Le “Bolle della MALVIZZA” (sul confine apulo/irpino): quella Taverna alle soglie dell’Inferno…!

Camminando lungo quel tratto del Regio Tratturo (antica via delle greggi) “Pescasseroli/Candela” agli estremi confini settentrionali dell’alta Irpinia e con la Puglia, sorge una masseria (Taverna) che s’apre lungo orizzonti e paesaggi che si perdono a vista d’occhio. Nelle vicinanze ha luogo l’inconsueto “fenomeno” naturale di una pozzanghera di fango ribollente (fenomeno non a carattere vulcanico) che emana gas solforosi: un luogo che fin dall’antichità è stato identificato come la “PORTA degli INFERI”… I panorami cominciano ad aprirsi e i campi di grano e tabacco ammantano di gialloverde l’intero orizzonte; si risale lungo la polverosa pista, praticamente una variante che scorre nelle vicinanze del Regio tratturo, che attraversa terreni aridi e spogli, ricolmi di siepi e cespugli fino ad incontrare i ruderi (gruppo di edifici, case, torri e masserie) di quello che una volta era l’antico Villaggio della MALVIZZA, in un luogo che era punto cruciale di antiche arterie e sentieri, tutti di fondamentale importanza per il transito e i collegamenti tra la Campania e la Puglia.

Il Tavoliere è vicino tra dolci alture e vallate incise da corsi torrentizi; la pista sfiora una prima masseria con Torre (colombaia) e una seconda masseria, Stiscia, con cappella privata di San Gaetano (del 1797) non più agibile. Subito c’è l’edificio più grosso della contrada: la Taverna del Duca, un imponente caseggiato del ‘600 capace di ospitare numerose persone e bestiame al seguito (cavalcature e greggi), sorto proprio lungo il tratturo Castelfranco-Montecalvo. Alla Malvizza la pista incrocia la rotabile che dalla Valle del Miscano conduce a Ginestra degli Schiavoni e a Castelfranco in Miscano. Si continua su una pista larga 40 m; al centro di questo è collocato un pozzo per la raccolta d’acqua, utile per dissetare greggi e pastori, formato da grossi blocchi di pietra sistemati in cerchio. Chi ripercorrere a piedi l’itinerario del Tratturo Regio, non può non imbattersi in uno degli spettacoli della natura più incredibili, insoliti e misteriosi che si possa capitare di assistere. A poche centinaia di metri dall’incrocio, verso oriente si estende, quasi improvvisa, un’ansa argillosa ricoperta di fango grigio al centro della quale si aprono piccole pozze ribollenti, poste al di sopra di rigonfiamenti craterici.

Qui la pista sprofonda nel più arcano dei silenzi: nessun uccello in volo, le cicale zittiscono, il vento cala ed ecco comparire, ai margini di uno steccato quasi dal nulla, l’enorme pozza della Mofetta con le sue “bolle” (piccoli crateri di superficie non di origine vulcanica) che vomitano, a intermittenza, un continuo ribollire che eietta gorgoglii fangosi di acqua mista a gas. Questi laghetti fangosi, indicati dai locali come le “Bolle alla Malvizza”, sono un luogo denso di significati (allegorici, scientifici, fantastici) e ricco di fenomeni naturali la cui credenza popolare offre spunti e leggende su cui tramare qualsiasi racconto terrificante. Narra un’antica leggenda che un oste della Taverna, al passaggio dei viandanti lungo il tratturo, dava da mangiare nella sua osteria carne umana; saputo ciò, Satana fece sprofondare l’osteria considerandola una sua pericolosa concorrente, dando così luogo a questo fenomeno eruttivo. L’intera area viene interessata da esalazioni metanifere cioè, nel sottosuolo di questi appezzamenti di terreno vi sono (a decine di metri di profondità) profonde cavità contenenti enormi quantità di gas metano per cui questo, quando s’incanala per trovare l’uscita, viene a contatto con l’acqua e raggiunge la superficie attraverso le bolle.

Le pozze indicate come “Bolle” non sono altro che piccoli crateri dal diametro di 50 – 60 cm, i quali non sono altro che sfiatatoi naturali soprannominati – da tempo immemore – dalle popolazioni locali anche come la “Gola di Satana”; non a caso sono state riscontrate, in passato, anche la presenza di numerose carcasse di animali (qualche capra e mucca) che si sono avvicinate troppo respirando le esalazioni prodotte dal fenomeno. Porre i piedi nelle vicinanze di queste bolle è sconsigliabile tranne se si è esperti studiosi del fenomeno e/o accompagnati da qualcuno delle vicine masserie della zona. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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