OMODOS (Cipro) “Timios Stavros Monastery”, viaggio nel tempo tra cantine e vecchi merletti

Nel cuore dei monti Troodos c’è un antico borgo dalle strade lastricate in pietra che s’intrecciano con vicoli e rampe da cui si espandono i densi profumi del mosto appena mesciato: OMODOS. Omodos è un villaggio di meno di mille anime che durante il corso dei secoli ha mantenuto il suo fascino immutato di un tempo facilmente riscontrabile nelle sue viuzze lastricate e nel lento scorrere degli anni, con i suoi caratteristici negozi, le modeste accoglienze (piccoli hotel e decine di b&b) e i tipici ristoranti; qui è imperdibile l’assaggio dei rinomati vini della regione prodotti nelle locali cantine del borgo.

Nel punto più in basso della bella piazza dalla particolare pavimentazione fatta con pietre levigate a forma di lisca di pesce (prestare attenzione), circondata da caffè, vecchie case, taverne e negozi con verande in legno, laggiù in fondo appena nascosto da un muro in bianco calcare, compare una porta che permette l’accesso, aprendosi con uno splendido esempio di architettura religiosa medioevale: il Timios Stavros Monastery, luogo di culto a cui la popolazione greco/cipriota è particolarmente legata. Il villaggio è costruito attorno al Monastero della Santa Croce che, secondo alcuni documenti, risale addirittura all’arrivo di Sant’Elena (madre dell’imperatore Costantino) sull’isola nel 327; qui Ella portò a Cipro numerose reliquie raccolte in Terra Santa.

Costruito intorno alla metà del XII secolo il monastero assunse, fin da subito, una tale importanza storica e culturale che lo rese uno tra i principali luoghi di culto, di studi e di preghiera dell’intero bacino del Mediterraneo. Qui al Timios Stavros Monastery sono possibili visitare alcune delle celle dei monaci, anche se la parte più interessante è sicuramente la chiesa parrocchiale, con una ricca iconostasi ed alcune immagini sacre. La struttura è ben conservata, e presenta una cinta muraria nella cui parte interna si trovano le abitazioni dei monaci e il museo di arte sacra antica. La chiesa bizantina è una vera chicca; in essa vi è custodita una rara reliquia: quella di un trancio della corda con cui Gesù Cristo fu legato dai Romani alla Santa Croce.

Il monastero sorge maestoso in mezzo ad una rigogliosa natura e si scorge già ad una certa distanza; esso rappresenta di fatto uno dei più noti simboli religiosi di tutta Cipro, poiché tra i più antichi e storicamente prestigiosi presenti sull’isola. Secondo la tradizione il monastero fu fondato nel IV secolo d.C., anche se la data non è del tutto certa. Da tempo vengono attribuiti miracoli al luogo del monastero e questo lo rende – da secoli – molto frequentato da fedeli e pellegrini ed è stato anche evitato che durante la dominazione turca venisse distrutto. Oggi, non più abitato dai monaci, esso appartiene alla parrocchia di Omodos che ne è molto legata e sentitamente devota; una chiesa assolutamente da visitare ed ammirare nella sua semplicità, nel suo rigore architettonico e nella sobria bellezza; la parte settentrionale del monastero era dove si trovavano le celle dei monaci, il Sinodo e le stanze degli ospiti.

Dopo il monastero il borgo di Omodos merita una visita passeggiando attraverso i suoi vicoli, per andare alla scoperta dei negozietti di prodotti tipici (saponi, profumi, vini bianchi e rossi, il pane, le nocciole, i merletti, cesti di vimini e dolci di vinaccia) e per scoprire le antiche cantine da cui si ricava il “nettare di-vino” locale ove fa la sua bella presenza un vecchio torchio. L’intero villaggio, nel suo complesso, appare tranquillo e dalla vocazione puramente turistica; ma non si lascia questa eccellenza dei monti Troodos se non si viene coinvolti pienamente dalle prelibatezze da gustare secondo circuiti d’assaggio appositamente creati (e a volte illustrati) per far godere fino in fondo le atmosfere di questo villaggio. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

KARMY (Cipro del N), Karaman (Karmi) Parkur: il villaggio abitato dai gatti

Tra la costa settentrionale di Cipro (in quella parte dell’isola sotto il controllo “amministrativo” della Turchia) e i vicinissimi monti “Pentadaktilos/Beşparmak” (“Cinque Dita” sia in greco che in turco) quasi affacciato nel vuoto con paesaggi e vedute panoramiche che si aprono sull’immenso, giace questo minuscolo villaggio: KARMY (Karaman). Aggrappato lungo le pendici settentrionali della catena montuosa raggiungere questo villaggio è già di per sé un’autentica avventura, con ripide salite, piste dal fondo sconnesso che si alternano tra cemento e brecciolino, oppure tra asfalto sconnesso e pura roccia. Raggiunti il suo punto principale nella piazzetta adiacente la sobria chiesetta di Παναγία Χρυσοκαρμιώτισσα dedicata al culto greco/ortodosso di San Nicola (uno dei rari esempi di libertà di culto lasciata dai turco-ciprioti), grappoli di antiche case in pietra ed alberi di celso fanno da corona all’antistante platea.

Karmy è un piccolo villaggio situato nella parte occidentale dell’estensione dei monti Gyrne Besparmak nel nord dell’isola e sulla cima della montagna. Il villaggio che ci accoglie quasi come poter vivere all’interno di una fiaba, dove le culture si mescolano armoniosamente in un cruciverba di espressioni appena accennate, i dialetti s’intrecciano di vicolo in rampa, o di portone in balcone, mentre i profumi di una cucina tradizionale accostati alle essenze di erbe aromatiche si rincorrono sospinti dalle folate di una leggera brezza, rendono questo villaggio davvero unico e insolito. Le case all’interno del borgo sono molto curate, e ci sono angoli visitabili in ogni stagione dell’anno laddove, se si ha occhio, è molto facile riuscire anche a trovare particolari scorci, vedute e angoli nascosti per ottimi appostamenti soprattutto per gli amanti della fotografia naturalistica e paesaggistica.

