CANOSSA: la scomunica, l’umiliazione, la sottomissione, il perdono; fra Papi e Imperatori una contessa… media tra i poteri!

Siamo sull’Appennino Tosco/Emiliano, in quell’area geografica meglio conosciuta come le “Terre di Matilde”. Mossi dalla curiosità di conoscere questi luoghi avvolti da un alone leggendario, che si dipana tra fascino e mistero, la rupe da cui si ergono i ruderi del Castello di Canossa è la nostra meta. Un breve e significativo itinerario conduce, tra valli e crinali che si perdono all’infinito lungo tutto l’orizzonte, fino alle sue pendici. Casalecchio, borghetto di appena 6 edifici adiacenti la Provinciale 54 che muove da Rossena, dal cui colle si erge uno dei castelli “canossiani” con la dirimpettaia Torre di Rossenella sul colle opposto, è possibile compiere una breve escursione che in un paio d’ore sale lungo i crinali fino al Castello di Canossa. Camminare sul bordo strada non comporta difficoltà, visto lo scarso traffico veicolare lungo queste strade che serpeggiano attraverso le valli dell’Appennino.

Quando la strada comincia ad ascendere, una serie di tornanti consente di tagliare attraverso pendii prativi e cespugli (località Casalino).  A ridosso delle ultime curve, lasciando la strada principale si segue – sulla sinistra – la ben visibile traccia di un sentiero che in pochi minuti sfiora il ciglio sommitale da cui s’apre uno spettacolare paesaggio lunare: un gigantesco anfiteatro formato dai calanchi del rio di Vico, sotto la rupe ove il sole crea giochi di luci, colori e ombre. Terra arida durante l’estate, l’erba rinsecchita e le felci essiccate restituiscono le diverse sfumature di rosso; cespugliaie sparse tutt’intorno rendono fastidiosi alcuni tratti di sentiero senza nulla togliere alla bellezza dei paesaggi circostanti; ginestre che colorano di giallo interi crinali determinano un arcobaleno di colori che segnano l’orizzonte fin dove lo sguardo riesce a catturare il panorama dietro l’ultimo colle. Canossa è lì, a portata di piede!

L’anfiteatro dei calanchi di Rio Vico, restituisce un paesaggio molto particolare che si distribuisce tra le due imponenti fortezze medievali della Val d’Enza, tra quella di Rossena e quella di Canossa, entrambi sorte su alture di arenaria. Lungo la strada di avvicinamento alla rupe di Canossa la visione dei calanchi rende il panorama ancor più incredibile. Questi calanchi sono detti “cavalli magri” somiglianti a un animale a cui si vede il costato a causa della magrezza. Approdati sulla Provinciale 73, all’altezza del Casale di Villa Marconi, la traccia del sentiero lambisce – sulla sinistra della rotabile – i cigli esposti sui calanchi mentre la strada scorre, con piacevoli saliscendi, lungo un crinale da cui si domina la lunga valle solcata dalle acque del Rio San Biagio. Due pannelli esplicativi, posti sulla sinistra, illustrano sia il paesaggio determinato dai calanchi che la vicina rupe da cui si ergono i ruderi del Castello di Canossa.

Attraversati il borgo che giace ai piedi della rupe canossiana, facciamo la conoscenza di questo luogo. Costruito su una rupe scoscesa che domina la Val d’Enza, il Castello di Canossa gode di una posizione naturalmente fortificata e di grande controllo su tutto il territorio circostante. La sua ubicazione, sull’Appennino reggiano al confine con l’attuale provincia di Parma, è da sempre cruciale per diversi e importanti motivi: sia storica che geografica. Questo Castello è indissolubilmente legato alla figura della Gran Contessa Matilde di Canossa, una influente nobildonna che fu fedele alleata del Papa e che giocò un ruolo fondamentale in uno storico incontro (siamo alla fine del gennaio del 1077), agendo da mediatrice tra le due più potenti figure del tempo: il Papa Gregorio VII e l’imperatore Enrico IV, laddove il primo scomunicò il secondo facendo prevalere il “potere spirituale” sul “potere temporale”.

Il calpestio dei passi sulle nude pietre che si alternano al lastricato dei blocchi, restituisce gli echi di un antico passato, laddove il potente Enrico IV avendo deposto Gregorio VII, questi subito scomunicò l’imperatore. Per ottenere il ritiro della scomunica e chiedere perdono al Papa, Enrico IV si recò al Castello di Matilde, dove il papa era ospite, e si umiliò pubblicamente per tre giorni e tre notti; qui attese scalzo e vestito di saio nella neve davanti al portone, in segno di penitenza, prima che il Papa potesse riceverlo e gli revocasse la scomunica. La posizione elevata sulla rupe metteva il Castello in una condizione inespugnabile, fungendo da principale roccaforte di un sistema difensivo che includeva anche le altre fortificazioni di Matilde, come il Castello di Rossena. Da qui il controllo dei territori circostanti permetteva alla rocca di sorvegliare le principali vie di collegamento tra il nord e il sud Italia, rendendo così Matilde un’interlocutrice fondamentale per chiunque volesse attraversare quelle terre, inclusi imperatori e papi; episodi che, tra storia e leggenda, attraversano tutto il Medioevo.

Una storia medievale fatta di grandi personaggi ha avuto qui, in questi luoghi avvolti in una cornice naturale davvero unica, un’importanza strategica e fondamentale per le sorti dell’Europa del tempo. Il paesaggio è suggestivo e la vista sull’Appennino è spettacolare, mentre il silenzio – rotto appena da leggere folate di vento e dal richiamo delle cicale – che aleggia tra valli, monti e pianure lo esalta ancora di più. Anche se da lontano l’imponente struttura sembra un rudere essa va, comunque, visitata se non altro per la storia che rappresenta. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

Lascia un commento