Tra le sorgenti del Fortore e la valle del Tammaro s’apre una delle aree archeologiche più interessanti dell’Appennino, una città fortificata che ha determinato la storia di questa parte di territorio, influenzato la sua popolazione ed ha incrementato le attività di scambi e commerci lungo una delle rotte terrestri più influenti a sud di Roma: SÆPINIUM/ALTILIA centro eretto dai Sanniti e, successivamente, ampliato dai Romani. Siamo alle spalle del Matese, lungo i suoi versanti settentrionali, e questa zona l’ho sempre avuto nel “mirino” delle mie esplorazioni. Sapevo, per aver letto poche notizie, di questo sito archeologico ma se non si è sul posto non possiamo immaginare quanta bellezza susciti un’area nascosta tra boschi e monti e di non facile individuazione.
Non c’è cosa migliore nel visitare questi luoghi camminandoci attraverso, utilizzando i piedi e muovendo i propri passi – come 2000 anni fa – sulla scia di coloro che compivano lo stesso percorso come pastori, pellegrini, viandanti, eserciti… Appena un chilometro prima si comincia a camminare calpestando quel tappeto verde che ha fatto da sfondo al passaggio di greggi lungo le rotte transumanti dalle montagne dell’Abruzzo fino alle pianure della Puglia. Questo sito, poco più grande di un moderno isolato, sorge sulla piana lungo quell’importante snodo stradale Sannio/Pentro con l’Irpinia a sud, e con un agevole accesso sia alla Campania che alle coste adriatiche.
Un’intuizione che avevano capito molto bene i Sanniti che vedendo transitare animali accompagnati dai propri allevatori su quel tratto di terra pianeggiante, mentre percorrevano le vie della transumanza oggi denominati tratturi, subito intercettarono le necessità degli stessi come ideale posto ove riposarsi e trovar ristoro. Fu così allora che sorse un villaggio semplice, sufficientemente attrezzato con servizi legati all’accoglienza e alle attività correlate alla transumanza stessa; quindi, proprio grazie ai tratturi, con le loro piste erbose percorse periodicamente da greggi ed armenti, e grazie soprattutto all’intuizione dei Sanniti che Sæpinium/Altilia crebbe e si sviluppò diventando un importante centro di collegamento terrestre, di scambio per le merci, di incontro tra mercanti e di mercato per gli affari.
Piccola perla dell’odierno Sannio, Sepino ha visto la sua via principale percorsa dalle greggi durante la transumanza fin dai tempi remoti, calpestata in seguito da mercanti e, successivamente, da notabili ed abitanti della piana in piena epoca romana. La cittadina svolgeva un’importante funzione che oggi può essere accostata ad un autogrill dell’epoca; punto dì incontro, di rifornimenti, di versamenti delle gabelle lungo le arterie terrestri di allora, ovvero i tratturi popolati da pecore, pastori e cani. Dopo poche decine di minuti ecco comparire, in tutta la sua magnificenza, la Porta di Bojano (o di “Bovianum”), gemma architettonica di rara bellezza; imponente e monumentale essa esalta il periodo augusteo con Ercole “protettore delle greggi” oltre a statue di prigionieri barbari con, all’apice, una grande iscrizione dedicatoria perfettamente conservata.
Essa è una delle 4 porte monumentali che consentivano l’accesso all’antica città di Sepino ed – a tutt’oggi – è quella meglio conservata. Parte integrante del complesso delle fortificazioni, questa porta conserva ancora interessanti decorazioni, come il volto di Ercole nella chiave di volta, le statue di due prigionieri barbari ai lati e l’iscrizione sull’attico. A margine della porta si possono altresì osservare i tronconi (muratura in “opus reticolarum”) delle due torri circolari che la fiancheggiavano e la grande scala. Attraversando questa porta si entra nella storia, è un po’ come essere proiettati direttamente ad oltre 2500 anni addietro; lo stato di conservazione dell’intera struttura è fantastico, da lasciare stupiti come da rimanere senza fiato.
La Porta di Boiano è quella attraverso la quale arrivavano i pastori provenienti dall’Abruzzo e che percorrevano il tratturo verso le terre del tavoliere. Lasciati la pista erbosa alle spalle ed entrando in città si calpestano i millenari basoli squadrati del “Decumanus Maximus”; percorrerlo in direzione verso l’area del Foro sulla destra si espandono i resti di antichi edifici che si infittiscono come: botteghe, macellum, edifici di culto come il Tempio e le bellissime colonne della Basilica sormontate da splendidi esempi di capitelli in stile “ionico”. Questo piccolo villaggio, sorto principalmente come centro di ristoro, accoglienza e assistenza, divenne in breve tempo una urbe romana vera e propria. Ed è proprio questo che chi giunge per la prima volta a Saepinium avverte: la peculiarità che la città si era imposta era che, nonostante i rigidi canoni urbanistici romani, i due principali assi lungo i quali si è sviluppato il centro non fossero stati ortogonali, proprio per conservare l’originale percorso del tratturo funzionale allo sviluppo economico durante l’epoca sannitica.
Alla sinistra della porta invece, troviamo – lievemente sfalsati – i resti dell’area delle Terme con le visibili canalizzazioni delle reti fognarie e idriche fino a sbucare nel catino del Teatro, uno spazio molto ben conservato, che si presenta nelle sue forme originali; un luogo incredibile ove i silenzi aleggiano fra vie lastricate, le mura, gli archi, le colonne e un bellissimo anfiteatro su cui insistono, con geometrica disposizione, antiche case rurali settecentesche che si alternano alle querce secolari e ad alberi da frutto; un must fra atmosfere bucoliche, paesaggio agreste ed antichità romane. Tutti elementi, questi che sono le autentiche testimonianze di un’epoca di prosperità, di crescita economica e sociale, che è possibile ammirare immergendosi, con spirito di immaginazione, tra curiosità, scoperta e fascino.
Nelle vicinanze, verso NE, s’apre l’arco della Porta Tammaro; ritornati indietro e ripercorrendo il “Cardo Maximus” si raggiunge – praticamente – il centro della città ove si evidenzia come la stessa sia stata strutturata intorno al vecchio passaggio del tratturo, rispettando solo in parte gli orientamenti classici del cardo e del decumano. E proprio all’incrocio, proseguendo verso sud, s’aprono – sulla sinistra – i basamenti del Tempio di Giove con tutti gli ambienti che assolvevano a rendere vivo il culto. A sinistra del Decumano invece, si espande l’ampio piazzale ove giaceva il Foro. Lasciati sulla sinistra la “Fontana del Grifone” si continua lungo il lastricato della strada consumato dalle ruote dei carri e le pietre per l’attraversamento dei pedoni che rimembrano la vita del tempo che fu. Eccoci finalmente al lato opposto della città transitando sotto l’arco della “Porta di Beneventum”; qui il tratturo lascia le mura e continua, tra boschi e campagne, in direzione della “città delle streghe”. (di ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