Girovagare tra i vicoli, le rampe, i gradoni, i portici di questo “insolito” villaggio si riesce ad elevare quel senso di pace interiore grazie anche all’aurea di calma che lo avvolge, alle silenziose case tutte tinte in bianco, ai suoi splendidi orti e giardini terrazzati e alle sorprese che i suoi scorci riescono ancora a celare come le tracce della vecchia presenza britannica sull’isola; non a caso, quasi nascosta dietro l’abside della chiesetta alla base di una gradinata, è presente ancora una di quelle “red-cab” (le tipiche cabine telefoniche rosse, a gettoni, in puro british style) che si usavano un tempo per comunicare.

Karmy è un bellissimo villaggio; qui i gatti sono – praticamente – di casa e, soprattutto negli ultimi anni, rappresentano una vera e propria attrazione turistica per tutti coloro che amano questi amici pelosetti a 4 zampe. Immerso nella natura, camminare tra i suoi vicoli e le stradine tutte ricolme di vasi fioriti, genera quel desiderio di estasi che, spesso, non si rispecchia altrove. Qui a Karmy, come già detto, i gatti sono di casa e prendersi cura di loro (cosa che fanno quotidianamente tutti i pochi abitanti del villaggio), fornire i croccantini, coccolarli e giocare con loro è quasi un rito locale che si ripete da tempo. Un paio d’ore di piacevole sosta tra questi vicoli in penombra ritemprano sicuramente dalla calura lungo l’assolata costa e ricaricano le proprie energie.

Quando si viene a Cipro, chiedete come fare per raggiungere Karmy; oltre ad essere uno dei villaggi più incredibili dell’isola, è un posto da non perdere assolutamente, ne vale davvero la pena! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Muzeul Naţional al Satului “Dimitrie Gusti” (Bucarest, RO): tutta la Romania in un villaggio

Nella travagliata storia di Bucarest, tra monumenti che si rifanno al passato “satellite” oltre cortina e una sempre più crescente voglia di riscatto e di mostrarsi al mondo intero come una capitale europea che dimentica il totalitarismo di un tempo e punta tutto sulle atmosfere della “belle epoque”, la città conserva – al suo interno – uno tra i musei all’aperto più interessanti d’Europa: il Muzeul Naţional al Satului “Dimitrie Gusti”, un bellissimo luogo che più che un museo, sembra un viaggio a ritroso nel tempo attraverso la civiltà contadina e la cultura agreste delle aree rurali (vicine e lontane) sparse per l’intero paese. E’ come se fosse un gigantesco villaggio; ci sono tante case vere (e da vedere) provenienti da tutte le remote regioni della Romania (l’antico “granaio” della Dacia, regione già conosciuta dai Romani) e visitarle, conoscere la tipologia costruttiva, i materiali usati, la disposizione degli ambienti (di vita e di lavoro) è un pò come viaggiare attraverso la storia dell’intero paese! Al suo interno s’apre un’ampia area verde che accoglie moltissime case ed alcune chiese storiche che sono state ricostruite dando vita ad uno spettacolare villaggio rurale dove sembra veramente di tornare indietro nel tempo, di quando le abitazioni erano costruite tutte in legno, argilla e paglia e i ritmi della vita erano stabiliti dalla semplicità delle cose.

Storicamente in Romania, come in generale nelle aree dell’Europa orientale e balcanica, la maggior parte delle persone abitava in villaggi di campagna, agli estremi margini delle grandi città. Ed è stato proprio questo lo scopo di aver creato, in una zona un po’ decentrata di Bucarest, questo interessante museo all’aperto, che ospita, offre la possibilità di poter visitare ed illustrare le ottime ricostruzioni dei villaggi delle varie zone rurali sparse per la Romania. Tra le principali attrazioni della capitale rumena, risulta essere molto interessante per chi è appassionato di storia della vita quotidiana, di architettura e di ingegneria ed avrà la possibilità di poter apprezzare le minuziose e particolari ricostruzioni degli edifici e delle infrastrutture; in alcune case, che sono aperte a rotazione, c’è la possibilità di poter anche entrare.

Unico nel suo genere, il cosiddetto “Museo del Villaggio” si trova praticamente nel parco Herăstrău e sulla riva del lago con lo stesso nome, nella zona nord di Bucarest. Si tratta di un museo etnografico dedicato alle tradizioni romene. La visita non è altro che una bellissima passeggiata tra casette in legno ricostruite, che documentano diverse epoche della storia romena, è un vero e proprio tuffo nel passato. Le case, i mulini, le chiese in legno, le stalle, i fienili e tutte le altre costruzioni con gli oggetti domestici collegati alla vita rurale della Romania dei secoli scorsi non sono riproduzioni, ma è tutto originale, direttamente dal passato! Il Museo del Villaggio di Bucarest è un luogo speciale, potremmo quasi dire che possiede un’anima: passeggiando tra le diverse costruzioni, si ha la sensazione di essere veramente proiettati indietro nel tempo in alcuni angoli remoti delle campagne rumene.

La particolarità, nonché la popolarità di questo grande villaggio, è dovuta alla presenza di circa 300 diversi tipi di case e chiese in legno che sono state portate qui nel 1936 da ogni parte del Paese per illustrare la storia e le tradizioni dei villaggi contadini e delle campagne rurali di un tempo. Questo museo/villaggio è un autentico spaccato della vita vissuta nelle campagne rumene durante un periodo compreso tra il XVII e il XX secolo. Una testimonianza storica e diretta dal passato che in alcuni casi rispecchia la realtà presente a tutt’oggi nelle aree più sperdute della Romania, dove le case vengono ancora realizzate con il tetto in paglia e il tempo ha preservato antichi mestieri ed arti come quelle della tessitura, della falegnameria, della carpenteria, della molitura, della mietitura e della ceramica.

Tutte le strutture erette all’interno di questo villaggio, sono edifici originali, prelevati nel loro ambiente naturale e inseriti all’interno di uno spazio che, fin dalle origini, ha da sempre voluto ricreare – anche se solo virtualmente – alcuni momenti di vita della campagna rumena. Questi “monumenti” dell’antica cultura agreste della Dacia (case, fattorie, fienili, mulini ad acqua e a vento, chiese…) sono collocati ai lati dei percorsi, spesso autentici sentieri, che si diramano all’interno delle recinzioni del museo, proprio a stretto contatto con i visitatori che hanno la possibilità di avvicinarsi, toccarli e varcare le soglie delle abitazioni per osservarle da vicino, in modo da poter vedere al loro interno come erano arredate, come vivevano le famiglie che le abitavano, quali utensili usavano.

