Una Terra strappata al Mare… “E’ di lunghezza circa venti miglia, ove si veggono alti, difficili, aspri Monti, da quel lato ch’è sopra il mare. Et è tanto difficile la via da salirvi… Si veggono, però, tra detti strani boschi molto aggradevoli valli, ove sono belle fontane con altri sorgivi di chiare acque, dalle quali escono laghi, dilettevoli ruscelletti, scendendo con gran murmorio, sussurro… si scorgono tutte le maniere di fruttiferi alberi, si come di aranci, cedri, limoni, pomi, olivi, peri, prugna, pome granate cerese e bellissime vigne… Gran piacere agli occhi, e all’odorato, danno le pareti di mortella, allori, buffi, ellera, gilsomini, rosmerini, rose ed altri simili arbuscelli, dai quali esce soavissimo odore… E’ quivi l’aria temperata, e si apre il mare quasi da ogni lato, et è tutta questa costa habitata”. Così descrisse l’incanto della Penisola dei monti Lattari e la Costiera il famoso geografo viaggiatore emiliano Leandro Alberti nella sua “Descrittione di tutta l’Italia… et le Signorie della Città” (Bologna, del 1550).
Per i Romani, invece, furono i “Mons Lactarius”, identificabili per l’abbondanza di latte prodotto dagli allevamenti sugli altipiani e nelle ampie vallate (Agerola e Tramonti). Questa interminabile muraglia poggia su banchi di roccia sia dolomitica che calcarea formando imponenti masse ciclopiche di pareti a picco aspre e taglienti, emerse dai flutti salmastri circa 70 milioni di anni fa, sulla spinta di sottostrati (porfido) e di possenti banchi calcarei restituendo, col tempo, un paesaggio dalle forme bizzarre e fantasiose, in un mondo sospeso tra cielo e mare. E fu così che, grosso modo, ebbe inizio la storia geologica della “nostra” penisola.
Un promontorio che si allunga proteso nell’azzurro del mare, tra precipiti scogliere a picco ed aspri paesaggi; valli isolate ricche d’acqua (cascate e torrenti) con rocce a strapiombo e profondi baratri. E’ un particolare ambiente, quello della penisola dei monti Lattari, che nel corso dei secoli ha prodotto un’agricoltura intensiva e specializzata ricavata dai tipici “terrazzamenti” i quali, ad una rendita sempre meno conveniente, hanno subito trasformazioni e rimaneggiamenti creanti volumi abitativi prospicienti il mare e la possibilità di penetrare sempre di più verso l’interno ha reso possibile la realizzazione di una fitta rete di strade e stradine con incredibili arrampicamenti lungo i ripidi pendii. Notevole importanza rivestono i giardini sistemati a terrazzo per la coltivazione degli agrumi (limoneti) i quali costituiscono l’impareggiabile caratteristica del sito costiero: alternati alla macchia ed al bosco sono disposti, ordinatamente, con piccoli alberi dalle lucidissime foglie color verde cupo, tra le quali fluttuano i luminosi frutti iridati dal mediterraneo sole.
E questi aspri rilievi, i quali formano la dorsale “lattarica”, dai ripidi e precipitosi verticalismi che raggiungono quote elevate nonostante il mare sia così vicino, creano sul versante meridionale della penisola un clima molto temperato e sempre quasi caldo. E qui, in questi particolari ambienti, riesce molto difficile creare una netta distinzione tra l’elemento naturale (la montagna e la costa) ed il paesaggio ingegnosamente modellato dall’uomo contadino (o montanaro) che, tra le sporgenze e le rientranze di questa frastagliata riviera è riuscito a sistemare i suoi coltivi terrazzati (aranceti e limoneti) con le vigne aggrappate alle rocce, gli olivi e i fichi d’India in tutti quei punti dove l’aspra roccia lo ha reso possibile. La dove i fianchi delle montagne, come le quinte di un palcoscenico, rientrano e sporgono con ampie o strette insenature creando vedute paesaggistiche davvero fantastiche. In quei tratti dove le uniche, ma brevi, spiagge della costiera (Maiori e Minori) si aprono con valloni meno aspri, i pendii di questi possiedono il maggior numero di coltivazioni. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
