EIN GEDI (Israel): il rifugio di re David, un’oasi nel deserto tra canyon, gallerie e cascate

Appena fuori Gerusalemme, e lasciati alle spalle gli ultimi palazzoni (“vuoti”) della periferia della capitale ebraica, sembra di essere proiettati indietro nel tempo di oltre 3000 anni fa. Rocce aride, dure, assolate, che vanno dal bianco calcare al roseo (calcarenitico), senza alcuna ombra di vegetazione, tranne che per qualche appezzamento – caparbiamente ricavato dai contadini – coltivato a ortaggi o a uliveti. Mentre le numerose tracce di piste e sentieri vengono ancora oggi percorsi, a dorso di asinello, da pastori che guidano le numerose greggi di capre e pecore e da agricoltori che cercano – con ostinata perseveranza – di ricavare qualcosa di buono da questa terra inospitale: il deserto. Volgendo lo sguardo oltre le dune rocciose, lungo i profili di cresta sorprendentemente camminano, a passo lento e in fila indiana, carovane di cammelli che trasportano ogni sorta di mercanzia. Sparse qua e là, di tanto in tanto compaiono piccoli villaggi composti da baracche in legno o tende yurta, abitate soprattutto da popolazioni stanziali e – occasionalmente – nomadi.

Circondata dalle vette rocciose del deserto e dalle rive salate del Mar Morto a est, la Riserva Naturale di Ein Gedi è l’oasi più grande e più bella di tutta Israele. É un posto molto frequentato, soprattutto per la presenza di numerose comitive di escursionisti; il luogo è, storicamente, famoso per la sua importanza biblica poiché, come vuole la tradizione, qui trovò rifugio Davide che si nascose dall’istinto omicida mosso dalla gelosia del primo re di Israele Saul intorno al 1000 a.C. Ein Gedi altro non è che un’oasi formatasi, nel corso del tempo, da numerose valli (“wadi” o “uadi” in arabo) tra cui, le più importanti, quelle di David e di Arugot, bagnate dalle acque di torrenti e cascate che rendono piacevole la sosta. Il sito è custodito (e protetto) proprio per la presenza, al suo interno, di una variegata presenza faunistica (stambecchi, piccoli mammiferi simili a marmotte e numerose specie di volatili) e per accedervi c’è una biglietteria. Tralasciando l’aspetto puramente turistico dell’Oasi, con la presenza di numerose comitive che giungono da tutto il mondo, qui è facile ritagliarsi uno spazio temporale per poter vivere, godere e trascorrere – qualche ora – più da vicino delle bellezze storiche, geologiche, naturalistiche e paesaggistiche. Inizialmente si prosegue lungo un sentiero lastricato che poi diviene un polveroso sterrato.

Si comincia a salire superando rare tracce di presenze arboree (cespugli e piccoli alberi) tra ginestre, canne fluviali e giunchi, che caratterizzano questa parte iniziale del percorso. In breve si giunge alla prima di una serie di cascate, un salto di appena 5 metri. Ein Gedi può essere tradotto come la “Primavera del Bambino“. Come vuole la tradizione ebraica, infatti, qui vengono condotti i giovani figli di Israele che – coi loro singolari e pittoreschi abiti tradizionali – sono invitati a bagnarsi sotto questa cascata per sancire il loro passaggio dalla fanciullezza alla pubertà. L’acqua che vediamo sgorgare dalla roccia e solo una illusione paesaggistica; essa invece esce direttamente dal terreno, e a prima vista si ha la sensazione che possa essere gelata, ma in realtà è lievemente tiepida. Si continua a salire spostandosi, spesso, da un lato all’altro del solco del canyon per mezzo di pontili in legno appositamente attrezzati (e sistemati) per agevolare il passaggio da una sponda all’altra. Il sassoso sentiero si alterna, per la progressione, a gradoni scavati direttamente nella roccia calcarea. Nascoste da copiose cespugliaie formate dalle canne fluviali e dai giunchi che solcano il bordo del torrente, la presenza di acqua, laghetti e cascate in un deserto roccioso tanto arido desta stupore e meraviglia; come risulta facile, nel contempo, immaginare il piacevole ristoro offerto a chi, nel passato, veniva da una traversata del deserto.

