La libertà di andare oltre… senza confini di tempo e di spazio in territori ove gli orizzonti non sono mai uguali e dove i tramonti restituiscono arcane sensazioni di fascino, mistero e curiosità: il sentiero è un amico… il vento, altro non è… che il suo respiro! Mettersi in cammino sulla pista, due gambe e macinare chilometri di sentiero (ora su roccia, ora su pista erbosa); ha inizio così l’intrigante fascino di un’avventura nel cuore del Parco ricca di scoperte, di emozioni e di libertà. Due pedule che “mordono” la traccia o che sfiorano appena i bordi di balconate panoramiche mozzafiato, conducono in ambienti remoti così densi di profumi a noi oggi sconosciuti, intrisi da odori mai saggiati e da suoni mai ascoltati: la Natura dell’Abruzzo, insomma! Irreali paesaggi d’alta montagna con cieli tersi e senza confini; gli scarponi che si alternano senza interruzione dal prato erboso alla nuda roccia. Pace, silenzi, profumi, circondati solo dall’immenso…!
Cerchiamo di ascoltare le autentiche sensazioni di una natura che sussurra la sua continua presenza attraverso i soffi del vento. Dalle rupi appenniniche, passando dalle aspre e possenti giogaie della Marsica, le nude creste del Gran Sasso fino alle incantevoli dorsali della Maiella e gli intensi profumi della macchia mediterranea: pensavamo di conoscere i profili dell’Abruzzo in tutta la sua completezza; non pensavamo di poterlo scoprire fino in fondo scarpinando su e giù per i suoi monti più selvaggi, tra il passo Godi e le cime della Marsica! Quel che si propone è un itinerario particolarmente interessante per gli ambienti selvaggi che si attraversano e il delicato ecosistema floro/faunistico che si va a conoscere; con splendidi panorami che s’aprono per 360° su tutto l’orizzonte del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Un bellissimo cammino in quota che si svolge tra ampi paesaggi, faggete d’altura e la riserva integrale in cui è possibile ancora scorgere la “presenza” dell’orso marsicano; laddove gli escursionisti che da quassù transitano, in punta di piedi e senza mai scostarsi dalle principali tracce dei sentieri segnati, non turbano affatto l’equilibrio di quei pochi esemplari di cui sono ancora possibili individuare le tracce lasciate sulle cortecce degli alberi, oppure le pesanti impronte lasciate nel fango lungo la pista.
Dal passo Godi (1547 m) ha inizio un facile percorso in falsopiano con scenari sulla valle del Tasso, verso N. Continuando sulla pista in discesa (panorami sulla Serra Capra Morta), si procede fino a giungere in vista dello stazzo di Ziomas (1583 m). Caratteristica di questi stazzi (o jazzi) d’alta montagna è la loro peculiare struttura capace di asservire a molteplici funzionalità. Solitamente un unico vano (in pietra grezza) al cui interno c’è il ricovero per i pastori transumanti e in un angolo, oltre al focolare, il giaciglio per gli animali; usato spesso durante l’estate, all’esterno è sempre presente un recinto squadrato fatto con pietre calcaree e sistemato con pali e recinzioni alte (a “prova” di orso marsicano in cerca di facili prede). La pista, dopo forti acquazzoni, offre la possibilità di scorgere le impronte lasciate dal lupo nel fango che corre alla caccia di cervi o cinghiali. Continuando sulla sterrata che sale e attraversa la Serra Ziomàs, a un bivio si ignora la traccia che scende a destra e si prosegue fino a un successivo bivio.
Si prende a destra, fino a giungere a quota 1735 m ove la pista aggira il Campitello, un altopiano che racchiude il Ferrojo di Scanno (altro stazzo). Raggiunto il versante E del Campitello (1715 m) si abbandona la pista e si sale per un vallone fino a un valico (1957 m) ove s’aprono scenari paesaggistici su creste esposte e doline interne ricoperte da prati ove si raccoglie un particolare tipo di verdura selvatica (orapi) molto usato nelle pietanze della cucina locale; giù in fondo alla conca i ruderi dello Stazzo Vado di Corte (1900 m). Il sentiero riprende (direzione NNE) fino all’orlo di una balconata che s’apre su ampi orizzonti. Da qui si scende attraverso un suggestivo scenario ambientale, quasi lunare, fino all’altopiano di Camporotondo (1700 m, altro stazzo) racchiuso come un anfiteatro naturale in un paesaggio dominato solo dai silenzi. Si esce dal campo (verso E) attraverso copiosi boschi (cerreta e faggeta). La pista scende ancora fino al termine del bosco; poi esce all’aperto con panorami mozzafiato fino a Scanno, e risale fino a lambire le Serre di Ziomas, in alto a dx, fino a ritornare (1617 m) su quella fatta per l’andata. Si prosegue nuovamente verso lo Stazzo Ziomas, lasciandoci alle spalle un autentico paradiso della montagna, ripercorrendo l’itinerario fatto per l’andata. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
