Secondo la Costituzione della Serbia il Kosovo è una provincia della Serbia (e non v’è ad oggi la volontà politica, a Belgrado, di riconoscere pienamente l’indipendenza del Kosovo). Ad oggi sono poco meno della metà i paesi del mondo che hanno riconosciuto l’indipendenza del Kosovo, e non va dimenticata la presenza di varie organizzazioni internazionali con le loro rispettive missioni: le Nazioni Unite (Unmik), l’Ue (Eulex) e la Nato (K-For), assieme ad altre organizzazioni non governative. Il Kosovo rimane impantanato in un limbo diplomatico di cui solo in parte è responsabile. E per qualcuno non è che una pedina da muovere sullo scacchiere della geopolitica mondiale in una partita a tutto campo ancora tutta da giocare. A pagarne le conseguenze sono soprattutto i cittadini kosovari rinchiusi senza scampo in un angolo remoto dei Balcani da cui non riescono e non possono uscire.
Queste sono le considerazioni emerse durante il breve viaggio che, in circa un’ora d’autobus, porta da Prishstina e conduce a PRIZREN. Arrivando alla stazione degli autobus, il centro della città è facilmente raggiungibile a piedi in circa 20 minuti. Il primo impatto alla città (già vecchia capitale kosovara) lo volgiamo in direzione del quartiere Shadervan; pochi minuti di cammino e costeggiamo le sponde del fiume Lumbardhi (conosciuto anche come Bistrica). Osservando la skyline del posto, s’intuisce la sovrapposizione e l’alternanza di campanili, minareti, mercati che inducono ad accelerare il passo per non sprecare neanche un minuto di questo meraviglioso intreccio di lingue e culture così diverse; l’eccitazione sale e fa subito venir voglia di buttarsi immediatamente in quel dedalo di viuzze del centro storico pieno di cupole, ponti, caffè e case di matrice turca.
Prizren è una città del Kosovo molto intrigante da visitare camminando zaino in spalla: viene definita come un piccolo gioiello, pulita, curata nei particolari, accogliente e molto attenta ai viaggiatori. La cosiddetta città delle tre lingue (le lingue ufficiali qui sono albanese, serbo/bosniaco e turco) facilmente distinguibile nelle indicazioni stradali, conserva anche qualche edificio ortodosso, nonostante attualmente la popolazione sia a maggioranza albanese/musulmana. La regola che ci siamo imposti per esplorare le bellezze di questa città, è quella di immergerci lentamente nel cuore della Old Town of Prizren; vagabondando tra antichi bazar e tradizionali cafè, muovendoci a passo lento, fermandoci e godendo ogni singolo momento, cercando di essere attenti osservatori ai molteplici particolari che il popolo kosovaro riesce ad offrire.
La scelta da dove cominciare la nostra esplorazione è davvero imbarazzante viste le molteplici peculiarità presenti tra edifici pubblici e religiosi, piazze, fontane, cappelle isolate e fortezze arroccate. Raggiungiamo il pittoresco ponte di Ura E Gurit, un antico ponte in pietra a “schiena d’asino” che scavalca il fiume Lumbardh/Bistrica. Esso divide la città in due parti ben distinte: la vecchia città tra il fiume e la montagna, e la nuova città oltre il fiume e la pianura. Situato proprio nel centro della città vecchia, esso fu costruito da Ali Beu nel XVI secolo in stile orientale ed aveva una forma sferica ma, distrutto a causa delle ripetute inondazioni, fu ricostruito nel 1982 subendo importanti e significative modifiche architettoniche.
Per raggiungere il centro storico, bisogna attraversare questo ponte in pietra che divide in due la città. Sebbene non si conosca con esattezza la sua costruzione, sulla base del materiale (pietre di qualità lavorate e legate insieme con calcare), dello stile, della tecnica di costruzione, gli storici presumono che il ponte risalga alla fine del XV secolo o all’inizio del XVI secolo e testimonia l’abilità tecnica e architettonica d’epoca ottomana. Questo è un ponte ricostruito dove un tempo sorgeva un ponte molto più antico, ma oggi è perfettamente incantevole e molto pittoresco, così ben incastrato nella suggestiva cornice paesaggistica che ha reso celebre Prizren.