72 di questi edifici, tra capanne, case in pietra e argilla e con tetto in torba o fieno, sono stati dichiarati monumenti storici. Nessuna è una copia degli originali; sono tutti autentici, essendo stati acquistati dai contadini nei loro villaggi d’origine, smantellati pezzo per pezzo, trasportati a Bucarest e poi riassemblati all’interno del museo all’aperto. All’interno del villaggio sono presenti case, chiese in legno, mulini ad acqua, mulini a vento, pozzi, croci trasversali, varie macchine (filatoi per fare tessuti di lana e mole per spremere l’uva e semi per l’olio), officine, recinti, ovili e ottantamila oggetti di arte popolare come mobili, elementi d’arredo, tessuti, tappeti, stoviglie, icone sacre.

Il museo è un “viaggio nel tempo“; effettuare un excursus attraverso i suoi vialetti e i corridoi (spesso lastricati in pietra o lasciati appositamente in erba) è come riscoprire l’autenticità della cultura e della civiltà della vita agreste in Romania, una sorta di mondo bucolico che si ripete di casa in casa, di recinto in recinto, di fienile in capanna. Un invito emotivo che accompagna il visitatore al modo di vivere tradizionale di questa regione, ove si esalta quel senso artistico e – al tempo stesso – lo spirito inventivo del contadino rumeno, ma è anche uno dei più attivi e affascinanti centri di ricerca, restauro e conservazione del patrimonio culturale nazionale.

Tra le strutture più interessanti presenti all’interno del villaggio/museo c’è la chiesa greco-cattolica di rito cristiano/ortodosso proveniente dalla regione di Dragomireşti, sui Carpazi settentrionali. Al suo interno le pareti sono tutte decorate e affrescate; costruita nel 1722 fu smontata pezzo per pezzo per il trasporto, e poi riassemblata in questo museo all’aperto di Bucarest. Un autentico capolavoro dell’ingegneria rurale, così come dell’arte, della fede e della cultura contadina.

Camminare attraverso i viali alberati, spingersi fin quasi a sfiorare le sponde del lago, entrare nel vivo della cultura popolare di questa regione balcanica, offre uno spaccato di vita che ha attraversato i secoli e che è riuscito – tra le mille difficoltà del corso della storia passata e recente – a mantenere integro quello spirito che restituisce l’autenticità di un popolo: operosa, disponibile, accogliente, ospitale… proiettata verso un positivo cambiamento nel futuro, ma senza dimenticare le sue arcaiche tradizioni che ne hanno fatto una tra le più interessanti regioni del vecchio continente.

Se passate per Bucarest, non perdete di fare la conoscenza e di scoprire questo gioiello d’arte, di natura e di cultura all’aperto; la sua visita sarà sicuramente uno tra i ricordi più belli e interessanti che vi porterete indietro dal viaggio in Romania. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Lake District (UK): antiche pietre e riflessi di cielo, tra “cerchi” litici e specchi lacustri

La bellezza, il fascino, la curiosità, il mistero… sono tutti ingredienti – questi – che accompagnano l’escursionista a camminare in questa parte dell’Inghilterra del nord, ai confini con la Scozia. Luoghi intrisi di magia, dalle suggestive atmosfere, tra l’emozione di poter toccare con mano pietre millenarie e laghi che riflettono i colori di una rigogliosa natura.

Narra un’antichissima leggenda che quando il Creato plasmò la terra, raccolse le gocce delle lacrime dei peccatori penitenti che chiedevano indulgenza e – con un gesto della mano aperta – sparse queste gocce sulla Terra, proprio tra le montagne della Cumbria, nell’Inghilterra del N-W dando la possibilità, agli uomini, di redimersi offrendo loro un nuovo Eden e creando così il meraviglioso spettacolo dei laghi incastonati tra verdi vallate ed aspre montagne. Luoghi leggendari, così ricchi di natura (boschi, prati, campi, siepi, montagne spoglie che non superano i 1000 metri d’altezza, all’incirca 3200 foot); così ricchi di acque (fiumi, torrenti, cascate, specchi lacustri, paludi…); così ricchi di storia, come le antiche pietre in circolo di Castlerigg Stone Circle, risalenti ad oltre 3000 anni fa, una piccola Stonehenge nell’Inghilterra del Nord. Esperti, studiosi e ricercatori ritengono che Castlerigg Stone Circle sia probabilmente il monumento neolitico più antico d’Europa (sito per cerimonie, rituali religiosi o luogo di scambi commerciali) e che tali pietre abbiano un significato astronomico come l’allineamento tra i pianeti o le stelle, oppure come precise geometrie megalitiche. Esso è composto da un anello ovale con l’asse N-S di 32 m di larghezza e l’asse E-W più corto di 29 m. Attraversare da nord a sud il Parco Nazionale dei Lake District è una continua apoteosi di sorprese, di meraviglie, di incredibili bellezze naturali che cambiano luce e colori durante l’arco della giornata; quassù le giornate sono lunghe e alle 22,00 ora locali il sole (al tramonto) è ancora ben visibile oltre l’orizzonte.

Ciò che sorprende lungo le pendici di queste (solo in apparenza) aspre montagne sono le incredibili pendenze dei muretti a secco costruiti con pietre locali, tutte tagliate e modellate nello stesso modo; alcuni di questi giungono fino alle cime dei rilievi più alti e raccolgono – al loro interno – verdi prati, ottimo foraggio per le mitiche pecore inglesi e delle mucche al pascolo. Bellissimi paesaggi che hanno ispirato per secoli generazioni di artisti britannici. La cultura locale, è di origine prevalentemente Celtica, così come anche il nome della regione (la Cumbria) derivano dal quella dominazione. Piccoli villaggi, modeste cittadine e vivaci paesini incontrati lungo i sentieri sembrano davvero essere usciti fuori dalle pagine di un libro di fiabe; cimiteri monumentali, corvi che gracchiano su croci in pietra, aironi che sostano lungo le rive di fiumi, ruote a pale di antichi mulini (veri e propri monumenti Patrimonio UNESCO) azionati dalla forza delle acque, piazzole e pergolati avvolti dai fiori, e quando le ultime luci del giorno cedono il passo alle ombre della notte, tutto si trasforma in una tavolozza di colori, tutto sembra essere davvero plasmato dalla gigantesca mano di un artista impegnato – da sempre – a rendere questo luogo ove perdersi, senza limiti di spazio e di tempo, sembra essere l’emozione più grande.

