Avete mai provato ad immaginare oltre 400.000 croci tutte raccolte ed erette in un solo luogo? A mia memoria, neanche il Vaticano ne contiene così tante! Ai confini con la Lettonia si erge la Kryžių Kalnas, universalmente conosciuta come la Collina delle Croci, mistico luogo di pellegrinaggio all’aperto unico al mondo. La collina ha una sua storia, ma è diventata “famosa” dopo la visita di Papa Giovanni Paolo II. Il luogo, unico al mondo, sprigiona un misticismo ed un’atmosfera davvero speciale. Migliaia e migliaia di croci, di tutte le forme e dimensioni, sono state piantate su questa collina da pellegrini e viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo, dando così vita ad un colpo d’occhio che ha dell’incredibile.
La Lituania, detta anche il “paese” delle croci, evidenzia la fede cristiana della popolazione pur avendo le proprie radici nelle tradizioni pagane. Fin da tempi immemori, le croci venivano intagliate nel legno di quercia (albero sacro ai pagani) o di abete, ed erano collocate ai margini delle strade, accanto alle fattorie, presso incroci o in prossimità di ponti. Oltre ad essere dedicate a defunti, la popolazione le erigeva anche per chiedere intercessioni, a protezione dei raccolti o dei familiari, o semplicemente per rendere gratitudine; la decorazione scultorea delle croci dipendeva appunto dal soggetto cui erano dedicate; tutte le croci che s’incontrano ai margini della strada, sembrano tante sentinelle ossequiose.
Narra la storia, che spesso sfocia nella leggenda, che qui – in questo luogo – la prima croce fu piantata nel Medioevo, in seguito alla distruzione per opera di Cavalieri Teutonici, di un avamposto difensivo lituano che si ergeva dalla collina. Quelle più vecchie risalgono al 1830 poste qui in memoria degli insorti uccisi durante la fallita rivolta contro le forze zariste. Un secondo gruppo di croci viene datato nel 1863 sempre in seguito al fallimento di una seconda insurrezione. In origine le croci venivano piantate solo sulla parte più elevata della collina, ma negli anni ’50 del XX secolo i Lituani di ritorno dai gulag siberiani, cominciarono ad erigere croci tutt’intorno per ricordare i propri cari che non hanno fatto più ritorno dall’esilio.
Questo simbolo cristiano, sotto l’egemonia del potere sovietico, assumeva anche valenza di rivendicazione dell’autonomia del paese. Nel 1961 i sovietici mandarono in zona decine di bulldozer per spianare la collina e dare fuoco a tutte le croci (quelle in legno furono bruciate, quelle in metallo si fusero), lasciando a pattugliare sul posto un presidio di soldati e polizia segreta. Ma le croci, comunque, riuscivano a comparire anche se per altre tre volte le autorità sovietiche intervennero drasticamente per demolirle. Quando ebbe termine il regime sovietico, le croci si moltiplicarono a vista d’occhio, tale da far sembrare quella collina una altura ricoperta da una foresta di sacralità, talmente sono così fitte le croci erette, tant’è che in molti cominciano anche ad occupare lo spazio adiacente le pendici della collinetta.
Giunti presso il villaggio di SILUVA, decidiamo di continuare a piedi. Accompagnati da un sole che gioca a nascondino, la scenografia di ampi orizzonti, caratterizzati dalle fioriture della conza e dal grano, dalle macchie di abeti (rossi e bianchi) che s’intervallano alle betulle e da isolate querce che sembrano controllare tutto, fa da scenografia al camminare. Non ci sono sentieri, piste tracciate e percorsi segnalati, ci si orienta con carte e bussola ma, soprattutto con la direzione del sole; ogni tanto qualche gigantesco carro agricolo si ferma e vuole offrirci un passaggio; ringraziamo, ma l’attenzione è tutta volta a scoprire la bellezza e i significati di queste croci. Il fascino delle cicogne poi, si mostra in tutta la sua straordinaria bellezza e te le trovi ora appollaiate proprio sulle croci, ora volteggiare in eleganti piroette per poi vederle piombare al suolo alla ricerca di cibo (vermi, insetti e piccoli roditori).
Continuando per ampi orizzonti in cui non si determina, a vista d’occhio, la fine, il cammino ci porta fino ad un filare di gigantesche betulle che, ai margini di una stradina, indicano che la nostra meta è stata raggiunta. Da lontano, si scorge un brulicare di persone su una modesta altura e man mano che accorciamo la distanza, riesco a vedere un gigantesco ammasso di croci che si erge su una specie di terrapieno. Da Siluva per un filare di copiose betulle, compare un ammasso di croci che si erge su un terrapieno. Difficile poter raccontare, per chi non c’è mai stato, l’impressionante spettacolo, l’emozione e la sensazione che si prova avendo di fronte un qualcosa come oltre 400.000 croci di tutte le fattezze e in qualsiasi forma. Riesce difficile non lasciarsi coinvolgere dalla commozione che coinvolge un pò tutti i visitatori di questo luogo; l’incredibile sta nell’essere testimoni diretti di un qualcosa di veramente impensabile; mai viste tante croci tutte insieme in un solo luogo!
Qui le croci si presentano in varie forme, nelle più svariate misure e realizzate in tutti i tipi di materiali conosciuti ma su tutto prevale il legno le cui sculture sembrano monumentali rappresentazioni. Al centro della spianata ai piedi della collina, si erge la grande croce donata dal Papa Giovanni Paolo II che ricorda la sua venuta in pellegrinaggio nel 1993 benedicendo il sacro luogo ed erigendolo a culto e pellegrinaggio cristiano. Molte di queste croci ricordano propri cari defunti, altre sono – semplicemente – professioni di fede o ex voto; ben visibili sono anche le tradizionali sculture lignee di matrice lituana: i “koplytstulpis” ricoperte da piccole tettoie e dalle infinite raffigurazioni “rupintojelis” del Cristo Addolorato o “pensante“.
Barcamenandoci attraverso questo intricato, ma bellissimo, labirinto di croci, andiamo alla scoperta delle raffigurazioni più caratteristiche e rappresentative del culto locale, superando lievi dislivelli su passerelle in legno, con passamani e gradini appositamente così sistemati da permettere a tutti di poter vivere le spettacolari emozionanti sensazioni di attraversare questo “deserto di croci“. Anche noi non abbiamo saputo resistere dal piantare (e lasciare) qui, in questo luogo sacro all’aperto, anche un pezzo di noi, della nostra vita; qui, sicuramente… le anime dei nostri cari, si sentiranno meno sole! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
