclamata indipendente, questo edificio funge da Parlamento. L’edificio non è aperto al pubblico e ci si deve limitare a poterlo ammirarne dalla facciata. Certamente non si può rimanere indifferenti di fronte alla vista, che potrebbe sembrare anche una visione di tempi andati, del Soviet Supremo della Transnistria.
Ma l’elemento che richiama l’attenzione non è tanto il Palazzo del Soviet, quanto la Статуя Ленина (Statuya Lenina, statua di Lenin) che c’è di fronte. Particolare è il soprabito di Lenin, che appare sollevato dal vento, in linea con la città di Tiraspol, dove soffia sempre una leggera brezza grazie alla presenza del vicino fiume. Alcuni viaggiatori che – come noi – si sono spinti fin quaggiù, osservando l’apertura del mantello di Lenin, hanno ironicamente soprannominato la statua come il “Batman della steppa”. Fino a qualche tempo fa era vietato fotografare sia il Soviet supremo e che la statua di Lenin; noi non abbiamo riscontrato alcun problema a fotografare edifici e simboli che ricordano il passato sovietico di queste terre. Di sicuro, durante tutto il nostro viaggio, abbiamo spesse volte avuto sempre la sensazione di essere osservati o, quanto meno, di essere seguiti (da lontano) a vista d’occhio; anche se ben visti noi italiani siamo, comunque, sempre degli stranieri! Il nostro camminare alla scoperta di questa “Terra che non c’è!” termina con la visita di tutti questi elementi che fanno della Transnistria, e della sua capitale Triaspol, tra le statue di Lenin ed altri personaggi locali, le enormi strade copi palazzoni in puro stile architettonico post rivoluzionario che riportano alla mente il vecchio impero dell’URSS, l’incontro – nonostante le difficoltà di comunicare con lingue lontane tra loro – di un paese più volte demonizzato dai giornali, di un paese sconosciuto ai più. Un ultimo pezzo di quella che fu l’Unione Sovietica; un Paese tra i più sconosciuti in Europa, un territorio a metà strada tra realtà, modernità, tradizioni e fantasia, dove si dice sia meglio non andare perché pericoloso o, in ogni caso, perché non c’è nulla da vedere… questo non è assolutamente vero! Un viaggio laggiù offre la possibilità di scoprire cose mai scritte sui libri di storia e, per gli appassionati come noi, è un’autentica sorpresa tutta da scoprire. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
