GEGHARD (Գեղարդ) Armenia Centrale; fascino, mistero, leggenda e antichi rituali al “monastero della lancia” scavato nella roccia…

Lasciamo la vecchia capitale coi suoi bei palazzi in pietra rossa ed ocra, risistemati dopo la dominazione sovietica, e la vivace popolazione che si da molto da fare per accogliere al meglio il viaggiatore che passa da qui, e si punta verso oriente compiendo una sorta di pellegrinaggio (non solo religioso) andando alla scoperta dei monasteri in Armenia. Attraverso una terra ove il camminare ha un suo fascino molto particolare, tra radure erbose, orizzonti che si perdono oltre i limiti del visibile, boschi di betulle, fiumi, torrenti e rapaci che solcano i cieli. Così come il gelido vento che spazza ogni cosa, quassù tra i 1000 e gli oltre i 2000 metri d’altezza, soffia così forte da sferzare il viso con le sue improvvise refole. Lungo una pietrosa radura, una sorta di campanile in pietra e vetro desta la nostra curiosità. Nell’avvicinarsi scopriamo di essere su un falsopiano roccioso ove s’impennano – come gigantesche statue al di sopra di cumuli in pietra – i “caratteri” dell’alfabeto armeno che consta di ben 53 lettere; simboli e figure, a prima vista, di difficile comprensione. Si continua sempre verso levante attraversando una vallata solcata dalle acque di un impetuoso torrente. Qui i villaggi e le città che si attraversano sembrano essere tutte uguali; dalle simili forme, metrature e cubature queste case basse sono tutte edificate con ruvidi mattoni, senza intonaco, coi servizi spesso fuori e vivacizzati da animali domestici o da cortile.

       Siamo a GEGHARD, luogo sacro incastonato nella roccia; qui le fredde pietre di lapidi, le abrase lastre di antiche sepolture e la suggestiva bellezza del monastero, continua a destare la nostra curiosità, lasciandoci godere delle piccole e grandi meraviglie (non solo estetico/decorative) di questi sacri luoghi, spogli di ogni superflua decorazione, ma immensi nella loro spirituale potenza tra natura e meditazione. Luoghi quasi sempre al buio, ove l’unica luce penetra dall’alto, che accolgono – in un’ascetica aurea di raccoglimento – folle di fedeli e pellegrini in silenziosa contemplazione. Persone devote che qui, da millenni, instaurano un dialogo con le “sacre” pietre; ascoltare in ossequioso silenzio ciò che essi comunicano è – credeteci – un’emozione che non ha paragoni. Lungo la salita che conduce all’ingresso del Monastero di Geghard si possono ammirare delle stele in terracotta raffiguranti i “khachkar” (croci armene finemente scolpite). Il nome originale con cui era conosciuto questo monastero era quello di Ayrivank, che – letteralmente – significa “il monastero della grotta”, al cui interno c’è una fonte d’acqua considerata sacra. Ciò che noi oggi andiamo a scoprire è conosciuto col nome di Geghard, che significa “il monastero della lancia”, con riferimento proprio alla lancia che ferì il Cristo durante la crocifissione; lancia che secondo la leggenda sarebbe stata portata in Armenia dall’apostolo Taddeo e conservata nel monastero insieme a molte altre reliquie, e fa riferimento alla sacra lancia (la Lancia di Longino) che trafisse il Cristo, custodita qui per secoli.

Il monastero di Geghard, nell’anno 2000 è entrato a far parte della lista dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO per il suo eccezionale valore architettonico e storico. Secondo la tradizione, il monastero qui venne fondato nel IV secolo da San Gregorio Illuminatore, nel luogo in cui si trova una sorgente all’interno di una grotta, sorgente che in tempi precedenti al Cristianesimo era ritenuta sacra. Il complesso comprende chiese scavate interamente nella pietra, cunicoli con una sorgente d’acqua sacra e sale con un’acustica stupefacente. Una volta entrati all’interno del monastero è difficile staccare gli occhi dalle decine di particolari architettonici e stilistico/decorativi, dalla preziosità dei suoi manufatti ricavati dalle rosse pietre e dalla maestosità di templi, di vestiboli, di altari delle chiese e monasteri, oltre agli antichi rituali di una cultura cristiana che si tramanda, per generazioni, da più di 2000 anni. Fuori da queste nude pietre, curiosando tra le decine di “khachkar” scolpiti in lastre di pietra rossa, osservando attentamente si scopre che qui – fin dall’antichità – hanno trovato rifugio i numerosi pellegrini, o semplici viandanti, che attraversavano l’altopiano armeno utilizzando le principali rotte della storia; laggiù sull’altopiano, tra gli estesi orizzonti, cade qualche fiocco di neve. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato) ARTICOLI COMPLETI di ESPERIENZE ZAINO in SPALLA CONTINUANO SUL BLOG:

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

Lascia un commento