“CERRETA/COGNOLE” (SA)… l’incanto della foresta tra cuculi e cervi!

A sud di Salerno, prima di entrare in Basilicata, si estende il Vallo di Diano; in territorio di Montesano sulla Marcellana si estende una bellissima foresta demaniale conosciuta come foresta della “Cerreta/Cognole”, tra le più interessanti d’Italia per la salvaguardia e protezione della flora e della fauna in via d’estinzione. Questa, fin dall’antichità, fu un’ampia macchia boschiva donata dal re Carlo d’Angiò ad un barone di Montesano. Dal 1975 questo bosco fa parte Sistema delle Foreste della Regione Campania; al suo interno un vivaio si estende per 830 ettari con un’escursione altimetrica che va dai 350 ai 500 metri d’altezza.

All’interno della foresta si trovano due fabbricati ed una concimaia, dove si allevano piantine a “radice nuda“. Distribuita sullo spartiacque tra la Campania e la Lucania, la foresta gode della vicinanza di importanti corsi d’acqua. Sede di un allevamento per il ripopolamento del cervo, oggi ospita anche famiglie di muflone “sardo”, oltre ad essere un posto sicuro ove trovano ricovero anche altre specie di animali a rischio di estinzione, come qualche esemplare di lupo e il picchio. Una buona pista, che si alterna a tratti di sentiero, consente di effettuare un bel circuito distribuito su piacevoli saliscendi, e si sviluppa all’interno della foresta attraversando intense macchie caratterizzate, appunto, dalla cerreta.

Un’alternanza di solchi e vallette a carattere carsico determina l’itinerario che serpeggia attraverso giganteschi esemplari di faggio, carpino, acero, frassino e su cui fanno la loro bella comparsa il picchio verde, la beccaccia e il canto del merlo. Proseguendo attraverso la foresta si viene avvolti dagli intensi profumi del sottobosco caratterizzati dalle fungaie, da rari esemplari di tartufo, dai frutti di bosco e dalle numerose specie di erbe officinali. Lo strato arbustivo è ben folto e ricco di agrifoglio, corniolo, ginestra, erica, biancospino e pruno.

Risalendo per i crinali di Cognole, alla equa distanza tra i poggi di Scrufo e del Finocchio compare, ai margini della pista, la bella fonte del Savuco; nel circondario fanno la loro bella presenza anche esemplari di biancospino, della roverella, del pino d’Aleppo e copiosi cespugli di pungitopo. Di tanto in tanto la foresta restituisce gli echi dei grugniti del cinghiale e dei bramiti del cervo e del muflone, mentre graziosi esemplari di daino e capriolo che fanno la spola nascondendosi tra i cespugli in una splendida cornice paesaggistica avvolta solo dai suoi suoni del vento che agita le chiome dei fusti più alti e dalle voci determinate dal canto dei numerosi uccelli (cuculo, upupa) che qui svolazzano indisturbati tra i rami. (tratto dalla guida “CAMPANIA Zaino in Spalla” di ©Andrea Perciato)

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