Siamo al centro dell’Appennino Tosco-Emiliano; qui si eleva una delle montagne più caratteristiche e singolari del circondario; una elevazione rocciosa che fin dai tempi antichi ha sempre suscitato un richiamo ancestrale di luogo irraggiungibile, quasi impossibile da conoscere, da raggiungere, da scoprire, da comprendere. Furono gli Etruschi, i primi ad interessarsi e ad essere attratti dal fascino di questa montagna ove – probabilmente – compivano sacrifici in onore delle divinità del tempo. Successivamente i Romani scelsero la pietra come sorta di roccaforte per il controllo (dei traffici commerciali tra la Liguria e l’Adriatico) e il dominio (militare) dei territori circostanti.
Giunse il Medioevo ed il “masso” di Bismantova cominciò a prendere forma anche in senso letterario. Dante cita la Pietra paragonandola ad “un’ardua salita che sembra quasi impossibile, a meno di “volarvi” con “l’ale snelle e con le piume del gran disio“, ovvero con l’aiuto della grazia divina e della speranza; simbolico significato di espiazione. Sono in molti gli studiosi che ritengono che Dante avesse una conoscenza diretta del luogo, avendolo probabilmente visitato durante il suo esilio. La particolare conformazione geologica della Pietra, con le sue pareti a picco che si innalzano da una base più dolce, è stata probabilmente una fonte d’ispirazione per l’immagine del Purgatorio come una montagna a gradoni.
Come il Purgatorio è un luogo di passaggio e purificazione prima del Paradiso, così la Pietra di Bismantova si trova in una posizione di rilievo, visibile da lontano e punto di riferimento per chi attraversa l’Appennino. I suoi sentieri scoscesi sono l’ostacolo iniziale e l’impegno necessario per il cammino di espiazione, che diventa meno gravoso man mano che si sale. Il monolito rupestre della Pietra di Bismantova non è solo un luogo indicato sulle mappe o di passaggio per chi travalica l’Appennino; non è soltanto un semplice paesaggio citato, ma un vero e proprio archetipo sia visivo che simbolico che aiuta Dante a comunicare la sua idea del Purgatorio proprio come un cammino di fatica, speranza e rinascita spirituale.
La Pietra di Bismantova è anche presente nella devozione popolare; alla base delle sue pareti sudorientali sorge – incastrato nella roccia – un Eremo, eretto nel 1225, dedito al culto della Madonna della Natività a cui sono stati attribuiti alcuni miracoli. Al suo interno vi sono affreschi del XV secolo, come quello della Madonna di Bismantova a cui il sacro edificio è dedicato. La Pietra da lontano sembra un dente, una nave, e per questo è riconoscibile ed ha da sempre rappresentato un punto di riferimento per i viaggiatori. Il percorso all’inizio (dal piazzale Dante) si presenta abbastanza comodo; ma è soprattutto nel suo tratto finale che risulta impervio poichè bisogna prestare attenzione perché il sentiero si presenta dissestato.
Dall’eremo parte il principale sentiero (dell’anello) che s’immerge in un bosco che offre frescura durante la calura estiva e che giace alla base delle irte pareti in roccia calcarea (con incastri di gessi e arenaria) che si scorgono tra i fusti. Qualche passamano in legno e – nei tratti più impervi – una corda ben ancorata alla parete, agevola il transito degli escursionisti. Si raggiunge una sorta di pianoro (Campo Pianelli) ove una segnaletica indica che questi sentieri sono stati frequentati dalle brigate partigiane; qui alcune pietre squadrate lasciano intendere un antico luogo di culto o di ritrovo. Poche decine di metri ancora e siamo in cima; un pianoro verde lambisce gli strapiombi e lo sguardo spazia tutt’intorno tra monti e pianure.
Al termine della salita, si esce fuori dal bosco e si raggiunge il plateau sommitale; pochi metri ancora e si raggiunge il bordo di profondi dirupi. Ma il vero spettacolo è 500 mt più avanti, verso sinistra, ove un tavolato in pietra determina la cima (1041 m) offrendo una spettacolare vista per oltre 180 gradi; come essere in volo visto che davanti e intorno c’è un precipizio di oltre 300 metri. Da quassù si gode un panorama a perdita d’occhio. Le sensazioni che si provano sono di stupore, meraviglia, bellezza e contemplazione. Una volta in cima vi sono numerosi punti panoramici, dai quali si gode uno spettacolo impagabile; il prato che si estende sulla sommità è molto ampio, mentre la vista da qui risulta essere incredibilmente bella. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
