Se il Sinai genera la sensazione di ritrovarsi al cospetto di Dio, il Parco Nazionale di RAS MOHAMMED genera quella del suo “mistero”. Siamo in Egitto, all’estremità meridionale della Penisola del Sinai, in una successione di spettacolari paesaggi sia terrestri che acquatici, ove l’orizzonte si perde attraverso panorami indimenticabili. Questo è un luogo ove si riesce a comprendere che non tutto ciò che accade ha una spiegazione immediata, ma tutto ha un senso profondo. Il Parco Nazionale di Ras Mohammed è un susseguirsi di paesaggi sorprendenti, tra lagune che cambiano colore, mangrovie uniche al mondo e fondali ricchi di vita; è un po’ come ritrovarsi al cospetto del creato; un luogo, uno spazio perso nel tempo ove è possibile ritrovare (o rinnovare) la propria dimensione terrena.
Siamo alla confluenza tra due importanti bracci di mare (Majma’ al-Bahrayn); un punto dove “i due mari si incontrano“. Geograficamente, il Parco Nazionale di Ras Mohammed è esattamente la punta estrema della penisola del Sinai dove le acque del Golfo di Suez si incrociano con quelle del Golfo di Aqaba. Questo estremo lembo di terra che si protende nel mare non è solo un luogo fisico, ma – simbolicamente – rappresenta l’incontro tra la conoscenza esteriore (la legge di Mosè) e la conoscenza interiore/divina (la saggezza di Khidr), letteralmente “Il Verde” considerato il maestro dei profeti, colui che possiede la conoscenza diretta dei decreti divini che sfuggono alla logica umana; una figura misteriosa che non viene chiamata per nome nel Corano ma che viene indicata come un “servo nostro”.
Dopo un breve spostamento in auto da Scharm el Sheikh, e superati l’acceso al Parco Nazionale improvvisamente compare sull’orizzonte – quasi dal nulla – La “PORTA di ALLAH”, un luogo che emana un fascino quasi magnetico, una suggestione mai provata finora, come un elemento mistico di congiunzione fra il terreno e il divino. Un poderoso monumento in cemento costruito dopo la guerra del 1973, nella sua interpretazione figurativa offre un “inedito” dettaglio, quasi magico, che riguarda la sua composizione geometria e la percezione sia acustica che visiva. Non è una porta nel senso tradizionale del termine, ma un varco nel bel mezzo del nulla, una struttura scenografica che accoglie i viaggiatori e che determina il passaggio verso un luogo speciale. La sua particolarità è nella forma, progettata come una vera e propria scrittura; le linee riproducono caratteri arabi stilizzati che, osservati da diverse angolazioni, compongono i nomi di Allah e Muhammad.
La Porta è un luogo che emana un fascino quasi magnetico. Questo scenografico ingresso è stato progettato dall’ingegnere egiziano Ali Azzam e costruito dalla Arabian Contractors Company tra il 1989 e il 1990. La struttura si compone di 17 elementi di grandi dimensioni, quasi dei monoliti, in cemento “cavo”. Questa imponente porta di pietra è l’originario ingresso del Parco di Ras Mohammed, prima che l’area protetta venisse estesa nel 1993 fino ai 480 km² complessivi attuali. La Porta di Allah altro non è che una soglia più simbolica che fisica: da qui in poi, verso il mare, il paesaggio cambia notevolmente e si entra in una dimensione ambientale dove la natura diviene la protagonista assoluta. La struttura, nel suo complesso, è composta da enormi blocchi di cemento che, visti da lontano, compongono la parola araba “Allah” (il “respiro del Sinai”).
La cosa straordinaria è che il design non è stato pensato solo per essere letto da terra, ma per interagire con il ciclo solare del deserto. Durante determinati periodi dell’anno, le ombre proiettate dai blocchi massicci si fondono con il terreno in modo tale da creare un effetto di “scrittura dinamica“. L’intera struttura non è solo un monumento statico; essa è più definibile in una sorta di “meridiana spirituale” che cambia spessore e intensità a seconda dell’ora del giorno, simboleggiando l’onnipresenza mutevole ma costante. Progettata da ingegneri egiziani subito dopo la restituzione del Sinai da parte di Israele, il design doveva essere una barriera difensiva, successivamente trasformato in un messaggio di benvenuto. I blocchi danno l’idea che la struttura stia insieme per “volontà divina” o per un equilibrio perfetto delle forze, quasi a sfidare la gravità del deserto.
