ALTOMONTE (CS, Calabria): viaggio nel “Brutium” normanno, dalle tradizioni greco-bizantine alle atmosfere medioevali.

Qui, in questi paesi (oggi, tristemente… spopolati!), il tempo ha lasciato indelebili tracce del suo passato; un passato ricco di arte, di fede, di tradizioni, di storia; enormi contenitori di momenti che si rincorrono dalla notte dei tempi esaltando il loro massimo splendore attra-verso il Medioevo.

Le curve che arrancano lungo le prime propaggini nordorientali della Sila ci portano ad ALTOMONTE un borgo collinare davvero molto bello; un agglomerato di case – tutte in pietra – costruito seguendo le pendici di incredibili pendenze che ruotano tutt’intorno al polo (chiesa, chiostro e museo) religioso della Chiesa della Consolazione ed a quello civico riferito al Castello. Considerato fra i borghi più belli d’Italia, il piccolo paese di Altomonte accompagna al visitatore a fare un tuffo nel passato, attraverso emozioni visive e sensoriali, ed attraversare una realtà a dimensione più umana. Seguire le rampe di scale e gradoni, potendo essere attratti dalle ombre di portali e androni che si perdono in profondi angoli chiusi dalle rocce che arrancano lungo impensabili saliscendi, sembra quasi di camminare attraverso un tortuoso sentiero di montagna, mentre i passi riecheggiano sul selciato di ruvide pietre e antichi basoli e strisce di cielo azzurro sembrano pennellare le gronde di antiche residenze. Dominata del Parco Nazionale del Pollino, affacciata sulla Piana di Sibari, a due passi dai paesi di matrice “arbëreshë” (albanese), Altomonte è entrata a far parte, di diritto, nel circuito dei borghi considerati tra i più belli d’Italia.

È un paese davvero incantevole, in cui aleggiano poetiche atmosfere che spaziano dalla narrazione al romanticismo più autentico; camminare senza meta attraverso i suoi angusti vicoli, è come lasciarsi avvolgere dalle ancestrali atmosfere di un remoto passato in cui, anche i più esperti viaggiatori non sembrano essere abituati; ogni rumore viene proiettato dall’eco che attraversa il silenzio come le ante di finestre che cigolano o i conci dei tetti che si toccano al saltellare di corvi e piccioni. Le viuzze sono talmente così strette che non è possibile immortalare, con l’occhio della fotocamera, gli scorci e le prospettive più belle del borgo. Se la struttura dell’impianto urbanistico medioevale del dentro ruota tutta intorno al Castello, il fulcro principale della vita civile e religiosa si concentra, invece, nello slargo panoramico della piazza centrale di Altomonte: Piazza Campanella. Oltre ad offrire splendide vedute panoramiche sulle prime propaggini del Pollino, in essa prospettano le monumentali facciate della Chiesa (madre) di Santa Maria della Consolazione a cui si accede con una bella gradinata e dell’adiacente edificio del Chiostro dei Domenicani che – al suo interno – ospita anche l’area del locale Museo Civico.

Ma andiamole a scoprire queste meraviglie che ci riportano indietro nel tempo, in quell’epoca ove il Medioevo ha lasciato indelebili tracce del suo passaggio. Dalla Torre del Castello una breve deviazione a destra scorre verso piazza Campanella; laggiù – sullo sfondo – attraverso uno stretto corridoio ove le facciate di antichi edifici sembrano toccarsi, è già ben visibile lo spettacolare “rosone” che caratterizza la facciata della chiesa madre di Santa Maria della Consolazione. Siamo giunti davanti alla magnificenza di questa chiesa dopo una interessante camminata tra i caratteristici vicoli e i portali di Altomonte. Preceduta da una bella scalinata al termine di questa, sulla facciata, oltre al rosone, composto da sedici raggi e una gigantesca Torre Campanaria che si ispira alle più famose “bastides” (chiese fortificate dove, in caso di pericolo, si riusciva a trovare riparo) francesi, il varco d’accesso s’apre con un bel portale a sesto acuto contenente e un gigantesco portone in legno intarsiato. L’accesso al suo interno avviene spostando una tendina, ed ecco comparire – in tutta la sua solenne magnificenza – un austero ambiente esaltato dalle luci e dai silenzi; sullo sfondo il coro ligneo, dove frati usavano eseguire i canti gregoriani, risalente al XVI secolo.

