BOVA, dall’alto dei suoi oltre 900 metri d’altezza, risulta essere uno tra i “Borghi più belli d’Italia”. La strada per raggiungerlo però non è tra le più agevoli, una serpentina con stretti tornanti che arrancano lungo i ripidi pendii attraverso profondi valloni e rupi calcaree che si alternano a calanchi in arenaria. Il caseggiato di Bova, altro non è, che la “Chòra” dell’Area Grecanica, considerato uno dei borghi più belli d’Italia ed è proprio qui – nella “wild” dell’Aspromonte – che esso esprime il cuore pulsante delle tradizioni greco/calabre.
Bova è un paese di antiche origini, e la patria della cultura grecanica della Calabria. Negli ultimi anni torna a vivere grazie a numerosi interventi di recupero edilizio e di valorizzazione del patrimonio storico-artistico, culturale e paesaggistico. Passeggiare per le stradine del centro storico di Bova risulta essere davvero molto piacevole, immersi completamente nella pace, nei silenzi dei tortuosi vicoli, nei colori delle case e del verde che le addobba, laddove – da sempre – si respira la tradizione grecanica che connota profondamente il borgo.
Tra alcuni dei più bei borghi dell’area aspromontana, soprattutto quelli di matrice “grecanica”, sono stati fatti ottimi lavoro di recupero, ripristino e di restauro architettonico in alcune parti del paese. Qui la gente, chiusa e scostante a prima vista, all’inizio sembra essere timida nei confronti del forestiero, ma bastano pochi minuti di approccio per accorgersi che sono molto gentili, disponibili e ospitali nei confronti del viaggiatore, il che risulta essere davvero un bel biglietto di presentazione nei confronti dei visitatori.
Raggiungerlo è già di per sé un’impresa, ma appena giunti tra le sue prime case, un itinerario a piedi attraverso i suoi vicoli e gli slarghi permette di respirare un’atmosfera come fosse davvero sospesa nel tempo. Abbastanza curato il borgo oggi, tra i residenti della sua modesta popolazione, accoglie anche ospiti che – giungendo dalle più lontane regioni del nord Europa – hanno scelto di stabilirsi e vivere definitivamente qui. Ordinato e pulito, ben conservato, il borgo di Bova val bene una visita, e non solo per gli splendidi panorami che si godono da quassù.
Giunti nella sua piazza centrale (Piazza Ferrovieri d’Italia), ideale punto di partenza alla conoscenza di Bova, compare – improvvisa – la mastodontica e insolita presenza (?) di una locomotiva a vapore (del 1912): la n. 740.054. Ma cosa ci fa un treno a circa 1000 metri d’altezza laddove le rotaie di una linea ferroviaria sarebbero impensabili e fuori oltre ogni logica ingegneristica e geologica…? Nulla, nel merito dei collegamenti da un posto all’altro; molto scenografica e rappresentativa invece è lì a testimoniare gli spostamenti che nel corso dei decenni hanno determinato lo spopolamento del luogo favorendo un gigantesco flusso migratorio e il totale abbandono di queste terre.
Oltre alla Piazza e alla monumentale locomotiva, Bova ha ancora altro da offrire al viaggiatore che si appropinqua tra le contrade dell’Aspromonte come il Museo della Lingua Greco-Calabra “Gerhard Rohlfs”, tappa fondamentale per comprendere l’identità del luogo e la persistenza della lingua greca di Calabria, studiata profondamente dal filologo tedesco a cui il museo è intitolato. Oppure muoversi dalla Piazza Roma (il “salotto buono” di Bova) e perdersi nel cuore del centro. Da qui, è facile lasciarsi guidare dall’istinto tra i vicoli tortuosi e gli edifici in pietra; si passa per il Palazzo Mesiani, dimora gentilizia costruita a ridosso dell’antica cinta muraria.
Laddove riecheggiano i passi sugli antichi basoli in pietra, camminando tra gli slarghi, le rampe e finestre sospese nel vuoto, si nota la segnaletica per il “Sentiero della Civiltà Contadina”. Seguendo le indicazioni si raggiunge facilmente una sorta di museo all’aperto che espone antichi strumenti di lavoro (come macine, presse per olio) sparsi tra i vicoli, trasformando il semplice camminare in un racconto della vita rurale aspromontana. Così come raggiungere anche il Santuario di San Leo (del XVI secolo), un luogo di grande spiritualità e silenzio.
Senza tralasciare di conoscere la Concattedrale dedicata a Santa Maria della “Presentazione” (o Isodia), un sacro edificio di antichissime origini che offre momenti di forte spiritualità e meditazione; esso presenta al suo interno opere d’arte di pregiato valore artistico, come la statua della Madonna con Bambino risalente al 1584. Ma lo spirito esplorativo alla conoscenza di Bova non si ferma soltanto al perimetro urbano del suo centro storico; volgendo lo sguardo all’insù sono possibili scorgere le rovine di ciò che resta della sua importante rocca: il Castello Normanno.
Bova è un borgo dai tratti medievali che domina il paesaggio circostante dall’alto, attraverso il dedalo dei suoi vicoli si respira ancora l’atmosfera di antico, di rustico, e le sue caratteristiche casette coi fiori e le piante aromatiche sono davvero belle da vedere. Ma l’itinerario non può che concludersi nel punto più alto: con la “Grotta degli Innamorati” dove la tradizione vuole che le coppie vadano a promettersi amore eterno, e i ruderi del Castello con il “crocione” nella sua parte più elevata; questo castello ha dato origine anche a diverse leggende locali.
Su un macigno, tra le rovine del maniero, è ancora ben visibile l’impronta (“Orma della Regina”) del piede di una donna che – come narra la leggenda – sarebbe appartenuto alla Contessa Matilde di Canossa che aveva ricevuto il castello in dono dal Pontefice Gregorio VII. Se l’orma corrispondeva con quella del piede di una fanciulla, quest’ultima avrebbe scoperto di discendere dalla famiglia della Contessa, oppure la roccia si sarebbe improvvisamente aperta facendo scoprire a quest’ultima un tesoro custodito da tempo.
Ed è proprio nella sua parte alta con la “Grotta degli Innamorati” e i ruderi del “Castello” e il “Crocione” che Bova trova il suo massimo splendore, sia per i panorami che offre, sia per le immagini da cartolina del sottostante borgo che si possono avere. Sebbene ne restino solo dei ruderi scenografici, la salita è ripagata da una vista a 360 gradi (per i panorami e le immagini da cartolina sul borgo) che abbraccia l’Etna in Sicilia, le cime dell’Aspromonte e l’azzurro dello Ionio. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
