Lungo la costa del SALENTO (LE, Puglia); attraverso “lu sole, lu mare, lu viento…”

Un cammino per convincere ad essere percorso necessariamente avere due importanti peculiarità che in esso si riflettono: la bellezza dei luoghi attraversati e le peculiarità, come arte, tradizioni, cucina, folklore, storia, artigianato, sguardi, calore umano, accoglienza, ospitalità e tanto – ma proprio tanto – altro ancora che rendono un cammino davvero speciale, come quello che scorre lungo la costa del Salento; una terra che s’affaccia ad oriente, protesa nell’infinito e avvolta solo dai silenzi, tra l’intenso azzurro del cielo e quello del mare. Qui la natura è intrisa dalle antiche essenze di aromi, sapori e profumi che sanno d’oriente; laddove le coinvolgenti passioni di matrice ellenica restituiscono bucolici paesaggi fatti di ulivi secolari e muretti a secco, di spiagge e grotte irraggiungibili, di grano saraceno e piatti speziati, di ambienti selvaggi e natura incontaminata; tutto questo è la Puglia, tutto ciò è il “Salento” antica terra che restituisce valore alla sua cultura, con culture forgiate dalle arcaiche tradizioni di pescatori e contadini che affondano le proprie radici tra gli antichi messapi passando per greci, turchi e bizantini…

Con queste premesse, e pochi giorni a disposizione dopo un luculliano pranzo matrimoniale, si decide di andare a camminare su questo lembo di terra ai confini del tutto, laddove il mar Ionio s’incontra con l’Adriatico e dove durante i giorni di tempesta il rumore delle onde del mare che s’infrangono sulla scogliera “Ca me pariane lu rusciu te lu mare… Lu rusciu te lu mare è troppu forte” sembra il lontano rombo di cannone. OTRANTO ci accoglie con una skyline fatta di bianche case che si alternano alle antiche abitazioni in pietra leccese; con il reticolo di strade, vicoli, portali e slarghi – dominati dal Castello Svevo – che si vivacizzano di negozi e botteghe alternandosi ai profumi della cucina locale. Pochi minuti fuori le ultime case di Otranto e la sua zona portuale e si raggiunge la bella “Torre del Serpe”; subito dopo si tocca la Masseria Orte e, tra piacevoli saliscendi, una singolare pineta dai tronchi piegati dal vento raggiunge l’orlo di un luogo davvero fuori dal mondo: il laghetto di una (ex) cava di bauxite, uno specchio d’acqua tra l’azzurro e il verde che riflette le rocciose sponde rossastre offrendo un paesaggio che sembra essere espandersi tra le “Rocky Mountains” statunitensi e l’Ayers Rock australiane. Quattro salti sul roccioso sentiero e compare il bianco “Faro Pelascia” geograficamente considerato il punto più ad est d’Italia; sostare qui, anche solo per pochi minuti, dona sensazioni uniche.

Proseguendo ancora per tratti su roccioso sentiero e piste in terra battuta si sbuca alla suggestiva cala di “Porto Badisco” ove – come narra la leggenda – sia approdato Enea in fuga da Troia; qui i colori dell’azzurro sono talmente così intensi che cielo e mare sembrano scambiarsi posizione. Sfiorando ancora muretti a secco si raggiunge ciò che resta della “Masseria Grande”, una imponente costruzione (abbandonata) dall’ampio portale d’accesso lastricato con basoli calcarei. Per ampi prati e filari di pini marittimi, si giunge – infine – tra le prime case di SANTA CESAREA TERME, con singolari portoni d’accesso mosaicati in tutte le tonalità d’azzurro. Da qui il “cammino” salentino prosegue – sempre verso sud – lungo la fascia costiera fino a giungere, in meno di un chilometro l’insenatura di “Porto Miggiano” guardato a vista dall’omonima torre. Ancora qualche chilometro che si alterna tra l’asfalto e tratti di sentiero a mezzacosta e si entra nel bellissimo centro di CASTRO, un meraviglioso borgo medioevale. Sfiorando i bastioni del suo poderoso Castello, tra botteghe multicolori che propongono oggetti nella tradizionale ceramica locale, da lontano giungono i lontani ritmi di una “pizzica”, il tipico ballo salentino con andamento danzante che accompagna una poesia, un canto d’amore fra due innamorati.

La brezza marina sale fino ad inebriare i nostri polmoni già provati dalla fatica, ma sono i profumi della natura, quelli che richiamano la nostra attenzione. Si scende così finalmente alla suggestiva cornice paesaggistica della “Cala di Acquaviva”, una particolare insenatura rocciosa che raccoglie le splendide acque dai fondali multicolori che vanno dal giada allo smeraldo, per il blu cobalto e il turchese, uno spettacolo della natura davvero fuori dal comune; la particolarità di questo fenomeno visivo è dovuta alle sorgenti d’acqua dolce che sbucano direttamente dal fondale; qui siamo ai piedi di Serra Marittima. Brulle creste in roccia calcarea determinate dai copiosi cespugli, infiorescenze, pini marittimi piegati dal vento, ulivi dai tronchi attorcigliati sostenuti da muretti a secco (alcuni geometricamente perfetti da sempre utilizzati come recinti e ovili per raccogliere gli animali al pascolo) che si alternano ad alberi di fico, copiosi gruppi di fico d’india e i profumi delle erbe aromatiche come il timo, il rosmarino e la rucola; questo è un tratto di pista conosciuto come il “Sentiero della Serra del Mito” che scorre in falsopiano e sfiora ciò che resta della “Torre del Sasso” e le successive curve delle “sette pajare” fino a scendere tra le prime case del suggestivo borgo marinaro di TRICASE porto.

