BRUNICO (Sud Tiröl, BZ): stile mitelleuropeo per un “viaggio tra i popoli montani” del mondo

BRUNICO, capoluogo della Val Pusteria, ai piedi del Plan de Corones in Süd Tirol, è un’importantissima località di turismo e commercio, già molto attiva, fin dal Medioevo, nella regione dolomitica. La cittadina contiene al suo interno un piccolissimo centro storico racchiuso tra due porte collegate dalla via principale. Varcata una delle antiche porte, si scoprono la suggestiva e vivace Via Centrale ove sbucano gli stretti vicoli dall’atmosfera medievale, e su cui prospettano gli splendidi palazzi borghesi e della nobiltà del tempo, con le variopinte facciate (a “graticcio”), i frontoni merlati e le architetture religiose.

Il centro gira tutto attorno alla Stadtgasse e lo si gira facilmente a piedi in poche decine di minuti. Esso si presenta molto pulito, ben tenuto e sono molti i negozi da poter visitare. Ovunque lo sguardo posa gli occhi si avvertono le atmosfere di quella cultura mitteleuropea che ha sempre determinato quest’angolo del Sud Tirolo; piccoli particolari che emergono dall’eleganza degli edifici, dalla raffinatezza di città piena di classe; molto ordinata, elegante e con quel profumo di vin Brulé che aleggia nell’aria e che rende l’atmosfera più vibrante. Qui il fascino dell’ospitalità e la sensazione dell’accoglienza a “misura d’uomo” sembrano essere il più bel biglietto da visita di Brunico.

La zona del centro storico di Brunico è di dimensioni piuttosto ridotte, in rapporto al resto della cittadina, ma risulta essere molto caratteristico e ben tenuto; in circa 15 minuti lo si percorre in tutta la sua interezza, attraversando le belle facciate dei palazzi dalle tipiche architetture tirolesi, con le sue chiese in stile alpino ricche di opere d’arte di artisti locali; mentre lungo le vie si rincorrono le caratteristiche vetrine dei negozi di ogni tipo, caratterizzate dalle artistiche insegne in ferro battuto, le vecchie porte cittadine decorate con affreschi di artisti locali e, addirittura, pupazzi (o manichini) che – bardati di caschi ed imbraghi – risalgono le pareti colorate dei palazzi.

Ma, dopo aver camminato per antiche botteghe d’artigianato locale, particolari forni che offrono delizie tipiche, negozi orafi che espongono gioielli e monili di particolari bellezze e store che offrono i più svariati brand degli sport da montagna e delle attività outdoor, ciò che attira l’attenzione alzando leggermente lo sguardo verso l’alto, è la poderosa mole del Castello che domina – dall’alto di un colle – tutta Brunico e la sua valle. A due passi dal centro storico, uscendo dalla porta orientale, con una breve salita attraverso un piccolo giardino che ne circonda la sua base, si raggiunge l’ingresso, caratterizzato da un ponte levatoio, del mastio centrale del Castello di Brunico. Ma qui, le sorprese… continuano!

Il Castello, che domina da un colle con i suoi 862 metri il centro abitato, fu costruito tra il XIII-XIV secolo. Esso oggi ospita, al suo interno, forse il più importante museo dedicato alla montagna: il M.M.M. (Messner Mountain Museum) RI. (dal tibetano “montagna”) PA. (“uomo”) Varcato il suo ingresso, è come entrare in un mondo diverso, un viaggiare in un lontano passato attraverso culture e civiltà lontane dalla nostra, elementi che esprimono forme d’arte e ne esaltano la bellezza. Sembra di poter rivivere le magiche atmosfere della vita e delle avventure di Messner attraverso un viaggio tra le popolazioni delle montagne dei cinque continenti, ove in un solo luogo sono raccolti i cimeli e le manifestazioni artistiche che le varie culture montanare nel mondo hanno prodotto nel tempo, oltre ad attrezzature alpinistiche di varie epoche.

Continuando questo viaggio nel tempo, distribuito su più livelli, si percepisce – quasi a pelle – la sensazione che per i tanti amanti o frequentatori della montagna, oggi è possibile possedere tutta l’attrezzatura tecnica all’avanguardia, essere dotati dello zaino ultra-light, calzare gli scarponi del più innovativo materiale, indossare capi d’abbigliamento in microfibra prodotti in laboratorio e via così; tutti pronti per sentirsi novelli Bonatti o eredi di Messner. Per quanto mi riguarda, invece, ho sempre pensato che per cominciare ad amare la “vera” montagna bisogna viaggiare, andare fuori, lontano, salire a piedi su montagne vere (meglio se chiamate Alpi); bisogna vivere la cultura della vera gente di montagna, vivere per qualche giorno (insieme a loro) su quegli orizzonti obliqui ove operano e lavorano in precario equilibrio.

