Oltre al suo bellissimo centro storico, interamente ricavato tra rocce tufacee, SUTRI offre – al lato opposto della Via Cassia – la possibilità di conoscere e scoprire la bellezza di luoghi davvero molto belli, interessanti e suggestivi. Entrando presso l’area archeologica si decide di raggiungere – per un’erta salita acciottolata – il colle opposto su cui sorge Villa SAVORELLI, di fronte a Sutri al di là della via Cassia-Francigena; nel Medioevo il luogo era detto Colle San Giovanni, per la presenza dell’omonima chiesa, divenuta nel tempo ospedale e orto per i numerosi pellegrini. Varcato un cancello arcuato compare, in tutta la sua imponenza, l’edificio della villa.
Villa Savorelli raccoglie, attraverso le trasformazioni del colle, delle colture, dei giardini e delle memorie antiquarie, una successione di secoli in cui si alternano leggende e storia. Prospiciente alla monumentale facciata, s’apre un ampio giardino (della fine ‘700) che in passato ha accolto agrumi, fioriture in vaso, le siepi di piante sempreverdi e labirintici viali. Il valore di questo giardino sta nella sua appartenenza ad un luogo stratificato lungo secoli di storia e di leggenda, realizzato sulla sommità di un colle, diventato sacro nella memoria collettiva, e che ancora oggi si trova a cerniera tra preesistenze architettoniche e un patrimonio vegetale di tutto rilievo.
Visitando il bel giardino all’italiana si attraversa il Bosco Sacro, un bosco di lecci secolari. Attraversando il prato che costeggia il bosco, si raggiunge una balaustra da cui s’apre un punto panoramico molto spettacolare; da qui si ha la visione completa dell’anfiteatro dall’alto. Nel complesso la visita a questa villa rappresenta un’occasione per una gradevole passeggiata nel verde. É molto piacevole camminare tra panchine per sedersi sotto le fronde degli alberi e rilassarsi nel silenzio e nella quiete di questi giardini, dove potersi stendersi lungo i prati è possibile avvertire solo il fruscio delle foglie agitate dal vento, il gracidare delle cicale ed il canto degli uccelli.
Villa Savorelli a Sutri è il risultato di secoli di storia che – dal Rinascimento al Barocco, fino all’età Romantica – hanno plasmato architettura e natura in un insieme suggestivo e monumentale, tra i più rilevanti tra le ville storiche della Tuscia viterbese. Le origini etrusche e romane, le leggende medievali che vedono coinvolti i territori di Sutri e della Tuscia, privilegiato sfondo delle gesta di cavalieri, papi e pellegrini, sono rievocate nella complessa e articolata architettura del paesaggio lungo la via Cassia che si estende alla base del colle della villa, susseguendosi per una serie di ipogei (ex tombe etrusche), col famoso Mitreo fino alla cavea tufacea dell’Anfiteatro.
Scendendo dalla Villa si sfiorano le basi di pareti tufacee che s’aprono con numerose aperture/fessure scavate direttamente nella roccia. Eccoci alla base dei gradini d’accesso al MITREO che è sicuramente il più rilevante e suggestivo tra i luoghi da visitare qui a Sutri. Si tratta di una piccola cappella votiva attualmente dedicata alla Madonna del Parto, ma che in passato era stata dedicata inizialmente a San Michele Arcangelo ed ancora più anticamente a Mitra, divinità induista e persiana in seguito adottata dalle religioni mistiche di matrice romano/ellenistiche. Appena varcato il suo ingresso, s’apre davanti ai nostri occhi la meraviglia di un luogo che ha attraversato secoli di storia, arte e religione.
Eccoci al cospetto di un affascinante viaggio nel tempo, partendo dagli Etruschi e fino al Medioevo. Inizialmente compare una saletta d’accesso tutta affrescata. Scavato nel tufo in questo antichissimo “tempio”, si entra in punta di piedi per ammirare, per pochissimi minuti, il luogo dove gli antenati erano soliti adorare il dio Mitra. Questo antico luogo di culto dedicato al dio Mitra, fu – successivamente – trasformato in luogo di culto cristiano; esso racchiude al suo interno una piccola cappella votiva (oggi dedicata alla Madonna del Parto). Questo monumento, unico nel suo genere, racchiude ben 2600 anni di storia, con le volte scavate nella roccia e tantissimi vivacissimi affreschi. In origine tomba etrusca, poi tempio pagano dedicato a Mitra e infine chiesa cristiana dedicata a San Michele Arcangelo.
