DAY OF DAYS… 06.06.1944 “OVERLORD” WALKING ON THE BEACHES OF BLOOD

UTAH BEACH: LA NOTTE CHE CAMBIO’ IL MONDO… PER SEMPRE! Sorge l’alba proprio dalla spiaggia che per prima fu interessata dalle operazioni dello sbarco in Normandia, quella ove i primi soldati americani toccarono suolo: Utah Beach. Ma già dopo 30 minuti al trascorrere della mezzanotte tra il 5 e il 6 giugno, oltre 1500 aerei paracadutavano, sulla zona della penisola del Cotentin, migliaia di uomini della 82a Divisione Airborne, che avrebbe preso il borgo di Sainte Mére Eglise, e della 101a Divisione Airborne che avrebbe protetto e reso sicuro i collegamenti tra la testa di ponte di Utah Beach e l’interno. Oggi si supera la gigantesca duna, ove sono presenti un Museo (a forma di paracadute), che raccoglie numerosi reperti dello sbarco, compreso un aereo e, sparsi intorno, diversi pezzi di artiglieria (batterie campali, un carro armato Sherman, ed un mezzo da sbarco), stele, lapidi, targhe in marmo e monumenti in bronzo che ricordano cosa avvenne nelle prime ore del giorno del 6 giugno 1944; un “Albero della Pace” si evidenzia per le sue foglie pluricromatiche. Lontani dalle spiagge e penetrando verso i territori interni si attraversano ampie zone di “marais” (le complicate paludi in cui molti paracadutisti persero la vita), qui un cippo marmoreo con statua in bronzo che ricorda le azioni del ten. Winter (protagonista della serie Band of Brother, realmente esistito!) che coi suoi uomini della 506a “Easy” Company riuscì a mettere fuori combattimento, dopo aver toccato suolo tra le campagne di Mére Eglise e Marie du Mont, quattro batterie di cannoni tedeschi che puntavano ad ostacolare le operazioni di sbarco terrestri.

SAINTE MERE EGLISE, LA PIAZZA DEL MASSACRO! Raggiunti il piccolo borgo di Sainte Marie du Mont, si punta decisamente verso Sainte Mére Eglise ove sbuchiamo al centro di quella piazza immortalata nelle scenografie del più famoso film sull’argomento; qui perirono centinaia di paracadutisti ancor prima che questi toccassero terra, ad accezione di un soldato (John Steele) che, durante la discesa, rimase impigliato con il paracadute al campanile della Chiesa di questo piccolo borgo e di cui, ancora oggi, un manichino raffigura l’episodio. L’interno dell’antica chiesa che ha un particolare pulpito scolpito in legno ed uno scenografico altare; ma è nella facciata posteriore, che la coloratissima vetrata raffigura un bellissimo mosaico con un cristo “benedicente” tra due paracadutisti dell’Airborne a simboleggiare gli “Angeli” della libertà piovuti dal cielo!

POINT DU HOC (NORMANDIE, F) 40 METRI DI ROCCE E DI SANGUE Se c’è un luogo, in tutta la Normandia che ricordi ciò che avvenne quel 6 giugno 1944 esso è Point du Hoc, quaranta metri di ripida roccia diventato, suo malgrado, il promontorio più famoso di tutte le coste francesi. Qui fu allestita la più imponente postazione di batterie di cannoni tedeschi che avevano sotto tiro due tra le più importanti spiagge dello sbarco in Normandia: Utah a ponente e Omaha a levante. Questo fu il luogo che vide l’avvicinarsi delle compagnie del 2° Battaglione degli US Rangers che con scale, corde e rampini avevano il compito (tentando l’impossibile) di scalare la rocciosa scogliera, assaltare e distruggere le linee tedesche asserragliate nei bunker in cima. Oggi qui si respira una sensazione di calma e raccoglimento, il cielo azzurro si unisce oltre l’immenso sulla linea del mare, e le uniche voci che resistono sono quelle del vento e dei gabbiani. Ancora oggi si riesce a percepire quella terribile sensazione di cosa fu l’alba di quel 6 giugno. Tutta la zona che sovrasta il promontorio e un luogo fuori dal tempo, sembra di essere proiettati indietro di oltre 70 anni: per volere e/o scelta delle autorità locali e militari, l’area è stata lasciata così come si presentava dopo la guerra, coi prati di falasca a picco sulla scogliera e delimitati ancora da quel filo spinato originale dell’epoca posizionati dai tedeschi per impedire l’assalto, con le postazioni dei bunker distrutti e le grosse buche lasciate dalle esplosioni.