Grasmere ed Ambleside sono due delle principali città del Lake District. Il villaggio di Grasmere, adagiato tra l’omonimo lago e i piedi di spettacolari colline, ha molti negozi, pub e caffetterie. Nel suo cimitero si può visitare la tomba del poeta Wordsworth e acquistare il leggendario “Pan di Zenzero” di Grasmere. Tra le escursioni più interessanti ci sono: la Red Bank Road e il sentiero lungo la sponda occidentale del lago verso Rydal Water, un tranquillo specchio lacustre, senza bar-che a motore, ideale per il nuoto, il kayak e il canottaggio. Ambleside, situata all’estremità nord del lago Windermere, è una ottima base di partenza per alcune delle più belle escursioni nel Parco. A un miglio nell’entroterra di Windermere, Ambleside è una vivace città ricca di negozi per attrezzature outdoor, librerie, articoli da regalo, caffetterie, pub e ristoranti. Incastonato nella valle tra verdi colline, è il punto di partenza e di arrivo per tanti hiking tra i laghi. L’attrazione di questa cittadina risulta essere senz’altro la Bridge House, sicuramente l’edificio più fotografato di tutta Ambleside; una graziosa casetta in pietra del XVII secolo che le decine di escursionisti che passano di qui, non possono fare a meno di ammirare oltre al fiume e ai laghi. Guardando la facciata della piccola casa di pietra, si av-verte l’illusione che in essa viva un elfo.

Tutto ciò contribuisce a rendere il mondo dei Lake District un luogo davvero unico e inimitabile e, per conoscerlo e apprezzarne le sue peculiarità, percorrerlo a piedi dalle rive dei laghi alle cime ventose che li circondano, è una sensazione difficilmente provata altrove; quando magia, storia, cultura e natura si intrecciano, il Lake District National Park sono uno spettacolo unico al mondo! Qui gli amanti del trekking hanno di che gioire, vivendo un paesaggio unico per i suoi abbondanti e diversificati habitat acquatici, attraverso percorsi sui quali camminare è un’apoteosi di intensi profumi, di rara bellezza. Specchi lacustri di montagna e fiumi rivestono un’importanza notevole per la gamma di habitat e per le numerose specie ittiche che ospitano. Il parco nazionale ha la più alta concentrazione di attività outdoor del Regno Unito: qui è il luogo di nascita dell’alpinismo ed ospita una vasta rete di sentieri a libero accesso; camminare è un’attività ricreativa che si ritrova già nella “Guida ai Laghi” di Wordsworth (del 1810). Le escursioni attraversano splendidi scenari naturali; e conoscendo la letteratura inglese si apprezzerà ancor più la possibilità di ammirare boschetti, ruscelli e fiori che hanno ispirato la poesia romantica. I luoghi da visitare sono veramente incantevoli; si passa dalle passeggiate su bellissimi sentieri nella natura alle visite di caratteristici paesini adagiati lungo le sponde dei laghi.

Il Cumbria National Park è un territorio capace di accogliere ed accontentare tutti: dagli amanti dell’avventura, ai cercatori di solitudine, dagli innamorati di visioni bucoliche per approdare alle famiglie con bambini. Luogo molto frequentato esso offre di poter vivere una dimensione umana piuttosto marcata: la capacità, quasi una sorta di ancestrale magia, di questo territorio è che riesce a portarti, progressivamente in poche decine di minuti, dal regno degli umani a quello della natura. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

KYKKOS monastery (monti Troodos, CIPRO) e i suoi splendidi cicli di affreschi e mosaici

Per trovare la pace, non c’è bisogno di scatenare una guerra, basta salire lassù, tra le nuvole, e tutto quello che cerchi e che desideri, lo hai davanti ai tuoi occhi. Questa è una delle più belle sorprese che offrono i monti Toodros a Cipro. Una lunga e tortuosa strada conduce fino ad una prima spianata, ma la vera sorpresa è quando si accede nel viale che conduce all’ingresso del mastodontico edificio in cui giace il monastero di KYKKOS ricostruito, nel 1831, dopo una serie di incendi che ne hanno distrutto le originarie strutture. Della bellezza che s’intuisce possa esservi custodita all’interno, già la si percepisce avvicinandosi dall’esterno; un arco d’accesso tutto finemente decorato con figure di Santi e Madonne realizzate dalle tessere di preziosi mosaici che riflettono la luce del sole. Varcato l’ingresso compare un primo cortile irregolare con un duplice piano di loggiati arcuati, altri bellissimi mosaici che caratterizzano le pareti interne, l’accesso alla Chiesa laggiù nel fondo a destra ed una sorta di pulpito (terrazzino in pietra) che, tramite una scala in legno, porta al piano superiore. Qui un monaco medita pregando silenziosamente con le mani aperte rivolte verso il cielo; egli ci porge alcune candele in regalo per accenderle in atto di devozione, come una sorta di ”rituale” da rispettare una volta che si entra nella chiesa principale del monastero. Kykkos è sicuramente il monastero più famoso e, per le sue straordinarie bellezze storiche, artistiche e religiose, il più sontuoso e incantevole di tutta Cipro, fondato da un eremita nel XI secolo, sotto l’imperatore Alessio I Comneno. Ma le sorprese non finiscono subito, così, al primo impatto.

Quella scala in legno porta ad un piano (corridoio e passaggio sotto la torre) superiore ove un incredibile incrocio e sovrapposizione di piani sfalsati, di corridoi porticati, di passerelle, di loggiati conduce ad un cortile superiore ove s’aprono le celle dei monaci e i loggiati che li mettono in comunicazione, dalle pareti ai soffitti arcuati con volte a botte, tutti così incredibilmente ricchi di affreschi e mosaici da lasciare letteralmente senza fiato per l’intensa forza emotiva e per la bellezza artistica che riescono ad esprimere. Tutto l’edificio è ricco di splendidi dipinti e di spettacolari mosaici (ricoperti in “foglia d’oro” zecchino), che esaltano il luogo – oltre all’aurea mistica che l’avvolge – molto bello e suggestivo; senza tralasciare di “leggere”, attraverso le immagini, la narrazione di episodi del raccontano del I (antico) e del II (nuovo) testamento; il ciclo di affreschi al primo piano del grande chiostro invece illustra la leggenda dell’eremita Esaias e del governatore bizantino di Cipro Voutomytis. Tutto il luogo, il complesso monumentale, l’incastro di edifici religiosi, i cortili sovrapposti e i loggiati arcuati che s’intersecano nei punti più impensabili, sono ben tenuti e manutenuti,. La chiesa conserva reliquie di molti Santi e trasuda tutto il fascino del rito Cristiano Greco-Ortodosso. Il monastero di Kykkos è sicuramente il luogo che meglio offre la religiosità, l’arte e la fede che esprime l’isola e raggiungerlo, oltre ad una piacevole conquista per gli occhi, è – sicuramente – anche un appagamento emotivo per l’animo; tappa fondamentale da non perdere per chi giunge a Cipro; una meta e un’ascesa che valgono sicuramente il viaggio. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

monti Toodros (Cipro): l’Artemis Trail e Γιγάντιος Μαύρος Πεύκος, il gigantesco “Pino Nero”

