ARMENIA, lungo la “Via della Seta”all’ORBELIAN Caravanseraj (“Օրբելյան քարավանատուն” Orbelyan k’aravanatun) sul Passo di Selim

Fu quasi una necessità, sentita dalle molteplici popolazioni distribuite a latitudini così distanti tra loro, quella di poter creare collegamenti terrestri, che potessero estendersi attraverso l’Asia Centrale e il Medio Oriente, che includevano rotte carovaniere che superavano deserti e montagne, unendo la Cina all’Asia Minore fino a congiungersi col Mediterraneo. La “Metaksi Chanaparh” (Via della Seta) era un’antica rete di rotte commerciali che collegava la Cina con le regioni dell’Asia e dell’Europa. Attiva dal II millennio a.C. fino al XVI secolo, la Via deriva il suo nome dal redditizio commercio cinese della seta, la principale merce trasportata. La Via era lunga oltre 7000 km, con una successiva rotta marittima ideata molto più tardi; mondi vecchi e nuovi che venivano barattati anche nelle regioni intermedie.

Vie carovaniere erano chiamate queste rotte terrestri che – precedendo la Via della Seta – rappresentavano i primi (labili) tentativi di unire le diverse aree del mondo attraverso precisi punti di collegamenti terrestri. Questi lunghi tratti, spesso definiti “Vie Carovaniere“, erano più semplicemente una rete di tracce che attraversavano deserti, montagne e oasi, permettendo (e facilitando) così il movimento di persone, di merci e di idee tra le diverse culture. Le vie carovaniere, che non erano solo rotte commerciali, si inquadravano anche come importanti canali di scambio sociale, economico/commerciale, religioso e culturale con mondi così lontani tra loro. L’incontro tra diverse culture lungo queste rotte favoriva la diffusione di idee, di culto, di arte e di tecnologie, contribuendo così a creare una rete di interdipendenza e scambi tra l’oriente e l’occidente.

Nel cuore del Caucaso, in territorio armeno, a 2400 metri d’altezza è collocato uno dei più importanti passi dell’antichità: il Passo di SELIM (o di Vardenyants). Questo strategico valico era una diramazione settentrionale sul più importante tratto della Via della Seta che collegava – essendo il Caucaso uno dei principali incroci terrestri – le sponde occidentali del mar Caspio, le terre del regno di Persia (Iran) e dell’Azerbaijian. L’altopiano armeno era un ponte tra l’Europa e l’Asia occidentale. Queste rotte commerciali univano l’Armenia coi porti del Mar Nero e del Mediterraneo. Attraverso queste rotte avvenivano commerci in Iran, Mesopotamia, Egitto, India e Cina. Plutarco testimonia che Artashat (la capitale dell’Armenia) intratteneva una serie di importanti relazioni commerciali ed economiche durante tutto il I secolo a.C. Strabone scrive del cruciale ruolo intermediario dell’Armenia nelle relazioni commerciali tra l’Impero Romano e l’Oriente.

Raggiungere questo passo è, soprattutto, un’impresa emotiva; un comprendere quanto deserto di pietre, di fasciumi d’erba, di aspre montagne, di profonde gole rocciose, di impetuosi torrenti determini un orizzonte in cui lo spazio e il tempo non hanno dimensioni definite. Dalle estese pianure armene, ove per chilometri non c’è anima viva, nessun albero, nessuna casa, nessun animale; solo un paesaggio che si perde oltre l’immenso. Come già detto, questo ramo della “Silk Road“, su cui giace questo particolare Orbelian Caravanserai, si riferisce a quella direttrice che giunge dalla lontana Persia, fino ad attraversare e superare il Selim Pass (2410 m), per poi scendere nuovamente nelle pianure settentrionali e raggiungere le sponde meridionali del Lago di Sevan; da qui risale alla città di Dilijan, per poi attraversare il territorio della Georgia fino a raggiungere il Mar Nero.