Nel guadagnare metri in salita non si disdegni, di tanto in tanto, di voltarsi indietro e poter scorgere la suggestiva skyline paesaggistica determinata dal panorama che si staglia laggiù in fondo: il Mar Morto. Si sale superando, metro dopo metro, le numerose pozze d’acqua che garantiscono piacevoli soste per rinfrescarsi e bagnarsi. Quasi senza accorgersene, il sentiero roccioso penetra (e attraversa) un’autentica galleria vegetazionale formata dalle numerose radici delle piante che sono cresciute appena sopra il livello del solco torrentizio. Qui bisogna prestare molta attenzione per il fondo scivoloso determinato dal millenario scorrere dell’acqua sulle levigate pietre in roccia calcarea che favorisce la crescita di alghe e filamenti d’erba e, se non si hanno buone scarpe da escursionismo, si può facilmente scivolare; risulta essere molto emozionante poter attraversare queste gallerie naturali ove, praticamente, viste le asperità della complessa natura geologica, non s’intuisce l’uscita. Le numerose sorgenti che sgorgano acqua dolce direttamente dalla roccia e che formano una serie di cascate, garantiscono l’irrigazione della sottostante vallata permettendo, così, la crescita di una rigogliosa vegetazione.

Tutto il principale sentiero attraversa, praticamente, un ambiente selvaggio e desertico con alti e profondi canyon costellati, di tanto in tanto, da copiose macchie mediterranee e verdi alberelli che creano, appunto, il paesaggio all’interno dell’oasi; i numerosi passaggi del fiume hanno creato – da sempre – l’alveo principale alimentato dalle numerose pozze d’acqua fresca, dove molta fauna qui viene ad abbeverarsi. E così, alla fine del cammino in fondo al canyon, si raggiungono finalmente le cascate di David (le David’s Waterfall) con salti di circa 15/20 metri che sgorgano direttamente dalla viva roccia calcarea circondata da una copiosa vegetazione di piante acquatiche. La cascata è un fenomeno naturale e viene considerata piuttosto miracolosa; essa viene alimentata da una sorgente naturale, già menzionata nell’Antico Testamento, che risale a circa 3000 anni fa. Qui la narrazione degli antichi, che si alterna tra storia e leggenda, dicono che Davide si rifugiò, tra le grotte e i meandri di questa valle, quando venne perseguitato da Saul, e qui si nascosero i ribelli al suo seguito in fuga da Gerusalemme. Il paesaggio intorno alle cascate è leggendario, quasi mistico; si resta praticamente estasiati nel vedere come l’acqua delle cascate rinfresca umidificando l’aria circostante.

Le sorgenti che sgorgano dalle rocce forniscono l’acqua necessaria alla crescita della vegetazione e servono ad irrigare – più a valle – le numerose culture della zona. Dalla cascata di Davide, ritornando indietro il sentiero si biforca: a sinistra scende e ritorna nuovamente, lungo la destra orografica del canyon, al principale ingresso della Riserva Naturale protetta; mentre a destra il percorso si inerpica gradualmente e risale per un impervio tratto (molto esposto e scosceso) di sentiero su roccia – spesso con gradoni ricavati nella viva roccia calcarea e con passaggi sospesi nel vuoto superabili grazie all’ausilio di alcuni tratti di via ferrata – che porta a superare ed affacciarsi (prestare molta attenzione a dove e come si poggiano i piedi) sull’immenso paesaggio determinato dal Dead sea. Da quassù i panorami che si scorgono dall’alto, sono estremamente spettacolari; essi sono visibili con uno sguardo che lascia posare gli occhi per 270° tutt’intorno e che si estende dalle spoglie e desertiche montagne della Giudea, fino alle estese vedute lungo le rive del Mar Morto, lasciando scorgere – e facilmente distinguere – quel netto contrasto tra i diversi ambienti naturali.

Per decine di chilometri, fin dove l’occhio riesce a posare lo sguardo, non ce nulla, solo arido e assolato deserto! E sembra quasi incredibile come in mezzo al nulla di questo deserto possa essere sorta una lussureggiante oasi come quella di Ein Gedi; e a pensarci bene sembra quasi… un miraggio! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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