I silenzi contemplativi e le bellezze artistiche di secolari monasteri; abbracciare i “giganti” (esemplari di pino nero) della foresta; tutto ciò lo offre una bella e rilassante escursione lungo le pendici (appena sotto la cima) del punto più elevato dell’isola. Spostandoci dalla costa all’entroterra, nella zona a ovest di Cipro troviamo la catena montuosa dei Troodos, che con le sue fitte pinete domina la pianura centrale. È un luogo ideale per chi ama il trekking, grazie ai numerosi sentieri che si snodano lungo la montagna che in inverno accoglie anche gli sciatori. È qui che si trova il monte Olimpo, che con i suoi 1951 metri è la cima più alta dell’isola.

Secondo la tradizione, il modo migliore per conoscere veramente un luogo è percorrerlo. E nonostante le sue dimensioni minuscole, l’isola di Cipro racchiude, nei suoi dintorni, un contenitore di ambienti naturali e paesaggi diversi che sono maturi per l’esplorazione e la scoperta. Con un clima favorevole tutto l’anno, i grandi spazi aperti dell’isola sono facilmente accessibili e offrono una miriade di opportunità per compiere piacevoli escursioni attraverso la natura, senza disdegnare la storia e la cultura (con la presenza di decine di chiese, monasteri e cappelle), grazie ai numerosi sentieri segnalati e ai tanti percorsi naturalistici. Sono stati creati un totale di 52 percorsi pedonali designati per evidenziare gli splendidi paesaggi e il forte carattere mediterraneo dell’isola. Percorrendoli, sono possibili vedere e conoscere tesori naturalistici di fauna e flora varia, così come i resti del patrimonio minerario dell’isola e altri monumenti interessanti. Sebbene alcuni percorsi siano più impegnativi di altri, la maggior parte esaltano i sensi, frequentandoli specialmente durante i mesi primaverili, quando è possibile godere dei panorami, degli scorci paesaggistici, dei suoni e degli odori che la natura in piena fioritura e in tutta la sua vibrante energia riesce ad esprimere. Questi sono gli ambienti offerti dalle copiose foreste che ricoprono i dirupi e le dorsali dei monti Toodros.

Poco sotto la cima del monte Olympo, e prima di raggiungere i tralicci e la cupola che ne determinano il punto più elevato, parte la traccia di un buon percorso escursionistico, “Artemis Trail” che porta a scoprire le bellezze (la pineta) dei boschi sommitali, un copioso manto forestale da cui si erge – su tutti – un gigantesco esemplare di Pino nero. Lungo la buona traccia di un sentiero battuto dal terreno rossiccio, caratterizzato dall’arenaria, da calcareniti e su cui primeggiano – intersecandosi – numerose “faglie” di rame si giunge al cospetto di un pino secolare (500 anni), con un tronco massiccio dalle dimensioni impressionanti rispetto agli altri pini che lo circondano nelle vicinanze. L’Artemis Trail è un sentiero che ha un andamento quasi circolare, si percorre ad anello ed è alla portata di tutti, anche degli escursionisti in erba; è un tracciato semplice, molto tranquillo, e percorrerlo regala quel senso di pace assoluta (spesso dimenticato) e di benessere per il corpo e la mente. Effettuare questo percorso è, sicuramente, una valida alternativa per chi vuole fare qualcosa di diverso dal solito mare senza essere troppo impegnativo o che possa richiedere particolari capacità tecniche. Il sentiero è semplice, ben segnalato e abbastanza chiaro (solo l’ultimo km bisogna prestare attenzione e passare alle spalle del cartello del pino cinquecentenario) in mezzo a secolari pini neri; alla sua base un chiaro cartello esplicativo (bilingue: greco e inglese) ne illustra le caratteristiche botaniche. Da quassù, poi, il panorama che s’apre lungo l’orizzonte e i profondi valloni sottostanti, hanno qualcosa di veramente incredibile, da provare… (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

ESSAUOIRA (الصويرة, Marocco): la piccola “fortezza bianca” sull’Atlantico, insolita “Casablanca” di John Wick 3

Lungo la costa del Marocco, a occidente di Marrakech c’è una città, Essaouria, placidamente adagiata sull’oceano Atlantico ove la gentilezza è il comune denominatore della gente che vi abita; una città come se fosse sospesa nel tempo; coi suoi colori accesi, i suoi odori avvolgenti, le sue architetture e i sorrisi delle persone che s’incrociano. Circondata da un doppio perimetro di mura, al suo interno giace una spettacolare Medina (Patrimonio UNESCO) con le case tutte tinte in bianco, la fortezza e i bastioni, la pacatezza della gente, le porte, la Kasbah, il souk, le decine di botteghe artigiane; un must di cultura arabo-musulmana che si è ben amalgamato con la forte influenza europea che qui ha mantenuto, per secoli, buoni rapporti di scambi e integrazione.

La città è composta da tre quartieri separati tra loro: la Kasbah compreso il vecchio quartiere amministrativo; la Medina, attraversata da due principali assi stradali, una che va da Bab Doukalla al porto, l’altro da Bab Marrakech al mare; e la Mellah, il quartiere ebraico. I “bastioni” (splendido esempio di architettura militare europea – francese e portoghese – del XVI-XVIII secolo) poi sono sicuramente la parte urbana fronte-mare più visitata della città anche perché è stata la location (indicata come Casablanca!) delle principali scene del thriller d’azione “John Wick III Parabellum”.

