Una entusiasmante traversata da nord (seggiovia ai Prati di Tivo, 1450 m) a sud (Campo Imperatore (2130 m) attraverso incredibili pareti rocciose, orizzonti che si perdono all’infinito, creste irte e spigolose, profondi valloni che si perdono nel vuoto, il tutto camminando sotto un cielo incredibilmente azzurro, così terso che sembra penetrare l’immenso. Queste sono le sensazioni provate nell’esplorare questa grande montagna che s’impenna – coi suoi quasi 3000 metri d’altezza – nel cuore dell’Appennino Centrale. Con un salto un salto a ritroso nel tempo di qualche secolo, la montagna nel 1573 attirò l’interesse del capitano bolognese Francesco de Marchi ingegnere esperto nel realizzare fortificazioni. De Marchi – che organizzò una esplorazione ricognitiva progettando l’ascensione fino a raggiungere la cima della montagna – così descrisse l’avventurosa scalata: “in compagnia di due cacciatori di camoccie locali… Fino al detto Campo Priviti (Pericoli) e qui cominciassimo à considerare per dove noi potevamo andare alla cima di quell’asprissimo monte. Per certe vene di sassi, cosa orrenda d’andarvi. Ora noi arrivammo con grandissima fatica e ci ponemmo cinque ore e un quarto a montare sul detto monte con tutta la sollecitudine che noi potessimo fare. Quand’io fui sopra la sommità, mirando all’intorno, pareva che io fossi in aria, perché tutti gli altissimi Monti che gli sono appresso erano molto più bassi di questo”.
Per compiere la completa conoscenza di questa montagna, che offre diverse possibilità di ascensione da più punti ma dalle diverse caratteristiche ambientali che ne determinano le peculiarità geomorfologiche, si propone un lungo (e in alcuni punti anche faticoso e impegna-tivo) itinerario che parte servendosi della seggiovia dei Prati di Tivo (1450 m), che conduce alla stazione della Madonnina (2028 m) ove in pochi minuti supera un dislivello di circa 600 metri. Dalla Madonnina ha inizio la vera l’escursione camminando lungo il sentiero (forse) più frequentato di tutto il massiccio del Gran Sasso, quello che sale per i versanti settentrionali fino alla Sella dei Due Corni, raggiunge la cima del Corno Grande e discende a Campo Im-peratore. A margine di un pendio erboso, lungo un profilo di cresta, si guadagna quota fino a giungere sotto alte pareti rocciose, sul crinale che immette nel sottostante vallone delle Cornacchie. Il sentiero sale ancora per una serie di massi, qui caduti per fenomeni dovute all’erosione franosa di materiali lapidei, attraverso lo spettacolare Passo delle Scalelle (2187 m) che raggiunge, dopo aver superato alcuni passaggi sistemati con cavi in acciaio fissati al costone, la splendida balconata rocciosa da cui si erge il Rifugio Franchetti (2433 m).
Dopo breve sosta al Rifugio il sentiero sale ancora lungo i pendii rocciosi che sfiorano un’immensa distesa di pietre e ciottoli, ciò che è ancora visibile della base morenica del Ghiacciaio del Calderone. Superati gli ultimi tornanti, si giunge alla Sella dei Due Corni (2575 m). Qui c’è possibilità per una sosta per riprendersi e poter ammirare il paesaggio circostante e s’imbocca la traccia che sale, verso sud, lungo un impegnativo tratto roccioso, da evitare se il tempo peggiora. Comunque sia questa è – in ogni caso – la salita più bella e spettacolare di tutto il Gran Sasso, tratto che arriva fino al Passo del Cannone (2679 m); da quassù è ben visibile la “testata” del Calderone. Salendo sui crinali verso sud est, si attacca la viva roccia dei costoni settentrionali del Corno Grande, sospesi tra cigli esposti senza mai staccare le mani dalla parete e usando cautela per ogni punto di appoggio delle mani e dei piedi. Per uno canalino (2810 m) sul ciglio di uno strapiombo, arrampicando per tratti sempre più esposti (2895 m), finalmente si giunge in cima al Gran Sasso d’Italia (2912 m), la più alta della catena appenninica. Qui l’ambiente presenta aspetti geo-morfologici caratteristici del paesaggio alpino, con cime spigolose, ghiacciai, precipitose pareti a picco con guglie, diedri, canali e pinnacoli che si alternano a creste frastagliate esposte sul vuoto.
