
(al monte Scalella o Castello attraverso i limoneti terrazzati lungo l’itinerario effettuato del geografo Edouard Gauttier d’Arc nel 1824)
ATRANI, ridente cittadina della costa e incassata tra inaccessibili rupi a strapiombo, è uno tra i più piccoli territori comunali della Costiera Amalfitana, racchiusa nel vallone in cui scorre il torrente Dragone e nascosta tra le irte pareti in roccia calcarea, è – da sempre – conosciuta come l’antica sede della “Università dei Duchi” fin dal tempo della Repubblica Marinara di Amalfi, ove venivano preparati ed educati i nuovi nobili delle potenti famiglie amalfitane.

Il paese è conosciuto per le sue caratteristiche abitazioni affacciate sul mare ubicate sotto gli archi su cui scorre il nastro d’asfalto della strada costiera e prospicienti alla sua piccola e silenziosa spiaggetta. Proprio qui, dalla sua piazzetta principale, il termine naturale della Valle del Dragone, parte questo interessantissimo itinerario che, penetrando verso l’interno, conduce fin sopra il promontorio montuoso della zona detta del Castello.
Superati un arco con l’orologio si transita all’interno della cittadina ove, tra silenziosi cortili e profumati giardini, si lavora ancora alla “salatura” fatta mano del pesce azzurro appena tirato su dalle reti e sistemato nelle canestre. Immediatamente fuori dell’abitato, verso il suo interno, scopriamo un susseguirsi di incantevoli scorci paesaggistici che si alternano a vedute panoramiche poco conosciute dal turista di passaggio che si contenta di conoscere il “fascino” della costiera solo dalla strada: ma è volgendo lo sguardo all’insù che sono possibili ammirare strapiombanti pareti rocciose a picco sopra le nostre teste; pinnacoli e stalagmiti di forma calcareo-erosiva; coltivazioni a terrazzo di agrumi, vigneti e frutteti; una incredibile esplosione di verde e di candidi toni cromatici riflessi sulle facciate delle case intonacate a colori pastello.
Proprio in fondo al borgo marinaro, nel suo interno, inizia una lunga serie di gradini e scale che portano a salire verso la testa del vallone, lungo la sua sinistra orografica. Fu nel luglio del 1825 che l’orientalista e geografo francese Edouard Gauttier d’Arc visitò Atrani nella sua lunga permanenza attraverso i villaggi costieri e montani aggrappati lungo i pendii in costa di Amalfi. L’illustre personaggio si soffermò in un’analisi alquanto suggestiva e dettagliata quando ebbe modo di entrare e visitare l’interno di un mulino; una fabbrica di pasta che produceva la rinomata “pasta della costa”.

Il sentiero costeggia quelli che fino ad alcuni decenni fa erano i mulini che funzionavano sfruttando la forza motrice generata dalle acque del torrente Dragone e che, macinando le gramigne provenienti, attraverso gli impervi sentieri di montagna, dalla fertile pianura dall’agro nocerino-sarnese, producevano le famose “paste alimentari” dette di Atrani, conosciute in tutto il Mediterraneo fin dall’epoca medioevale. Alcuni di questi mulini, si trovano oggi in uno stato di totale abbandono e ne sopravvivono, là dove la natura lo ha reso possibile, i ruderi che di tanto in tanto compaiono dalla fitta vegetazione. Altri mulini, invece, pur conservando la loro integra struttura, vengono oggi sfruttati dai contadini e dagli agricoltori della zona come depositi per i loro attrezzi da lavoro o, come nei casi più singolari, ricoveri per animali tipo stalle, porcili, conigliere e pollai.

Superati una Chiesa intonacata di rosso e dedita al culto della Madonna dell’Avvocata, il cammino trova a dover affrontare una serie di tornanti che tagliano l’erto pendio e permettono di guadagnare quota attraverso frutteti e limoneti. Un po’ prima di raggiungere le vicinanze della rotabile che conduce dalla Costiera a Ravello, il sentiero devia sulla sinistra scendendo verso un ponticello (oggi realizzato con rifiniture in pietra squadrata ed a forma di schiena d’asino) che permette il passaggio sul torrente Dragone nei pressi di una cascatella. Superati il ponte, si risale fra i gradoni incassati nella roccia dirigendosi verso la località detta Pontone di Scala.

