Come sospesi in un limbo spazio-temporale – quasi come si stesse vivendo in un universo parallelo – fermo dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale ancora sulla linea di quel “Patto di Varsavia”, consolidatosi con la costruzione di un imponente “Muro” che diede avvio (dalle regioni artiche ai confini con la Turchia) alla divisione della “Cortina di Ferro”, proseguito per oltre un trentennio col lungo periodo della cosiddetta “Guerra Fredda” tra i due blocchi europei vincitrici della WWII (quello occidentale degli alleati e quello orientale sotto l’influenza russa) e fino alla dissoluzione con l’abbattimento del Muro che pose fine a quello che era il più grande e potente impero delle Repubbliche Socialiste Sovietiche: l’unione (U.R.S.S.) o meglio, la grande federazione di quegli stati e staterelli che rendevano grande l’indomito “orso sovietico”.
La MOLDAVIA (antico principato della Bessarabia conteso e suddiviso, nel corso del tempo, fra Russia, Romania e Impero Ottomano) è un territorio a prevalenza agricola (a tutt’oggi principale risorsa di sostentamento); un’immensa serie di campi alternati a boschi e foreste che si susseguono oltre ogni possibile orizzonte. L’autunno qui in MOLDOVA è un arcobaleno di colori pastello che vanno dall’intenso giallo come il sole e i girasoli; dal verde delle sue morbide colline ricoperte di vigneti (con pregiati vitigni famosi in tutto il mondo) e dal marrone della sua terra. Qui l’acqua dei torrenti e dei fiumi offre restituisce visioni paesaggistiche e ambientali caratterizzate da sinuosi nastri d’argento e d’azzurro. Le calde estati offrono piacevoli tramonti al fresco; qui d’inverno la neve ricopre ogni cosa. I sapori di una cucina, solo in apparenza povera e frugale vengono esaltati dal miele, dalle verdure e della timida ospitalità dei local dai modi pratici ma sempre sinceri.
CHIṢINĂU, la capitale della MOLDAVIA presenta un centro storico è distribuito secondo un preciso reticolo ortogonale in cui vanno ad intrecciarsi strade e viali principali con arterie secondarie di minore importanza. Un’edilizia che si protrae dagli anni venti del ‘900 con l’erezione di maestosi edifici, oggi spesso lasciati all’incuria del tempo, giganteschi blocchi in cemento che raccontano un importante pezzo di storia della Russia che fu, saldamente intrecciata al presente post dissoluzione del grande impero. In molti casi si tratta di kommunalki, abbreviazione di “kommunal’nye kvartiry”, vale a dire “appartamenti in comune”; alzare lo sguardo all’insù si resta colmi di meraviglia per quanto abbiano potuto erigere edifici cosi possenti che rasentano lo stile futuristico dell’epoca ma che nelle rifiniture esprimono elementi d’arredo fermi – come stile e come gusto – agli anni tra la fine dei ’50 e tutti i ’60 del Novecento.
Chisinau è piena di parchi e di viali alberati che ombreggiano larghi marciapiedi spesso dissestati. In città, il tangibile segno della povertà (soprattutto come l’abuso di alcolici) è palpa-bile per le strade. L’insicurezza economica, l’instabilità lavorativa affliggono gran parte della popolazione; gli stipendi sono bassissimi e in molti sono costretti a lavorare a ritmi serrati per guadagnarsi condizioni di vita relativamente modeste. Ma volendo compiere una sorta di giro a piedi della città, non c’è che da scegliere il punto da dove iniziare per conoscere questa capitale e le molteplici sfaccettature culturali, storiche, identitarie, artistiche di un paese relativamente giovane; la Moldavia fino al termine della 2a Guerra Mondiale era un territorio di pertinenza rumena, con varie etnie che erano distribuite e sparse dalla madrepatria Dacia fino a giungere le sponde del Mari Nero.
Muovendo dalla sua periferia sud, dall’ampio catino di Piața Națiunilor Unite al termine del principale boulevard che taglia in due la città, sono già ben visibili, al di la di un muretto con giardino, le splendide cupole dorate del Mănăstirea Sf.M.Mc.Teodor Tiron, un’oasi di tranquillità proprio nel cuore della città. L’architettura e i dipinti sulle facciate e all’interno dello stesso sono mozzafiato; un luogo meraviglioso per prendersi del tempo, riflettere e rilassarsi. É un monastero (con annesso convento) ortodosso moldavo, risalente al 1858 ed è dedicato al culto di San Teodoro di Amasea. Improntato secondo lo stile architettonico russo-bizantina il sacro edificio è, sicuramente, il più bello (da un punto di vista esteriore) di tutta Chiṣinǎu. Al suo interno fanno sfoggio le ricche decorazioni in oro e i coloratissimi affreschi in cui primeggiano l’azzurro e l’oro; conosciuto con il nome di “Malina Mica” oggi è un monumento d’importanza nazionale, ove l’atmosfera religiose viene esaltata dal silenzio e dalle preghiere.
Spostandosi verso NW città si raggiunge l’enorme edificio della Cultura e dello Sport: OSCE. Un patio permette di affacciarsi all’apice di uno dei luoghi più romantici della città. Uno spettacolo di incredibile bellezza paesaggistica s’apre sotto di noi con una lunga e fantastica cascata di gradini che scendono verso un bellissimo lago circondato da canneti, cespugli e alberi: il Valea Morilor Park che si trova a ovest della città nel settore Buiucani. intorno alle sponde del lago Valea Morilor, creato nel 1950 su iniziativa di Leonid Brezhnev. Avvicinandosi alle sponde lacustri caratterizzate dal canneto, risulta incredibile come il rumore del traffico cittadino scompaia poco alla volta. Le aree boschive lungo le sponde offrono diversi sentieri escursionistici, ove poter camminare; fontane, statue, scacchi, e piste ciclabili offrono tante attività all’aperto. È anche possibile nuotare o andare in kayak quando il tempo lo permette.
