(dedicato a tutti i miei cari amici siculi!)
Provate a camminare in una città calorosa, solare, vera, autentica… attraverso un mondo bellissimo, fatto di cultura, di profumi, di storia, di sapori, e di stuzzicanti curiosità. Compiendo una intensa camminata nel centro storico di questa II “capitale” di un Regno si avverte di come questa abbia determinato le sorti ed abbia scritto la storia nel Mediterraneo: PALERMO. Il suo Cento Storico ci accoglie in un viaggio che, per magia, ci trasporta indietro nel tempo. Il cuore pulsante del suo Cento Storico ci guida attraverso un muoversi spazio/temporale; un camminare curioso osservando ogni angolo della città, quasi come di sentirla, di immaginare ogni singolo passaggio delle diverse culture che l’hanno caratterizza nel tempo in un vortice di storia, che s’intreccia tra curiosità e aneddoti legati alla sua vita. Grazie alla sua millenaria storia Palermo possiede uno straordinario patrimonio artistico e architettonico di elevato spessore culturale: splendidi edifici storici, palazzi barocchi, templi grechi, teatri neoclassici, ville e stupende chiese. Diversi sono gli stili decorativi che si rispecchiano lungo gli assi viari principali, tra cui via Maqueda che consente di passeggiare tranquillamente ammirando le chiese, i palazzi e i tanti negozi, tra cui quelli bellissimi che espongono le tipiche ceramiche.
Ecco allora riflettersi lo stile “liberty” che – spesso – si accosta al barocco, lo stile normanno che si alterna a quello arabo, più ancora altri stili che sono tutti da scoprire passo dopo passo. Si va alla scoperta di quello che, forse, è l’animo più vero (e poco conosciuto) della Sicilia, esplorando quello che – forse – è il lato più autentico dell’intera città, attraverso la conoscenza di: chiese (in pietra rosa); palazzi gentilizi e nobiliari. Numerosi sono gli edifici sacri e laici d’origine medioevale che si alternano in vivacissime piazze ricolme di gente; mercati rionali che brulicano di bancarelle ove l’urlo dei venditori si rincorre, tra spezie e tipicità locali, come il richiamo alla preghiera da un minareto in un suk arabo, esaltando le prelibatezze che esaltano il gusto e stuzzicano il palato dei più curiosi; vivaci fontane ornate in marmo bianco. Muovendosi dal classicheggiante piazzale del Teatro Politeama, s’imbocca via Ruggiero Settimo fino a guadagnare il bel rettifilo di Via Maqueda (o Makeda). Scrutando ogni possibile angolo che attiri la nostra curiosità, s’apre lo slargo di Piazza G. Verdi in cui giace, alla sua destra, l’impianto settecentesco del Teatro Massimo. Proseguendo ancora per Via Maqueda, si giunge in quello che viene considerato il “vero” centro della città e del suo centro storico: la Piazza dei “Quattro Cantoni”, conosciuta anche come Piazza dei “Quattro Canti”, Piazza “Vigliena” o Piazza “Villena”, oppure ancora “Ottagono del Sole”.
Insomma mille nomi per una piazza (“Quattro Cantoni”, “Vigliena” o “Ottagono del Sole”) tutta da scoprire, da conoscere e – soprattutto – da fotografare. Una piazza ottagonale che sorge all’incrocio di 2 importanti viali: Maqueda e Cassaro (oggi via Vittorio Emanuele). Il curioso incrocio di Piazza Vigliena trae la sua origine dall’appellativo dato al principio: il nome esatto è Villena in onore del vicerè Pacheco de Villena y Escalon, ma le antiche fonti ricordano questo incrocio anche come Ottangolo o Teatro del Sole perché durante le ore del giorno almeno una delle quinte viene illuminata dal sole; fotografarla dal basso la prospettiva restituisce la visione di un ottagono perfetto. I suoi quattro cantoni sembrano dei palcoscenici; quattro storici palazzi dalle facciate convesse tutte uguali che ospitano, al centro, le bellissime fontane sormontate dalle statue raffiguranti le quattro stagioni. La piazza (degli inizi del XVII secolo in puro stile barocco), questo particolare centro (nel centro) cittadino, costituito dall’accostamento di quattro quartieri (il Monte di Pietà/Seracaldaio, la Loggia, la Kalsa e l’Albergheria) che confinano – appunto – con i Quattro Canti, nel punto (centro) esatto in cui vanno ad incrociarsi anche le due suddette vie: Maqueda e Corso V. Emanuele, un fondamentale punto di snodo. Poco più avanti s’apre, sulla sinistra, l’ampio palcoscenico urbano che accoglie Piazza Pretoria, con al centro – di poco elevata al di sopra di una gradinata – la monumentale Fontana Pretoria, conosciuta anche come Fontana della Vergogna, costruita (e qui collocata) in puro stile rinascimentale nella seconda metà del XVI secolo.