Dopo un lungo camminare per orizzonti sperduti, profili di creste rocciose e dislivelli che vengono superati laddove il vento intensifica la sua forza, eccoci finalmente in vista dell’ORBELIAN CARAVANSERAI, un basso edificio in pietra scura posto appena sotto il bordo della principale strada che attraversa il passo, conosciuto anche come passo di Hayots Dzor. Il caravanserraglio di Orbelian è il valico di montagna meglio conservato tra i passi armeni fin dall’epoca medievale. Questo monumento, costruito dal principe Chesar Orbelian e dai suoi fratelli nel 1332 durante il regno di Abu Said Khan II, svolse un ruolo importante in questa regione grazie alla sua posizione posta su una rotta commerciale d’importanza internazionale e al non trascurabile carattere del mecenatismo degli Orbelian, che furono un’importante famiglia feudale in Georgia per tutto il XII secolo.

Esempio perfetto di caravanserraglio classico dell’inizio del XIV secolo, senza corte interna soppalcata dato il clima inospitale dell’altitudine dove è collocato, il passo domina montagne aride: solo in fondo alla valle pochi sprazzi di verde. In un luogo così inospitale questo ambiente sembra un miraggio. Molto somigliante ai nostri jazzi dell’Appennino all’ingresso, sulla facciata, sono due bellissimi bassorilievi a forma di leone e una splendida nicchia. Ma è il suo interno che parla di millenni di storia vissuta tra viaggi e spostamenti. Un vestibolo che sembra l’ingresso di una grotta; il buio generato dal basalto nero, annerito dal fumo dei tanti fuochi accesi nel tempo; varcando una porta sulla sinistra l’emozione genera stupore e meraviglia! Siamo nel cuore del caravanserraglio; il buio dell’interno riceve la luce naturale dalle aperture sul soffitto su un ambiente scarno, funzionale, interrato.

Si possono chiaramente distinguere gli spazi per gli uomini e gli animali; il fatto che l’edificio non abbia finestre, ma solo alcuni buchi nel tetto da cui entra la luce (sembra di essere all’interno di una caverna); le enormi pietre in basalto nero aggiungono fascino all’insieme. Molto particolari sono le decorazioni poste sulla porta d’ingresso, con la soluzione tipica delle “muqarnas islamici” (reminiscenza di decorazioni di stalattiti in una grotta). Il caravanserraglio di Selim non include un cortile e l’intero edificio è limitato agli spazi coperti, tra cui una grande (e lunga) sala centrale, che si estendeva da est a ovest, e un vestibolo all’estremità occidentale. Questo edificio adattò la tipologia del caravanserraglio al rigido clima nevoso e ventoso delle zone montuose e si adattava alla posizione dell’edificio. Questo schema architettonico è applicato anche ai caravanserragli selgiuchidi sopravvissuti nelle zone montuose di questa regione.

La sala è divisa in tre navate da sette coppie di pilastri. Alla fine delle strette navate laterali sul lato occidentale, furono costruite piccole stanze per gli uomini che accompagnavano la carovana. Gli animali della carovana venivano tenuti nelle strette navate laterali della sala, dove erano costruite le mangiatoie in pietra tra i pilastri e dove si trovava una piscina d’acqua in uno degli angoli della sala. Il tetto della sala a tre navate è coperto da tre volte parallele, con quella sopra la navata centrale più alta e larga di quelle delle due navate laterali. Le volte sono sostenute da archi che si estendono da pilastro a pilastro (navata centrale) e dai pilastri alle pareti (navate laterali). Degli oculi posti al centro di tre delle volte servivano a far entrare la luce del sole e l’aria fresca, e a far uscire anche il fumo; ogni oculo è decorato con una cornice. Queste sono le uniche altre aree del caravanserraglio che presentano ornamenti oltre alle decorazioni presenti nel vestibolo d’ingresso. I resti di una piccola cappella sono ancora visibili accanto al vestibolo, di fronte a una sorgente.

Siamo partiti dalle case del villaggio di Aghnajadzor, tra la polvere dei recinti alzata dal vento e greggi di pecore al pascolo guidati da nomadi pastori che resistono alla forte solitudine – quasi contemplativa – di questi luoghi sperduti tra le montagne del Caucaso armeno. Un lungo susseguirsi di pianori e di vallate baciate dal sole che si nasconde tra le nubi; raggi che irradiano luce su un orizzonte che si perde a vista d’occhio. Qui al passo di Selim comincia a nevicare e l’Orbelian Caravanserai diventa – per qualche ora – il nostro rifugio. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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