ORHEIUL Vechi (MOLDAVIA), come sospesi… tra due dimensioni!

Crocevia di più culture che vanno dalla mitteleuropea alla caucasica, dalla turca alla baltica, dalla russa alla rumena, dalla mongola alla greca. Come un luogo – così tanto particolare – in una terra poco conosciuta, ancor meno frequentata dai turisti se non qualche appassionato viaggiatore o viandante alla ricerca di storia, cultura, natura e paesaggi in un posto che sembra essere narrato da un racconto fantasy o uscito fuori rotta da una “time machine”. Una terra che mostra ancora le mille sfaccettature di un paese rimasto fermo nel tempo e radicato così fortemente alle sue tradizioni dal sapore gitano. “Come mai avete scelto la Moldavia per il vostro viaggio…?” Questa è stata la domanda che spesso, tra stupore e meraviglia, ci hanno rivolto! Questa è l’antica terra dei “Rom”, questa è ciò che resta di un’antica Repubblica Socialista dei Soviet, questa è… la Moldavia.

Per raggiungere questo particolare e inconsueto scenario paesaggistico e ambientale ci si avvale di un trasporto (spesso non proprio pubblico!) che, dalla zona mercatale (Naf-Naf) della capitale moldava Chişinău, a bordo di traballanti minibus (i “marshrutka”) coprono i circa 60 km per raggiungere ORHEIUL VECHI, mistico luogo di culto sorto su una dorsale calcarea che si erge tra le sinuose anse del fiume Răut, in una cornice paesaggistica della Moldova unica al mondo, così autentica e dal carattere prettamente agricolo (alta densità di campi coltivati a vigneti). I viaggiatori non rinunciano a compiere un’escursione qui perché la valenza di Orheiul Vechi non sfugge ai più attenti. D’altronde anche il dossier sul tavolo dell’Unesco lo evidenzia: ricerche archeologiche sul promontorio Peştera hanno portato alla luce numerosi insediamenti ben conservati; tra questi, un campo del tardo paleolitico (circa 30/20.000 anni prima di Cristo) ma anche numerosi insediamenti rurali individuati sulle dolci e – spesse volte – aspre pendici che genera il promontorio.

Della Moldova si parla come di una gemma che per la sua posizione strategica è stata inevitabilmente spesso contesa e più volte conquistata durante il corso dei secoli, divenendo così nel tempo una sorta di cerniera tra culture e diverse etnie (come Cina, Carpazi, Anatolia e Mar Baltico) che oggi meritano di essere conosciute. Beh, Orheiul Vechi è tutto questo: un paesaggio che assomiglia incredibilmente ad un incastro di anfiteatri emisferici ampio più di 5 km2, solcato dalle ripide sponde del fiume Răut il cui corso, estremamente tortuoso, ha scavato nel corso dei millenni, sinuosi meandri incastonati attraverso la roccia calcarea. Dal punto di vista ambientale, paesaggistico e panoramico già la sua peculiarità vale il viaggio per raggiungerlo: in questo luogo trovano il loro punto d’incontro tre grandi zone geografiche come la steppa eurasiatica, la steppa forestale dell’Europa orientale e il bacino del Carpato-Danubiano.

Chi giunge per la prima volta quaggiù scopre di trovarsi nel mezzo di un’area protetta (Rezervaţia Cultural-Naturalǎ) e in un territorio condiviso fra tre villaggi: Butuceni, Morovaia e Trebujeni. Orhei Vechi è proprio nel mezzo dell’insenatura che funge anche da promontorio tra le anse del fiume; un complesso archeologico, artistico, culturale, religioso e storico davvero unico. Al di là dell’imponente e incredibile paesaggio naturale, un gruppo di (non ben definite quante) grotte troglodite, singolari luoghi sacri che testimoniano una fede antichissima, e che – nel corso dei secoli – hanno ospitato, nei suoi anfratti e gli antichi monasteri, numerose comunità di monaci eremiti che professano sia il culto bizantino che quello ortodosso, in una cornice naturale generata dall’erosione del fiume Rǎut; è un pò come potersi affacciare su di un universo sospeso nel tempo quando si getta lo sguardo su Orheiul Vechi, il complesso storico e archeologico più importante della Moldova.

