Compiere tanti km e qualche ora da Roma sono possibili scoprire e conoscere alcune tra le bellezze di quell’Italia “minore” spesso lontana dai circuiti più frequentati dal grande pubblico. A nord della capitale, tra i monti della Tolfa ed il lago di Bracciano si trovano le rovine dell’antica MONTERANO, uno dei più suggestivi luoghi della cosiddetta Maremma Laziale; una città perduta, un borgo fantasma che offre bellezze scenografiche d’altri tempi ove la curiosità e il senso di scoperta travalicano confini oltre l’immaginario… Si percorrono gli ultimi 800 metri e lo spettacolo di un posto fuori dal tempo compare in tutta la sua straordinaria bellezza per la presenza di un acquedotto d’epoca romana, che collega un versante della collina con le mura del borgo, e un fontanile con vasche posto sulla destra; alcune grotte dalle pareti con colori sgargianti (forse intrise dello zolfo che si mescola al calcare), testimoniano, già in epoche remote, la presenza etrusca in questa zona; nei pressi della fontana e delle vasche sono possibili scorgere numerose specie di anfibi e qualche serpente che stazionano in zona.
Si sale per un sentiero attraversando sotto gli archi dell’Acquedotto e si sfiorano le mura di contenimento del borgo fino a raggiungere il lato opposto del perimetro, proprio nei pressi della Porta Gradella, caratterizzata dalla presenza di una torre quadrata, che s’apre sulla sinistra. Si penetra in quel che resta del borgo attraverso la Via Gradella fino a sbucare nell’ampio spiazzo che s’apre alla base del Castello ove siamo – letteralmente – circondati dalla storia… e che storia! Monterano poggia su un altopiano di tufo, sul quale la presenza umana è testimoniata fin dall’età preistorica grazie al rinvenimento di vari reperti dell’età della pietra. Più volte abbandonata nel corso dei secoli, visse nuovamente un momento di rilevanza storica in epoca alto-medioevale quando diventò capoluogo episcopale di una vasta diocesi che si estendeva dal lago di Bracciano ai monti della Tolfa. C’è una particolare essenza, quasi un’ispirazione, nell’aria che sembra avvolgere il borgo come fosse attraversato da uno scenario uscito direttamente da un film fantasy; sensazione che si avverte dal fantastico connubio tra il verde incontaminato della natura e le rovine del borgo; ciò che resta di una città fantasma che nei tempi antichi è stata popolata prima da genti etrusche e, successivamente, da popoli che vivevano del taglio della legna.
I ruderi di un Campanile, forse quello della Cattedrale, compaiono sulla destra, mentre invece a sinistra s’impenna – in tutta la sua maestosità – la facciata del Palazzo Baronale da cui spicca la fontana con la statua del Leone. Nella seconda metà del XVII sec. Monterano fu acquistata dai familiari di papa Clemente X Altieri, i quali, grazie a Gian Lorenzo Bernini, trasformarono l’abitato in una piccola capitale Barocca. La monumentale fontana, detta la “Capricciosissima“, fu realizzata dal Bernini sfruttando le fondamenta rocciose della struttura, collocando la statua del Leone sulla sommità della parete che raffigura l’atto di scuotere con una zampa la roccia per farne uscire l’acqua. Il Bernini, chiamato dalla famiglia che aveva oramai acquistato i feudi di Monterano, Oriolo e Veiano, ridisegnò la facciata del Palazzo Ducale, inserendo le due torri a pianta quadrata e rotonda collegate da una splendida loggia a sei arcate; ma il capolavoro si evidenzia – quando c’era la portata dell’acqua – per la Cascata del Leone. L’architetto posò in opera un’idea tipica del suo pensiero di paesaggio, dove arte e natura si fondono, insieme, con armonia. Egli utilizzò le fondamenta rocciose del sito e costruì alla base della ripida parete una fontana splendidamente incastonata nello sfondo naturale.
Sulla sommità della parete e sopra la fontana pose una statua raffigurante un leone nell’atto di scuotere con una zampa la roccia per farne uscire l’acqua: da qui lo zampillo scendeva nella vasca della fontana. Accanto vi sono i ruderi della Chiesa di San Rocco ed altri vari ambienti tutti facente parte del monumentale complesso del Castello/Palazzo Baronale. Ma perché un borgo talmente così bello ed in favorevole posizione dominante ampie zone di territorio fu abbandonato…? L’abbandono di Monterano risale già dalla fine del ‘700, quando queste terre cominciarono ad essere devastate dalla malaria; furono luoghi di scontri, questi, tra i sostenitori del Papa e i giacobini francesi, protettori della Repubblica Romana. Tra le solitarie rovine del borgo molte sono le tracce di animali al pascolo, mentre le uniche forme viventi… qualche gatto; qui la fitta ed intricata vegetazione viene interrotta solo da ampie vallate dove pascolano – liberamente – greggi, bovini e cavalli. Qui vi sono sistemate, al fresco dell’ombra di grossi alberi, delle panchine ove poter riposare e ogni monumento è ampiamente spiegato con locandine pensili.
Ma le sorprese di Monterano non finiscono qui! Fuori dal borgo, c’è una spianata sul cui sfondo compare la monumentale facciata di una chiesa con una fontana in bella mostra davanti alla sua facciata. Di solito si scoprono borghi medioevali spesso sperduti, con poche case magari distribuite intorno alle rovine di un castello oppure di una chiesetta; ma una chiesa barocca (Convento di San Bonaventura) progettata sempre dal Bernini e la fontana “ottagonale” nella piazza antistante la facciata sembrano davvero così insolite, diverse da ciò che ci si aspetterebbe di trovare su una collina che si erge in mezzo ai boschi, rovine che sembrano davvero maestose e fuori dal tempo. In questa location furono girate alcune scene del “Marchese del Grillo” con Alberto Sordi. A completare la spettacolarità del luogo ci ha pensato anche la natura facendo crescere – nel corso degli ultimi 200 anni – un curioso albero di fico ormai secolare all’interno della chiesa abbandonata, ed un gelso altrettanto vecchio ed adagiato alla sinistra dell’edificio; di originale nella chiesa è rimasto solo il pavimento in cotto colorato. Ritrovarsi ad osservare ogni angolo di questo posto, ogni suo orizzonte, ogni suo scorcio fin dove giunge lo sguardo le sensazioni si accavallano; da un lato il fascino di trovarsi vicino ad un luogo unico, ancestrale, misterioso e dall’altro viene da chiedersi come mai così tanta bellezza (non solo paesaggistica, naturalistica e ambientale) possa essere lasciata nell’incuria più totale e nel più assoluto abbandono…?
Monterano e le sue rovine, valgono davvero la pena di essere visitate, ma non fugacemente; capire l’importanza e la bellezza di questo posto, credetemi… davvero non ha eguali! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
