le “COMOLE” di Castel Morrone (CE, Iraly): tra fascino e mistero, un’avventura nel cuore di Gaia…!

    Anni fa posi ad un bambino questa domanda: “Francesco cosa significa per te una grotta, una galleria?” E subito la risposta fu: “un buco nella montagna…!” Straordinaria la percezione dei bambini di fronte ai fenomeni naturali come quelli relativi al carsismo. Quanto conta l’aver letto, fin da ragazzi, racconti di fantastiche avventure come quelle scritte e illustrate dal romanziere francese Jules Verne. Ci sono luoghi, spesso poco conosciuti, che vale davvero la pena andare a scoprirli e ci sono luoghi che, per raggiungerli, bisogna lasciarsi trasportare emotivamente dagli elementi che catturano ogni nostra minima attenzione. È il caso di fenomeni naturali (come il carsismo) legati al territorio come questi giganteschi buchi che sprofondano nella terra che, dalle parti di Caserta, in territorio di Castel Morrone, vengono indicati come le “comole”.

    Campi seminati a foraggio, frutteti, uliveti, numerosi filari di vitigni sistemati a “festoni” articolati secondo un sistema di perimetrazioni con muretti a secco; una natura brulla ricoperta da cespugli ove è possibile trovare il biancospino, il cardo, il corbezzolo, la felce, la ginestra, il mirto e, tra questi, numerosi (in zona) sono anche gli asparagi. Dopo aver attraversato una modesta “cupa” (vie campali scavate nel tufo), tra uliveti secolari e prati ricchi di erbe officinali si giunge sull’orlo di quello che è uno tra gli spettacoli della natura più insoliti, belli, affascinanti, poco conosciuti e misteriosi di questa Campania: la Comola Grande. Tra stupore e meraviglia un enorme precipizio calcareo sprofonda proprio sotto i nostri piedi.

    Quello delle “comole” sono un aspetto del carsismo piuttosto raro. Profondi buchi scavati dalla forza erosiva degli agenti atmosferici, queste hanno origine dall’acqua che, scorrendo dalla superficie, corrode gli strati inferiori generando prima il distacco e, successivamente, lo slittamento longitudinale di faglie rocciose che col trascorrere del tempo scivolano tra loro creando questi profondi baratri. Di forma quasi circolare, ha un diametro di circa 250 metri; in fondo all’inghiottitoio sorge una vegetazione cespugliosa e si perviene all’imbocco dell’unica traccia (appena percettibile) di sentierino che porta giù in fondo. Durante la discesa bisogna fare molta attenzione a non scivolare lungo il pendio sassoso.

    Giunti sul fondo dell’enorme camera cilindrica dalle pareti ricurve si ha ancora di più l’impressione di scendere nelle viscere della terra: irte pareti rocciose si stagliano in alto a chiudere da tutti i lati la volta celeste; strati calcarei più resistenti, si alternano a conglomerati (arenarie e calcidici) friabili ove trovano rifugio centinaia di volatili (corvi, falchi, beccacce, rondini, piccioni e gracchi) che vi dimorano stabilmente. Il fondo non è piatto, ma è un gigantesco ammasso di pietre e rocce di varia grandezza qui precipitate, durante lo scorrere del tempo, in seguito alla forza erosiva degli strati superiori, o dal continuo incidere delle acque meteoriche.

    Ancora qualche precauzione: accedere in quest’antro, durante la stagione estiva, vuol dire andare incontro a probabili (e poco piacevoli) incontri con serpenti di varie specie, per via della numerosa presenza di rettili tra le pietre. Giù, nel punto più profondo, là dove le pareti coperte di muschio cedono i metri alle prime zone d’ombra, si apre quella che fino a pochi decenni fa era una grotta: naturale rientranza generata da una faglia obliqua. Con molta cautela, volgendo lo sguardo all’insù, risulta possibile scorgere lo spettacolo di migliaia di piccole stalattiti, nonché sifoni e cunicoli, formazioni calcaree dalle varie sfumature cromatiche per via della rifrazione della luce e degli agenti chimici che ne determinano la varietà litologica.

    Quaggiù il silenzio, che avvolge tutto il fondo della cavea, viene ripetutamente rotto dal continuo stillicidio di goccioline d’acqua calcarea che scivolano giù dalle stalattiti più in alto. Per il resto è come se si venisse proiettati tra gli scenari dello spettacolare romanzo d’avventure di Jules Verne: quel “Viaggio al Centro della Terra” tanto amato dalla letteratura per ragazzi. (testi & photo ©Andrea Perciato)

    Pubblicato da Andrea Perciato

    Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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