VIK e la “BLACK BEACH” (ICELAND)… Back from to dark side of ISLAND

Il piccolo villaggio – antico borgo di pescatori – di Vík í Mýrdal è un luogo di una pace e tranquillità assoluta. Punto geografico più a sud dell’isola, Vik ci accoglie con la sua iconica chiesetta bianca dal tetto rosso che si erge dal crinale di una collinetta da cui si domina un panorama di incomparabile bellezza paesaggistica da cui lo sguardo spazia oltre l’orizzonte verso un’immensa spiaggia di sabbia nera. La pittoresca Vikurkirkja, quella suggestiva chiesetta bianca con un tetto rosso brillante che si trova in cima a una collina sopra Vik, merita sicuramente di essere raggiunta per scorgere i panorami che offre: dall’immensa scarpata erbosa dell’entroterra, senza alberi, dominata dalle distese di lupini; e dall’altro lato incorniciato dall’oceano, con la bellissima spiaggia nera di Vik e gli iconici faraglioni di basalto chiamati Reynisdrangar sullo sfondo.

Vik è uno tra i luoghi più piovosi d’Islanda. Situato sulla costa a sud, a meno di 200 km da Reykjavík, il villaggio, che conta una popolazione di circa 350 abitanti, giace in una incan-tevole vallata determinata dai cromatismi del bianco dei grandiosi ghiacciai (come il Mir-dals), brughiere dalle verdi pendici montuose ricoperte dal muschio, con la lunga spiaggia di sabbia nera e la vista sull’imponente vulcano Katla. In lontananza si ergono maestosi, sulla linea dell’orizzonte, i famosi faraglioni – quattro guglie acuminate di roccia lavica che emergono, prepotentemente, dalle acque – che sembrano piantati in mezzo al mare a testimonianza dei “Titani” che, fin dalle origini del mondo e vivendo al “centro della Terra”, ne hanno da sempre retto le sorti determinandone gli equilibri dell’intero pianeta.

Spostandosi dalla chiesetta di Vik, un punto bianco che si erge – maestosa – con le montagne alle spalle che dominano la città e la baia fino a raggiungere l’immensa distesa di sabbia nera ove giace l’abitato; da qui parte – verso occidente – in direzione della scogliera, la buona traccia di un sentiero che conduce, dopo aver superato un lunghissimo tratto costiero chiuso dalla skyline, alla base delle falesie del promontorio diReynisfjall. Al di là del promontorio si raggiunge il luogo più “iconico” di tutta l’Islanda: l’immensa distesa e la scogliera basaltica della “spiaggia nera” di Reynisfjara, una ampia battigia di finissima sabbia nera. Sulla sinistra emerge l’enorme scogliera basaltica esagonale, seguita da singolari cavità ipogeiche (ricavate nella lava) che fanno da contraltare ai due leggendari faraglioni che si ergono dal mare (due Troll, trasformati per punizione in gelide pietre dalla luce del sole, per aver cercato di rubare una nave).

In alto, numerosi nidi di uccelli marini tra cui i “Puffin”. Verso destra la spiaggia si protende fino alla penisola di Dyrholaer. Camminare lungo questo tratto di spiaggia genera la sensazione di trovarsi al centro di un qualcosa di imponente, di maestosamente tetro; quasi come in un girone infernale illustrato da Gustave Dorè. Qui si calpesta la sabbia, formata da piccolissimi ciottoli d’origine lavica, della spiaggia nera più famosa d’Islanda; è un qualcosa di incredibilmente bello, un qualcosa di difficilmente dimenticabile. Qui è tutto meravigliosamente bello: il perpetuo contrasto tra l’azzurro del mare, del cielo (quando esso è visibile), del bianco della risacca e del nero della sabbia. Appena raggiunti la spiaggia, volgendo leggermente verso sinistra compare, in tutta la sua imponenza, la gigantesca muraglia formata (come le gigantesche canne di un organo) da un colonnato in basalto; la tentazione di arrampicarsi coglie immediatamente l’istinto.

Questo posto è magico, non esistono altre parole per descriverlo. Qui la natura è meravigliosa in ogni angolo, ma questo posto riesce a mostrarsi in tutto il suo splendore unendo tutto e il contrario di tutto in un mix magico. Il contrasto tra la sabbia nera e le onde bianche, davanti c’è il mare e alle spalle (nelle giornate in cui c’è visibilità) si vedono le montagne innevate. Le condizioni climatiche sono spesso impegnative qui, ma anche con il vento forte e la pioggia vale veramente la pena. Considerata una delle più belle spiagge “non tropicali” esistenti al mondo, offre davvero uno spettacolo unico, stupendo con la sua sabbia nera, le scogliere di basalto e le onde impetuose (e spesso pericolose). Sulla spiaggia vi è anche una grotta, sempre di basalto nero, ove è possibile ammirare da vicino le mille sfaccettature delle pietre, il loro essere appuntite ed affilate, sfaccettate e cangianti con la luce.

I faraglioni nell’acqua, invece, offrono un paesaggio fiabesco, degno di un film epico. Come in un mix di elementi, questa spiaggia nera abbracciata da straordinarie pareti di basalto e da un’atmosfera misteriosa, quasi ancestrale, affascina e – al tempo stesso – incute rispetto. Caratterizzata dal suo colore (sabbia vulcanica) è uno spettacolo unico. Il colore cupo delle rocce, i faraglioni in lontananza e questo mare sempre rabbioso e (pericolosissimo) ponto a carpirti per trascinarti al largo, danno un senso di inquietudine, di primitiva natura selvaggia. Uno spettacolo unico in bianco e nero; un posto dall’atmosfera a dir poco surreale ove si rimane folgorati dalla struggente bellezza e dai colori che si possono ammirare solo in questo luogo.

Qui la bellezza è indescrivibile, quasi da generare emozioni selvagge, ove domina la potenza dell’Oceano con le sue onde pericolose da non sottovalutare, e l’incredibile resistenza delle rocce basaltiche che si estendono lungo la costa, dalle incredibili e spettacolari formazioni geometriche. Questa breve escursione conduce fin quasi a sfiorare i giganteschi faraglioni, ma per rendere completa questa apoteosi di suggestioni e questo rincorrersi di emozioni, è consigliabile camminare, tenendosi sempre a distanza di sicurezza dalla battigia, in direzione della gigantesca muraglia determinata dalla scogliera di Reynisfjara riconoscibile per gli archi che s’aprono attraverso il promontorio. Se le favorevoli condizioni della marea lo consentono, è possibile giungere in vista dello scoglio di Arnardrangur, andare oltre… è pericoloso! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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