Il “Principe delle Armate Celesti”, meglio conosciuto come San Michele Arcangelo, è una tra le principali figure di santi che la chiesa e – l’intera comunità cristiana al mondo – venera più di chiunque altro. Molto presente in Europa, e in quei paesi che fanno da cerniera tra Asia ed Europa, San Michele lo ritroviamo spesso – venerato da migliaia di fedeli – nei luoghi più impensabili, come ardite cime montuose o impenetrabili anfratti ipogeici. Tra i più noti in Europa ci sono Mount San Michael in Cornovaglia (Inghilterra); Mount San Michel in Normandia (Francia); la “Sacra di San Michele” in Val di Susa (Piemonte); la Grotta dell’Angelo, ad Olevano sul Tusciano (SA, nei monti Picentini in Campania) e, sicuramente il luogo di culto micaelico più famoso al mondo, come quello di San Michele al Gargano a Monte Sant’Angelo (FG, Puglia).
Nei miei numerosissimi viaggi a piedi per il mondo mi trovo spesso a scoprire, conoscere e comprendere delle meraviglie create da madre natura che – nel corso del tempo – sono state poi oggetto d’intervento (spesso per necessità, molte volte per riparo e devozione) da mano umana. È sicuramente questo il caso di un bellissimo e caratteristico anfratto in cui si venera il “nostro” principe della Armate Celesti, non a caso “patrono” della Polizia. Siamo in Molise, quel Molise che, come dico ormai da anni, esiste ed è tremendamente meraviglioso per i suoi tesori che riesce a custodire e ad esprimere come arte, cultura, fede, gastronomia, storia, tradizioni e tanto altro ancora. Siamo in provincia di Isernia, presso un paesino arroccato in montagna dall’emblematico toponimo di Sant’Angelo in Grotte nel comune di Santa Maria del Molise.
Obiettivo dell’esplorazione è conoscere questa grotta di cui – spesso – ho sentito solo parlare dai racconti di amici e conoscenti del luogo. Alla base di uno sperone roccioso, s’apre un varco (determinato da un cancello scolpito in bronzo) tra due pareti rocciose; appena varcato l’accesso una pavimentazione in basoli di calcare squadrati immette in un luogo mistico, semplicemente avvolto dal silenzio e davvero molto suggestivo. Siamo all’interno della grotta di San Michele, costruita intorno ad un anfratto naturale. Lasciarsi avvolgere dall’ancestrale atmosfera che regala questo luogo buio, molto umido e con gocce d’acqua calcarea che spiovono dalle stalattiti del soffitto, in un angolo di questa cavità naturale vi è anche presente una sorgente d’acqua (benedetta!) che ritempra i pellegrini che si appropinquano a raggiungere questo sacro luogo.
Di per sé la struttura architettonica ricavata nell’anfratto non è grande opera d’arte sacra creata dalla mano dell’uomo ma, piuttosto, modellata da madre natura, che durante lo scorrere dei secoli è stata adattata poi alle esigenze della fede utilizzando materiali semplici (come il tufo accostato al calcare, oppure legno incastrato con il cotto). Entrarvi, visitarne ogni angolo, restare in contemplazione resta, comunque, un posto di grande suggestione. Luogo di assoluta pace e meditazione, è uno dei posti poco conosciuti del Molise; incastrato tra copiosi boschi, aspre montagne e profonde vallate, è da conoscerlo assolutamente. la bellezza e l’unicità del luogo generano – al tempo stesso – stupore e meraviglia, da lasciare senza fiato. Questa micro chiesetta dedicata al culto di San Michele Arcangelo racchiude in sé storia e dedizione di un paesino arroccato su di un’altura.
Come narra una leggenda locale, San Michele Arcangelo aveva deciso di vivere proprio in questa grotta, a Sant’Angelo, in contrasto con l’Onnipotente che lo aveva destinato altrove. San Michele Arcangelo, impressionato da questa grotta, desiderava rimanervi per sempre e farne la sua dimora perché al suo interno c’erano le condizioni che Egli desiderava: isolamento, pace, silenzio, tranquillità, contemplazione, meditazione, preghiera… Ma il Signore aveva già previsto per lui una diversa destinazione, ovvero Monte Sant’Angelo sul Gargano. Il Santo fu quindi costretto a percorrere un tunnel nella montagna fino a giungere ad un’apertura che si affaccia su un notevole strapiombo sbucando su un dirupo in direzione della Puglia. Da qui prese il volo per raggiungere il luogo dove poi in suo onore sarebbe stato eretto un grandioso santuario, appunto Monte Sant’Angelo del Gargano.
Dopo aver esplorato la sacra spelonca in ogni suo angolo; dopo aver scrutato ogni singolo particolare sia costruttivo e decorativo; dopo aver provato come si potesse vivere all’interno di una grotta, la luce in fondo all’ingresso esalta le porte decorate con la raffigurazione di alcuni pellegrini e con scene tratte dal Vecchio Testamento. Tra queste ci sono la “Creazione”, la lotta contro il Drago, il “Sacrificio di Isacco” e la “Cacciata dal Paradiso” terrestre. Fuori dalla grotta la coltre di nebbia si intensifica sempre di più e il silenzio che si avverte è come ritrovarsi circondati da un deserto impalpabile, impenetrabile, laddove il cielo plumbeo sembra dominare un orizzonte che con lascia scorgere i propri confini; solo il respiro lascia sentire la propria voce, mentre i pensieri volano oltre sperando che un “Santo di Giustizia” possa guidare l’umanità a costruire, vivere e ritrovarsi in un mondo più scuro e migliore…! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
