Le antiche “industrie del cotto” a Salerno (tra Ogliara e Rufoli): come plasmando la materia essa… diventa arte!

Le colline a nord di Salerno, quelle che si espandono nella valle del rio Grancano (affluente del fiume Irno), tra le pendici del monte Stella a nord e le alture di Giovi a sud, hanno ospitato – per secoli – le antiche fabbriche per la produzione artigianale del cotto, in special modo, manufatti in creta per piastrelle e rivestimenti (di pavimenti o tegole per coperture). Le famose “quadrelle” in cotto, in tutte le possibili sfumature cromatiche che vanno dal giallo paglierino al rosa tenue, sono presenti nelle più belle case del mondo, negli antichi palazzi di pregiato valore storico e nei giardini di ville e masserie d’epoca. L’argilla, direttamente estratta dalle vicine cave, è stata per secoli l’elemento fondamentale per quest’attività produttiva a carattere – principalmente – artigianale.

La fortunata combinazione di elementi presenti in natura quali l’acqua, l’argilla, il fuoco e il sole, ha fatto sì che questa materia grigia (l’argilla), estratta dalle diverse cave naturali presenti nella zona, di incrementare la produzione e il commercio di questi particolari manufatti richiesti – soprattutto – per l’edilizia residenziale di un ceto alto borghese e di ville o palazzi gentilizi sparsi per il mondo. Sono ben note le produzioni del cotto che caratterizzano la zona, sapientemente illustrate dalle maestranze locali le quali perpetuano un’arcaica tradizione con produzioni artigianali di pregiato valore artistico e, spesso, anche decorativo. Ma ciò che risulta essere il motivo dominante della conoscenza di queste antiche fabbriche e i loro dintorni sono, la presenza di quelle che erano le antiche fornaci per la lavorazione/produzione delle forme.

Andare alla scoperta e alla conoscenza di queste fabbriche – spesso gestite a carattere familiare – e dei manufatti che esse producevano è – soprattutto – riuscire a “ricostruire” quel simbolico percorso che per secoli ha compiuto la creta dalle cave di estrazione dell’argilla fino alle fornaci delle botteghe artigiane dove il prodotto, modellato, veniva tramutato, successivamente, in terracotta. In un orizzonte costellato da rilievi montuosi, boschi e campi, con rivoli fluviali a carattere torrentizio tra anse e meandri e terreni sapientemente coltivati a orto e distribuiti a frutteti, vigneti e uliveti, sorgono casali e masserie lungo le principali arterie: ampi slarghi interni con il forno esterno, le scale, gli ambienti sottani (comunemente usati come spazio del lavoro: la bottega) e quelli soprani (raramente usati come abitazione: residenza stabile).

La presenza di particolari elementi espressi in natura quali l’acqua (leggibile attraverso le fontane, i pozzi, il fiume), il fuoco (chiaramente visibile attraverso fornaci, focolari e forni) e i percorsi (riscontrabili negli antichi ponti, nelle rampe o – più semplicemente – nelle stradine acciottolati) concorrono, tutti insieme, a definire e rafforzare, come varchi di comunicazione, i tre elementi degli orizzonti basso-medio-alto: ctonio, terrestre, celeste. Da alcuni scavi archeologici eseguiti negli anni ’60 in località Fratte (a nord di Salerno), sono stati rinvenuti, oltre a reperti etruschi e sanniti, anche reperti risalenti ad epoca romana. Tra quelli d’epoca romana, è stata rinvenuta una fornace con accanto alcune vasche e pozzi che fanno pensare ad un complesso sistema idrico utilizzato per una fervida attività artigianale ed in particolare per la lavorazione dell’argilla.

Fratte, Ogliara, Rufoli sono tre casali uniti dalla diffusione dell’arte del cotto. Questa ipotesi è rafforzata dal fatto che, come riporta Andrea Sinno in “Economia sec. XIII – XIV”, “una grossa tegola di argilla, asportata da una tomba romana, mi rivelò, vari anni or sono, il nome del fabbricante, avendo sulla faccia inferiore impressa una stella e accanto la parola Rufus, nome, che ricorda un’antica famiglia romana da cui, forse, il villaggio suddetto ebbe i natali.” Fino alla metà del ‘900 operavano in Rufoli 8 fornaci: De Maio, Soriente, Della Rocca, Ventura, Barra, De Martino, Di Giacomo (2). A tutt’oggi sono ancora funzionanti le fornaci De Martino e Ventura (acquisita dai De Martino); le altre, invece, sono state abbandonate da tempo. In particolare, la fornace Della Rocca ha funzionato fino al sisma del 1980 mentre la fornace De Maio ha funzionato fino agli inizi del 2000.

Di tutte le altre fornaci che erano presenti in zona oggi, purtroppo, sono ancora ben visibili i ruderi di quelle che un tempo erano le vivaci fabbriche che davano lavoro a intere famiglie della zona; oggi, invece, versano tutte in un totale stato di degrado e di abbandono. Solo del rudere della fornace Barra non vi è più traccia in quanto il sito è stato oggetto di riqualificazione e trasformazione urbanistica. Un interessante progetto, sarebbe quello di inserire (e poter offrire) – a chi giunge a Salerno per la prima volta – la possibilità di compiere un percorso storico e culturale che toccasse i principali siti ove giacevano le antiche fabbriche per la produzione del cotto artigianale. Oltre al Museo della Ceramica, già presente ad Ogliara, creare un itinerario che dal centro della città collegasse le frazioni (e i casali) a nord di Salerno… è possibile! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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