Ancora pochi metri e si sbuca in Piazza Bellini ove si stagliano, in tutta la loro imponenza, la Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio e la singolare chiesa di San Cataldo; la prima (in puro calcare/arenaria rosa) con una bella Torre della metà del XII secolo, dalle singolari bifore che si eleva evidenziandosi per i suoi stili bizantino, normanno e barocco al di sopra di una gradinata; la seconda, riconoscibilissima per le sue tre cupole rosse “allineate”, eretta verso la metà del XII secolo, lascia scorgere stili decorativi e architettonici che vanno dal bizantino all’arabo/normanno. Via Ponticello e, successivamente, Via Casa Profesa, sono due arterie minori che, distaccandosi sulla destra immettono in uno dei luoghi “cult” della capitale peloritana: l’incredibile Mercato storico di Ballarò. Immergendosi nel cuore della Palermo più “verace” si entra in stretto contatto con le tradizioni locali, soprattutto in quelli che sono l’anima pulsante, dalle caratteristiche e dal folclore più evidenti dei due mercati più antichi della città: il “Ballarò” e la “Vucciaria” (o “Vucciria”). Sono luoghi, questi, deputati alla degustazione di uno dei cibi di strada più amati della città: il pesce appena pescato preparato al momento in tutte le sue possibili varianti. Camminare tra le bancarelle che espongono – con incredibili geometrie in apparente equilibrio – è un’apoteosi del gusto, ove i profumi densi delle fritture di pesce, si amalgamano con quelli aromatici delle spremute di melograno; un suk magrebino o un bazar di Medina non saprebbero offrire di meglio!
Guadagnati piazzetta Naso si percorre, in tutta la sua interezza, il vicolo Case Nuove avvolto nella sua misteriosa ombra, sicuro riparo dalla canicola; qui, su un muro a destra di una casa, compare il singolare dipinto (quasi un affresco) che raffigura la Santa “patrona” di Palermo, Santa Rosalia, che – affacciandosi dai crinali del monte Pellegrino – dispensa fiori (rose) benedicendo i devoti che a lei si rivolgono in preghiera; anche noi, come segno di rispetto e osservanza del padrone di casa che giace sulla soglia, ci fermiamo ad omaggiare con un saluto questa importante figura religiosa venerata in tutta la Sicilia. Sbucati nuovamente su Via Maqueda, il percorso a ritroso ci riporta nuovamente verso la Piazza (Vigliena/Villena) dei “Quattro Canti”, per poi proseguire sul C.so V. Emanuele, superare Piazzetta Bologni col piedistallo da sui s’impenna la regale statua di Carlo V, fino a sfociare nell’immensa spianata da cui prospetta – sulla destra – l’imponente facciata (col suo ingresso principale) della Cattedrale di Santa Rosalia. In essa sono raccolte le spoglie della Santa patrona di Palermo. Dichiarata Patrimonio mondiale dell’UNESCO ed eretta nella seconda metà del XII secolo, in essa si riscontrano stili decorativi, plastici e architettonici che si rifanno al periodo bizantino, romanico, normanno, islamico, gotico e – specificatamente al suo interno – rinascimentale, barocco e neoclassico.
Percorrendo brevemente Via Bonello, si sfiora la possente struttura del Palazzo della Diocesi che s’affaccia sulla Piazza Indipendenza nella splendida cornice dei giardini di Villa Bonanno determinati dalle geometriche aiuole che raccolgono varietà botaniche di numerose specie arboree. Sul lato opposto chiude – come una gigantesca muraglia di mattoni rossi – il monumentale Palazzo dei Normanni (eretto nel IX secolo è, anch’esso Patrimonio mondiale dell’UNESCO) che oggi è sede permanente della seduta della giunta Regionale siciliana. Il palazzo accoglie, al suo interno, la Cappella Palatina (eretta nella prima metà del XII secolo) che si distingue per i suoi stili arabo/normanno/bizantino. Nuovamente in cammino lungo il C.so V. Emanuele, qui si alternano, con vivaci colori, i numerosi negozietti di souvenir che si alternano a fugaci fast-food, negozietti di antiquariato locale, librerie, laboratori di ceramiche e diverse botteghe di produzioni artigianali come quelle del cuoio. La skyline delle facciate di antichi palazzi e dimore storiche che prospettano sulla strada ogni tanto viene interrotta dai bellissimi giardini e i cortili interni di questi edifici. In prossimità del porto s’apre la Piazzetta delle Dogane determinata dalla presenza dell’antica Chiesa di Santa Maria della Catena, dalla facciata in calcare ed arenaria si esprime per il suo stile gotico/catalano e rinascimentale facendo risalire la sua costruzione tra il XV e il XVI secolo.
Eccoci finalmente giunti sul margine del porticciolo, sovrastato dalla mole di monte Pellegrino, che accoglie le barche da diporto tutte ancorate agli ormeggi e disposte ordinatamente una accanto all’altra. Guardandosi intorno lungo la facciata di un moderno edificio color ocra, giganteggia un murales che raffigura il volto di due tra i più “iconici” personaggi (uomini delle istituzioni) che negli ultimi decenni del XX secolo hanno determinato la storia della città e dell’intera isola col loro impegno nella lotta alla mafia: Falcone e Borsellino che sussurrano tra loro. Poche decine di metri ancora a spasso lungo il margine del porticciolo sul lungomare della ‘A Cala e si sfocia su una piccola spiaggetta dal bianco arenile – l’antico Porto Borbonico – e dai fondali ciottolosi in cui si rispecchiano le numerose tinte di un mare sempre trasparente e così incredibilmente azzurro; uno scorcio paesaggistico sulla costa che va a chiudere, in un’autentica cornice ambientale, questo meraviglioso e intrigante giro a piedi attraverso le bellezze del centro storico di Palermo. Ciao Sicilia “bedda”… alla prossima! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