Dal piano terra fino ad arrivare in cima vi sono parecchie salette ricche di addobbi: dalle tende da scalata usate negli anni 50 ai vari attrezzi usati nei campi base stessi, tende degli sherpa, di tribù nomadi asiatiche, africane e persino di pellerossa del nord America. Non mancano mobili religiosi, riccamente intarsiati e colmi di oggetti simbolici, statue e manufatti d’artigianato tipico delle varie popolazioni con cui Messner è venuto in contatto ed infine tanti costumi tradizionali di popoli europei e di altri continenti. Dovunque gli occhi posano lo sguardo si resta incantati di quanta bellezza e cultura vi è nel mondo e quanto di tutto questo il buon Reinhold è riuscito a portare in Italia per farci vivere un’emozione unica come credo sia stata quella da lui vissuta.

Quando conobbi Messner, e mi fu concesso il piacere di poterlo intervistare, scoprii che dietro il “personaggio” mediatico c’era un mondo tutto da scoprire, c’era il valore autentico di un uomo che per la montagna ha dato tutto, perdendo pezzi del proprio affetto (un fratello morto in montagna) e pezzi della propria carne (sette dita dei piedi amputate per congelamento durante la tragica discesa dal Nanga Parbat nel 1970), momenti e sensazioni che all’apparente facciata di un personaggio – per quanto possa essere scomodo e antipatico a molti – mi hanno restituito l’immagine di un uomo di montagna ricco di valori e denso di emozioni da testimoniare. Messner sta alle culture montane del mondo (valorizzando i popoli e gli ambienti), come la cultura della Sud Tirolo sta alle culture dell’Asia, del Sud America e dell’Africa.

Il Messner Mountain Museum “Ripa” è dedicato a tutti i popoli delle montagne di tutto il mondo ed offre la mostra permanente “L’eredità delle montagne“. Messner ci racconta attraverso video multimediali ed una moltitudine di oggetti, di quadri e ricostruzioni di abitazioni, di tende e capanne, di come queste popolazioni d’altura riescano a convivere nelle impervie radure delle montagne da loro stesse abitate lasciandosi – semplicemente – accogliere dall’habitat primordiale. Le gesta dei popoli che abitano la montagna determinano la vita e la storia della stessa e assicura la sopravvivenza a quote molto elevate; particolarmente coinvolgente e molto bravo è stato Messner nei suoi tanti viaggi a raccontare le religioni, la storia e la vita anche quotidiana dei Damara, i Dani, i Masai e i Tuareg… tutti popoli di montagna.

È un museo straordinario ovvero fuori dall’ordinario; un museo dedicato alla gente (popoli e alpinisti) che vivono alle alte quote; in parte un viaggio mistico e in parte una collezione etnografica dove si incontra un mondo ricco di fede, tradizioni, usi e cultura che a noi uomini della civiltà industriale, frequentatori per svago di sentieri di montagna, ci commuove ed emoziona. L’esposizione stupisce per la qualità dei pezzi, la cura e il percorso; essa ruota intorno a due temi: 1) gli usi e i costumi dei popoli che vivono in un ambiente duro e ostile, come quello della alta montagna che spazia per tutto il mondo, ove sono presenti anche fetish africani delle tribù sui “Monti della Luna”); 2) la misticità intrinseca in questi popoli anche facendo similitudine azzardata, fra i Buddisti tibetani e i vecchi alpigiani dell’Alto Adige.

Il percorso espositivo illustra le differenti culture, le religioni, gli aspetti della quotidianità fino a toccare le potenzialità (e i rischi) del turismo in un ambiente così delicato. Il patrimonio della montagna che, da millenni, orienta la sopravvivenza dell’uomo in terre spesso difficili e – a volte – quasi inospitali. E inoltre, vengono ampiamente illustrati interessanti cenni storici su popolazioni e piccole etnie altrimenti poco conosciute e scoperte anche grazie alle esplorazioni di Messner durante tutti i suoi viaggi attraverso le culture e nei paesi che il grande alpinista ha incontrato nel corso della sua vita e che oggi sono qui messi in bella esposizione come reperti, cimeli, tende, strumenti tecnici, particolari attrezzature e tanti oggetti che ha utilizzato e raccolto nei suoi tanti viaggi.

Si mostra come la civiltà della montagna sia la stessa ovunque, e si fondi sul rispetto per la natura, sull’attaccamento alla propria terra, sulla solidarietà, sul rifiuto della civiltà consumistica. Infine, per scoprire, capire e conoscere in profondità il mondo della montagna (della vera montagna), bisogna “entrare” attraverso questi mondi generati da uomini come Messner ed altri e lasciarsi trasportare attraverso universi “paralleli” fatti di forza, di coraggio, di adattamento, di determinazione, di paura, di saggezza, di altruismo, di pietà, di sofferenza, di tecnica, di condivisione, di dolore… solo così, al di là di tutte le chiacchiere che possano esprimersi su come può essere vissuto l’ambiente montano, si può capire cosa è – realmente – vivere la montagna! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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