
Dalla Cappella di S. VITO, verso occidente, parte in discesa la buona traccia di una pista sterrata che porta fin giù a una valletta in direzione di campi e radure erbose. A ridosso di quest’ultima si prende brevemente a destra, si aggira il boschetto e si comincia a salire attraverso distese di campi aperti. Col fondo della pista dal terreno sconnesso (con fango in inverno e polvere d’estate) e sfiorando, sulla sinistra, i pali dell’elettricità divelti dal vento, si risale fino a prendere, sempre a sinistra, la traccia di un sentiero in pietra che consente di tagliare, ed evitare, l’enorme curvone della carraia che piega in senso antiorario; questo sentiero sbuca proprio a ridosso dei ruderi abbandonati di case diroccate, antiche testimonianze di crolli e distruzioni risalenti al sisma.

Camminando tra vallette cespugliose, guadi e rivoli torrentizi appena accennati, piste (fangose dopo le piogge) e sterrati (polverosi durante la canicola), superando ciò che ancora resta – sparsi nelle campagne – delle mura diroccate di case coloniche (e abbandonate) in seguito alla scossa con ante di porte divelte, tetti crollati, solai sprofondati e terrazzini pensili. Senza mai lasciare questa via secondaria che più avanti diviene asfaltata, ed ignorando tutte le deviazioni e la successiva biforcazione a destra, si giunge alle porte di S. ANGELO dei LOMBARDI (tra i paesi più colpiti dal terremoto) proprio a ridosso dell’enorme traliccio della banda larga.

Salendo sulla destra per via Colagallina si raggiunge l’enorme slargo di Piazza F. De Sanctis col viale alberato e la fontana monumentale. Imboccati Via Roma si entra nel cuore del centro storico dell’antico borgo, oggi completamente ricostruito dopo il terremoto, con rifacimenti architettonici che hanno tenuto in considerazione della bellezza delle tipologie edilizie preesistenti. Continuando per Corso Vittorio Emanuele II si scende in direzione della Cattedrale di Sant’Antonio Martire e, proseguendo per via Caracciolo, si sfiora la facciata della Cattedrale fino a transitare per un portico sotto la Torre del Campanile della stessa e sbucare su uno spiazzo panoramico che si espande dal Castello Imperiali fino alla valle dell’Ofanto.

Qui, a differenza di altri centri distrutti, la ricostruzione si è mostrata molto più attenta che altrove nel riuscire a recuperare e rivalutare parti lapidee di antichi edifici dal glorioso passato che hanno fatto conoscere il borgo fin dal lontano Medioevo. Infatti, il cuore pulsante del suo centro antico è stato completamente recuperato lasciando inalterata la sua struttura urbanistica sapientemente inglobata nel reticolo topografico originale. Palazzine rimesse a nuovo, cortili recuperati, così come anche gli antichi portali e i lastricati di vicoli e rampe, basi di colonne e fregi di facciate storiche riposizionate come elementi decorativi più che strutturali. In un’insula all’interno del borgo è stato ricavato – dall’asportazione delle macerie di palazzine crollate – uno spazio ricreativo con arena all’aperto distribuito su più livelli degradanti; un portale ad arco inglobato nelle mura in pietra testimonia l’antico ingresso di una preesistente palazzina, unica traccia evidente del disastroso terremoto.

Dal sagrato della monumentale facciata dai vivaci colori della Cattedrale si prosegue in discesa per Via Belvedere fino al Borgo Piaggio (presenza di una bella fontana) e si guadagna Via Mura delle Monache. Sulla destra presso una casa con veranda in facciata, si scende a sinistra per una via secondaria fino a passare sotto la SP 279. Allo svincolo della Provinciale si volge subito a destra per una interpoderale che attraversa ampi campi coltivati fino a raggiunge una successiva strada. Prendendo ora a destra in lieve salita si è sulla SP 250. Qui, a 80 metri sulla sinistra presso una baracca in lamiera, si devia a destra fino a raggiungere la Strada Statale 400.

Superando quest’ultima, subito a sinistra si scende per una via interna (Contrada San Guglielmo), passando accanto al recinto di una centrale elettrica fino a sbucare su Via San Guglielmo. La vista di quattro tralicci determina il termine della quarta tappa del Cammino proprio sotto le poderose mura dell’Abbazia del GOLETO, splendido e suggestivo complesso monumentale religioso del XII secolo in cui ancora si respira un’aurea di misticismo, estasi e raccoglimento.

(La parte descritta di questo itinerario, completo di illustrazioni, foto a colori scheda tecnica dettagliata e cartina completa del percorso, sono contenuti tra le pagine del libro/guida il “CAMMINO dell’ARCOBALENO” di ©Andrea Perciato per le edizioni Viesse, Angri (SA) 2020. Per chi desidera ricevere il libro può farne richiesta scrivendo mail a: info.trekkingcampania@gmail.com o whatsapp 339.7456795)

