Conosciuta fin dall’antichità col leggendario nome di “Calmedia” la cittadina viene caratterizzata dalla presenza della “trachite rossa”, di cui il sottosuolo della Sardegna ne è ricco; la sua tipica pietra locale è presente in tutte le tipologie edilizie di BOSA, rendendo così il borgo uno tra i centri più belli e interessanti della costa occidentale dell’isola. Qui le strade acciottolate, i palazzi stretti, alti e imponenti coi loro caratteristici balconi, le piazze e i vicoli più stretti catturano l’attenzione del visitatore.
Come una bomboniera, il suo antico borgo, dove il tempo sembra essersi fermato, giace – con le sue antiche abitazioni tinte con colori pastello – ai piedi del Castello (dei Malaspina) che si erge sulla vicina collina. I colori delle case più vetuste e le sue ripide viuzze acciottolate, con incredibili passaggi attraverso porticati e scale rampanti (quasi a “chiocciola”) conducono fino al Castello, da cui si ammirano bellissime vedute panoramiche. Il paese fuori dal borgo, fino a qualche decennio, fu sede di antiche concerie allocate sulla sponda sx orografica dell’unico fiume navigabile in tutta la Sardegna.
Sorta sul fiume Temo, Bosa un tempo era un fiorente centro di attività economica; ed ancora oggi, lungo il fiume, sono ben visibili gli antichi corpi di fabbrica delle concerie che in passato venivano usate per la lavorazione di un cuoio di pregiato valore. Scavalcati l’antico ponte (Ponte Vecchio) su archi in pietra coi suoi basoli secolari che supera il fiume Temo, si viene subito proiettati attraverso quel dedalo di vicoli stretti dalle pendenze accentuate su cui prospettano antichi portali in pietra, chiesette in puro stile catalano, abitazioni ove la luce sembra essere un optional e le botteghe offrono prodotti tipici del luogo. Il cuore pulsante del borgo di Bosa è conosciuto come “Sa Costa”, un quartiere a sé stante.
Eretto tra il 1500 e il 1600 ai piedi del mastio di Serravalle (meglio conosciuto come i Malaspina) il suo principale asse viario (via Carmine) ripercorre le audaci pendenze del colle fino a due rampe di scale (“s’iscala ‘esa rosa” e “s’iscala ‘e s’ainu“, termini locali che indicano le due scalinate in trachite) che, entrambe, conducono ai piedi del Castello lì dove le case si dispongono a “schiera” e dove i colori pastello – oltre alla verticalità degli edifici – determinano la tipica dimora di Bosa. Qui le pavimentazioni di stradine e i vicoli creano un miscuglio di pietra locale e ciottoli di provenienza marina: esse si accavallano e si intrecciano seguendo l’altimetria del colle, e determinando impensabili volumetrie con gli edifici costruiti dall’uomo.
Edifici che, come si può osservare nella maggior parte dei casi, risultano essere orientati con le facciate che prospettano a Nord e contengono, al loro interno, un vano per ogni piano. Altro singolare aspetto stilistico-decorativo che desta curiosità ed affascina per le sue semplici ed elementari forme espressive sono gli architravi in pietra poste agli ingressi di porte ed entrate di tutte le fattezze, risalenti tra il XIV-XV secolo, piccoli ma significativi elementi strutturali tutti decorati (o incisi) con bassorilievi. Il viaggio alla scoperta di Bosa si conclude verso il mare, presso la Marina di Bosa in corrispondenza della larga foce del Temo, in direzione di quel sottile promontorio (isola rossa) da cui si erge la possente Torre aragonese ed il bianco Faro. (testi ©Andrea Perciato; photo Maria Rita Liliano & A. Perciato)