Nonostante risenta dello scorrere del tempo, esternamente è molto bella e ben tenuta. Entrati all’interno, sembra di fare un viaggio (attraverso e) indietro nel tempo grazie ai numerosi elementi artistici e religiosi di notevole valore qui presenti. La struttura, in tutta la sua austera, semplice e monumentale bellezza, rispecchia il più importante esempio del classico stile architettonico gotico/angioino molto influenzato dalle tendenze artistiche franco/senesi presenti qui in Calabria. Essa fu edificata nel 1342 circa da Filippo Sangineto, conte di Altomonte, su autorizzazione di Papa Clemente VI. L’interno a croce latina con unica navata viene esaltato dagli archi e dal soffitto a capriate, dal sarcofago (monumento marmoreo del XIV secolo) contenente le spoglie di un giovane e sconosciuto cavaliere, probabilmente appartenente alla famiglia dei Sangineto; una figura armata di tutto punto in ogni suo minimo particolare, che poggia i piedi su due cagnolini (a simboleggiare la fedeltà), con un volto espressivo e le mani giunte in atto di preghiera. Una porta istoriata della fine del XVI secolo mentre, sulla scarna parete in alto a destra, ciò che rimane di un affresco della Madonna della Consolazione.

Accanto alla Chiesa madre c’è il Chiostro dei Domenicani che accoglie – al suo interno – alcuni ambienti del Museo Civico. Un elegante complesso quadrato caratterizzato dalle arcate a tutto sesto che poggiano su colonne ottagonali, un luogo che, dal 1980, custodisce opere d’arte che vanno dal Medioevo all’età moderna, tra cui un’opera di Simone Martini, oltre ad ospitare la Biblioteca Civica e Storica. È stato per secoli un importante centro culturale, legato a figure come Tommaso Campanella, e oggi è un punto di riferimento per la cultura e la storia locale, con il chiostro che rimane uno degli angoli più suggestivi. Il monumentale Convento dei Frati Domenicani fu edificato nel XV secolo per opera, interessamento ed espressa volontà di Cobella Ruffo, moglie di Ruggiero Sanseverino, che divenne contessa di Altomonte nel 1402. Appena varcati l’androne d’accesso, caratterizzato dal pavimento acciottolato, subito si nota come la struttura non è soltanto un semplice chiostro, ma che per secoli è stata – senza ombra di dubbio – il cuore pulsante di un complesso storico, filosofico e artistico che racconta le vicende legate alla storia e alla cultura di Altomonte, riuscendo così, oggi, ad offrire un percorso che si distribuisce tra arte, spiritualità e conoscenza.

Fuori la chiesa la scoperta di Altomonte ci porta a conoscere altri spunti su cui focalizzare la nostra attenzione. Passeggiare lungo le strette viuzze con le antiche case in cui s’aprono gli splendidi portali in pietra, consente di raggiungere un nuovo belvedere che offre altre vedute panoramiche sulla fascia costiera e la piana di Sibari. All’altezza di un cortile sulla destra compare una figura lapidea zoomorfa, posta su un piedistallo composto da lastre in pietra e ciottoli; sul lato opposto, a sinistra, compare la rampa d’accesso dell’austera facciata di quella che un tempo era il Castello Normanno di Altomonte. La rocca è riuscita a mantenere intatto – nel corso dei secoli – il suo intrigante fascino. Tra le sue imponenti mura in pietra, passato e presente si rincorrono riuscendo ad incontrarsi e seguendo le tracce di quella storia che, attraverso lo scorrere del tempo, ha visto sovrapporsi i segni della modernità che hanno reso questo luogo incredibilmente così vivo e vitale. Risalente al XII secolo, nel tempo ha perso la sua originaria funzione divenendo residenza dei tanti feudatari che si sono avvicendati ad Altomonte e che appartenevano alle più importanti casate nobiliari. Articolata su una corte centrale, assunse titolo di castrum nel 1342 da Clemente VI.

La ristrutturazione del Castello ha rispettato l’identità e la natura dei luoghi del tempo e non ha in alcun modo alterato la sofisticata finezza stilistico/architettonica che ha sempre contraddistinto il maniero. Un’eleganza che si evince sulle parti superstiti delle capriate (a vista), affrescate da scene mitologiche, come anche negli splendidi arazzi raffiguranti il “Ratto d’Europa”, opera di Paolo Veronesi. La facciata del castello è caratterizzata da un bellissimo loggiato panoramico da cui si scorgono i monti del Pollino; una spettacolare terrazza che abbraccia la vallata sottostante e consente di allungare lo sguardo fino al mare. Continuando a camminare attraverso il borgo lungo incredibili saliscendi, le sensazioni di attraversare il tempo sembrano non aver mai fine. Sono ancora tante le chiese (piccole e grandi); i palazzi signorili dalle splendide facciate in pietra; le piazze e gli slarghi che appaiono all’improvviso ove s’intrecciano i saluti e gli scambi di battute in una incomprensibile forma dialettale tipica del luogo; elementi che esaltano – ancor più – quell’intricato dedalo di vicoli, androni cantine e sottani da cui, improvvisamente, aleggia l’intenso profumo del rinomato pane di Altomonte, chiudendo in bellezza la scoperta di un luogo che riesce ad accoglierti con stupore. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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