Poco dopo la porta s’apre, verso ovest, il CANALE delle MANGROVIE, praticamente l’unica forma di vegetazione presente in questo estremo lembo di terra egiziana. Vedere questi cespugli in pieno deserto che per sopravvivere si nutrono di acqua marina è uno spettacolo raro. Le mangrove, piante verdi che crescono nell’acqua salata, danno un tocco di colore al pae-saggio desertico, crescendo in un’acqua limpidissima e dalla sabbia bianca. Esse crescono proprio nella zona dove la terra sembra “spaccata” e l’acqua salata penetra nel deserto. Il Canale delle Mangrovie e nelle vicinanze di alcune spaccature generate dai terremoti. Camminare qui, ascoltando il vento del deserto che incontra l’umidità dei due golfi, aiuta a comprendere perché gli antichi abbiano visto in questa punta di terra il confine tra l’umano e il sovrumano.
Pochi minuti occorrono per raggiungere uno dei punti più incredibili e suggestivi di tutto il parco: la spaccatura del terremoto, una profonda fenditura che segna la roccia e racconta, in modo silenzioso ma potentissimo, la storia geologica di questa parte di Sinai. È una stretta crepa aperta in una barriera corallina fossile rialzata. La frattura risale a migliaia di anni fa; la sua superficie era chiusa fino al 1968, quando un forte terremoto interessò l’area, modificando la superficie e aprendo la spaccatura dove l’acqua del mare entra e scorre sotto la terra. Questo fenomeno visivo richiama molto l’idea coranica del pesce che “prende la sua via nel mare in un tunnel“. La spaccatura è collegata al mare attraverso stretti canali sotterranei, che fanno sì che il livello dell’acqua salga e scenda con il movimento delle maree. La frattura è lunga circa 42 metri, larga da 0,2 a 2 metri e la profondità dell’acqua è di circa 14 metri.
Spostandosi di qualche chilometro verso nordest compare la bella e intensa baia di MARSA BAREIKA, un’enorme baia naturale situata nel parco nazionale di Ras Mohamed, con diversi punti di ormeggio fissi lungo la costa; il luogo è ideale per le immersioni e per le esplorazioni marine a bordo costa per mezzo della pratica dello snorkeling, che porta il viaggiatore a conoscere da vicino le straordinarie bellezze naturalistiche offerte dalla barriera corallina. In questa baia le enormi dune di roccia e sabbia bianca scivolano leggermente fino a lambire la riva; affacciarsi dalla loro sommità si gode del paesaggio offerto dalle decine di piccole e grandi imbarcazioni che scorrono – in lungo e in largo – lungo il cristallino orizzonte. Osservando attentamente il suolo, sono possibili trovare le antiche tracce di fossili marini (felci, spugne e conchiglie) che risalgono a circa 80 milioni di anni fa, a testimonianza che queste terre erano sepolte dal mare.
A ridosso di una duna giace l’ECO CAMPING RAS MOHAMMED, un autentico campeggio all’aria aperta, autorizzato dal governo locale e gestito – direttamente – da più famiglie di nomadi beduini (gli autentici “principi” di questa parte di deserto), con tende in stile coloniale e tendoni per l’accoglienza e il ristoro dei viaggiatori. La location e gli amici del deserto sono gente accogliente, cordiale, educata, disponibile e sempre sorridente; la loro particolare ospitalità fa sentire il viaggiatore proprio come a casa sua. Qui ogni richiesta viene gestita con gentilezza e attenzione, e si percepisce – dialogando soprattutto coi beduini più giovani, un’autentica voglia di far stare bene gli ospiti.
Il campo è molto semplice e ben organizzato, perfettamente in linea con l’ambiente naturale che lo circonda. Le tende sono pulite, funzionali e immerse in uno scenario mozzafiato, tra mare cristallino e deserto. Gli spazi comuni sono ben tenuti e curati ed invitano alla convivialità, soprattutto al tramonto, quando il paesaggio diventa davvero magico; questo è, sicuramente, il posto giusto per staccare dal superfluo e riconnettersi con la natura, senza rinunciare all’essenziale. La percezione che si prova, sedendosi alla maniera beduina, è quella di non avvertire un’ospitalità appositamente costruita, ma il sincero calore di una dimensione umana vissuta insieme e condivisa; è proprio questo che fa la differenza tra accoglienza e ospitalità.
L’aver esplorato questa parte di terra egiziana ci ha fatto comprendere quel forte legame in cui la natura, il creato, la bellezza, la meraviglia, lo stupore, la contemplazione, riescono a fondersi con quel misticismo che da millenni ha determinato la storia di questi territori. Giungere fin quaggiù non da turisti, ma da autentici viaggiatori, regala esperienze inedite e – forse – mai provate prima. Il deserto riesce a catturare le tue emozioni, mentre l’azzurro e cristallino mare riesce a fare delle tue sensazioni, un contenitore di stati d’animo in cui riuscire a conservare – principalmente – lo stupore e la meraviglia di un viaggio davvero… fuori dal tempo! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