Ipogeo etrusco, poi utilizzato come mitreo dai romani e quindi come chiesa rupestre, dedicata inizialmente all’arcangelo Michele (affresco del XIV-XV secolo del vestibolo che ritrae il miracolo micaelico del toro sul Gargano). Nell’alto medioevo la via francigena era percorsa sia dai pellegrini che si recavano a Roma alla tomba di San Pietro, sia da quelli che da Mont Saint Michel in Normandia si recavano al santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano, in Puglia e, successivamente, alla Madonna del Parto, quando cadde in declino il pellegrinaggio verso il Gargano, venne realizzato l’affresco nell’abside che rappresenta il più antico presepe della cittadina. Il vestibolo è sicuramente la parte più antica ed etrusca, mentre il successivo ambiente, più grande e diviso in 3 navate da grezzi pilastri, si deve probabilmente ad ampliamenti di epoca romana.
Come un gioiello scavato nel tufo la piccola chiesa che ha preso posto del luogo di culto di Mitra è assolutamente da vedere. Il “mitreo”, infatti, giunse all’imporsi del Cristianesimo; un luogo di culto dedicato a San Michele Arcangelo e solo successivamente, nel ‘700 circa, la dedicazione della chiesa cambiò per essere associata alla Madonna col Bambino (Chiesa di Santa Maria del Parto). Gli affreschi testimoniano i culti sovrapposti e giustificano l’apertura contingentata all’inizio di ogni ora. Per accedervi e poter ammirare più da vicino tutte queste straordinarie bellezze artistiche, si deve – purtroppo – transitare lungo una passerella di legno piuttosto ristretta che non consente di arrivare fino all’abside del mitreo per ammirare meglio da vicino l’affresco della Madonna del parto.
L’atrio della chiesa rupestre, o comunque il vestibolo, presenta una raccolta – come in una successione di immagini dipinte e raccontate – di pitture in un piccolo ambiente a pianta quadrata dove sono ben visibili, affrescati sulla parete a sinistra, personaggi iconografici della devozione che si è avuta in questo luogo; vi sono raffiguranti la Madonna e Santi, San Cristoforo, e le vicende legate alla vita, al pellegrinaggio e al culto di San Michele del Gargano. Ma le sorprese non finiscono qui; per un varco a sinistra si accede al cuore della bellissima cripta che già lascia scorgere, in lontananza, l’affresco della bellissima Madonna col Bambino in fasce. Bellissimi sono gli affreschi delle differenti epoche che si sono succedute.
Il Mitreo è una vera perla che conserva, al suo interno, la piccola chiesa dedicata alla Madonna del Parto, interamente scavata nel tufo. Proprio all’interno di una enorme tomba etrusca questo è uno dei Mitrei più belli d’Italia. Appena si entra la prima sensazione che si prova, in questi luoghi che sanno di magia e mistero, è quella di essere proiettati indietro nel tempo all’epoca dei Cavalieri Templari; qui la maggior parte delle pareti sono state tutte decorate con affreschi raffiguranti Vescovi e Santi di cui molti, nonostante lo scorrere del tempo e i segni dell’asportazione, sono ancora ben visibili. L’ambiente principale, il più suggestivo di tutti è l’Ipogeo, caratterizzato da due strette navate laterali ed una navata centrale.
La cripta, abbondantemente decorata in ogni suo spazio, è chiusa sul fondo da un’abside presso la quale si conservano i resti di un affresco dedicato alla Natività che, nonostante il tempo trascorso, il buio e l’umidità, ancora oggi si conserva abbastanza bene. Il Mitreo è un luogo affascinante e – al tempo stesso – misterioso; è come poter vivere, da protagonisti, un interessante viaggio nella storia, nell’arte e nell’architettura medievale dell’antica “Porta dell’Etruria“. L’illuminazione all’interno della cripta, è molto suggestiva; ai lati, sulle pareti, sono ben visibili le tracce di affreschi di santi e prelati che nel corso del tempo hanno visitato questa spelonca.