OMAHA (BLOOD) BEACH – DOG GREEN & EASY RED SECTOR Ci avviciniamo a quella che, in più di qualche trasposizione cinematografica, è stato il racconto e la narrazione dei fatti svolti e avvenuti qui, in Normandia. Due opere su tutto: come il “Giorno più Lungo” e “Salvate il Soldato Ryan” restituiscono visivamente ciò che realmente è accaduto qui. I varchi “Dog Green” ed “Easy Red” aperti dopo estenuanti ore di battaglia su 8 km di spiagge tinte dal rosso sangue della 1a e della 29a Divisione di Fanteria Americana che qui, durante la prima ora dello sbarco, dei 2400 uomini che tentarono di mettere piede a terra, più del 50% lasciarono sull’arenile le proprie giovani vite falciate dalle micidiali MG42 tedesche (25 colpi al secondo ad una velocità di 900 km all’ora) praticamente… un plotone d’esecuzione! Stare qui, voltarsi intorno cercando di capire le varie posizioni dei belligeranti sul terreno; chi difendeva e chi attaccava, vedere coi propri occhi, il solamente intuire, comprendere e conoscere ciò che è avvenuto su questa spiaggia fa davvero rabbrividire. Bloody Omaha (Sanguinosa Omaha) fu definita la spiaggia; oggi sull’arenile dalla sabbia dorata di Omaha è stato eretto un monumento commemorativo intitolato “Les Braves” (i Coraggiosi) composto da tre stele d’acciaio simili a vele spiegate al vento che simboleggiano la speranza, la libertà e la fraternità. A margine della maledetta spiaggia, a pochi chilometri si giunge a Colleville sur Mer ove s’apre la spianata del più grande cimitero monumentale militare di sempre: il Normandy American Cemetery. Al suo interno sono accolte le 9386 croci di marmo di Carrara tutte allineate in geometrica sequenza e avvolte da un impressionante silenzio. Nell’asse del viale centrale s’innalza quel “Muro dei Dispersi”, su cui sono iscritti 1557 nomi di ragazzi mai più ritrovati. Sembra di “vivere” le scene iniziali e finali del Capt. Miller di Save Ryan Soldier; tra i viali un attempato ultranovantenne (sicuramente uno dei reduci di Omaha) a passo lento e dondolante col bastone, accompagnato dalla consorte sono affidati alle amorevoli cure di una guida che illustra loro le bianche lapidi; dal film alla realtà la differenza sembra davvero non esistere! Non vi sono parole per descrivere questo luogo carico di storia ma, al tempo stesso, che esprime immenso dolore e profonda tristezza. Splendidamente tenuto in ogni cura (il suolo è territorio americano donato dalla Francia) particolarmente qui il silenzio è d’obbligo; qui giacciono le migliaia di spoglie di coloro che hanno dato la vita per la nostra libertà. La suggestione di questo luogo si esprime anche attraverso i suoi colori: il blu del cielo, il verde smeraldo dei prati, il bianco abbagliante delle croci, il silenzio…! Dinanzi a questa infinità di bianche croci (diverse le Stelle di Davide) si rimane sbalorditi al solo pensiero che ricordano i tantissimi ragazzi morti per aver dato a noi tutti oggi la libertà. Prima di andar via resta dentro solo un grande senso di vuoto e di impotenza, mentre fuori la sensazione è quella di godere solo di un grande senso di gratitudine rendendo onore a tutti questi eroi. La guerra… tutte le guerre… da che mondo è mondo restano sempre, e solamente, la più grande e orribile azione creata dall’uomo.

GOLD BEACH: L’INCREDIBILE MOLO GALLEGGIANTE DI ARROMANCHES. Le banchine portuali fluttuanti di Arromanches sono una delle più straordinarie elaborazioni ingegneristiche applicate all’utilizzo bellico: il porto artificiale. Durante lo sbarco in Normandia, dopo che gli inglesi ebbero conquistato la spiaggia (nome in codice: Gold Beach), diedero subito inizio alla costruzione di un grande porto artificiale, destinato ad accogliere l’enorme mole di uomini e materiali necessari per l’avanzata degli alleati verso l’interno. Arromanche fu un prioritario obiettivo durante le operazioni dello sbarco poiché gli stessi alleati individuarono la possibilità di realizzare, nella sua rada, una imponente opera portuale artificiale per poter garantire, in tempo utile, la fornitura di armi e munizioni alle truppe sbarcate; i componenti di questo porto furono trasportati a pezzetti attraverso il mare e, successivamente, assemblati di fronte ad Arromanche. Le forme bizzarre dei cassoni, a volte anche misteriose, di ciò che resta del gigantesco porto artificiale, determinano la skyline lungo l’orizzonte laddove il cielo e il mare s’incontrano. I giochi delle maree garantiscono spettacoli davvero unici e con la giusta luce solare che bacia le sabbie dorate del lungo arenile, creano sfondi paesaggistici di notevole bellezza, dove – come in un miraggio – possono contemplarsi i silenzi, mentre in lontananza i rombi delle onde si infrangono sulle scogliere di Cap Monvieux.

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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