La costa nord del Parco Nazionale del Cilento ci accoglie con le sue splendide pinete d’Aleppo lungo quel promontorio di “omeriana” memoria su cui s’infrangono le onde del mare, così imponenti dopo la burrasca, tali da lasciare – per diversi giorni – l’intenso profumo intriso di sale misti alla resina del sottobosco, a cui si alternano i ripetuti “scorci” paesaggistici di una natura dalle incredibili bellezze! Leggenda e natura, appunto, sono gli elementi conduttori di questo itinerario che si sviluppa, tra l’intenso azzurro del mare ed il profumato verde della macchia mediterranea; esso muove i suoi primi passi dal villaggio costiero della Marina di Ogliastro.
Dalla Marina di Ogliastro lungo la pista che ascende per il monte Licosa, la spuma salmastra del mare s’innalza con le sue onde infrangendosi lungo la costa degli “alberi danzanti” a ridosso del promontorio “leucoteo“, e sale lungo pendici ricoperte da copiosa macchia mediterranea ove i protagonisti assoluti sono il carrubo, il corbezzolo, il mirto e il rosmarino che fanno da naturale cornice alle marine di Castellabate. Lungo il crinale si susseguono una successione di torri/palafitte (d’osservazione per gli incedi lungo la costa); queste consentono di godere una skyline che va dall’isola di Capri, passando per tutto l’arco costiero del golfo di Salerno solcato dalle catene montuose dei Lattari e dei Picentini, la maestosità delle montagne dell’antico Cilento, i bagliori delle finestre di Castellabate, fino al promontorio di Capo Palinuro.
La modesta altura di monte Licosa è un caleidoscopico contenitore di bacche, radici, infiorescenze, aromatiche essenze che sono il filo conduttore del senso olfattivo sottoposto al massimo del suo esercizio. Camminando sul filo di cresta che si lascia conquistare attraverso i suoi piacevoli saliscendi – ora assolati, ora avvolti da frescure appena accennate – compaiono, di volta in volta, scenografie ambientali che non stancano mai di meravigliare. Ecco allora che si passa accanto ai ruderi di antiche torri aragonesi per l’avvistamento lungo la costa, le possenti mura di antichi semafori per lanciare l’allarme ai navigli di passaggio per evitare il pericolo di restare incagliati nei fondali bassi e per monitorare l’osservazione tra la costa e l’interno, e poi laggiù compare disteso – nel suo millenario silenzio – l’isolotto di Licosa col suo bianco Faro.
Una lunga e sassosa discesa conduce a ridosso della fascia costiera determinata dai pini d’Aleppo che, sottoposti alle continue sferzate delle burrasche marine, o dei venti provenienti da terra, offrono lo spettacolare fenomeno “danzante” che li fa muovere come giganteschi fuscelli che ballano e ondeggiano al ritmo dei venti; la particolare scogliera a scaglie prospetta verso l’isolotto di Punta Licosa, estremo lembo di una terra che chiude, a mezzogiorno, l’ampio arco costiero del golfo di Salerno. La “punta” non è altro che il prolungamento naturale di uno sperone roccioso che discende dal massiccio del monte della Stella, e la sua toponomastica trae origine dalla leggendaria sirena Leucosia celebrata nell’omerico episodio dell’Odissea, di quando questa tentò di ingannare l’acheo errante Ulisse con un canto in cui imitava la voce della sua lontana consorte Penelope.
Bagnarsi i piedi in un’area marina protetta ha un fascino molto particolare: riesce ad offrire una full-immersion di relax e di ricariche energetiche. Leucosia continua ad incantarci col suono delle leggere onde che s’infrangono sulla particolare scogliera e a noi piace che essa ci guardi dal vicino isolotto sormontato dal bianco faro. Presso la Marina di San Marco di Castellabate va a concludersi questo meraviglioso spettacolo che si distribuisce tra piccole baie, insenature e scogliere sospese in un mare così splendidamente ricco di colori e trasparenze che ha pochi eguali in tutto il Mediterraneo; che altro aggiungere se non… Benvenuti al Sud…!!! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