Lasciata la spelonca del Mitreo, giù in basso verso destra compare un camminamento (siamo sulla Francigena) evidenziato da una balaustra/passamano in legno che in pochi minuti conduce all’ingresso dell’ANFITEATRO. Nel Parco dell’Antichissima Città di Sutri, isolato rispetto ad altre costruzioni, si trova questo anfiteatro romani tra i più particolari di tutto l’Impero. Ricavato direttamente dallo scavo di una naturale cavea tufacea, assunse forma ellittica, ma fu solo nell’800 che fu riportato alla luce in tutta la sua interezza. La struttura presenta vari ordini di gradinate, anch’esse scavate nel tufo, ed è solcata da un anello esterno di gallerie radiali, molto suggestivo da percorrere.
Percorrendo il tratto della Via Francigena lungo la mitica arteria romana della Via Cassia non si può evitare di vedere e avere il tempo di visitarlo. Questo anfiteatro consumato dal tempo riesce ancora a mantenere il suo fascino. Situato in un contesto dove suggestione e magia si rincorrono per tutto il suo perimetro, la natura circostante fa da cornice a questo particolare luogo ove risulta davvero incredibile come l’attività di lavorazione estrattiva della roccia da cui si è ricavata tutta l’arena, sia stata letteralmente scavata nel materiale senza ulteriori apporti di marmi o di quant’altro elemento litico; questo è quello che sembra davvero essere un bellissimo esempio di architettura locale.
Entrando al suo interno è possibile ammirare la struttura tufacea e nonostante le ridotte dimensioni si prova una sensazione di stupore e meraviglia. L’anfiteatro romano è il monumento più conosciuto tra quelli che si possono visitare all’interno del Parco Archeologico di Sutri. Si ipotizza sia stato costruito nel periodo che va dal I secolo a.C. al I secolo d.C. ed è stato interamente scavato nel tufo. L’anfiteatro ha una forma ellittica con tre ordini di gradinate ed all’epoca poteva contenere dalle 7000 alle 9000 persone. Scavato letteralmente nel tufo, esso non possiede pareti esterne. Al suo interno si riconosce la tipica struttura del luogo di spettacolo, con tre ordini di gradinate, veramente spettacolare e suggestivo!
Sono solo tre al mondo gli anfiteatri come questo – scavati direttamente nella roccia – uno dei quali si trova a Leptis Magna, in Libia. Questo tipo di anfiteatro è bellissimo; niente a che vedere con quelli “costruiti” utilizzando blocchi in pietra e altri artifizi costruttivi; dissotterrato nei primi del ‘800, esso risente del passare del tempo che ha intaccato le semplici strutture tufacee, ma continua a mantiene intatto tutto il fascino di un luogo di incontri, aggregazione, assemblee pubbliche, laddove le genti arrivavano anche da lontano per assistere alle rappresentazioni. Uno dei monumenti più conosciuti della Tuscia, l’Anfiteatro Romano di Sutri rimane originale nel suo genere, esso ospitò anche sanguinose battaglie tra gladiatori.
Lasciamo alle spalle l’Anfiteatro di Sutri e il nostro cammino lungo la via Francigena verso Roma continua appena superate poche decine di metri; qui, alla sinistra della Statale Cassia parte una strada interna (via dei Creti) che – per ampi appezzamenti di terra condivisi con macchie di bosco, noccioleti e vigneti – scorre lungo ampi paesaggi determinati da aziende agricole e vecchie masserie. Il cammino è ancora lungo e la meta da raggiungere sarà la ricompensa al nostro desiderio di misurarsi con l’ignoto, la fatica, l’imprevisto, l’avventura, l’entrare in contatto con un “vissuto” che forse si crede dimenticato, ma che invece ha ancora tanto da far conoscere e da scoprire. Noi sappiamo che la vera ricchezza si trova nel cammino stesso, nell’andare avanti nonostante la fatica, nel mettersi alla prova, nell’essere disposti a imparare e a cambiare. Ogni tappa raggiunta non è il traguardo, non è solo fede, devozione, preghiera, ma solo… un nuovo punto di partenza! (testi & photo ©Andrea Perciato)
