Chi giunge per la prima volta a Muro Lucano (paese che ha dato i natali nel 1726 a S. Gerardo Maiella Patrono della Basilicata, e dove ha trovato la morte, all’interno del castello, la Regina Giovanna I di Napoli) uno tra i paesi più belli della Basilicata con tutte le sue case – la cui veduta offre un autentico “muro” di colori – che spiovono a “grappolo” arroccate sul pendio e incastrato tra le aspre montagne dell’Appennino Lucano, prova la sensazione di trovarsi in un borgo che incanta per la sua bellissima esposizione e per la sua privilegiata collocazione in una natura che invita a scoprire, che stuzzica la conoscenza… che sprona ad esplorare ogni singolo particolare che lo sguardo riesce a catturare, che sia essa un’abitazione o un portale finemente decorato, oppure l’oscurità di una gola che accoglie il fragore di acque tonanti tra ruscelli e cascate che s’infrangono sulle rocce.
Per raggiungere il vallone in cui sono i ruderi di quelli che un tempo furono i mulini (oggi abbandonati) dove un tempo venivano alimentati dall’acqua corrente del fiume Rescio (detto anche Pascone), laddove si macinava il grano per il fabbisogno alimentare dell’intero paese. Per conoscere la bellezza di questo sentiero incastrato in un paesaggio davvero unico, ci sono due possibilità: o scendere direttamente dal borgo (località Pianello) dalla prominenza del suo nucleo più elevato, oppure dall’imbocco del ponte (frazione Capodigiano) che consente l’accesso ai piedi del caseggiato. Da quale dei due punti si scende nella gravina, il sentiero risulta essere molto bello e percorrerlo sembra proprio di compiere un tuffo nel passato, dal Romanico, passando per il Medioevo, fino al XIX secolo.
Da quale dei due punti si decida di scendere nel vallone, le sensazioni sono davvero incredibili. Ogni gradino scavato nella roccia, oppure realizzato (come una sorta di sistema a “viminate”) sfruttando sapientemente l’ingegno, la maestria e l’esperienza dell’uomo (che sia esso contadino, pastore o agricoltore) che da naturali elementi come il legno e la pietra riesce a trovare soluzioni utili a poter “vivere il paesaggio” in ogni sua dimensione, è una continua scoperta. In questi ambienti che offrono scenari mozzafiato si rivive la storia in cui riecheggiano i fasti di un excursus emotivo/temporale che parte dai Romani e giunge fino ai primi del ‘900; qui ogni scorcio è affascinante, suggestivo, ove storia e cultura si fondono in un unico percorso naturalistico.
Questo sentiero scavato nella roccia calcarea, altro non è che la strada più antica di Muro Lucano. Il sentiero ha un andamento tortuoso vero il fondo del canyon, tra una vegetazione incontaminata, rocce calcaree e gole profonde. Fin dalle origini questo percorso fu ideato e realizzato per mettere in collegamento il Pianello con la frazione di Capodigiano. Oltre a questa funzione, il percorso consentiva anche l’approvvigionamento idrico dell’antico borgo. Lungo il percorso naturalistico si giunge presso un antico ponte in pietra, manufatto che testimonia uno dei rari esempi di architettura civile romanica realizzata intorno al X secolo, oltre ai resti (murature a secco) di mulini ad acqua edificati agli inizi dell’800; se ne deduce, quindi, che la realizzazione del sentiero sia databile già dal IX secolo.
Una volta raggiunti il fondo della gola, volgendo la testa all’insù lo sguardo viene catturato dall’imponente e maestosa arcata in cemento armato del ponte Pianello che unisce Capodigiano a Muro Lucano. Continuando lungo il sentiero, si raggiungono i ruderi di quelli che un tempo erano gli antichi mulini (gualchiere) medievali, fabbriche che una volta animavano queste contrade. Tra la rigogliosa vegetazione e le strapiombanti rocce calcaree, si possono ammirare i resti di questi vecchi opifici e delle loro mura che – suddivise a gradoni lungo terrazzamenti che spiovono fino in fondo alla gola – oggi restituiscono il ricordo di come questi aspri luoghi fossero, un tempo, vissuti e animati rendendo particolarmente unico questo paesaggio. Qui a Muro Lucano – luogo incantevole, ricco di storia, paesaggi mozzafiato, acque e biodiversità – la cucina locale è invitante e, credeteci, fermarsi a tavola è una “goduria”…! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