Una volta superato il ponte esso conduce nella vivace piazza principale di Prizren, la bella Piazza Shatravan, un ampio spiazzo che ci invita ad entrare nel mondo dell’epoca ottomana. Essa è il cuore pulsante del centro storico di Prizren; la piazza è circondata dalle facciate delle tradizionali case in stile ottomano e dalle strette vie acciottolate tipiche di Prizren. Proprio al centro di essa si trova una piccola e antica fontana divenuta, nel tempo, monumento culturale protetto dall’Unesco; una curiosa leggenda dice che chi beve l’acqua della fontana tornerà sicuramente a Prizren. Per quanto gli eventi della vita li abbiano messi a dura prova, i kosovari possiedono un decoro umano che lascia senza parole. La fatica, il dolore, la sofferenza hanno temprato il loro sangue e rinforzato la loro indole, portandoli a guardare in avanti, senza però mai dimenticare il passato.
Puntiamo a raggiungere il punto più lontano già ben visibile dalla piazza, la fortezza in cima alla montagna: KALAJA. Per raggiungerla, la salita è molto ripida, ma una volta raggiunta offre un incredibile punto panoramico su Prizren e sulle sue zone circostanti. La sua costruzione risale al XI secolo ed ancora oggi è possibile camminare lungo le sue incredibili mura che si estendono per oltre 1 km e poter ammirare le rovine di torri e bastioni. Fu costruita su una collina sopra la città, sotto la quale Prizren si sviluppò gradualmente in una grande città. La fortezza di Prizren è un posto straordinario! È un castello storico, una delle attrazioni più famose della città e offre viste mozzafiato oltre che sulla città, sull’intera regione circostante. Essa ha una lunga storia ed è un importante sito culturale.
Rientrati in città, attraversiamo i giardini che cingono la possente MOSQUE di SINAN PASHA, la principale moschea di Prizren, il punto di riferimento e di orientamento per tutti gli abitanti. Essa si presenta molto suggestiva e imponente; una fontana sul retro permette ai fedeli di potersi pulire i piedi prima e dopo l’ingresso. Ben posizionata, si affaccia sulla città e crea uno sfondo mozzafiato se vista dal vecchio ponte di pietra sottostante; la sua presenza aggiunge un tocco suggestivo allo skyline essendo il punto di riferimento della zona. Moschea ottomana costruita nel 1615 nel centro della città, si appoggia fra le case ottomane del centro storico e a pochi passi dal fiume; una delle attrazioni principali da non mancare qui a Prizren, in una zona affollata a pochi passi da Sabeel, un’acqua fredda pubblica. Il suo atrio d’ingresso si raggiunge superando alti scaloni.
Sulla sponda opposta al centro storico cittadino compare l’edificio che ospita i bagni turchi, costruito nel XVI secolo da Gazi Mehmet Pasha, governatore della provincia Ottomana di Scutari e pronipote di Dukaginzade Ah-med Pasha, Gran Visir dell’Impero Ottomano. L’hammam fa parte dell’insieme architettonico fondato da Gazi Mehmet Pasha, che comprende la moschea Bayraklia, la scuola secondaria (madrasa), la scuola elementare (mejtep), la biblioteca e il mausoleo. La particolarità di questo edificio, nonostante il passare di molti secoli, è che risulta ancora ben conservato e vanta meravigliosi tetti a cupola, piastrelle decorate e intricate opere in pietra. Oggigiorno, l’edificio ottomano è stato riconvertito in centro culturale per saperne di più sulla sua storia secolare e le caratteristiche di questa regione kosovara.
Oggi molti kosovari hanno anche il passaporto dell’Albania (terra alla quale sono attaccati da stretti vincoli parentali e di sangue) o della Macedonia che consente loro da tempo di spostarsi liberamente in Europa. Cinque paesi membri, tra cui Cipro, Grecia, Romania, Slovacchia e Spagna per “proprie” ragioni interne non hanno mai riconosciuto l’indipendenza del Kosovo. Così il Kosovo continua a restare confinato in un ghetto, sprofondato in un buco nero, l’unico fra i paesi della regione a non godere di una libertà concessa a tutti gli altri cittadini della ex Jugoslavia già dal 2010. Il Kosovo non è una terra di nessuno ma uno stato sovrano che ambisce ad essere europea, così come espresso (e disegnato) nella sua bandiera: le sei stelle su sfondo azzurro, rappresentano le sei diverse etnie che compongono la nazione, una terra che cerca – da tempo – di entrare a far parte dell’Europa… (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
