Da un’antica fontana ai piedi della rupe, parte – nascosto dalle erbe incolte – il basolato della vecchia pista campestre che da millenni, dai campi di foraggifere, s’inerpica lungo quello che oggi viene conosciuto come il “Sentiero Arcaico”, un camminamento che conduce alle prime case dell’antico borgo di CAIRANO. Oggi – pur se garbatamente ristrutturato seguendo i precisi canoni della tradizione edilizia delle costruzioni residenziali appenniniche – il luogo è tristemente spopolato.
Si attraversano i vicoli acciottolati e le rampe solcate da pietre calcaree, “smussate” dal millenario calpestio e dal vento, che s’inerpicano fino in cima a quella rupe ove un tempo si ergeva un Castrum, si passa attraverso pareti e mura in pietra a vista, gradoni e rampe dagli incredibili equilibri, stemmi di antiche famiglie, scorci adombri e finestre che s’aprono sull’immenso. Il paesello, quasi certamente, è quel privilegiato luogo che si presta all’ascolto, che ti invita a scorgere oltre, che induce ad un contemplativo silenzio, piccole esperienze spazio/temporali in cui si privilegiano momenti da vivere in solitudine oppure da poter condividere insieme ad altri.
Cairano è un luogo d’intreccio (tra vie della transumanza e storiche vie di collegamento), una sorta di “capitale” posta tra più confini (l’Adriatico, la Puglia, la Lucania, l’Appennino, il Tirreno, la pianura…); luoghi dove s’incontrano le esigenze di giovani (con la voglia di scappare, evadere il più lontano possibile) e anziani (ostinatamente decisi a restare), ove s’intrecciano gli obiettivi di contadini (impegnati nella cura e dedizione dei loro spazi rurali) e residenti (che s’inventano un quotidiano sempre prossimo a divenire); ove si rincorrono moderni pellegrini di passaggio (alla ricerca del “proprio dentro”) e artigiani locali (ancora dediti alla realizzazione di prodotti in pietra, legno, alluminio), tutti uniti e accomunati nel poter svolgere una serena introspezione al momentaneo esistente.
A Cairano non sono molte le cose da vedere, nel senso strettamente turistico, ma da Cairano non riuscirete mai ad immaginare che si vede davvero tanto, molto di più di quanto si riesca a colmare il proprio desiderio di scoperta e di conoscenza, di approfondimento e di meditazione; per ottenere ciò, però, bisogna raggiungere il luogo più silenzioso e dalle ancestrali atmosfere dell’intero paese: la sua “testa”, spesse volte completamente circondata dalle nuvole.
Ed è proprio qui, in questo luogo che rievoca numerose emozioni fatte di vuoti che si perdono oltre ogni limite e di profumi che giungono da lontano, laddove paesaggi dagli incredibili orizzonti generano impetuosi stati d’animo che t’inchiodano di fronte alla sublimazione del bello, della magnificenza di una natura che ti prende e coinvolge in un turbinio di emozioni che altrove riesce impossibile solo immaginarle; quassù il vento trasporta il profumo del grano appena raccolto nei campi delle pianure a valle, quassù il silenzio e la luce sono le naturali “macchine” che azionano e generano energie per chi lavora nella bellezza, per chi ancora crede che il mondo – nonostante tutto – sia ancora quel magico contenitore per poter continuare ad amare l’essenzialità del bello ed essere amati per quello che si è!
Tutt’intorno sembra di camminare solo attraverso la desolazione, ma è un senso di vuota tristezza che si eleva a sublimare la beatitudine della contemplazione, l’esaltazione di una luce (al tramonto) “tipica” di Cairano, un paese che si erge tra i dolci crinali appenninici e che sembra essere lì, piantato da sempre, come un meteorite piombato dal cielo; un paese – questo – che s’affaccia in un oceano di verde e circondato dalle decine di alture lucane… creando così una incredibile e suggestiva sky-line che abbraccia un paesaggio che guarda il cielo e si fa ammirare dal cielo.
In cima alla rupe di Cairano la natura fa sentire il suo incredibile respiro, cattura l’energia dello spazio e si inebria dell’alito dei venti, generando suoni e melodie che regalano le canne, simili per forma e grandezza agli organi giganti, qui posizionate ai lati del belvedere; elementi che offrono il suono grazie al vento che come cambia direzione, genera scale melodiche dalle incredibili sonorità. Per il resto, poi, è un piacevole smarrirsi nella tradizione più esaltante del vagabondaggio randagio, attraverso un nomadismo interiore fatto di passione, di dialogo, di confronto… di semplice contemplazione!
Cairano, più che un luogo è un’entità geofisica che va vissuta, fino in fondo, senza compromessi; solo tu, circondati dal senso del vuoto, dalla natura, dai colori, dai profumi e da quell’atavico senso di evasione senza più lasciarsi trattenere da limiti di spazio e di tempo. (di ©Andrea Perciato)
