Scanno (AQ) nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, è uno di quei luoghi ove la natura ha creato – nel tempo – paesaggi di straordinaria bellezza. Ma se chiediamo in giro cosa altro c’è da vedere, oltre al lago, alle sue silenziose sponde e al verde di boschi e foreste che in esso si riflettono, la gente del posto vi chiede: ““Nce site mai sajète ‘a capammonde Frattura” (Siete mai saliti sopra Frattura…?) antico luogo in cui sorgeva il più antico “Castello dei Numi”.
La risposta a questa domanda, inizialmente un po’ incomprensibile per la forma dialettale, è stata quella di chiedere subito in giro come fare per raggiungere questa località – a detta di molti – da non perdere assolutamente. Poche indicazioni, chiedendo informazioni in giro, conducono per una strada in salita che arranca lungo una serie di tornanti che sbucano su una sterrata ove per circa 3 km s’aprono vedute paesaggistiche mozzafiato; qui il colpo d’occhio tra la nuda roccia e l’immenso, è fortissimo ed emozionante.
Lasciata l’auto è necessario proseguire a piedi in un paesaggio che somiglia molto alla superficie lunare col monte Genzana che si staglia, con la sua ruvida muraglia, in alto a sinistra. Si arriva dopo una passeggiata di circa 1 km in una radura ove compaiono – quasi dal nulla – case diroccate e ruderi sparsi di quello, che un tempo, era l’abitato di Frattura, borgo posto a 1260 m, rimasto completamente disabitato dopo il terremoto del 13 gennaio 1915, laddove oggi un senso di pace assoluto restituisce la bellezza di un posto incantevole.
Ciò che resta dell’antico abitato si sviluppa intorno ad un piazzale in cui è collocata una fontana (del 1834) da cui si diramano quattro vicoli principali denominati: “Castello”, la “Portazza”, “Zeppe di Pietre” e “Campo di Fiore”. All’ingresso del borgo – sulla sx – è situata la piccola chiesa di San Nicola. Oltre la cortina di piante rampicanti, una torre diroccata sovrasta il borgo nel punto più alto del colle, da cui si ammira il lago di San Domenico, il lago di Scanno, i monti dell’Appennino Abruzzese e i borghi circostanti.
Il posto vale la pena visitarlo perché molte cose sono rimaste – ferme nel tempo – come quel lontano 13 gennaio 1915 di quando un terremoto causò la morte di molte donne e bambini in quanto gli uomini del tempo erano nelle Puglie con gli armenti durante la transumanza. A seguito del sisma avvenne lo smottamento della collina che deviò il corso di un fiume andando, così, a creare il lago. Un incredibile silenzio aleggia tra le pietre diroccate, mentre la natura circostante si è riappropriata di quasi tutti i ruderi.
Qui, nell’assordante rumore del più assoluto silenzio, il suono che primeggia su tutto è l’acqua. Nell’azzurro del cielo si stagliano le chiome degli alberi che determinano la skyline poco sopra i ruderi delle case. Ed è proprio l’acqua, qui – in questo paesello sconosciuto da tutti – a ricordare che la vita è un perpetuo scorrere e che tutto, alla fine, tende a rigenerarsi; mentre la vicina chiesetta è il simbolo, mai dimenticato, di quella speranza che – nel tempo – ha sempre cercato di tenere unita la piccola comunità.
Silenzio e abbandono sono le prime impressioni che si provano quando si giunge fin quassù; un luogo che sa di fascino, di mistero, di magia… Case dirute tutt’intorno, quel triste ma, al tempo stesso, senso di totale abbandono; qui il silenzio viene rotto solo dallo scrosciare dell’acqua erogata da una fontana posta su quella che era la piazza, atmosfera che aumenta, e conferma, quel senso di magia. Un piccolo monumento ricorda le vittime del terremoto che nel gennaio del 1915 rase, definitivamente, al suolo l’antico borgo di Frattura.
Ma l’acqua non è solo l’unica presenza “vivente” di questo suggestivo luogo. Qui le mucche girano tranquille pascolando tra le ruvide pietre; qualche gregge – invece – ha lasciato di frequente le visibili tracce del suo passaggio, mentre le piume sparse di galline e qualche altro volatile da cortile, sanciscono la presenza che qualche esemplare di orso si è spinto fino alle prime case di Frattura per procurarsi il cibo. Poco lontano sono ben visibili piccoli orti, probabilmente i discendenti dei vecchi proprietari vogliono tenere in vita l’abitato.
Scoprire, conoscere e comprendere del perché questo borgo trasmetta così tante emozioni è come se si stesse vivendo in un “sogno sospeso”, sensazioni che si provano solo camminando tra le case dirute, antichi portali chiusi, grondaie e pergolati, finestre aperte sospese nel tempo, impressioni di una vita interrotta bruscamente per l’eternità; tutti stati d’animo – questi – che si prospettano attraverso le ruvide pietre fino ad offrire la visione di panorami mozzafiato davvero incredibili.
Arrivare in un luogo come questo e poter essere accolti soltanto dai rumori della natura circostante come l’acqua che scorre dalle fontane, è una sensazione davvero molto bella e rilassante. Riuscire a camminare tra gli stretti vicoli dalla pavimentazione sconnessa, arrampicarsi lungo le rampe di scale dalle incredibili pendenze, scorgere quei pochi terrazzini che – ancora sospesi nel vuoto – vengono ricoperti dalla copiosa vegetazione è come se si stesse camminando attraverso un mondo surreale.
Come in un viaggio a ritroso nel tempo si cammina attraverso case crollate, muti spazi sospesi in un limbo spazio/temporale in cui sono possibili ancora scorgere, tra le crepe e le travi contorte, i mobili dell’epoca. Ed è proprio il tempo, quel filo conduttore che lega il passato col presente, che ci guida alla scoperta di questo paese fantasma; una visione di grande impatto visivo. Qui, ciò che ha la natura ha cancellato, il tempo è riuscito a mantenere, tutto è rimasto immutato. Il luogo ancora oggi è molto suggestivo, mette leggermente i brividi, ma è assolutamente da vedere se si vuol visitare qualcosa di diverso dal solito. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
