GAETA (LT), “ultima frontiera” Borbonica e la montagna “Spaccata” tra storia, natura e leggenda…!

Mentre la strada scorre veloce e scivola giù verso la costa, si raggiungono luoghi in cui leggenda e storia, folklore e tradizione, cultura e natura si intrecciano e presentano momenti ed emozioni davvero insolite. L’aspra costa che s’apre dalle fenditure della montagna (monte Orlando) che precipita a mare fu – quasi certamente – toccata nei loro omerici viaggi da Enea e da Ulisse (che, con Circe, ne conobbe la potenza della sua magia). La città, il monte, le sue grotte e la sua montagna, furono luoghi saccheggiati dai Barbari e, successivamente, invasi dalle ripetute incursioni mosse dai Turchi e dai Saraceni; e fu proprio qui che la dinastia dei Borbone, in seguito all’assedio di Gaeta del 1860-1861, ebbe la sua fine spianando la strada all’unità d’Italia.

Trascorrere una giornata a Gaeta – col suo promontorio diviso tra due coste – che da sempre si pone come il confine naturale fra il Lazio e la Campania, è come compiere un viaggio “sospeso” nel tempo. Un breve excursus ci porta alla conoscenza di luoghi, forse poco conosciuti, come il Santuario della Santissima Trinità, e della Montagna Spaccata, entrambi situati lungo le fiancate occidentali del promontorio di monte Orlando. Il complesso edificio del Santuario sorge su una fenditura nella montagna da cui, per uno stretto passaggio tra le rocce, una precipitosa gradinata scende alla “grotta del Turco” creatasi – come narrano alcune leggende che s’intrecciano con la tradizione popolare – in seguito alla morte del Cristo, contemporaneamente allo squarcio del velo del tempio di Gerusalemme.

Scendendo per una ripida scalinata, qui – sulla parete rocciosa a picco sulla destra – compare (come fosse impresso, appoggiato) il calco di una mano; il luogo viene da sempre conosciuto come la cosiddetta “mano del Turco”, la cui impronta (cinque dita distese nella roccia) ebbe a formarsi nel momento in cui un marinaio turco di fede islamica, col suo atteggiamento schernì la credenza popolare sulla spaccatura e, appoggiandosi con la sua mano alla parete questa – improvvisamente – divenne molle marcando la pressione della sua mano che andò a formare l’impronta che oggi è ben visibile. Come più volte narrato dalla tradizione popolare locale, se la toccate appoggiando la vostra mano in quella impronta e siete puri d’animo, allora vi poterà fortuna…

Per i credenti, dunque, tutto ciò è opera di un evento miracoloso; per coloro che non credono invece, vale comunque la pena visitare questi luoghi perché sono un autentico “miracolo” della natura. Alla fine della scalinata, sulla destra, è possibile scorgere il giaciglio dove per breve periodo visse San Filippo Neri. Pochi scalini ancora, che – una volta superati – separano da un angusto terrazzamento nella roccia, e si raggiunge una sorta di balconcino da cui la vista s’apre con un precipizio a picco su di un mare incredibilmente cristallino, laddove le onde infrangendosi sulla scogliera giù in basso rimbombano intorno come cupi colpi di cannone. Qui, In seguito al distacco di un macigno incastratosi tra le pareti nel 1434 fu eretta, nel XVI secolo, una cappella dedicata al Crocifisso.

La Montagna spaccata di Gaeta, è uno dei luoghi più belli che si possono incontrare lungo la fascia costiera tirrenica che si distribuisce dai Campi Flegrei (in Campania) fino all’imponente promontorio calcareo del monte Circeo. Oltre ad essere un luogo dall’aspetto naturalistico, paesaggistico e ambientale di notevole interesse, questa particolare conformazione rocciosa è anche un luogo di culto con la presenza del Santuario della SS. Trinità tra i siti più significativi e (per la sua collocazione) particolari che fanno di Gaeta una meta sicuramente da non mancare. Il giro per Gaeta e dei suoi dintorni continua inerpicandosi lungo i sentieri del promontorio di monte Orlando, nelle cui fenditure della scogliera i gabbiani – da sempre – sono di casa.

Al lato opposto del promontorio, invece, è possibile scorgere il borgo antico di Gaeta con le sue bellezze storico, artistiche, religiose e architettoniche, ed – in particolar modo – quella parte della città che fu teatro del disastroso assedio all’ultimo baluardo di resistenza borbonica ad opera dei piemontesi di Cialdini. Da qui i colori del mare al tramonto, infine, si rispecchiano lungo l’orizzonte del golfo di Gaeta coi profili montuosi che si riflettono sulla superficie; scorci che restituiscono immagini e sensazioni di un luogo che – nonostante tutte le vicende che hanno visto coinvolti questi territori – risulta essere davvero bello e piacevole da conoscere, scoprire e visitare. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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