In questi giorni di alte temperature determinate dai “capricci di anticicloni” che non vogliono sapere di lasciare questa parte di Mediterraneo, siamo un pò tutti alla ricerca di refrigerio, di poter sentire sfiorare la nostra pelle dalla frescura generata dall’ombra oppure dalla freschezza dell’acqua. Noi vi proponiamo di seguirci in questa breve ma intensa (non difficile) escursione ove potrete godere di tutto ciò che abbiamo sopra appena descritto: ombra, frescura, acqua e refrigerio, dove…? Nell’OASI WWF della Valle della CACCIA, nei territori del Parco dei monti Picentini, a Senerchia, in provincia di Avellino; andate a visitarla, poi… ci racconterete!
Siamo ai margini orientali dei monti Picentini, in una platea naturalistica che rientra con un profondo solco vallivo distribuito tra i comuni di Oliveto Citra e Senerchia, laddove i versanti di copiose giogaie, come quelle del Polveracchio, della Picciola e di Piano Montenero prospettano sul medio corso occidentale della valle del fiume Sele, in uno scenario paesaggistico davvero unico per bellezza, stupore e meraviglia, attraverso i suoi angoli più nascosti s’apre questo tesoro naturalistico, fatto di scorci ambientali che esaltano una natura – fatta di boschi, di rocce a picco e di acque con decine di salti e cascatelle – di inaudita bellezza difficilmente riscontrabile altrove in ambiente picentino. Laddove gli elementi principali come l’acqua e la roccia calcarea sono – da sempre – i protagonisti assoluti dell’evoluzione naturalistica e geologica di questa valle poco conosciuta, frequentata spesso da scolaresche (è un’Oasi gestita dal WWF) per visite didattiche, posta ai margini e lontano dalle rotte escursionistiche più famose: la Valle della Caccia.
Nascosta in un angolo dell’alta Valle del fiume Sele, tra le province di Salerno e Avellino, sulla sua destra orografica, questa valle presenta scenari paesaggistici e ambientali davvero unici; quasi come se fosse un laboratorio della natura a cielo aperto ove tutte le specie della flora e della fauna diventano i protagonisti assoluti di una scena che si ripete dalla notte dei tempi. Qui si riscontrano tutte le sfumature monocromatiche del verde, dal più intenso e cupo dei boschi allo smeraldino delle acque dei ruscelli. Qui i profumi si intrecciano seguendo il ciclo e l’alternarsi delle stagioni; e mentre l’olfatto corre alla ricerca di quelli più intensi (tra specie arboree, fiori e macchia), l’occhio riesce a cogliere la presenza di animali che, in altri luoghi, difficilmente si fanno scorgere (anfibi, faine, rettili, volpi e volatili su tutti), mentre rara è la presenza della lontra e della lepre.
L’apoteosi dei sensi raggiunge il culmine ascoltando i ritmi scanditi dal rigoglio delle acque delle decine di rivoli e cascatelle che s’aprono la strada tra salti di rocce e strapiombi muschiati. Questa valle apparteneva ai signori Marchesi di Senerchia, territorio privilegiato per la caccia alla selvaggina che qui era abbondante; nel pe-riodo del brigantaggio, invece, questi territori, ben lontani e nascosti dalle più importanti vie di comunicazione, davano sicuro rifugio alle numerose bande che operavano tra questi monti e la vicina Lucania. Ponti, passerelle, passamani, tutti in legno, sono stati realizzati dal WWF che di quest’Oasi ne ha fatto un fiore all’occhiello per la protezione e per la salvaguardia.
Due sono gli elementi presenti in natura che si evidenziano su tutto all’interno di quest’area protetta: l’acqua, in tutte le sue più svariate forme tra fonti, sorgenti, ruscelli e cascate e il particolare manto vegetazionale; mentre il silenzio, elemento di riflessione e raccoglimento, regna sovrano e copre in un alone di mistero ogni cosa viva o apparentemente inerme. Camminare all’interno di quest’Oasi è come immergersi in un particolare tempio della natura, al cospetto – forse – del dio Giano. I sentieri s’inerpicano sempre più in alto e si restringono a tal punto che la vegetazione lungo i bordi sembra quasi creare una cortina impenetrabile; rocce a strapiombo che sfidano ogni regola di gravità incombono in alto sulle nostre teste e spesso racchiudono la volta celeste lasciando filtrare qualche lembo di cielo. Seguendo il naturale acclivio orografico all’interno della valle, il percorso compie la sua logica conclusione presso la cascata.
Volgendo lo sguardo in alto il pino nero estende le sue ramificazioni su ogni cosa, tra rocce a picco e pendii mozzafiato, mentre angoli spesso nascosti preservano decine di specie floreali tra cui le orchidee e l’erica che fanno da platea arborea alle più folte boscaglie di acero. Poco più su a destra compare la “grotta del muschio“, continuo richiamo per le esplorazioni speleologiche. L’impetuoso fragore della grande cascata che – determinando il naturale culmine della vallata – spumeggia tra le rocce, scorre a strapiombo scaraventando la sua portata di acque ad alimentare il torrente Acqua Bianca; un ponticello in legno che le sta di fronte permette di ammirarne tutta la sua superba e straordinaria bellezza. Per qualche istante liberiamo le nostre menti da qualsiasi ingombro e assistiamo da spettatori a questa incredibile rappresentazione di Gaia! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