Subito dopo si guadagna l’imbocco del sentiero, meglio conosciuto come il “Nemico”. Da qui in poi si lascia alle spalle la frastagliata costa e si penetra attraverso un paesaggio prevalentemente agreste, caratterizzato dagli immancabili muretti a secco in pietra calcare, spesso misti a blocchi squadrati di mattoni in pietra leccese dal tipico color rosato. Per vie campali che consentono di collegare ampi appezzamenti di coltivi (ortaggi, vigneti, uliveti e alberi da frutto) con la vicina borgata, si entra tra le prime case di TIGGIANO, tipico paese del Salento ove la principale occupazione – laddove ancora persiste – è l’agricoltura che riesce a soddisfare i primari fabbisogni familiari. In pochi minuti si raggiunge il successivo abitato di CORSANO dalle tipiche residenze dell’architettura salentina che si contraddistinguono per la distribuzione semplice ed efficace dei suoi vani tra portali d’ingresso ad arco ribassato e terrazzini sfalsati; ambienti spesso angusti e ridotti ma che sono efficacemente arieggiati in modo tale da trattenere il calore durante la stagione invernale e mantenere freschi gli ambienti durante la canicola estiva. Tra muretti a secco, uliveti, agavi, boschetti di eucalipto, pinete, carrubi e case tutte intonacate di bianco e d’azzurro, dopo una lunga discesa si giunge al caseggiato di NOVAGLIE proprio a ridosso della naturale insenatura (scavata nella roccia) della marina di Novaglie, che si caratterizza per le sue torri costiere e le grotte raggiungibili dal mare.

Il roccioso “Sentiero delle Cipolliane” è un percorso panoramico che serpeggia lungo la costa caratterizzato da passaggi e strettoie della macchia, attraverso un paesaggio sospeso fra la terra, il cielo e il mare. Si avverte, lungo questo tratto di sentiero, la testimonianza della tipica architettura rurale sulla distribuzione del suolo lungo gli impervi pendii e di come la mano dell’uomo contadino sia riuscito – durante lo scorrere del tempo – a modellare le difficoltà di questo posto, con la realizzazione di elementi lapidei come i “muretti paralupi” che cingevano gli ovili per le greggi al pascolo. La presenza della vicina grotta delle Cipolliane, una cavità di difficile accesso sospesa a circa 40 metri sul mare, e la numerosa presenza di conchiglie fossili ben visibili sulle rocce testimonia di come questa parte di territorio milioni di anni fa era sommersa dal mare. Si giunge all’insenatura di Ciolo, unita tra le due sponde dall’ardito ponte ad una campata sospeso ad un’altezza di 40 metri circa sul mare; sulla destra una gola rocciosa che sembra chiudere il cielo, a sinistra gli splendidi fondali della grotta del Ciolo. Proseguendo per piste campali si raggiunge prima il caseggiato di SALIGNANO, poi quello di CASTIGLIANO del CAPO e, successivamente, l’ampia rotatoria ove la via si congiunge alla statale per Maglie. Qui, nel punto d’incontro, c’è l’Erma antica, una sorta di tabernacolo dove i fedeli in cammino verso Leuca depongono la pietra penitenziale portata fin qui durante il proprio pellegrinaggio; in questo punto convergono ben quattro cammini che terminano tutti alla “Finibus Terræ”.

Si giunge così all’ingresso dell’imponente piazzale – meta finale – ove prospetta il Santuario. Uno spiazzo circondato solo dal silenzio e avvolto dall’immensità del cielo e del mare che qui s’incontrano tra preghiera e meditazione. Con lo sguardo si cerca di scorgere un orizzonte che sembra non aver mai fine, mentre col pensiero ci si rivolge all’ascetico e mistico luogo – il Santuario (Basilica Pontificia) di Santa Maria de “FINIBUS TERRÆ” – in cui si venera la Vergine Maria custodita in una teca e omaggiata da tutti coloro che giungono fin qui. Una cortina composta da archi in pietra calcarea, racchiudono il lato sud della piazza che al suo interno accoglie la colonna che determina la fine, il “punto” geografico; al di là degli archi si erge il bianco e possente faro della Marina Militare. Appena sotto, la scogliera di Punta Meliso affonda nel punto estremo più a sud dell’italico “tacco”; qui si congiungono i due mari che sembrano amalgamarsi proprio con due diverse colorazioni d’azzurro; ed è proprio qui che si avverte quello che è il magico concetto di… infinito! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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