L’incanto di un blu tra i più belli e intensi del Mediterraneo, fondali marini che parlano di meraviglia, un mare così aperto che lascia spazio all’immaginazione più profonda, la suggestiva bellezza di un’esplosione di colori offerti dalla macchia… Questo è il paesaggio che fa del monte ARGENTARIO e della laguna di ORBETELLO, un’autentica meraviglia della natura, gioiello di protezione ambientale e patrimonio di biodiversità dei tre mondi: acquatico, terrestre ed aereo. L’Argentario è un promontorio in terra toscana, dalle incredibili bellezze paesaggistiche e panoramiche, incastrato tra la Maremma e l’alto Lazio. Un lembo di terra che fu prima etrusco, poi romano, toccata dagli spagnoli, sfiorata dagli austriaci e posseduta dai francesi; un gigantesco scoglio al largo della laguna di Orbetello, costellato da torri difensive, rocche inaccessibili e ardite fortificazioni, il tutto circondato da una splendida, intensa e profumata macchia mediterranea.
L’Argentario è – scuramente – uno dei promontori più belli della lunga fascia costiera tirrenica; luogo che conserva in sé incredibili bellezze naturalistiche e ambientali e manufatti creati da mani umane, costruiti (e qui ritrovati) nel corso dei secoli a testimonianza delle innumerevoli dominazioni che si susseguirono in questo angolo di costa Toscana. L’isola è una meraviglia della natura, ancor prima del paesaggio, luogo magico collegato alla terraferma grazie a tre piccole strisce di terra. Il monte Argentario è un’antica isola del Mediterraneo appartenente all’arcipelago toscano, saldata nel corso dei millenni alla terraferma da due cordoni sabbiosi indicati “Tomboli” che racchiudono, al loro interno, la Laguna di Orbetello. La sua cima si erge, rocciosa e boscosa, proprio di fronte alle isole del Giglio e di Giannutri e culmina nella Punta Telegrafo (653 m). L’ambiente è prevalentemente roccioso, e precipita in mare in una cornice ambientale esaltata dai profumi della macchia.
Un tempo l’Argentario era un’isola, successivamente l’abbassamento del livello del mare ha consentito di creare un collegamento con la terraferma tramite il Tombolo della Feniglia a sud e il Tombolo della Giannella a nord; due strisce di terra, formate dall’azione delle correnti marine e dall’accumulo di materiale proveniente dai corsi d’acqua dell’entroterra, fino ad originare la Laguna di Orbetello, aggiungendo così un terzo collegamento terrestre nei pressi dell’omonima cittadina. Il complesso e variegato territorio dell’Argentario si eleva dal livello del mare fino a toccare i 635 metri del Monte Telegrafo, il suo punto più alto di tutto il promontorio. Esso presenta due ben distinte fasce costiere: un tratto di costa dall’andamento basso e sabbioso si stende nella parte orientale, mentre in quella occidentale spiovono scogliere e dirupi creando silenziose calette che si riflettono in specchi d’acqua limpidi e dalle mille tonalità d’azzurro.
Da Orbetello quel lembo di terra che emerge appena sopra il pelo dell’acqua della laguna compare – poco accanto sulla sinistra (laguna di ponente) e già ben visibile in tutta la sua caratteristica – il “Mulino”, struttura a forma cilindrica e con la ruota dalle piccole pale di sicura origine spagnola; ben oltre si scorge la sottile striscia di terra della “Giannella”. Quel caseggiato visibile sullo sfondo è Terrarossa, un cruciale punto di snodo tra Porto Ercole (a sud) e Porto Santo Stefano (ad ovest). Ma l’Argentario non è solo una elevazione montuosa ricoperta dalla macchia che emerge dal mare: esso custodisce una lunghissima storia strettamente legata al suo profilo morfologico, un luogo che – nel corso del tempo – ha visto un susseguirsi di culture, di popoli e di dominazioni che hanno eretto, tra queste pendici e le sue alture, possenti sistemi di difesa con torri e maestose fortificazioni a guardia degli orizzonti lungo le proprie coste.
Questo promontorio, che – dall’alto – somiglia molto più a un’enorme isola, non offre solo le incantevoli calette che s’aprono su di un mare dalle incredibili tonalità d’azzurro; all’interno c’è un entroterra ricco di sentieri che tagliano la macchia e narrano, attraverso le numerose fortificazioni presenti, la storia delle dominazioni senese e spagnola. Molti percorsi per mezzo di ripide scalinate, danno l’accesso a splendidi arenili: Cala dei Gessi è una tra le più belle di tutta la Toscana. Non a caso, lungo la costa settentrionale e quella orientale dell’isola, sorgono i due principali insediamenti che caratterizzano il promontorio dell’Argentario: Porto Santo Stefano, frequentato già fin dall’antichità da popoli di navigatori ed abili marinai operanti nel Mediterraneo; sul caseggiato domina l’imponente Fortezza Spagnola e il Forte del Pozzarello; e Porto Ercole, sorto in epoca etrusca e classificato come uno dei borghi più belli d’Italia, protetto dal Forte Filippo e dalla Rocca.
Il percorso che sale da Terrarossa al Convento dei Passionisti è lungo e impegnativo; esso va a svilupparsi attraverso una rete di sentieri che solcano appezzamenti di terreni che un tempo i contadini usavano percorrere salendo a dorso d’asino per raggiungere le terrazze coltivate a vitigni e oliveti, terreni delimitati da muretti a secco, i cui camminamenti vengono abbondantemente circondati da esemplari di agavi in fiore e copiosi “cespugli” di fico d’india. L’Argentario è uno dei luoghi ideali per chi ama le immersioni. I fondali del promontorio sono l’ideale dimora per gorgonie bianche, gialle e rosse, così come anche per le spugne e per una flora molto variegata; sotto queste limpide acque ci si sente come circondati da popoli che abitano il mare. Il territorio del promontorio rappresenta, inoltre, l’estremità meridionale del “Santuario dei mammiferi marini”, una grande area protetta internazionale particolarmente ricca di cetacei.
Numerosi sono quei sentieri naturalistici e quei percorsi escursionistici che girano – in lungo e in largo – o risalgono dalle fasce costiere, passando per i promontori montuosi fino alle più nascoste baie e calette, quasi tutte raggiungibili o a piedi o solo via mare, e che consentono di vivere appieno della bellezza paesaggistica, degli ambienti – fortunatamente – ancora integri e degli scorci panoramici che si possono godere da qualsiasi punto dell’isolotto; scoprire l’Argentario a piedi è possibile! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
