Cerreto Sannita (BN): città di “rifondazione” lungo la valle del Titerno

Siamo al Ponte Lavella, sulla via che da Cerreto Sannita conduce a Civitella Licinio e, successivamente, a Cusano Mutri. Proprio in questo punto, al centro della gola, è visibile l’azione dalle cosiddette “Marmitte dei Giganti”, enormi massi levigati tra le acque del fiume Titerno. Pareti in calcare ricoperte da un manto boscoso (cerreta, pineta) ricco di erbe aromatiche e officinali, determinano la valle così aspra lungo un tortuoso tratto di circa 5 km con forre profonde dai 30 ai 35 metri. Proprio nel suo centro, la valle si restringe presso l’antico ponte di “Gorgo Vecchio”, meglio conosciuto come “Ponte di Annibale”, un ponte d’epoca romana a tutto sesto eretto per collegare gli Appennini alla principale consolare del Sud: la Appia.

È un’atmosfera magica quella al centro delle gole del Titerno; qui tutto è incanto e meraviglia e l’ambiente è tra i più ideali per trasformare le leggende dei boschi in una realtà visibile attraverso foreste, forre, montagne e vallate. Dal Ponte Lavella la strada prosegue in uno scenario naturale di grande suggestione, in un’atmosfera magica e paurosa, e in meno di 3 km, dopo aver superato il Ponte Risecco e il Ponte Tullio, raggiunge Cerreto Sannita (278 m) “Città di Fondazione”.

Qui, nel giugno del 1688 l’antico paese fu inghiottito da un forte terremoto e l’odierno abitato oggi si presenta non più con stradine a spirale o a stratificazioni; girovagare per le stradine lo sguardo si addolcisce lungo uno straordinario reticolo che si intreccia a scacchiera ed è racchiuso da una forma a fuso, dettata da principi orografici ricreati in luogo dell’antico transito dei pastori transumanti e della Stazione di Posta, graziosamente collocata su un pianoro inclinato. Le sue piazze e le sue chiese si affacciano lungo strade parallele ove s’intersecano edicole in maiolica e pietre nelle diverse sfumature che rispecchiano la qualità della vita e i colori della natura circostante (i ciottoli del Titrerno).

Paese quasi da fiaba dove chiese, chiesette, stucchi e puttini di varie fogge e dimensioni diventano gli autentici protagonisti di uno stile (il Barocco) che ha consegnato alla storia uno tra i centri più caratteristici del Sannio. Dalla Piazza Centrale (S. Martino) a dx si para la Fontana di Masaniello e a sx la pallida facciata della omonima chiesa. Risalendo lungo la ciottolosa arteria principale (Corso Umberto), su cui prospettano chiese e palazzi gentilizi, lo sfondo è chiuso dalla scenografica Chiesa/Convento delle Clarisse che determina lo spazio di Piazza Roma. Aggirati, sulla dx, la Vecchia Fucina, si risale ancora (passando accanto alle chiese di S. Giuseppe e di S. Rocco) verso il lato a monte del paese, alla sua estrema periferia NE.

Nello slargo in cui compaiono i ruderi dell’antico opificio (la Tintoria Ducale, industria tessile dei panni di lana prodotta dagli allevamenti locali), si prende la strada che sale (verso SE) ai dolci crinali ulivati in direzione delle Ripe del Corvo. Superati un torrente si sale transitando presso i Cappuccini (381). Giunti al bivio per Montrino si prosegue in avanti e si oltrepassa il Vallone Selvatico; qui termina l’asfalto e il cammino prosegue attraverso le case di Contrada Cerquelle fino a raggiungere (580 m) la pista che proviene da Cesina di Sopra, in località Cerro ove termina questo percorso alla conoscenza di Cerreto Sannita. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

Lascia un commento