Narrano le leggende che si rincorrono nel corso dei tempi che in questo luogo, NAZARÉ, sospeso su un’aspra scogliera tra il cielo e il mare, fu ritrovata una statua della Vergine Maria, recuperata a Nazareth nel IV secolo e di cui si erano perse le tracce. Altra – e forse la più – famosa è quella del “Miracolo di Nazarè”, dell’apparizione nel 1182 della Vergine a un nobiluomo locale (tale don Fuas Roupinho) il cui cavallo imbizzarrito correndo verso il vuoto si fermò miracolosamente sull’orlo del precipizio mentre rincorreva un cervo. Quassù egli fece erigere una piccola cappella, in memoria del miracolo, esponendo l’immagine della Madonna Nera ai fedeli.
Nazarè è, sicuramente, una tra le città più famose della costa lusitana. Essa è divisa in due parti ben distinte: una parte sull’orlo della scogliera che si raccoglie intorno alla sua chiesa madre in stile barocco di Miradouro do Sabeco; e l’altra giù in basso, verso la lunga spiaggia, le tipiche barche dei pescatori che – come una tradizione che giunge dalla notte dei tempi – fino alla metà del XX secolo – venivano trainate in secca dai cavalli. I pescatori, invece, potevano lasciare tranquillamente il pescato ad essiccare su appostiti telai in legno.
Ma Nazarè è soprattutto famosa per un fenomeno naturale (forse) unico al mondo, quello di riuscire ad osservare da vicino la potente forza dell’oceano Atlantico che si infrange sulle spiagge con un tuonante fragore generato dalle alte onde anche quando il mare è calmo; ma riesce a coinvolgerti anche per invitarti a vivere (conoscere e scoprire) in un ambiente di pescatori che risulta davvero difficile osservarne altrove: qui le donne, che indossano particolari e colorati vestiti tradizionali mettono a seccare il pesce su reti al sole sulla spiaggia.
La cittadina si sviluppa su due livelli: il Promontorio del Sítio, con oltre 310 metri di altezza e la parte bassa, che si estende lungo l’enorme spiaggia di Nazaré. Dal promontorio la vista dall’alto è spettacolare e, talvolta, nella stagione fredda sono anche possibili ammirare le gigantesche onde oceaniche, che hanno reso – giustamente – celebre Nazaré a livello internazionale. Queste onde si formano in determinate circostanze, grazie alla conformazione della costa e alle specifiche combinazioni di fenomeni oceanici e atmosferici.
Nazaré è divisa in due parti abitate: a livello del mare la Vila da Nazaré mentre, in cima alla collina, il Sítio da Nazaré. Dal Sítio fino alla Vila è possibile scendere a piedi, percorrendo la lunga scalinata che collega la città bassa alla città alta. Dal bellissimo belvedere di Rua do Horizonte, presso il Sítio, si può godere di una incredibile vista lungo la spiaggia di Pederneira (o spiaggia della Nazaré) un importante porto di mare presente già dai secoli XII e XIV, con uno dei cantieri navali più attivi del Regno del Portogallo.
Qui la gente è molto cordiale e con un alto senso dell’ospitalità. Sul lungomare è ancora possibile vedere alcune imbarcazioni tipiche, e donne in abiti tradizionali che vendono pesce secco (una specialità del posto); passeggiare sul lungomare e ascoltare la voce dell’oceano è qualcosa di autenticamente magico. Oggi Nazaré è un villaggio vivace, che però non ha perso la sua atmosfera antica. Percorrere le sue strette viuzze che si diramano perpendicolari al mare, celano incredibili sorprese che si nascondono dietro ad ogni angolo, lasciando riscoprire, soprattutto, uno stile di vita lento e autenticamente verace.
Questo piccolo villaggio di pescatori, con le decine di case bianche disseminate lungo i ripidi pendii e circondata da enormi scogliere, ha saputo mantenere nel tempo molte delle sue tradizioni. Così come è facile incrociare pescatori vestiti con una insolita camicia a scacchi (abbigliamento tipico dei boscaioli) con pantaloni neri a coste in velluto, oppure le donne (soprattutto le più anziane, che indossando – una sopra l’altra – sette gonne, meglio conosciute come le “Sette Saias”, mentre svolgono le tipiche attività legate alle tradizioni marinare, come riparare le reti da pesca oppure mettere ad asciugare il pesce sulla spiaggia.
Ma andiamo a scoprire più da vicino, a capirne i significati ed a comprenderne la simbologia del perché le donne, qui a Nazarè, si tramandano questa tradizione legata alla vita del mare. Si tratta di donne – piuttosto mature o avanti negli anni – che trascorrono la vita ad attendere il ritorno a casa dei propri mariti pescatori, i quali rientrano solitamente dopo aver trascorso una dura settimana di lavoro (la pesca) in mezzo all’Oceano Atlantico. Una curiosità inerente all’abbigliamento tipico delle donne di Nazaré sono le “Sette Saias”: le sette gonne fanno parte della tradizione, del mito e delle leggende di questa terra così strettamente legata al mare.
Si dice che le gonne – tutte indossate con colori diversi – rappresentano le sette virtù; così come i sette giorni della settimana i sette colori dell’arcobaleno oppure le sette onde del mare. Tra le altre attribuzioni, anche quelle legate alla Bibbia, alla magia e all’esoterismo che coinvolgono il numero “7”. Le Nazarene, così come vengono chiamate, avendo l’abitudine di aspettare a lungo i loro mariti e i loro figli dal ritorno della pesca, stazionavano sulla spiaggia, sedute sulla sabbia, ed usavano le varie gonne per coprirsi dal freddo proveniente dal mare: quelle superiori per proteggere la testa e le spalle, mentre le altre per coprire le gambe, rimanendo così sempre “composte” senza allusioni da parte di qualcuno.
Altra tradizione popolare racconta che in passato, per ogni giorno di attesa, le donne indossassero un gonnellino colorato che sovrapposto a quello del giorno precedente formava una gonna piuttosto vistosa e decisamente molto spessa e pesante. Sette gonne quindi: sette come i giorni della settimana, sette come le virtù, come sette sono anche le onde consecutive dell’Atlantico, che si infrangono prima di acquietarsi per poi riprendere il loro moto ciclico scandito sempre dal numero sette. Le sette gonne servivano anche per tenere in piedi le donne quando al rientro dei mariti andavano ad aiutarli a portare a riva le barche, e servivano per aiutarle a stare a galla e a lottare contro la forza delle correnti marine. Purtroppo, però, da parecchi anni è arrivato il turismo e di conseguenza la pesca poco alla volta ha perso importanza.
Oramai è raro vedere le donne che pregavano quando la burrasca rischiava di prendersi la vita dei propri cari o di vedere uomini, donne, cavalli e buoi trainare le barche a riva al riparo delle onde. Il fascino però di questo luogo non si è perduto, è rimasto immutato nel tempo. Vedere ancora oggi queste donne con le loro ciabatte, le gonne, il grembiule e tante collane attorno al collo, è uno spettacolo unico nel suo genere. Queste “signore del mare” oggi sono possibili vederle nei giorni di festa o durante particolari celebrazioni, oppure intente a vendere tipici prodotti nelle loro bancarelle in tela in spiaggia. Purtroppo anche questa tradizione, con lo scorrere delle generazioni, è destinata a scomparire per sempre. (testi & photo ©Andrea Perciato)
