Aci TREZZA (fraz. di Aci Castello CT, Sicilia) e quei CICLOPI venuti dal mare…!

Come non rimanere estasiati e sorpresi di fronte alla immensa bellezza di queste guglie di roccia lavica che emergono – con forza – dalle impetuose onde del mare? Come vuole la tradizione, la gente del posto (e non solo) identifica, in queste incredibili meraviglie della natura, il racconto omerico del Ciclope Polifemo, privato della vista del suo unico occhio da Ulisse; i “faraglioni” quindi, non sarebbero altro che i massi lanciati contro la nave achea in fuga.

Di fronte a quella cascata di case del borgo di Aci Trezza abbarbicate sulle pendici laviche che scivolano verso la costa, proprio sul lambire del mare c’è una piacevole camminata lungo Via Marina (una sorta di lungomare) che, all’altezza del piccolo scalo e – subito dopo – quella dall’area del mercato ittico, sfocia sul Lungomare dei Ciclopi, proprio nelle vicinanze del piccolo porto.

Ed è proprio qui, eccoli impennarsi sul vicino orizzonte, proprio di fronte alla nostra visuale ove sembra quasi di poterli toccare con mano che – come inquieti giganti – sbucano, prepotentemente dalle onde del mare e facendosi forza tra gli spumeggianti marosi, queste scure guglie di roccia lavica: i famosi – e tanto decantati – “Ciclopi” di Aci Trezza.

Queste formazioni laviche, identificate come resti di eruzioni laviche sottomarine del periodo pre-etnee, oggi sono raccolte (e fanno parte) nell’area protetta della “Riserva Naturale Integrata Isola Iachea e Faraglioni dei Ciclopi”, affioramenti lavici indicate da geologi e vulcanologi come “a cuscino” (e cioè, pillows), formazioni magmatiche formatesi ad una certa profondità.

Osservando da settentrione, il più grande di tutti (conosciuto anche come isola Iachea) apre l’incredibile skyline sulla estrema sinistra. Su questo isolotto sorgono: una “Stazione Marittima biologica“, resti d’epoca romana, una “vasca” d’epoca romana, una “tomba detta di  Thapsos“, e due singolari grotte, quella dell’Eremita e quella del Monaco.

Solo pochi metri di mare (spazio conosciuto come Canale Purtusu) la dividono dal faraglione detto La Longa, una sorta di aspra e scura guglia su cui vanno ad infrangersi le onde del mare e su cui stazionano numerose specie di volatili marini; accanto ad esso, sempre osservando sulla destra, compare lo scoglio di Pitrudda e poi il Canale Zottu.

Continuando con lo sguardo a scrutare sempre verso destra, spostandoci ancora verso Sud, si accosta il Faraglione Grande. Questa parte di territorio è un geosito di forte interesse naturalistico che attrae per le complesse strutture litologiche, la particolarità e lo splendore generato dalle loro forme e l’indiscutibile bellezza offerta dalla cornice panoramica.

Il lungomare dei Ciclopi raggiunge la sua massima estensione proiettandosi verso il mare proprio all’altezza di due “rotonde” che si contendono la Riviera dei Ciclopi con belle visioni panoramiche che racchiudono un paesaggio forse unico al mondo, paragonabile (per chi ci è stato) per bellezza e suggestione ai giganteschi faraglioni d’Islanda della Black Beach.

Questo angolo di Sicilia attira studiosi da tutto il mondo che giungono fin quaggiù per osservare, studiare e catalogare questi meravigliosi affioramenti lavici che rappresentano un raro esempio delle monumentali forme rocciose essendo ancor più originali proprio perché affiorano nelle immediate vicinanze di un centro abitato che sorge lungo la frastagliata fascia costiera.

Ecco allora scorgere, volgendo ancora lo sguardo sempre da sinistra verso destra, le guglie scogliose dei (piccoli) Ciclopi: il Faraglione di Mezzo, Scogghiu do zu Janni di fora, Scogghiu do zu Janni di terra, e il Faraglione d’Aceddi. L’unione di tutti questi elementi offerti dalla natura vulcanica va a creare un particolare habitat presente non solo qui in Sicilia ma – addirittura – in tutto il bacino del Mediterraneo.

La rotonda più a sud chiude questa incantevole cornice, molto bella e suggestiva, dei Faraglioni/Cicopi. Proprio al margine di essa emerge dal pelo dell’acqua un affioramento di rocce laviche – quasi un “tavolato” – aspro, ruvido e dalle forme taglienti, che lambisce il livello dell’acqua; proprio di fronte ecco comparire la Testa del Mostro che chiude, al margine destro, tutta questa skyline dei Ciclopi di Aci Trezza.

La Riviera dei Ciclopi è una delle più singolari e caratteristiche località al mondo ove sono – ben visibili e così poco distanti – questi affioramenti d’origine lavica, emersi dal mare milioni di anni fa e modellati dalla forza impetuosa del vento; guglie che hanno assunto splendide forme e che, nel corso del tempo, hanno creato una scenografia di incomparabile bellezza paesaggistica.

Dalla rotonda è possibile scorgere (e, magari, raggiungere) volgendo lo sguardo sempre più a sud, il vicino promontorio, detto della Praca, di Aci Castello da cui si erge il Castello di Aci che va a completare e chiudere questa location davvero incredibile con strutture (a basalti colonnari) che sembrano essere stati scolpiti dall’uomo, ma che invece il tempo e la natura sono riusciti a modellare. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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