In questo tratto del cammino il sentiero prosegue aprendosi con ampie vedute panoramiche sulla Valle dei mulini e su Atrani, attraversando una rigogliosa natura formata da varie infiorescenze in cui si riconoscono, oltre agli agrumeti sistemati su terrazzamenti, anche la macchia mediterranea (ginestre) ed il singolare fiore d’acanto (quello disegnato sui capitelli corinzi) bianco e profumato. Poco prima di giungere al bivio per Pontone però, si devia sulla sinistra e, per una ripida gradinata, si perviene ai ruderi di un antico maniero medioevale (presenza di un portale in pietra e resti di una muratura merlata). Attraversati la porta di settentrione della cinta muraria si prosegue e poco più avanti, si giunge presso una piccola sella circondata da una fittissima pineta (presenza di una fontanella).
Da qui si possono notare, verso Nord, i grappoli di case dell’abitato di Scala degradanti su terrazzamenti di terreno, ed in particolar modo, i ruderi (abside e mura perimetrali) di quella che era la Chiesa di S. Eustachio (XII secolo). Dopo una serie di gradinate si attraversa la pineta del promontorio di Scalella, e tra questi alberi (pini, cipressi, limoneti e orti) si aprono splendide vedute panoramiche su alcuni tra gli scorci paesaggistici più belli dell’intera costiera: il monte Avvocata che precipita verso il mare a ridosso di Capo d’Orso; lo sperone di Ravello con gli incantevoli giardini di Villa Cimbrone; il verde intenso degli agrumeti sistemati ad anfiteatro e degradanti lungo la montagna di Ravello. Giunti a ridosso di una terrazza circolare che funge da Belvedere, questa viene considerata un importantissimo punto da cui si possono ammirare contemporaneamente i panorami aerei di Atrani, ad E, e di Amalfi ad W. Poco sopra, nelle vicinanze, nascosti dalla vegetazione della fitta pineta, sono presenti i resti murari di antiche cisterne (o vasche), risalenti all’epoca del Castrum Scalellae, per la raccolta dell’acqua piovana.
Volgendo lo sguardo proprio sotto di noi, si possono ammirare i resti della Torre dello Zirro (del 1294). Circondato da un alone di mistero questo antico maniero medioevale, che con le sue mura merlate e i camminamenti posto a cavallo sullo sperone roccioso che divide gli abitati di Atrani ed Amalfi è stato, per secoli, protagonista di una leggenda legata a una tragica storia d’amore poco conosciuta. Si narra, infatti, che… “tutti gli occupanti che si sono succeduti ad abitare la Torre hanno dovuto subire le angherie del fantasma della Duchessa di Amalfi che, giovane vedova d’Aragona, si innamora del proprio maggiordomo e lo sposa segretamente; ma i fratelli della duchessa perseguono i due amanti con irrefrenabile odio tale da ucciderli coi loro figli. L’anima dannata della duchessa, non riuscendo allora a trovar pace, molestava continuamente i residenti che si sono succeduti ad abitare nella rocca causando, sistematicamente, danni alla struttura; e così, chiunque provvedeva al restauro dell’edificio (che in molti indicano la prigione della duchessa), subiva crolli e smottamenti in continuazione.”

Ritornati indietro nuovamente al bivio del percorso principale si devia verso destra, in direzione Nord, attraverso stretti vicoli ed archi fino a raggiungere le prime case dell’abitato di PONTONE proprio al centro della Piazzetta su cui prospetta la semplice facciata della Chiesa di San Giovanni sormontata dal bellissimo Campanile su più ordini chiuso da un orologio; qui una bella terrazza panoramica prospetta sul vallone delle Ferriere di Amalfi. (tratto dalla guida “CAMPANIA Zaino in Spalla” di ©Andrea Perciato)














Complimenti!
"Mi piace""Mi piace"