Una delle Medina più belle e piacevoli del Marocco e del nord Africa è proprio qui, nel cuore pulsante della città; esplorare da soli gli angoli più intensi, misteriosi e meno scontati della Medina è un’esperienza da provare. Ogni passo percorso all’interno della Medina è una conquista, una scoperta; gironzolando un po’ a caso, attraverso le sue stradine senza una precisa meta, diviene istintivo lasciarsi guidare dai colori e dai profumi, seguire con gli occhi i gatti che scorrazzano tra le bancarelle, imboccare quegli angoli apparentemente anonimi, e ammirare le case – tutte bianche – che regalano un’area mistica in un’atmosfera già di per sé fiabesca, da “mille e una notte”. Qui è come se fosse uno scrigno di tesori mai visti, abbastanza grande da perdersi e abbastanza compatta da poterla girare senza difficoltà a piedi. Due sono le vie importanti che tagliano diagonalmente la Medina e si intersecano nel centro della città vecchia di fronte alla Moschea Sidi Ahmed: la stretta Rue Mohamed el Qory e la più ampia Avenue Mohamed Zerktouni. la Medina è intensamente vissuta, piena di gente del posto che va e viene, che acquista, vende o scambia affari. È un piacere camminare attraverso i suoi vicoli, ora lunghi oppure stretti; le alte case imbiancate dalla calce e coi loro magnifici portoni d’accesso in legno tutti colorati di un bellissimo e intenso blue; fermarsi a guardare le mercanzie esposte nei negozietti che vendono di tutto, dalle specialità alimentari locali agli splendidi prodotti di artigianato locale, dall’argento al cuoio, ad oggetti in ebano intarsiati con madreperla, dai tappeti ai coloratissimi piatti di terracotta, dalla gioielleria in splendido stile arabo alle spezie, dal tè ai sandali in pelle dalla classica punta allungata, dai cuscini finemente decorati alle ampie e raffinate tuniche con richiami florali. La magia della città è racchiusa tutta qui; i principali negozi si incontrano nei vicoli interni, ma vi sono numerosi vicoli, praticamente privi di esercizi commerciali, spesso silenziosi, che si diramano – come un labirinto – tra le mura antiche del centro storico. Il principale istinto del viaggiatore spinto dall’istinto di scoperta e conoscenza, è quello di abbandonare le arterie principali e non appena scruta un vicolo che lo incuriosisce, ci si butta a capofitto nell’andare ad esplorare: questo è il piacere più grande di quando si cammina in una città araba, laddove passaggi sotterranei, spesso bui ed un po’ inquietanti si aprono tra un vicolo, un riad, un arco e un portale.

Altro principale luogo da non perdere di Essaouria è il suo Porto, la vera anima della città. Qui è il posto tra i più vivaci e pittoreschi della città, con le caratteristiche barche azzurre dei pescatori ormeggiate al molo. Al porto regna il caos con l’odore forte e pungente del pesce fresco appena issato dalle reti, pozzanghere d’acqua e grovigli di reti indurite dalla salsedine, più di qualche pescatore che non vuole essere fotografato e gli spintoni dei locali che vanno di fretta mentre il forestiero, stordito da questa babilonia di stimoli, sta involontariamente intralciando il passo o le abituali operazioni di chi, in questo porto, è di casa. È sicuramente anche la zona più attiva e frenetica del fronte mare, con i pescatori che scaricano il pesce appena giunto dalle pesche notturne, Un brulichio di anime urlanti, sorridenti e chiassose ove tutti contribuiscono a far conoscere i prodotti appena giunti sul molo: vi sono quelli che lo puliscono e lo vendono su bancarelle improvvisate; quelli che seduti all’ombra di uno scafo riparano o piegano le lunghe reti rosse; quelli che sistemano le nasse; quelli che attrezzano i banchetti per invitare a sedersi e gustare (fritti o alla griglia) il pesce al momento e – garantisco – il pesce oltre che freschissimo è buonissimo.

C’è infine l’Oceano con la lunga (4 km) spiaggia di Sidi-Kaouki, molto bella bella, di finissima sabbia bianca, talmente così fine che ogni singolo granello viene sollevato dal vento che soffia sulla sua superficie. L’oceano che bagna la costa di Essaouira è ben diverso dal Mediterraneo; esso è un mare più da guardare che da nuotare, è sempre increspato dalle onde e l’acqua è fredda. Qui la spiaggia di Essaouira è un posto magnifico; poco consigliata per chi desidera farsi il bagno o stendersi a prendere il sole sulla sabbia; molto frequentata, invece, dai giovani surfisti che qui godono cavalcare con le loro tavole le spettacolari onde oceaniche; per i più romantici guardando l’oceano al tramonto col sole che scivola oltre l’orizzonte è un’esperienza da vivere, annusando l’aria salmastra, ascoltare la voce del vento oppure il gracchiare dei gabbiani.

Di Essaouria si ricorderanno sempre i suoi vivaci colori; l’intensità, l’essenza e l’aroma dei suoi profumi; lo schiamazzo dei bambini che scorrazzano tra i vicoli; il vociare dei mercanti, le urla dei pescatori; gli ululati del vento che serpeggia tra i bastioni e la spiaggia; le sue mura tutte tinte in ocra e le porte delle abitazioni colorate in tutta la livrea cromatica del blù, che vanno dall’azzurro più intenso al colore del cielo e dei fondali marini. Essaouria… un’esperienza da vivere assolutamente! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

“PAΦOS” (Cipro): tra gli splendidi mosaici di Kato Paϕos e le misteriose Tombe dei Re

Kato Paphos (o Paϕos), l’Archaeological Park e i suoi mosaici. I mosaici sono come libri illustrati; essi raccontano storie scritte millenni fa. Varcata quella labile frontiera (Green-Line) che divide in due Cipro, si va alla scoperta delle meraviglie che offre questa parte sud dell’isola. In antichità qui a Cipro i greci e i romani hanno lasciato belle e interessanti testimonianze di questa forma di arte. La “città dei mosaici” di Kato Paϕos è a pochi chilometri dal centro di PAΦOS, sul mare. Ci sono 4 ville romane con mosaici veramente belli, come quelli della “casa di Dioniso”, della “casa di Aion”, quelli della “casa di Teseo” e quelli della “casa di Orfeo”. Intorno al III secolo dopo Cristo un terremoto danneggiò la città decretando l’inizio del suo declino e il definitivo abbandono. Un sito archeologico che si protende sul mare è una meraviglia, molto simile all’area di Posidonia/Paestum in Magna Grecia. Oltre alle ville, l’area contiene anche uno spettacolare “Faro” bianco che si staglia sulla scogliera all’orizzonte, un teatro e rare tracce di pavimentazioni lastricate. Molti appezzamenti raccolti da mura perimetrali (piccoli blocchi in arenaria e calcareniti) sono come vasche ricolme da ciottoli in ghiaia; sotto vi sono nascosti altri mosaici e la ghiaia li protegge dalle intemperie, dalla salsedine e dal sole. Quest’area è esposta completamente al sole. Naturalmente cappellini, occhiali da sole e protezione solare sono altamente consigliabili, oltre a scarpe comode e abbigliamento adatto.