Il paesaggio naturale che circonda il territorio è in gran parte di roccia calcarea, strato che durante il corso dei millenni è stato eroso dallo scorrere del fiume. Un ambiente così austero e – al tempo stesso – contemplativo che si combina con vestigia archeologiche dell’antica civiltà “trypilliana” (cultura neolitica risalente a oltre 7000 anni fa), con strati culturali che riconducono a diverse epoche, fino all’età del ferro. Questo promontorio calcareo, conosciuto anche come Butuceni, contiene tracce di diverse civiltà, tra cui resti di fortezze realizzate in legno e terra come la fortezza Geto-Daci (del VI-I secolo a.C.); il forte dell’Orda d’oro Shehr al-Jedid o Yangi-Shehr (del XIV secolo); una fortezza (del XIV-XVI secolo), il monastero ortodosso (secolo XIV) e la città di Orhei (del XIV-XVI secolo). Di grande suggestione è la chiesa rupestre ricavata in grotte ancora utilizzate come cappelle, in cui si ritrovano una serie di reperti storici e iscrizioni slave risalenti al 1690, che testimoniano come l’Hajduk sorta di bandito, fuorilegge locale) locale si era rifugiato nelle caverne, nascondendosi dall’Impero Ottomano.

Raggiunti la spianata formata dalle anse del fiume, ha inizio un bel percorso a piedi che porta fino al crinale ove si ergono, già ben visibili, le guglie del monastero e della cappella rupestre. Orheiul Vechi è un monumento naturale, di notevole importanza storica ed archeologica, protetto come “patrimonio nazionale” moldavo, situato su una dorsale formata dal bordo del fiume Răut; esso ha conosciuto, nel tempo, numerosissime civiltà storiche tra cui: i Goti, gli Unni, gli Slavi, e gli Ungheresi. Incastrato al centro di un incredibile paesaggio esso si trova tra due enormi altopiani. Quello che ospita i luoghi religiosi ha una funzione geologica molto particolare; l’altopiano di Butuceni, appunto, conserva fortificazioni rupestri antichissime come: grotte dove i monaci conducevano un’ascetica esistenza fatta di preghiere e contemplazioni. Una bianca croce in calcare troneggia dall’alto della rupe che s’affaccia sul fiume; essa indica la posizione in cui giace un santuario scavato nella grotta sottostante con l’ultimo vecchio monaco che accoglie visitatori e pellegrini.

Un piccolo campanile custodisce, con una sottostante porta d’accesso, l’ingresso (caratterizzato da bassorilievi lapidei raffiguranti S. Giorgio e S. Michele) che conduce al Monastero rupestre. Si discende per una scala (attenzione al soffitto) ricavata nella roccia; il denso profumo di incensi che sale dal basso è intriso di preghiera e di silenzio mentre sullo sfondo si apre, man mano che si scende, un ambiente che ha ospitato, per secoli, comunità di monaci eremiti raccolti in preghiera e contemplazione. Oggi un padre guardiano caratterizzato dalla sua lunga (austera e fiera) barba bianca è sempre lì, presente, ad accogliere chiunque si rechi quaggiù a conoscere questo luogo (una sorta di cella), apparentemente al buio e illuminato dalla luce delle candele: a destra, una nicchia più ampia accoglie una sorta di altare con leggio impreziosito da arredi sacri e le tante coloratissime icone di santi e beati della tradizione ortodossa; un luogo, la cui autenticità, trasuda di storia e di fede. La luce entra da una finestrella e, poco accanto, una porta che s’apre sull’immenso con incredibili vedute panoramiche.

Pochi passi oltre la porta (in legno scolpita da figure geometriche) conducono sul ciglio di un dirupo; oltre, è praticamente impossibile procedere, c’è il baratro che precipita nel sottostante fiume! Guardando la parete calcarea gli occhi scorgono le tante monetine e i bigliettini (intenzioni di preghiera o speranzosi desideri) incastrati tra le fessure rocciose lasciate dai tanti pellegrini che hanno raggiunto questo posto; sotto i piedi, invece, si calpestano le migliaia di buchi lasciati, nel corso dei millenni, da (piccole e grandi) conchiglie fossili di natura marina, ciò a dimostrare che milioni d’anni fa questo paesaggio era immerso dalle acque. Rientrando nell’anfratto rupestre, appena dietro la porta sulla destra, s’apre – nel buio – una nicchia allestita (sorta di cella) con un giaciglio, diverse coperte colorate e una mensola con portacandela in terracotta: questa è la cella del padre/guardiano ricavata nella viva roccia calcarea e fatta su misura secondo lo spazio occorrente ai bisogni del monaco.

