SANTIAGO (España), camminando sul “tratto francese”: da SARRIA a PORTOMARIN in Spagna. Nella Galizia rurale, l’incanto dei boschi tra muretti a secco, “horrejos” e il cippo dei “100 km”; un mix di sorprese e meraviglia…

Da Sarria a Portomarín sono 115 km ed è forse questa la tappa più emblematica dell’intero Cammino Francese. Ed è proprio da questa località che molti pellegrini, ma nel nostro caso siamo – a tutti gli effetti – viandanti e camminatori, iniziano il loro viaggio (essendo Sarria a poco più di 100 km da Santiago, il “minimo” per ottenere la Compostela) ove l’atmosfera si fa vibrante, conviviale, emozionante. Questo è il tratto più frequentato e percorso del pellegrinaggio lungo il quale si godono paesaggi rurali di rara bellezza, copiose foreste e minuscoli e accoglienti villaggi.

Uscendo da Sarria ci si inebria del respiro della Galizia rurale, si cammina all’ombra di enormi quercete e secolari castagneti. Si esce da Sarria salendo la scalinata monumentale (la “Rúa Maior”) vicino alla chiesa di San Salvador. È una partenza che subito mette in moto e riscalda i muscoli. La pista altro non è che una “corredoiras”: cioè un corridoio scavato che attraversa muretti a secco ricoperti da ampie macchie di felci e di licheni; mentre passo dopo passo, sotto i piedi s’ode il rumore della ghiaia calpestata e delle radici affioranti.

Da qui, da SARRIA, ha inizio un itinerario facile e adatto alla maggior parte dei pellegrini. In questi primi 21 km si attraversano fiumi e foreste, si incontrano piccole chiese e si attraversano piccoli villaggi; molti sono i posti (soste) per fermarsi e bere qualcosa. Successivamente si passa accanto alla Chiesa di Santa Mariña e al Castello (di cui resta solo la presenza di una Torre); qui l’aria del mattino è solitamente fresca e umida, tipica della Galizia, mentre si superano piccoli ponti in pietra sopra ruscelli che scorrono nel silenzio della campagna.

Lungo il percorso si superano minuscole frazioni come “Barbadelo” (con la sua bellissima chiesa romanica di Santiago) e “Morgade”. I pellegrini dicono che questa è una delle tappe più belle del percorso francese. L’itinerario inizierà con questo tratto che va snodandosi lungo piste tratturali e tranquilli sentieri che attraversano secolari quercete che formano autentici tunnel naturali toccando granai storici di pregiato valore architettonico. Subito dopo l’abitato, il sentiero si immerge nella natura più autentica. Ecco attraversare le “Carballeiras” (quercete); camminando sotto tunnel naturali di giganteschi tronchi d’albero secolari che lasciano filtrare raggi di luce creando un’atmosfera che sa di magico.

Giunti a Ferreiros (un punto sosta sul cammino) qui la pista acciottolata diventa molto più irregolare. Poco accanto giace un muretto di pietra dove i pellegrini lasciano sassi, foto e messaggi; da qui in poi – come prevedibile – si potranno incontrare lungo la pista molte più persone che camminano. Si superano piccoli orti privati dove gli anziani coltivano i “grelo” (le cime di rapa) e s’incontrano i famosi “hórrejos”, piccoli e grandi granai in pietra e legno con tetti a falde spioventi, sollevati da terra, che poggiano su pilastri a forma di fungo, particolare struttura utilizzata per proteggere il grano dai topi.

Poco dopo l’incrocio di Ferreiros, tenendo gli occhi ben fissati sul vicino orizzonte della pista, si giunge all’altezza del famosissimo “mojón” (cippo in pietra bianca) che segna esattamente gli ultimi 100 km da percorrere fino a Santiago; questo è il punto più fotografato del percorso, ed è spesso circondato da numerosi pellegrini (o viandanti/camminatori) in attesa di farsi una foto ricordo. Gli intensi profumi della natura circostante determinano il tipico odore della Galizia; un mix di eucalipto, terra bagnata e stalle, attraverso una zona agricola, dove le mucche pascolano a pochi metri dal sentiero.

Dopo chilometri di dolci saliscendi, ha inizio una discesa. Gli ultimi 3 chilometri sono una ripida discesa su asfalto e sterrato in picchiata giù verso la valle; all’improvviso, tra gli alberi, apparirà una vista mozzafiato, la “valle del fiume Miño” e il bacino di Belesar. Sulla sponda opposta, arroccata sulla collina, si scorge Portomarín. Se c’è nebbia (in queste zone molto comune al mattino), che si alterna alla rugiada, il villaggio appare come un fantasma sopra l’acqua del bacino, e la vista di Portomarín con le bianche case e i tetti di ardesia che si riflettono sul colle opposto è davvero iconica.

L’ingresso a Portomarín avviene attraversando un lungo ponte e superando un’ardita scalinata. Per entrare in città si dovrà attraversare un lungo, moderno e alto ponte che sovrasta il bacino fluviale. Appena terminato il ponte, ci si trova davanti a un’imponente scalinata (la “Scalinata della Neve”, ciò che resta di un vecchio ponte romano) in pietra che sale verso il centro del caseggiato. Portomarín (conosciuta anche come la “Città Spostata”) è una città con una storia davvero incredibile. Negli anni ’60, a causa della costruzione di una diga, il vecchio paese fu completamente sommerso. Gli abitanti smontarono pietra su pietra i monumenti principali e li ricostruirono in cima alla collina.

Superando gli ultimi tornanti, si raggiunge l’arteria principale di PORTOMARÍN. Sulla destra s’apre un bel corridoio porticato che conduce alla piazza da cui si erge la mole quadrata e massiccia della Chiesa/Fortezza di San Nicolás. Scrutando le pareti del sacro edificio e osservando attentamente le pietre della facciata, sono possibili vedere dei numeri incisi: questi servivano ai costruttori/restauratori per rimontare correttamente il “puzzle” delle pietre quando la chiesa fu spostata dal vecchio sito sommerso fino in cima alla collina. Qui l’Empanada Gallega (un ripieno di tonno o carne), il principale rustico locale, così come anche la “Tarta” (celebre torta di mandorle) e l’Aguardiente (tipico liquore locale) celebrano i primi 20 km del cammino; e… siamo appena al principio! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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