L’enorme massiccio domina un orizzonte talmente così vasto, tant’è che nelle giornate terse la vista da quassù spazia – come un immenso abbraccio esteso da levante a ponente – tra il mar Adriatico e il mar Tirreno. Il Gran Sasso emerse dalle acque oltre 6 milioni di anni fa come un’unica ossatura formata da rocce di natura carbonatica (dolomie e calcari), trasformate nel corso dei millenni da profonde lacerazioni d’origine carsica che hanno dato origine a numerose cavità sotterranee nell’ambiente ipogeico, caratterizzati in superficie da doline e conoidi di deiezione. Una croce in ferro determina la vetta del Corno Grande, mentre una piastra in acciaio indica le posizioni geografiche dei luoghi circostanti. I paesaggi che si ammirano da quassù lasciano contemplare la bellezza dell’immenso. Dalla cima si scorgono vedute panoramiche che spaziano da Campo Imperatore a sud (con l’albergo/prigione che ospitò Mussolini); dagli altipiani di Campo Pericoli a sud ovest; dal Corno Piccolo (2655 m) a nord-nord ovest; dalle creste che coronano il Ghiacciaio del Calderone a nord est; dalla sagoma rossa del Bivacco Bafile (2669 m) a levante; dalla Vetta Centrale (2893 m) e la Vetta Orientale (2903 m) del Gran Sasso a nord est.
Quando il cielo è libero da nubi e velature caliginose, oltre le vallate e i monti in lontananza si possono scorgere i litorali costieri adriatico, a levante, e tirrenico a ponente. Proprio quassù, dalla cima del Gran Sasso, è possibile comprendere il fenomeno del glacialismo (lento scioglimento dei ghiacciai) che è ben rappresentato dalla minuscola lingua del ghiacciaio del Calderone che si estende dalle creste appena sotto la vetta del Corno Grande. Esso viene ancora considerato – nonostante le elevate temperature in aumento – come l’unico dell’intero arco appenninico ed il più a sud di tutto il continente europeo. Lungo il versante nord che scorre proprio sotto la cima del Corno Grande, durante gli ultimi decenni il manto ghiacciato di superficie e di testata si è considerevolmente ridotto, registrando circa 50 platee glaciali distribuite attraverso numerosi depositi morenici. La vetta di ponente del Corno Grande risulta essere un suggestivo belvedere camminando attraverso panorami che si perdono all’infinito. Dalla cima, scorgendo verso sud, s’intravede il serpente d’asfalto della rotabile che sale a Campo Imperatore, il cui tracciato è stato nel tempo ricavato dal percorso usato da secoli dai pastori transumanti; sicuro punto di riferimento per le lunghe traversate delle greggi che dalle terre apule risalivano fino agli altipiani erbosi di Campo Imperatore; un lungo viaggio affrontato da migliaia di pastori che portavano a svernare il proprio bestiame fino al Tavoliere per ritornare nuovamente tra le montagne.
Quello che incanta di tutta questa scenografia paesaggistica è soprattutto l’altopiano centrale ai piedi del Corno Grande: quel Campo Imperatore che diventa una lunga e immensa distesa erbosa che ricopre una fossa tettonica risalente al Pleistocene, di quando questo era – sicuramente – ricolmo delle acque di un lago. La discesa dalla cima del Corno Grande viene offerta da due possibilità; tralasciando la difficoltosa diretta sud lungo il Sassone (2560 m) e la Sella di Corno Grande (2421 m), quella più fattibile è di ritornare indietro per i versanti occidentali fino al Passo del Cannone. Da qui, poi, si devia a sinistra per esposti canalini rocciosi e i tornanti di un ghiaione: la Conca degli Invalidi (2650 m) dove il sentiero raggiunge la Sella del Brecciaio (2506 m). Si continua ancora a scendere per l’immenso ghiaione che cinge le basi della montagna attraverso un paesaggio che va sviluppandosi con ondulazioni prative a carattere carsico, fino a giungere al bivio di Campo Pericoli, presso la Sella di monte Aquila (2335 m); sullo sfondo a destra si para il monte Portella (2385 m) che ospita il Rifugio Duca degli Abruzzi che giace sul ciglio della cresta. Da qui si continua in discesa fino all’Albergo di Campo Imperatore (2130 m), ove ha termine questa traversata longitudinale – da nord a sud – del massiccio del Gran Sasso.
Dal piazzale dell’Albergo s’aprono vedute paesaggistiche sul lungo altopiano carsico di Campo Imperatore. Questa distesa si presenta con uno sviluppo di circa 30 chilometri di lunghezza per una larghezza di 7 chilometri; nella buona stagione – un tempo, così come ancora oggi – esso offre pascoli per migliaia di pecore che svernano quassù. Tutt’intorno si profilano paesaggi di incomparabile bellezza con una natura che si presenta con le caratteristiche degli ambienti alpini ma che giace proprio al centro della catena appenninica. Il Gran Sasso altro non è che un massiccio montuoso che si erge con cime elevate dalle forme più aspre e bizzarre modellate per millenni da antichi ghiacciai e plasmati dalla forte erosione di fenomeni legati al carsismo (sia di sottosuolo che di superficie), con ambienti di alto valore naturalistico da cui si contemplano vedute paesaggistiche che si stagliano con ampi panorami; tutto questo è, semplicemente, il Gran Sasso d’Italia. (testi & photo ©Andrea Perciato)