Si rientra verso il centro seguendo il lungo viale della Strada Serghei Lazo che, dopo aver superato lo stadio, sbuca sul viale R1 (Bulevardul Ştefan cel Mare şi Sfint), all’altezza della chiesa di Biserica Ortodoxă “Schimbarea la Față a Mântuitorului” (Cattedrale della Trasfigurazione) che affascina con la sua architettura e l’atmosfera unica che traspare da ogni angolo. Un luogo di culto severo e particolare, mistico e – al tempo stesso – affascinante. L’elemento più impressionante è il monumentale e sorprendente affresco che ricopre un’intera parete, conferendo all’interno un carattere di profonda sacralità e intensa bellezza. Un luogo che vale la pena visitare non solo per i credenti, ma anche per gli amanti dell’arte. I murales non sono nell’esclusivo stile che richiama il bizantinismo di quelle regioni, ma che comunque sono molto antichi; ci sono anche dipinti di icone classiche realizzati in rame mentre all’esterno mosaici sulla facciata rendono ancor più interessante la scoperta.
Continuando ora lungo la R1 verso SE si ritorna verso il centro. In questi pochi chilometri di viale, la skyline della prospettiva urbanistica che s’apre ai lati della strada offre la visione dei più importanti edifici statali e governativo come: il palazzo della Președinția Republicii Moldova; il palazzo del Parlamentul Republicii Moldova; l’edificio del Scuarul Teatrului Național de Operă și Balet “Maria Bieșu” fino a sbucare nell’ampia platea della piazza di Piața Marii Adunări Naționale ove primeggia – in tutta la sua imponenza – l’enorme edificio che contiene la Direcţia Generală de Administrare a Clădirii Guvernului Republicii Moldova, il Ministerul Educației și Cercetării ed il Guvernul Republicii Moldova. Accanto, posto all’ingresso di un giardino s’impenna, dall’alto di un basamento in granito, la statua raffigurante il Monumentul lui Ștefan cel Mare, eroe nazionale moldavo e simbolo della città; qui Stefan è importante, perchè ha vinto molte battaglie per la Moldova ed ha bloccato i turchi in queste terre.
Di fronte agli imponenti edifici governativi primeggia la bianca pietra dell’Arcul de Triumf, 13 metri d’altezza eretti nel 1840, che spiccano in mezzo alle altre strutture, collocato a due passi dalla Cattedrale (della Natività) e dall’immenso parco che circonda tutto il complesso intorno. Un parco davvero molto bello, centralissimo, che s’attraversa con una splendida promenade realizzata in blocchi marmorei che serpeggiano attraverso vialetti molto curati e tenuti ben puliti che convergono tutti verso la Chișinău Cathedral Belltower in posizione distaccata dal principale edificio della Catedrala Mitropolitană Nașterea Domnului, una imponente chiesa ortodossa costruita completamente nello stile neoclassico della tradizione moldava, ed eretta nella prima metà dell’800 con gli interni completamente affrescati.
Nelle vicinanze, appena qualche isolato più in là della grande spianata di Piața Marii Adunări Naționale, compare il gigantesco Mercato di “Naf-Naf”, con ambienti al coperto e ripartiti per settori (macellerie e pollame, ortaggi e frutta in cui è possibile acquistare buona frutta e verdura a km zero a prezzi abbastanza convenienti, pescheria ed altro) e centinaia di bancarelle all’aperto di Piața Centrală ove si trova – praticamente – di tutto. Perdersi in questo caotico (e dal discutibile igiene) e intricato labirinto creato da traballanti scaffalature ed instabili bancarelle è un po’ come immergersi in un luogo molto caratteristico, ove è palpabile – quasi percepire con tutti i sensi al massimo della loro ricettività – quel ritmo intenso e quell’intrecciarsi di voci e dialetti che vanno dal rumeno al russo, di chi vende e di chi acquista, per capire, intuire, assaggiare e sentire le armoniose essenze degli intensi sapori e delle tradizioni del luogo.
Momentaneamente abbiamo voluto scoprire, capire e comprendere le varie sfaccettature di una capitale dell’ex blocco sovietico, ove il comunismo e la rivoluzione hanno lasciato indelebili tracce del loro trascorso, ma più di ogni cosa abbiamo voluto vivere e toccare con mano le realtà di luoghi poco conosciuti da noi occidentali. Territori che confinano con teatri di guerra tutt’ora in corso; complesse etnie che influenzano e determinano le società tribali di zingari e gitani così fortemente legate da vincoli di sangue e che sono un tutt’uno con l’anima inquieta di queste terre. Forte è la frustrazione per lo stato delle cose, soprattutto tra i giovani, ove primeggia il desiderio di partire. In Italia, destinazione preferita, di regola i moldavi si adeguano a lavori modesti; è raro incontrare qualcuno che non abbia alcun legame con l’Italia; sebbene molte persone possano raccontare storie di discriminazione ed abusi, in tanti prevale un sentimento d’amore e di attaccamento nei confronti del nostro paese. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