Usciti nuovamente all’aperto si continua a camminare lungo il crinale; laggiù in fondo a sinistra il fiume serpeggia lento attraverso un mare di verde (coltura intensiva di vigneti) contornato da due morene ad anfiteatro. Poche centinaia di metri su per la dorsale si raggiunge una chiesa locale: il Monastero di ORHEIUL VECHI (con bellissime guglie a “cipolla” tutte d’oro zecchino) tinta in bianco e a tutt’oggi attiva in quella che sembra essere una vecchia missione di matrice spagnola; qui la natura circostante assume la veste di un insolito complesso museale mentre l’interno della chiesa sembra le “Porte del Paradiso”. Varcato un cancello in ferro compare un giardino ben curato; intorno al perimetro esterno della chiesa c’è una colombaia e alcuni ambienti che ospitano, all’occorrenza, un giovane monaco che cura la manutenzione del luogo, e delle donne che accolgono e assistono pellegrini e viaggiatori in visita alla chiesa. Qui la natura, sembra come essere sospesa nel tempo; siamo nella Valle del Raut e tutt’intorno oltre all’eremo, ai luoghi di culto e al monastero, nel sottostante villaggio di BUTUCENI la vita scorre tranquilla tra le vecchie abitazioni.

Per un sentiero sterrato si raggiungono le prime case di Butucenu. Tra gli impenetrabili silenzi della via principale che attraversa il villaggio, riecheggiano il calpestio dei nostri passi e il ritmo del nostro respiro. Subito rimbalza agli occhi la bellezza dei cancelli e dei portali d’ingresso delle modeste abitazioni che compongono questo villaggio; autentiche opere d’arte locali della falegnameria e dell’incisione: colorate, disegnate con figure geometriche, richiamano – nello stile e nella raffigurazione – oltre alla semplicità, anche la spiritualità (quasi ascetica) del luogo con tante stelle dalle molteplici grandezze. Butuceni è un villaggio molto pittoresco dove è ancora possibile mangiare gustando le prelibatezze della cucina locale (spesso a base di verdure e carni bianche) oppure pernottare in una location unica nella più assoluta tranquillità. A Butuceni, si scopre la tipica architettura rurale moldava, con le belle case colorate, i pozzi (l’acqua è freschissima, spesso c’è anche un bicchiere per bere!) e i portoni delle case, ognuno diverso, ognuno con un suo motivo decorativo.

Orheiul Vechi e Butuceni sono le autentiche perle naturalistiche, paesaggistiche, ambientali, storiche e religiose che valorizzano l’aspetto culturale di un territorio con un rigido passato vissuto all’ombra del Kremlino; un passato vissuto tra precarietà e privazioni; un passato che ancora oggi si riesce difficile da mettere da parte lasciando aperte possibilità e prospettive per uno sviluppo – non solo sociale – che possa condurre una terra come la Moldavia (Moldova) tra le più prestigiose mete da visitare durante il corso dei prossimi decenni. Qui c’è tanta cultura, qui la gente è ospitale oltre l’immaginario, qui l’aria è salubre, qui la natura di prim’ordine, qui c’è un intreccio di religioni che t’affascina e ti scompiglia lasciandoti indelebili segni di curiosità e di conoscenza da approfondire. La Moldavia è tutto ciò e tanto altro ancora; la MOLDAVIA (o Moldova) non aspetta altro di incontrare viaggiatori (camminatori mossi da curiosità e sete di scoperta) come noi che amano il semplice gusto delle tradizioni locali ove accoglienza e ospitalità sono le principali caratteristiche di un territorio così complesso e della gente che lo popola. La Moldavia aspetta di fare anche la vostra conoscenza… (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)  

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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