La “Tomba dei Re”, splendore e mistero di una necropoli. Altra meraviglia archeologica di Paphos è la cosiddetta “Tomba dei Re”, un insieme di tombe affacciate sul mare in una location è molto bella. Questa necropoli, in realtà, accoglieva le sepolture di personaggi importanti del patriziato locale e loro servitù, ma mai re. Si tratta di tombe monumentali tutte scavate nella roccia, calcarea e arenaria e – spesso – allocate al di sotto del piano di calpestio, simili alle catacombe romane. Il nome dato alla necropoli fu dato, probabilmente, per la loro particolarità e spettacolarità; pare, comunque, che accogliessero le spoglie di alti dignitari e aristocratici di Paphos, risalenti al periodo ellenistico e romanico. Tutta l’area, oggi riconosciuta come Patrimonio Mondiale UNESCO, giace in un terreno quasi desertico e a poca distanza dal mare e la loro particolarità è quella di essere sepolture e camere sotterranee mantenutesi straordinariamente intatte durante il corso del tempo. Le tombe (quasi cappelle familiari!) sono numerate e collocate in un percorso di visita molto particolare; scendere al di sotto di esse è come scoprire un mondo particolare in cui il silenzio regna sovrano: loculi, cunicoli, archi, stretti passaggi in cui s’avanza carponi, rampe, colonne e capitelli consumati dal tempo e dagli agenti atmosferici. E si può solo immaginare di come le sepolture avessero un cerimoniale molto singolare, vista la cornice paesaggistica e ambientale molto particolare in cui erano inserite; mentre ancora oggi, chi giunge qui e scopre questo particolare “mondo della penombra”, sembra quasi di rievocare i fasti di un tempo. Paphos è un’altra tappa obbligata di chi giunge qui a Cipro; perdere la visita in queste aree archeologiche è altamente sconsigliabile, è come finire un pranzo… senza aver gustato il dolce! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Cipro: FAMAGOSTA (Gazimagusa), le mille contraddizioni di una città turco-cipriota

Non puoi dire di essere stato a Cipro se non hai camminato tra le bellezze storiche, artistiche e architettoniche di questa città, nonchè lanciare uno sguardo ai suoi quartieri abbandonati, per capire – da vicino – le incomprensibili divisioni di un territorio conteso da anni. Famagosta è, soprattutto, la città più incredibile dell’isola. É impossibile evitare di rimanere incantati dalla sua magnifica bellezza. Fra i tesori in essa custoditi si evidenziano: l’immensa cattedrale gotica con un minareto in cima, decine di straordinarie chiese tutte dirute e in completo stato di abbandono, un quartiere fantasma. In questa città il tempo si è fermato al 1571 l’anno in cui, dopo un assedio di dieci mesi, i duecentomila soldati di Lala Mustafa Pascià sconfissero gli ottomila soldati dell’esercito veneziano e greco, agli ordini di Marcantonio Bragadin. Numerose sono le rovine di chiese bizantine sparse nel centro storico; molti dicono che fossero almeno 100, altri ancora narrano che un edificio di culto fosse stato eretto per ogni giorno dell’anno, tanto da renderla una città ricca, magnifica, tale da renderla uno dei gioielli del Mediterraneo. La città, molto eterogenea, presenta una varietà di edifici di culto dalle molteplici confessioni: cattolici, ortodossi e armeni, oltre a cappelle di principali ordini militari. Per secoli fu crocevia obbligato nello scambio di merci tra Oriente ed Europa, divenendo così la più ricca città del Mediterraneo. Famagosta, dal 1489, divenne la principale roccaforte dei Veneziani sull’isola e fu qui che i maggiori lavori di fortificazione difensiva vennero concentrati. La conquista turca nel 1571 modificò il destino di Famagosta. Dal 1974, poi, a causa degli scontri militari tra greco-ciprioti e turco-ciprioti, durante quei pochi giorni di battaglia Famagosta si ritrovò a pochi chilometri dalla linea di confine. Il suo centro storico si evidenzia tra abbazie dirute e chiese trasformate in moschee.

Avvicinandosi alla città, per accedere nel suo fulcro principale e conoscere alcuni tra i suoi principali monumenti, si transita dalla “Porta di Terra”; sulla sinistra, verso il mare, compaiono i possenti bastioni della “Torre di Otello”, mentre a destra – nelle adiacenze di un crocevia – in una sorta di catino prativo si ergono gli spettrali ruderi della “Latinlerin St. George Kilisesi”, la Chiesa di San Giorgio dei Latini, prima chiesa parrocchiale cattolica di Famagosta, classico esempio di architettura tardo-gotica, costruita verso la metà del XIII secolo; per la sua costruzione furono utilizzati materiali giunti dalle rovine della vicina Salamina. La sua distruzione avvenne tra il 1570-1571 durante l’assedio turco della città e ciò che oggi resta delle mura (le caratteristiche monofore), evidenziano quel grande esempio di architettura sacra del primo gotico. Osservando da vicino alcuni suoi particolari stilistico-decorativi si scorgono: colonne sottili incorporate alle pareti, con una elaborata manifattura di figure religiose o stemmi gentilizi; un gargoyle inciso a forma di monaco con la bocca aperta, probabilmente usato per drenare l’acqua dalle pareti, e un leone che divora un agnello.

