Siamo a Bucarest (in Ungheria), una delle capitali più vivaci e caratteristiche dell’Europa. Qui non ci si stanca mai, è difficile annoiarsi, soprattutto se si compie un viaggio alla scoperta e conoscenza dei posti più insoliti di questa terra (antico granaio romano); ma se dopo tanto camminare si desidera una buona birra, CARÚ CU BERE e il luogo ideale. É talmente così affollato che risulta essere sempre pieno di gente (turisti e comitive di gitanti per la maggior parte); per cui bisogna necessariamente prenotarsi in tempo, ma se si desidera soltanto gustare della buona (e tipica) birra della tradizione/produzione locale, l’accesso è consentito soffermandosi – principalmente – al “quadrato” del bancone centrale.
Uno dei locali (ristorante, cantina e birreria) più iconici della Romania e del centro storico (LIPSCANI) della capitale Bucarest. Il “Carro con Birra” questa la traduzione del nome che indica il locale, nel centro della città, in un edificio storico. Gli interni della birreria sono tutti arredati in legno; anche se affollato e caotico l’ambiente è piacevole, festoso e coinvolgente. Un arredamento senza tempo, un intrattenimento non invasivo ma caratteristico, sorseggiare una birra e guardare il mondo che passa all’interno di questo locale, è un ottimo modo per trascorrere qualche ora del giorno. Una buona selezione di cibo rumeno dal servizio cordiale e cortese; non sembra una trappola per turisti, comunque è una buona esperienza.
Carù cu Bere è stato (e lo è tutt’ora) il simbolo della città vecchia di Bucarest, essendo il luogo di incontro preferito sia dalla gente del posto che da chi visita la città per la prima volta. Già nel 1871 tale Ion CĂBĂŞANU di Ardeal, fondò una birreria chiamandola “CARUL CU BERE”, affidandone in eredità la produzione e il commercio della birra a due suoi nipoti. La sua è una storia lunga oltre 140 anni, una sorta di spazio/temporale che si respira all’interno di questo locale; una storia che ha avuto inizio dai fratelli MIRCEA, di cui Nicolae (il fondatore “mastro birraio” e nipote di Ion) ha trasmesso in eredità questo storico edificio – uno tra i più leggendari luoghi di ristoro al mondo – nel cuore di Lipscani (Bucarest).
Lo storico edificio fu costruito in stile neogotico, esso presenta un seminterrato (che accoglie cantine per botti di vino e birra); un piano terra rialzato riccamente decorato con pitture, vetrate che raffigurano personaggi storici della città e della locale tradizione birraia, mosaici multi-cromatici e pannelli in legno finemente intagliati; due piani alloggi e un’ampia soffitta. Molti sono gli eventi che si susseguono durante l’anno all’interno di questo edificio storico, ma quello che colpisce di più è il totale coinvolgimento offerto da ballerini e musicisti che si cimentano in danze tipiche (dai tradizionali costumi) della cultura popolare rumena, invitando – di volta in volta – anche i commensali – ad unirsi al ritmo dei passi e delle note.
Appena varcati l’ingresso il locale stupisce per la sua bellezza artistica, architettonica e decorativa; una antica locanda che sembra essersi fermata nel tempo; interno caratteristico, dall’atmosfera un po’ buia, ma perfettamente in linea con lo stile di una taverna tradizionale rumena che offre spettacoli di danza tipica che vengono proposti nel salone principale. La particolare atmosfera che si respira nel pub più antico di Bucarest, rende la permanenza molto piacevole e interessante. Ciò che lo sguardo subito cattura sono la bellezza dei suoi ambienti in cui i materiali costruttivi (e gli arredi che si rincorrono offrendo spazi ed angoli davvero suggestivi) e decorativi si intersecano in un gioco cromatico che rende tutto unico.
Se siete a Bucarest e non passate – anche solo dall’estero – a godere della bellezza, almeno espressa dalla facciata, di questo edificio storico (Patrimonio UNESCO), allora non potete dire di aver conosciuto l’anima più iconica della Bucarest di un tempo. Un posto bello, autentico, divertente, dove la birra e i sapori di una volta sono “perle” dell’ospitalità locale. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