Dopo poche decine di metri si giunge nella piazza principale su cui si staglia, in tutta la sua magnificenza, la Cattedrale di San Nicola, oggi Moschea di Lala Mustafa Pascià. Edificata tra i 1298 e il 1326 è la più grande cattedrale gotica esistente a Cipro e la sua facciata venne realizzata su modello della chiesa di Reims; il minareto aggiunto sulla torre campanaria sinistra determina la sua trasformazione in moschea. Considerata il più grande edificio medioevale della città, nel 1954 fu intitolata al Gran Visir albanese Lala Kara Mustafa Pascià comandante delle forze ottomane contro i Veneziani a Cipro. L’imponente struttura, oltre alla monumentale facciata, offre un interno (consentita la visita anche ai non musulmani, purchè scalzi) davvero incredibile: la struttura ha mantenuto i suoi lineamenti gotici, con finestre trilobate e grandi vetrate, ma spogliata di tutti gli arredi che la consacravano cattolica; una serie di sette enormi pilastri; vari mosaici; una pavimentazione in legno (lievemente rialzata dall’originario calpestio) è stata ricoperta da enormi tappeti con scritte in arabo. Niente altari, niente nicchie, ma solo l’importante presenza di elementi tipici dell’islamismo, tra cui spicca – su tutto – il singolare “Miḥrᾱb” una sorta di pulpito con scala che indica la direzione della Mecca, sostanzialmente la “Via del Cuore” verso l’Islam.

A poche decine di metri, sul lato opposto alla facciata della moschea, si scorgono le arcate e le colonne di sostegno di quello che fu Палаццо-дель-Проведиторе, il Palazzo del Provveditore (o di Lusignano); davanti si ergono due colonne dove la tradizione vuole che vi fu legato, torturato e crudelmente ucciso il comandante veneto Bragadin. Le colonne e i capitelli che compaiono qui sono state tutte portate da Salamina; secondo la tradizione, il sarcofago che compare presso gli archi di facciata, conteneva il corpo di Afrodite, mentre sopra l’arco centrale è ben visibile lo stemma di Giovanni Renier, capitano dell’esercito cipriota nel 1552.

Ancora pochi metri e si erge la St. Peter Ve St. Paul Katedrali Kiliseler (cattedrale gotica di Pietro e Paolo) o di Sinàn Pashà, costruita a metà del XIV secolo coi soldi del mercante siriano Simon Nostrano, che donò parte del ricavato di un buon affare avuto a Beirut. Coi turchi, la cattedrale fu ricostruita e trasformata in una moschea, dedicata alla figura dell’ammiraglio Ottomano Sinàn Pashà all’epoca di Solimano I detto il “Magnifico”. Sotto il dominio britannico (1914-1934), la Moschea e il minareto furono chiusi e per molto tempo l’edificio sacro venne utilizzato come magazzino, ecco da cui il nome non ufficiale di “moschea del grano“. Solo molto più tardi, nel 1964, quando Cipro divenne uno stato indipendente dal Regno Unito, la moschea fu trasferita alla biblioteca cittadina.

Non si va via da Famagosta se non si compie almeno una capatina tra i palazzi abbandonati del quartiere “fantasma” di Varosha. Qui, nell’agosto del 1974, di fronte all’avanzata dell’esercito turco dal nord dell’isola, gli abitanti fuggirono e l’esercito turco prese possesso della città. Varosha oggi è deserta e camminando per le sue strade si avverte quel senso di tristezza, quasi inquietante, che permea l’atmosfera della città; ancora oggi, a 40 anni da allora, edifici, negozi e case sono rimasti immutati nel tempo con la polvere che si sovrappone alle macerie. Molti palazzi hanno i vetri sfondati con le pareti bucherellate dai colpi dei proiettili di artiglieria e stanno cadendo a pezzi; tutti stabili disabitati, come fantasmi fermi dal tempo in cui gli abitanti abbandonarono frettolosamente la zona; recinzioni di filo spinato e fusti di latta ricolmi di sabbia bloccano il passaggio e impediscono a chiunque di entrare in tutta la zona. A pochi chilometri dalla linea (Green-Line) di confine tra le due parti, quest’area oggi è sotto il diretto controllo delle forze dell’ONU e dell’esercito turco. Il lato più triste della divisione dell’isola è tutta racchiusa qui: assurdi fantasmi del passato e monumenti alle incomprensibili idiozie che scatenano le guerre! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Cipro: ALAGADI “turtle” beach, ove nidificano le tartarughe

Alcuni tratti di costa che circondano l’isola di Cipro, sono il naturale paradiso per la nidificazione delle tartarughe. Andare a percorrere chilometri di sabbia dorata bagnata da un incredibile mare è come sentirsi proiettati in una dimensione ambientale diversa; il rispetto per il luogo, la sensibilità di chi vi abita nelle vicinanze e se ne prende cura, la protezione stessa del luogo fanno di queste spiagge il privilegiato eden per le tartarughe. Dopo aver camminato lungo chilometri di costa attraverso un paesaggio mai uguale a se stesso e con scorci ambientali che si rinnovano metro dopo metro, dopo aver visitato chiese (di rito greco/ortodosso) abbandonate dalla fuga di fedeli e sacerdoti di rito cristiano e rimasti vuoti perché circondati all’interno di una “sacca” occupata dalle milizie turche si raggiungono – ad est di Kyrenia – spiagge di una particolare bellezza; ed è proprio qui che nidificano e pongono le loro uova le tartarughe; nidi circondati da protezioni e tutt’intorno il vuoto.

Nessuna forma antropica (sdraio, cabine, ombrelloni) lungo chilometri d’ costa, che si divide tra sabbia e scogli, ma la balneazione è permessa e si può nuotare in acque limpide e cristalline proprio dove le tartarughine neonate fanno i loro primi incredibili passi. La spiaggia di Alagadi è una spiaggia libera ed è – quasi certamente – la spiaggia più famosa di Cipro per la frequentazione delle tartarughe marine, che vi depongono le uova. la Società cipriota per la protezione delle tartarughe marine, grazie ai volontari che fanno osservazioni, proteggono i nidi e fanno attività di divulgazione (tra cui il frequentatissimo turtes watch notturno). Il paesaggio viene caratterizzato da una spiaggia di sabbia rossa, sovrastata da dune costiere di sabbia più chiara coperte di vegetazione (macchia mediterranea); molto belle da vedere sul litorale sono anche le fioriture dei gigli di mare. Prima di giungere alla spiaggia c’è un punto informazione dove trovare tutte le notizie utili. Qui il mare non è particolarmente ricco di pesce, neanche attorno alle rocce o nelle praterie di alghe. Bisogna spingersi molto al largo per trovare profondità, ove l’acqua è molto più limpida, dai fondali estremamente trasparenti, ma la vita marina è piuttosto scarsa. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)